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Acerra, dal cantiere della Tav spunta la storia antica

Ennesimo ritrovamento archeologico in uno dei territori più storici del Napoletano e dell’intero Paese. Pietre sagomate e basamenti lavorati in un’area molto estesa, proprio nel bel mezzo dei lavori per l’alta velocità ferroviaria.

Probabilmente anche quest’ennesima area archeologica appena emersa dal suolo sarà ricoperta in nome e per conto di un progresso probabilmente molto discutibile. Fatto sta che per il momento quello che forse potrebbe essere il basamento di un insediamento urbano o, è l’altra ipotesi, di una necropoli, fa bella mostra di sé nella zona dello Spiniello, fetta di territorio a est di Acerra. I resti antichi sono stati curati e delimitati con una perimetrazione visibile dagli archeologi della Soprintendenza, dopo che le ruspe del cantiere della linea ad alta capacità ferroviaria li avevano fatti emergere da uno strato di terreno di appena sessanta, al massimo ottanta centimetri.

Intanto non si sa che fine farà quest’ulteriore testimonianza della storia spuntata da uno dei territori a più alto tasso, come dire, “ archeologico ” ma anche a più alta “ densità ” di abbandono da parte delle istituzioni, istituzioni che questo patrimonio non hanno saputo valorizzare adeguatamente. Basti pensare che nello scorso marzo gli operai di Terna, mentre posavano dei cavi elettrici in via Mulino Vecchio, area a nord di Acerra, hanno trovato una necropoli poi “puntualmente” ricoperta perché nessuno è riuscito a escogitare soluzioni alternative. Dentro lo scavo erano state scoperte tre tombe a cassa, realizzate a tufo lavorato che, come avevano affermato gli archeologi della Soprintendenza, risalgono a un periodo identificato tra la fine del IV secolo e l’inizio del III e quindi all’età preromana.

Nelle tombe erano conservati alcuni resti di maschi adulti e utensili di metallo. Sempre secondo gli archeologici sopraggiunti sul posto, seguendo gli scritti dello storico Tito Livio, questi reperti farebbero parte della cosiddetta necropoli del popolo dei Cavalieri dell’antica Acerrae, popolo italico proveniente dagli Appennini e abili cavallerizzi. Il ritrovamento era stato giudicato talmente importante che i ricercatori non avevano escluso l’esistenza in zona di una grande necropoli, nascosta proprio sotto un’arteria di collegamento extraurbano. Intanto sono migliaia i reperti storici ritrovati in questo territorio e “migrati” in importanti musei, fra cui l’arcifamoso British Museum di Londra. Ora però si tenta di imprimere un’inversione di tendenza.

Dal museo archeologico di Napoli dovranno infatti essere trasferiti entro il prossimo ottobre ( almeno si spera ) circa 800 reperti acerrani che dovranno trovare posto nel museo archeologico di Acerra, il primo dell’hinterland napoletano. I locali sono pronti, sono stati realizzati nel castello baronale, e il comune ha nel frattempo stipulato tutti gli accordi, prima con la Soprintendenza ( aprile ) e poi con la Regione Campania ( giugno ). Adesso il popolo della Terra dei Fuochi incrocia le dita nella speranza non solo dell’avvio delle bonifiche ma anche di un rilancio culturale.

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