Dopo il rientro forzato dei 19 operai iscritti alla Fiom primo scontro con il Lingotto nella Fip targata Marchionne. Gli uomini di Landini hanno nominato otto rsa. Ma la Fiat ha rispedito gli incarichi al mittente.
Il primo round del match tra Fiat e Fiom all’interno del perimetro della newco targata Marchionne è la nomina dei rappresentanti sindacali aziendali. Sono otto in tutto, appena comunicati ieri all’azienda dai metalmeccanici della Cgil di Napoli. Si tratta di Stefano Birotti, Sebastiano D’Onofrio, Francesco Manganiello, Maurizio Rea, Mario Di Costanzo, Antonio Di Luca e Raffaele Manzo. La Fiat ha subito spiazzato tutti: ha già fatto sapere che non riconoscerà i delegati Fiom. A ogni modo i primi cinque sono già reduci da esperienze di delega sindacale in fabbrica, essendo stati nominati dai lavoratori nelle ultime elezioni delle rsu, le rappresentanze sindacali unitarie, tenute nell’ormai lontano 2006, quando la Fiat faceva ancora parte di Confindustria e quindi riconosceva il contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici.
Da allora, però, sono cambiate molte cose. Il Lingotto, prima con lo strappo dell’accordo Panda, siglato con Fim, Uilm, Fismic e Ugl il 15 giugno del 2010, poi con il conseguente contratto dell’auto, del 29 dicembre dello stesso anno, e con la contestuale fuoriuscita da Confindustria, ha dato possibilità di rappresentanza sindacale negli stabilimenti del gruppo solo alle organizzazioni firmatarie di contratto, così come peraltro disposto dall’articolo 19 dello statuto dei lavoratori, la legge 300 del 1970, che stabilisce il diritto di rappresentare i lavoratori ai sindacati firmatari di contratto. E grazie alla fuoriuscita della Fiat da Confindustria e alla disdetta unilaterale del contratto nazionale niente più elezioni delle rsu nei luoghi di lavoro del gruppo automobilistico, dunque, ma solo nomine di rsa da parte delle segreterie sindacali territoriali firmatarie del si al Lingotto.
Rappresentanze sindacali aziendali nominate in proporzione al numero di dipendenti in attività nella singola azienda. E’questo il sostanziale impianto normativo che ha motivato il no della Fiat, comunicato ieri attraverso un’agenzia Ansa, al riconoscimento delle rsa appena nominate dalla Fiom. Ma dalla loro parte i metalmeccanici della Cgil hanno qualche arma da usare, e di non poco conto, per far valere la loro decisione. Oltre all’articolo 14 dello Statuto dei lavoratori, che garantisce a tutti i lavoratori il diritto di rappresentanza, c’è in particolare la sentenza di primo grado del 16 luglio del 2011 del tribunale di Torino, che, pur dichiarando legittimo l’accordo separato del giugno 2010, condanna il comportamento di Fabbrica Italia Pomigliano teso al mancato riconoscimento alla Fiom delle agibilità sindacali.
“ Se la Fiat non riconosce le nostre rsa – dichiara quindi Maurizio Mascoli, della segreteria regionale Fiom – siamo in presenza della violazione di una sentenza, quella del tribunale di Torino, che riconosce alla Fiom le agibilità nella newco previste dallo Statuto dei lavoratori: rsa, permessi, assemblee, bacheche e sede nello stabilimento ”. Si profilano due cause diverse da parte dei metalmeccanici Cgil: uno in sede civile ( per ribadire il comportamento antisindacale dell’azienda ) e l’altro in sede penale ( per la mancata applicazione di una sentenza della magistratura ). “ Questo però – frena Mascoli – lo stabilirà il nostro collegio legale ”.
“ Il problema di fondo è la libertà di espressione”, aggiunge Franco Percuoco, della struttura Fiom di Napoli. Una riflessione che fa da eco alla decisione del tribunale del lavoro di Modena che, in merito al riconoscimento delle rsa Fiom in un’azienda Fiat dislocata in Emilia, ha chiesto l’ultima parola alla Corte Costituzionale: verdetto atteso tra sei mesi.

