Dopo la vendita all’americana General Electric i metalmeccanici della Cgil lanciano l’allarme: “Ora gli impianti italiani sono più deboli”.
Venerdì scorso l’accordo tra il fondo britannico Cinven e l’americana General Electric per la cessione degli stabilimenti aeronautici Avio. Il colosso statunitense ha acquisito, per quanto riguarda il settore italiano, le produzioni aeromotoristiche dislocate a Pomigliano ( 1200 addetti ), Rivalta ( 2000 addetti ) e Brindisi ( 1000 addetti ). Ma dalle assemblee sindacali, effettuate nella fabbrica di Pomigliano in contemporanea con la comunicazione della cessione, sono anche emerse le preoccupazioni della Fiom. I metalmeccanici della Cgil, ricalcando un comunicato del segretario nazionale di settore Massimo Masat, puntano sul problema dello scorporo delle attività.
Nell’operazione di vendita non è infatti compreso il settore aerospaziale, di cui è ledear nazionale l’impianto laziale di Colleferro. “ Ma la scissione determinata da questa vendita – lamenta Masat – indebolirà entrambi i comparti ”. Timori quindi, anche a Pomigliano, dove si producono combustori aeronautici, si revisionano piccoli motori di aereo e si costruiscono pale rotoriche. In particolare la Fiom pone l’accento sulla fuoriuscita di Finmeccanica, che ha ceduto il suo 14 per cento del pacchetto azionario. “ Sono venute meno le garanzie scaturite dal controllo dello Stato italiano – l’intervento in assemblea di alcuni delegati del sindacato diretto da Maurizio Landini – e questo pone seri interrogativi sulle prospettive industriali di questo settore nazionale ”.
L’Avio spa è un’azienda che ha affrontato varie cessioni. Fino a quattordici anni fa questo comparto era controllato interamente da Finmeccanica. Quindi, nel 1998, il passaggio a Fiat-Avio. Poi, nel 2005, la cessione al fondo americano Carlyle. Poco dopo, la vendita al fondo britannico Cinven. E ora la cessione alla General Electric.
(Fonte Foto: Rete Internet)

