Un augurio di Natale speciale a tutti i napoletani perbene. Una lettera immaginaria, scritta dalla città di Napoli per riflettere su molte realtà ancora presenti in Campania, in attesa di un anno migliore per tutti.
Caro Babbo Natale, chi ti scrive è la città di Napoli, una città svestita e detronizzata dall’incuria di chi la governa. La fantasia crea questa missiva tra due essenze non personificabili, ciò che può apparire una lettera retorica lascia invece spazio a un mare di verità, purtroppo del tutto reali. Questa è la lettera tra un capoluogo e un sogno, tra la città e la sua tradizione d’umanità.
Questa è la città che padroneggia in una regione dove a governare, troppo spesso, sono politici incandidabili. Questa è la città in cui il politico diventa non la vittima del crimine organizzato, bensì il vero punto di riferimento per gli affari camorristici. Ti scrivo dalla regione in cui la terra annaspa tra i veleni. Cave e campi in cui tutt’oggi si bruciano scarti industriali, colle, lastre di eternit solventi e altro, per consentire giri economici valutabili milioni di euro. Il governo guarda e tace dall’alto di un pulpito eretto con mattoni di fandonie e di false considerazioni. Io sono la città con un numero altissimo di senza fissa dimora tra italiani e stranieri, io sono la città con troppe barriere architettoniche, con troppi palazzi fatiscenti che trasmettono paura, sono quella che vive con le strade di Pianura e Soccavo e di tante altre zone, completamente invase da buche nell’asfalto, trampolini di lancio per ragazzi che si tuffano negli ospedali.
Funzionassero almeno quelli! Nessuno osi parlare di catastrofismo poiché prima di farlo, dovrebbe visitare le mie strutture sanitarie, l’incuria della gestazione dei miei ospedali, la rabbia per la non curanza della dignità dei pazienti. Nessuno osi tergiversare i drammi con le demagogie fatte di aria inquinata come quella che aumenta in modo vertiginoso ai bordi del mio golfo. L’elenco delle fabbriche che chiudono si allunga ogni giorno. Bisogna cominciare a pensare a nuove aziende, a nuovi prodotti. Perché comprare all’estero i pannelli solari? Non possiamo produrli noi? Computer, portatili, telefonini, l’informatica è la nuova frontiera. Bisogna pensare alla formazione e attuazione di politiche d’intervento realizzate attraverso un’analisi del territorio.
La gente vuole sapere se i figli disoccupati avranno un lavoro, se potranno acquistare una casa, se hanno diritto a un’assistenza sanitaria di alto profilo in Campania, se ci saranno asili nido per tutti, se una persona anziana potrà essere assistita a domicilio, anche se non può pagarsi la badante. Bisogna istituire una nuova disciplina dell’ordine sociale in contrapposizione alla disorganizzazione e al rischio costante delle varie forme di devianza. Bisogna interrompere le chiacchiere sulle persone, le alleanze, le lamentele senza reazioni. Abbiamo bisogno di scuole materne, di scuole altamente professionali, di sostegno vero al diritto allo studio. Abbiamo bisogno d’istituti tecnici, d’incentivi per gli insegnanti, di un coordinamento tra scuola e mercato del lavoro, di finanziamenti per la ricerca e per l’università. I fondi ci sono.
Bisogna solo utilizzarli correttamente. Qui ciò che serve e ideare programmi per disinfettare questa terra dal malaffare e da una dilagante cultura della disattenzione. Per fare ciò ci vorrebbe un municipio in cui a governare ci sia prima di tutto la volontà, tenace, quasi aggressiva, di riportare la democrazia. Non ci sia pietà per chi infanga questa città, cresca soltanto la fierezza di non trattare con la corruzione. Caro Babbo Natale, io sono il centro urbano in cui esiste il paradosso dei segnali dipinti a terra per la pista ciclabile a Forcella, tra il degrado e l’incuria delle devianze di quel luogo. Io sono la città che contiene più di sessantotto mila abitanti in un inferno chiamato Scampia.
Un inferno in cui coesistono tante persone perbene e una miserabile percentuale di infami che su moto roboanti, alzano polveri di prepotenza, agendo indisturbati e gestendo il controllo della droga, dei servizi, della serenità. Sono la metropoli del disincanto, quella in cui c’è chi lotta a fatti contro la prepotenza, così come sono il territorio in cui gli interventi di assistenza sono surclassati dai mancati provvedimenti di uno Stato assente. Sono il capoluogo del pizzo. Quello ricamato dalla paura, quello gridato da tanti onesti che lo denunciano, gente che si sgola invitando chi è oppresso alla ribellione. Sono quella in cui vivono stereotipi di degrado culturale, sono quella città in cui, per alcuni, troppo spesso “O’latitante” occupa il posto di “O’Sole mio” tra le canzoni dell’immaginario collettivo.
Sono quella in cui raramente si decide di idealizzare progetti di scolarizzazione e integrazione. Quella che le statistiche definiscono la città con i più alti tassi d’Europa di insicurezza urbana, la stessa che vive tra tante risorse non sfruttate, sono quel luogo che potrebbe diventare propulsore di un commercio ecosostenibile fatto di energie alternative. Troppo tardi. Anche su questo affare ci ha già messo le mani la mafia nostrana. Sono il territorio da cui fuggono i miei ragazzi, quelli dotati di cervello e voglia di vivere, desiderio strozzato da troppe mancate opportunità. Gli stessi che studiano e che lavorano a nero, gli stessi che producono arte, cultura e preparazione professionale, elementi che lasciano in dotazione scalpelli pieni di polvere con cui non possono scolpire un futuro migliore.
Sono la città in cui l’entusiasmo è tenuto in vita dal coraggio degli uomini corretti. Il regalo che ti chiedo è meno impossibile di quanto possa sembrare: ti chiedo onestà d’intenti. Onestà da parte di chi gestisce politicamente questa regione, ti chiedo di realizzare un fenomeno nuovo, un’innovativa tavola rotonda in cui si siedano tutti i sindaci pronti a elaborare un documento unico, fonte di un’unica comune volontà di cambiare. Un’agenda d’interventi urgenti per ridimensionare l’accumulo di problemi da risolvere. Un’unica tavola rotonda di sindaci e responsabili, pronti a creare una commissione straordinaria trasparente, fatta di esperti tutelati e organizzati a tal punto da decidere “Basta. Da domani non sarà più possibile l’esistenza del crimine organizzato”.
Una sinergia unica, creata da un solo tavolo, composto da soggetti selezionati da coloro che hanno dimostrato con documentazioni e fatti, di essere capaci di scovare chi ha anche solo una minima collusione con il crimine organizzato. Una commissione severa e decisa che non scenda a compromessi con il denaro macchiato dal sangue, solo negli ultimi dieci anni, di più di cento vittime di camorra. Ci sono famiglie che vanno sostenute e “famiglie” che vanno scardinate: Amato – Pagano, Lo Russo, Mazzarella, Licciardi, Contini, Elia, Mariano, Ricci, Pucci – Nelli, Leone – Cutolo, Sarno, Aprea, Cuccaro, Fabbrocino, D’Alessandro, Bidognetti, e tante altre famiglie camorristiche. Troppe.
Ti chiedo di alimentare la voglia di crescere e la voglia di partecipare. Ti chiedo il perdono poiché mostro poco, al mondo, le pance grasse degli usurpatori e mostro troppo le facce stanche di chi, con dignità, si sveglia all’alba nella speranza di trovare un impiego. Ti chiedo un sorriso e una carezza per la fidanzata di Lino Romano, ucciso dalla demenza di pochi e dalla dimenticanza dello Stato, ti chiedo un abbraccio per i genitori di questo ragazzo trucidato un paio di mesi fa. Genitori stanchi. Figli di una realtà in cui la speranza è affidata ancora alla fantasia di una missiva tra una città antica e fascinosa e te, che sei simbolo folkloristico del Natale.
Un Natale reso più freddo dalla perdita di quel ragazzo, dalla perdita di tanti altri ragazzi, un Natale in cui spero finiscano i fazzoletti per asciugare le lacrime, per dare così spazio alle tovaglie con cui banchettare festeggiando una realtà migliore.
(Fonte foto: Rete Internet)

