Sarebbe cosa buona e giusta. Perchè questo quadro fa parte della storia civile della città. E il dono potrebbe segnare l’inizio simbolico della stagione del turismo culturale.
Lo sappiamo e lo diciamo tutti, da una vita: le Chiese di Ottaviano racchiudono tesori di arte. Dopo averlo detto, ci lamentiamo alla ottajanese: la colpa è sempre degli altri, se questi tesori non vengono segnalati all’attenzione di un pubblico più vasto. Capita così che a valorizzarli ci pensino solo i ladri.
Le Chiese di San Michele Arcangelo e di San Giovanni Battista hanno ospitato i tradizionali concerti di Natale, organizzati, quello nella Chiesa Madre, dall’infaticabile Ciccio Annunziata, e da un’associazione di generosi l’altro. I canti, la tecnica straordinaria degli orchestrali dell’ Ensamble Vesevus, la maestria del coro “ Palatina Reale “, l’arte dei solisti, e in particolare di Elena Annunziata – la maturità e la varietà del registro, e la ricchezza cromatica rendono sfavillante la sua voce – hanno acceso una luce particolare nei capolavori d’arte che adornano la Chiesa di San Michele con i valori del sacro e con quelli del bello: degli uni e degli altri il parroco, don Michele Napolitano, è custode ammirevole.
Sembrava, a un certo punto, che il San Giovannino del quadro di Guido Reni, e la Maria Egiziaca di Carlo Cignani, e il San Felice del Mozzillo, e il San Tommaso interrompessero l’azione a cui li ha vincolati per sempre l’ arte dei pittori, e si abbandonassero all’estasi fascinosa della musica. Credo che anche nella Chiesa di San Giovanni il Battista uscito dal pennello del De Matteis abbia interrotto la sua predica per seguire le vicende del concerto.
Chi sa cosa pensava dei canti di Natale Giuseppe III Medici, principe di Ottajano, che, per soddisfare la sua passione per la musica, fece disegnare il piccolo cortile interno del Palazzo ottajanese come un odeon. Giuseppe III fu anche Gran Maestro di una loggia massonica, e fu, soprattutto, il fratello maggiore del cav. Luigi, che rappresentò gli interessi dei Borbone al Congresso di Vienna e riuscì a conservare il trono alla dinastia con l’aiuto di Metternich e di Talleyrand: i due erano suoi amici, ma Luigi de’ Medici, ottimo conoscitore di uomini, non trascurò di rinforzare il valore dell’amicizia con quello di due casse piene di sonanti monete d’argento. Che i due compari non rifiutarono.
Giuseppe III Medici è il distinto gentiluomo del quadro la cui immagine correda questo articolo. E’, il quadro, opera notevole di Paolo Di Majo (1703- 1784 ), che era di Marcianise, e che sarebbe stato un pittore notevole, se avesse dipinto meno quadri. Il principe vi è rappresentato come collezionista di incisioni, mentre mostra allo spettatore un foglio in cui è delineata la figura dell’ Immacolata. In una nicchia , in secondo piano, c’è l’effigie della Madonna delle Tre Corone, il cui culto Giuseppe III cercò di importare in Ottajano da Sarno, dove i Medici possedevano cospicui beni feudali. Dopo l’eruzione del 1779 molti ottajanesi, “ clienti “ del Principe, proposero di “ eliggere la prodigiosa Madre per novella patrona “ della città, da Lei protetta contro la furia del Vesuvio: ma la proposta venne bocciata.
La tela del Di Majo fu trovata, all’interno della Chiesa di San Francesco, dal parroco, don Vittorio Garzone, che affidò a Umberto Maggio il delicato restauro. E Umberto ha risolto splendidamente tutti i problemi tecnici e stilistici. Il quadro merita una passeggiata a Ottaviano, e merita di essere esposto in Municipio. Non è quadro da luogo sacro, il “ Giuseppe III Medici “ del di Majo: è probabile che sia entrato a far parte del patrimonio della Chiesa di San Francesco nei primi anni del ‘900, quando i musei napoletani affidarono alla custodia delle Chiese ottajanesi alcune opere conservate nei depositi, e sicuramente riconducibili alle collezioni dei Medici.
Il quadro del Di Majo fa parte, prima ancora che della storia religiosa, della storia civile di Ottajano: perché Giuseppe III ridisegnò le istituzioni di Ottajano, favorì lo sviluppo del “ quartiere “ San Giuseppe, fece progettare la strada che avrebbe congiunto San Giuseppe a Sarno. E’ probabile che alla stessa strategia appartenesse il progetto di promuovere anche a Ottajano il culto della Madonna delle Tre Corone. Ignoro quale sia, allo stato attuale, la rete dei diritti di proprietà. Oso sperare che la Curia nolana prenda in considerazione la proposta di donare l’opera al Comune di Ottajano: sarebbe un segnale importante. Per tutti.
In particolare per chi continua a credere che il turismo culturale e ambientale possa contribuire a tirar fuori Ottaviano dalla notte nera in cui giace. Certo, il Comune dovrebbe collocare l’opera in un luogo sicuro; il Comune dovrebbe promuovere la tutela di tutte le opere d’arte e di tutte le testimonianze culturali depositate nelle Chiese. Il Comune dovrebbe approntare, insieme con i parroci, un calendario degli orari di visita. Il Comune dovrebbe incominciare a sollecitare le scuole di Ottaviano perché facciano in modo che gli alunni conoscano la città in cui vivono. Il Comune dovrebbe… Ci sono cose che il singolo cittadino non può fare. Il singolo cittadino può solo sperare che in un modo o nell’altro nella lunga nottata si accenda qualche luce.
(Foto: Paolo Di Majo, Giuseppe III Medici, 1770-1771)

