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Dalle trasmissioni di Piero Angela al Mav, da History Channel ai Pink Floyd: ecco chi sono i maghi vesuviani della computer grafica, che ricreano virtualmente gli ambienti di Roma e Pompei.

Sono partiti trent’anni fa da uno studio di Ottaviano, e oggi non c’è ricostruzione multimediale sull’antica Roma che non coinvolga gli esperti di Capware. L’azienda, il cui nome sta per “Capasso software”, è stata fondata nell”84 da Gaetano Capasso, ingegnere elettronico con trascorsi all’Ibm. Negli anni ha conquistato la fiducia della Rai, in particolare di Piero Angela, le cui trasmissioni si avvalgono costantemente delle creazioni virtuali di questa azienda vesuviana: si tratti di far rivivere una domus patrizia, un affollato foro o sontuose terme, nessuno sa farlo meglio di loro. Grazie ai miracoli della computer grafica, si capisce. Nel 2000 se ne sono accorti finanche i Pink Floyd: Gilmour e compagni hanno scelto Capware per la nuova edizione del loro epocale Live at Pompeii. Il film rimasterizzato comprende infatti alcune ricostruzioni in 3D create a Ottaviano.

Una lunga storia, quella dell’ingegner Capasso e dei suoi tre figli (ed eredi professionali) Marco, Mario e Mico. Negli anni Ottanta la Capware si impone sul mercato dei rendering per il design e l’architettura, grazie a Grafex, un software pensato per aiutare la progettazione di edifici e dell’arredamento. Il made in Italy se ne impossessa con entusiasmo, grazie a grossi clienti come Berloni e Snaidero. Tanto che anni più tardi, nel 2001, i giapponesi esibiscono Grafex come una delle cinquanta creazioni italiane più importanti nel campo del design, nell’ambito di una fiera organizzata a Kobe: la creatura made in Ottaviano va alla ribalta insieme alle Ferrari e alle poltrone Giugiaro.

Con la Rai il team di Ottaviano inizia fornendo la grafica per le partite di calcio. L’incontro con Piero Angela spinge l’azienda a specializzarsi nel settore culturale, che oggi è diventato, come si usa dire, il suo core business, il ramo di attività principale. Il capolavoro dell’azienda nata all’ombra del Vesuvio è indubbiamente il Mav, il Museo archeologico virtuale di Ercolano. Sono oltre settanta le installazioni multimediali del museo ercolanese, un percorso virtuale unico al mondo che conduce i visitatori attraverso ambienti e momenti di vita delle antiche Pompei, Ercolano, Baia, Stabia e Capri.

Ma le creazioni di Capware non si limitano ad animare i musei campani. Nel tempo i maghi vesuviani della computer grafica hanno partecipato a eventi allo Smithsonian Institute a Washington, oppure, in questi mesi, alla grande mostra su Pompei ed Ercolano al British Museum, a Londra. Più vicino a noi, Capware è coinvolta nell’allestimento del Museo virtuale dei sanniti, a Pietrabbondante in Molise, e soprattutto del Museo di Palazzo Valentini a Roma, dove, ancora una volta, la collaborazione con Piero Angela ha permesso di combinare cultura e intrattenimento. Altre collaborazioni comprendono campioni della televisione globale come la Cnn o History Channel.

Altro progetto realizzato di recente da Capware, la mediateca francescana di Assisi, che sorge proprio davanti alla Basilica inferiore di San Francesco. A febbraio una copia di un dvd realizzato per il FraMe (questo il nome del nuovo centro culturale) è stata regalata al papa Benedetto XVI. Che proprio pochi giorni dopo ha ceduto la cattedra di Pietro a un Francesco. Una capacità, insomma, quella mostrata da questa azienda vesuviana, di partorire creazioni che volano in alto, molto in alto. La prova, se ce ne fosse bisogno, che il nostro territorio può vendere quello di cui dispone in abbondanza: talento tecnologico, verve creativa, e un patrimonio culturale senza pari.