Dopo la serie e il primo film, il duo Mandelli-Biggio torna con I due soliti idioti. La formula del prodotto cambia poco e convince sempre meno.
Il successo della serie I soliti idioti aveva spinto attori e produttori a portare al cinema il discusso show in onda su MTV. Gli ottimi risultati dell’operazione sono alla base di questo sequel, che già dai primi giorni di programmazione mostra di poter replicare o almeno avvicinare il successo del primo capitolo.
Sulla serie sono stati versati fiumi di inchiostro, anche da autori e in sedi eccellenti, per cercare di spiegare i motivi e il significato del successo di una comicità all’apparenza così volgare e poco ricercata nei contenuti. Si sono scomodati – a volte da parte degli stessi attori – modelli straordinari come la commedia all’italiana e altri meno noti come lo show britannico Little Britain, citato apertamente in più circostanze. Se l’accostamento alla commedia classica nostrana è improponibile per tante ragioni (profondità del contesto sociale, piani lessicali molteplici dietro l’apparente semplicità del racconto, ecc.), anche il paragone più pop con la serie inglese è difficile da sostenere, mancando alla versione italiana buona parte di quella cattiveria nonsense tipica dello humour inglese.
Accantonati, comunque, gli sproloqui sui motivi del successo, su quanto per alcuni questo rappresenti la decadenza dell’homo italicus e così via, la valutazione sul film in quanto tale porta inevitabilmente ad un unico commento: pessimo.
Il film mette al centro due dei personaggi più riusciti della serie, la rodata coppia padre e figlio De Ceglie, e li catapulta in un’improbabile avventura per salvare il loro impero economico da russi e finanza. La trama è un pretesto leggero per gag dove si alternano altri personaggi storici del duo, più alcuni creati ad hoc per il film.
Il film fallisce su tutta la linea. Chi non ha amato la serie farebbe bene a non accostarsi; ma anche i fan si divertiranno meno che in passato. Il problema principale è la mancanza di risate, ingigantita dall’inesistenza del racconto, della sceneggiatura, di una trovata della regia che sia qualcosa in più del semplice accompagnamento a gag triviali e strampalate, piene di parolacce e volgarità che vorrebbero (forse) essere qualcosa in più ma finiscono per essere meno di niente.
Esistono tanti modi per divertire. C’è l’umorismo nero, la demenzialità, le trovate surreali, l’ironia più amara e tante altre variabili ancora, ma I due soliti idioti non riescono a beccarne una neanche per sbaglio. E’ difficile capire quale sia la loro aspirazione e il tipo di comicità, a chi puntino e cosa vogliano dire. Forse il modello più vicino è quello di una certa demenzialità politicamente scorretta caratteristica della commedia anglosassone, ma in questo film non ci sono né scorrettezze ben congegnate né momenti incisivi di “demenza”. Manca l’intelligenza per trasformare la volgarità in qualcosa di più, manca la profondità per scioccare veramente.
Allora ci si può chiedere se sia utile sprecare tante parole o analisi socioculturali per spiegare i motivi del fenomeno e del suo successo. Dal modello-cinepanettone in poi il gioco al ribasso ha premiato spesso al cinema, soprattutto in certi periodi dell’anno. Forse è un mistero, forse c’è altro, difficile dirlo. Ma guai a commettere il peccato di elevare I due soliti idioti a qualcosa in più (anche come valore “negativo”) di quello che è: una sequela di gag attaccate senza regia e senza sceneggiatura. Se il traguardo di rappresentare vizi e mediocrità dell’italiano medio è una velleità priva di qualunque base, al film non riesce neanche l’obiettivo minimo di una sana e liberatoria risata.
(Fonte foto: Rete Internet)
Regia di Enrico Lando, con Francesco Mandelli, Fabrizio Biggio, Miriam Giovanelli, Teo Teocoli, Silvia Coen, Gianmarco Tognazzi
Durata: 90 minuti
Uscita nelle sale: 20 dicembre 2012
Voto 3/10

