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Napoli

#37 – Sconfitti in campo e sugli spalti

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Si perde in campo, ma si può perdere anche sugli spalti. Il Napoli monco della sua punta di diamante Osimhen, perde malamente con i rossoneri, arrivati al Maradona, insieme ai propri tifosi, come dei diavoli pronti a infilzare con il loro tridente le pecorelle viste in campo e sugli spalti. Poche righe rafforzate da una forzato paragone, ma che rappresenta le sensazioni di molti di quelli che, come me, erano davanti ad uno schermo, o sugli spalti del Maradona.

Non ho dubbi che il Napoli che ha subito il poker milanista, privo di Osimhen, primo di mordente, privo di coraggio e consapevolezza, abbia meritato sul campo la sconfitta. E non ho dubbi che il Milan abbia meritato la vittoria umiliando gli avversari. Forse non si può imputare alla mancanza di un solo giocatore quella prestazione figlia di poca applicazione, lentezza, lassismo, e scarsa concentrazione. Il Milan ha dominato in lungo e largo, senza sé e senza ma. Sono arrabbiato per la prestazione, inaccetabile, troppo umiliante, nonostante tutto quello visto fare al Napoli durante questa stagione. Questa prestazione non è degna del Napoli che conosciamo.

E non si può negare che perdere il dodicesimo uomo in campo, quello delle curve, quello che canta, urla, suona ed incita sempre ed ovunque, non faccia bene al Napoli. Lo stesso Spalletti lo ha sottolineato, paragonando questa mancanza a quella di Osimhen, in temini di possibile impatto sulle prestazioni della sua squadra. Non posso affermare scientificamente che l’atmosfera surreale del Maradona abbia influito sul risultato, ma posso essere confidente sul fatto che non abbia sicuramente giovato.

Io sono un tifoso che tifa per il Napoli e basta, lasciando a casa qualsiasi idea pregressa, simpatie o antipatie, preconcetti, ideologie. Conta il Napoli e basta, il resto lo lascio per altri momenti. Tifo e basta, mi posso lamentare della prestazione, ma canto e urlo, per supportare i miei colori. Qualsiasi ragione vi sia dietro uno sciopero del tifo può essere tenuta in conto. Si può discutere sui prezzi elevati. Va bene manifestare fuori allo stadio, ma dentro no. Forse avrei riflettuto sul momento storico nel quale certe polemiche vengono fatte, prima di farle. Mai come in questa stagione, il traguardo è vicino, è quasi raggiunto. Nel mentre la città è in festa, fin troppo e troppo in anticipo. La matematica non è tale, ma lo potrebbe essere presto. In una stagione così vincente, che ci vede così vicini ad un traguardo raggiunto solo 2 volte nella storia del Napoli e l’ultima volta 33 anni fa, c’è chi non tifa? Proprio quest’anno? Ascoltavo l’editoriale di Chiariello dell’altra sera, sì, ha ragione. Napoli è una città strana, una città di pazzi. Napoli è una città di pazzi che hanno già abbellito case e palazzi con striscioni e bandiere, per una vittoria che non è ancora scritta sulla carta. Ma Napoli è anche una città di tifosi, alcuni, che decidono di non supportare la squadra, e permettono alla tifoseria avversaria di cantare più di loro, nel loro stadio. Napoli è anche la città di gente che invece di pensare al traguardo, e godersi il percorso, continua a lamentarsi di colui che chiamano pappone. Mi spiace, ma io non sono uno di questi pazzi, e non sono solo.

Sperando che questa sconfitta sia stata soltanto un altro fosso, un altro inciampo lungo il nostro percorso vincente, io guardo avanti, con la speranza di continuare ad accumulare altri punti. Io spero che la sconfitta con il Milan sia l’ennesimo monito all’attenzione, alla necessità di unirsi ancora di più, e che sia l’unica con i rossoneri d’ora in avanti. “Vulimm vencere” gridavano. Facciamolo tutti insieme, senza divisioni!

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