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Diario di una neo-insegnante

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L’insegnamento, il lavoro più gratificante del mondo. Diario di un viaggio durato un anno scolastico, supportato dall’adrenalina della “prima volta”.

Ultimo giorno di scuola ed il mio primo anno da maestra si conclude qua. E chi l’avrebbe mai detto. Quel 30 settembre 2013 mi ha cambiato la vita, ha stravolto i miei piani, le mie aspirazioni e, soprattutto, mi ha dato la possibilità di ricredermi rispetto alla mia errata convinzione che non mi piacesse il lavoro da insegnante. Nulla di più sbagliato. Anzi, questa ricchissima esperienza, non solo mi ha convinta che tutto sommato non sono male come insegnante, ma oggi affermo con assoluta convinzione, che l’insegnamento è il lavoro più gratificante, affascinante e interessante al mondo.

Non solo, l’insegnamento in realtà, non è un vero e proprio lavoro, è una propensione naturale dell’uomo, quella cioè di educare e trasmettere i valori, le conoscenze, gli ideali della vita ai più piccoli: Quei bambini sono là, e con una indescrivibile sete di conoscenza, attendono continuamente dalle tue parole e dalle tue spiegazioni di “scoprire” i misteri del mondo, incuriositi ed intrigati da ogni cosa! E poi sono svegli, molto di più di quanto lo eravamo nella mia generazione: bambini fortunati! Attendono poi un tuo cenno, una tua parola, un monito, una carezza, e ti rendi conto a quel punto che non stai facendo un lavoro come tutti gli altri, non sei alle prese con documenti, scadenze e scartoffie varie.

Stai letteralmente contribuendo all’educazione di futuri uomini e donne, che attraverso te, stanno imparando a scindere cosa è giusto e cosa è sbagliato: che è corretto porgere le scuse al compagno cui hai risposto male, che è sbagliato passare avanti ai tuoi compagni in fila all’uscita dalla scuola, e che è importante, sempre, dire “grazie” ad ogni gesto di cortesia. È fondamentale poi per loro, creare un clima di serenità, di armonia, un ambiente libero, ma in cui la disciplina dev’essere sempre “attiva”(Cit. Montessori).

Probabilmente questi futuri adulti potranno essere persone migliori, meno arrabbiate di quelli cui oggi siamo abituati a vedere in giro, meno furbi di chi cerca di fregarti passando avanti nella fila al supermercato e più sorridenti di chi oggi non si relaziona più neanche col vicino di casa, ma comunica al mondo la propria posizione GPS.

È questo quello che fa una maestra prima di impartire lezioni di grammatica o di matematica, e io, nel mio piccolo l’ho fatto in modo molto naturale, con molta pazienza, che è ciò che mi contraddistingue ed è ciò che in realtà contraddistingue tutti gli insegnanti! A volte mi fermavo a fissarli, a scrutare quell’innocenza e quell’ingenuità della natura umana che poi, ad un certo punto della vita, lascia il posto a qualcosa che sa invece di “contaminato”. Ecco perchè il loro mondo è magico, autentico, e lo vedi anche negli occhi dei loro genitori, che sorridono e poi si commuovono nel guardare recitare il loro figlio per lo spettacolo di fine anno.

Di questa esperienza, non mi porterò dentro soltanto loro, i bambini, ma anche i loro genitori, e soprattutto gli sguardi e le parole dei genitori dei bambini che rispetto ai loro compagni, non posseggono la vera “autonomia”. Queste persone, ancora prima di essere degli uomini e delle donne, sono padri e madri, e nella loro giornata, nel tempo libero, al lavoro, in giro, vivono sempre ed esclusivamente per poter leggere, a fine giornata, negli occhi dei propri figli, la felicità totale.

E poi, i genitori di bambini presi in adozione, non avranno dato alla luce le loro creature indifese, ma gli hanno dato il sorriso ed un amore smisurato, incalcolabile; nei loro occhi ho scoperto cos’è il vero amore, è l’affetto incondizionato, totale, senza riserve. Un amore che non nasce da un vincolo di sangue, ma da un legame che non è scontato, un legame più profondo, un amore che a volte non ne riceve altrettanto. Anzi, in certi “particolari” casi, questi genitori, vivono quotidianamente alle prese con problemi e problematiche relative ai loro ragazzi, che purtroppo, alla nascita e alla prima infanzia non hanno ricevuto le adeguate cure, e oggi, nel pieno della loro fanciullezza, risentono fortemente di questa determinante mancanza. Ma loro ogni giorno si rimboccano le maniche, e, muniti di pazienza e premure infinti, combattono qualsiasi difficoltà gli si presenti. È stata una delle poche volte nella mia vita, in cui mi sono sentita davvero utile a qualcuno.

È stato tutto emozionante. Dal miglioramento nella lettura di una bambina dislessica, al superamento delle difficoltà ortografiche di un’altra all’ultima prova di verifica, dalle loro infinite e curiose domande, allo sguardo rassicurato di una madre. Torno a casa con la gioia di questi bambini, lieti e gratificati dei loro risultati e nel sentire in me, la loro maestra di sostegno, la soddisfazione e la felicità.

M. A. Una neo-insegnante

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