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lunedì, Ottobre 18, 2021

Educazione ai sentimenti a scuola per contrastare la violenza di genere

Dopo anni di silenzio qualche iniziativa istituzionale per contrastare nelle scuole la violenza di genere muove i primi, incerti, passi.

La Convenzione di Istanbul, firmata nel 2011 e finalmente ratificata nel nostro paese esattamente un anno fa, chiede in maniera vincolante ai paesi aderenti di “prevenire e contrastare la violenza intrafamiliare e altre specifiche forme di violenza contro le donne, di proteggere e fornire sostegno alle vittime di questa violenza nonchè di perseguire gli autori”. Come? Tra le altre linee guida nel III capitolo i commi 1 e2 dell’art.14 si occupano di definire sul piano dell’istruzione le attività dei governi rispetto agli atti di violenza che rientrano nel campo della Convenzione:

1 Le Parti intraprendono, se del caso, le azioni necessarie per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi.
2 Le Parti intraprendono le azioni necessarie per promuovere i principi enunciati al precedente paragrafo 1 nelle strutture di istruzione non formale, nonchè nei centri sportivi, culturali e di svago e nei mass media.

E’ a questo indirizzo che risponde la proposta di legge per l’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole, prima firmataria Celeste Costantino (SEL). La proposta, infatti, prevede l’introduzione dell’educazione sentimentale nei curriculi scolastici. Un’ora settimanale da aggiungere a quelle delle altre discipline in tutti gli ordini di scuola, tranne la primaria, ma soprattutto la modifica dei programmi di ciascuna materia in modo che le conoscenze e le competenze relative all’educazione sentimentale siano integrate di diritto negli argomenti che si svolgono a scuola. La proposta prevede anche una formazione obbligatoria per il personale scolastico. Si parla anche del codice Polite nei libri scolastici (Pari opportunità nei libri di testo).

“Perchè se una bambina picchia è un “maschiaccio”? E se un bambino piange è una “femminuccia”? Perchè le ragazze possono camminare mano nella mano e i ragazzi no? Perchè si studia Gabriele D’Annunzio e non Sibilla Aleramo? Perchè se mamma non lavora è normale ma se non lavora papà è una vergogna?”. Queste le domande che aprono la petizione Change.org, che chiede di portare la discussione in Parlamento e che ha raccolto in pochi giorni più di 25.000 firme. Sono domande significative. Non sono affatto nuove, ma purtroppo sono domande che molti giovani non hanno mai sentito e che nemmeno si sono mai fatti. Le donne, come abbiamo già sottolineato in queste pagine, sono una presenza massiccia a scuola, ma sono inesorabilmente assenti nei libri di testo. E soprattutto sono assenti nella scuola le elaborazioni e le pratiche che i movimenti delle donne hanno prodotto nel secolo scorso. I nostri studenti e, in misura un po’ inferiore le nostre studentesse, ritengono generalmente che sulle questioni di genere non ci sia niente di nuovo da dire e soprattutto non sia necessario nemmeno parlarne, perchè in fondo c’è la libertà, c’è anche la parità, che altro c’è da fare o dire?

E’ un luogo comune quello che attribuisce l’impressionante serie di femminicidi che funesta ogni anno le cronache del nostro paese all’opera di un pazzo o di un uomo normale “preso da raptus”. E purtroppo i numerosissimi programmi televisivi che si occupano di questi fatti, più o meno consapevolmente, spesso non fanno altro che riprodurre la stessa sottocultura che genera il fenomeno. L’immagine della donna che esce da questi programmi è per lo più quella di un essere debole e fragile, di una vittima per definizione. Se questo genere di messaggio non trova un adeguato contrappunto in un’agenzia educativa come è la scuola pubblica finisce per essere l’unico a formare le menti e le coscienze dei giovani. Di qui, e non è la prima volta che se ne parla in questa pagina, la necessità di intervenire nel campo dell’istruzione.

La proposta di legge naturalmente ha ricevuto consensi e critiche. Il mondo cattolico per ora non si esprime anche se certo fondamentalismo cattolico già è partito in quarta ad attaccare il termine stesso di “genere”, accusato di immoralità e di essere causa potenziale di degenerazione (ma qui l’accento si poneva più sull’idea, per costoro inaccettabile, che l’omosessualità possa essere compresa tra i modi di essere individuali degni di rispetto).

Tuttavia bisogna dire che mentre l’idea di introdurre la questione di diritto all’interno del programma curriculare di ogni disciplina sembra eccellente, l’ora di educazione sentimentale settimanale è, a nostro modesto parere, complicata da attuare (aumento del carico orario, individuazione dei docenti: bisogna creare una nuova classe di concorso? Ci vogliono psicologi o psicoterapeuti o dottori in filosofia?), ma soprattutto fuorviante. Perchè l’educazione ai sentimenti per essere tale deve comportare uno spostamento complessivo del punto di vista, non è una materia da studiare, come si studia l’italiano, ma comportamenti da agire e modificare attraverso l’acquisizione di una nuova consapevolezza di sè.
(Fonte foto: Rete internet)

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