Bilancio di previsione due volte in consiglio, ieri per “sanare” l’errore commesso il 29 dicembre quando si rifiutò il rinvio chiesto dalla minoranza pur se la relazione dei revisori dei conti era pervenuta soltanto il mattino stesso. Su questa base, ritenendo il documento illegittimo, sei consiglieri di opposizione (Piccolo, Rianna, Di Pilato, Piscitelli, Parisi, Allocca), hanno proposto ricorso al Tar assistiti dall’avvocato Orazio Abbamonte.
Quando il 29 dicembre scorso arrivò in consiglio comunale il bilancio di previsione, assessore competente e maggioranza espressero soddisfazione per i tempi celeri, per le possibilità che approvare il documento entro il 31 dicembre avrebbe aperto, per il buon lavoro fatto da delegato, commissioni e compagnia. Tutti si scagliarono contro l’opposizione che decise di lasciare l’aula, parlando di «spettacolo indecente», e il presidente Giuseppe Sommese bollò come irricevibile la proposta di rinvio avanzata dalla minoranza. Proposta motivata dalla violazione dei termini di legge (e di regolamenti) nel fornire tutti gli atti ai consiglieri: tra l’altro, il parere dei revisori dei conti arrivò lo stesso giorno della seduta di assemblea pubblica e, considerando che si tratta di un documento fondamentale, attraverso cui ciascun consigliere viene messo nelle condizioni di rendersi conto appieno dei contenuti del bilancio e di eventuali criticità, la normativa vigente stabilisce un termine congruo per consentire di presentare eventuali emendamenti. In pratica, dal 29 dicembre 2017, sarebbero dovuti trascorrere otto giorni prima di portare in aula il documento finanziario. Non fu così, la maggioranza ignorò le proteste dell’opposizione, li tacciò di aver «abbandonato la città, non solo l’aula» e si approvò da sola il bilancio. Ma qualcosa non deve aver funzionato nella tesi portata avanti dalla compagine che sostiene il sindaco Di Sarno, perché se avessero avuto ragione il 29 dicembre, il bilancio non sarebbe dovuto tornare – così com’era tolto un nuovo emendamento proposto dall’assessore Irollo – ieri pomeriggio, 16 marzo 2018 – nell’aula consiliare di Palazzo Torino. Il fatto è che, nel frattempo, i consiglieri di opposizione Pasquale Piccolo, Salvatore Rianna, Lucia Di Pilato, Celestino Allocca, Vincenzo Piscitelli e Umberto Parisi hanno presentato ricorso al Tar ritenendo «illegittimo» il documento finanziario e rivolgendosi agli avvocati Orazio Abbamonte e Angelo Carbone. Mancano al ricorso le firme di tre componenti la minoranza: Antonio Granato (fu proprio lui, paradossalmente, a chiedere il rinvio del bilancio il 29 dicembre), Pasquale Di Mauro e Salvatore Granato. Il Tribunale Amministrativo Regionale non si è ancora espresso in merito ma a Palazzo Torino non se ne sono stati con le mani in mano. E non hanno mica ammesso che ci fosse qualcosa che non andava la scorsa volta, no. Per tutta risposta, come se non fosse accaduto nulla e si trattasse di un mero adempimento, il consiglio comunale è stato riconvocato e la sola maggioranza ha «confermato» il bilancio votato a dicembre senza alcuna variazione di entrata e/o uscita. E i consiglieri di opposizione hanno lasciato l’aula prima del voto e non senza prima aver letto le proprie motivazioni: un bilancio illegittimamente approvato, il conseguente ricorso al Tar e l’unica possibilità che, stando al parere dell’amministrativista Orazio Abbamonte («tale Abbamonte» lo ha definito il consigliere Nocerino), di sanare la questione, vale a dire l’annullamento d’ufficio della precedente approvazione e un nuovo iter di approvazione che lasci liberi i consiglieri di proporre i propri eventuali emendamenti senza essere prescritti da dispositivi di spesa già adottati.
Il giudizio sulla vicenda è rimesso al Tar, certo. Ma non solo, diremmo. Non è parva res, non è piccola cosa, la questione. Qualunque siano le motivazioni dei consiglieri che hanno proposto ricorso, perché su una cosa ci si deve capire. O avevano ragione, oppure no. O il bilancio era illegittimo dopo l’approvazione del 29 dicembre, o no. E se non lo era, perché riportarlo in consiglio comunale? Di fatto, è stato lo stesso assessore Irollo, nel suo intervento, a confermare il fulcro stesso del ricorso, finendo per scaricare la responsabilità sui revisori dei conti del Comune. L’assessore, difatti, ha ben spiegato le valide motivazioni alla base della volontà insita nel varare un previsionale entro il 31 dicembre. Perché, peraltro, parole sue «I revisori hanno più volte contestato, senza cognizione di causa, variazioni di bilancio – ha detto Irollo – e paradossalmente gli stessi revisori hanno poi rilasciato in ritardo il parere, causando quanto meno in parte il ricorso dell’opposizione». Una cosa, vivaddio, che non si poteva certo non sapere il 29 dicembre scorso. Sulle posizioni politiche però, la faccenda è diversa. Le visioni sono diverse. Il giudizio di cui dicevamo sopra può essere diverso e distante. Perché la maggioranza – ieri sera alquanto sul piede di guerra – non potendo contestare i fatti, cioè i ritardi – ha contestato le motivazioni. L’assessore Irollo ha ricordato che l’aula del consiglio comunale è sovrana, deprecando il ricorso a tribunali sia pur amministrativi (che pure esistono per questo, ndr) e ha definito l’opposizione di tal fatta assai poco costruttiva, ricordando per giunta che nemmeno questa volta sono pervenuti emendamenti (altra cosa assai ovvia, giacché i ricorrenti, considerando il bilancio illegittimo, laddove avessero proposto emendamenti lo avrebbero di fatto legittimato). Ma è stato il consigliere Peppe Nocerino ad andarci più pesante, definendo uno dei ricorrenti, senza farne il nome, il «capobanda che è andato a portare tremila euro ad un avvocato di Napoli» e aggiungendo che «più che strateghi li definirei ignoranti, la verità è che non sono in grado, non hanno le capacità per amministrare o apportare migliorie ad un bilancio». Dopodiché, approvato l’emendamento di Irollo, l’aula ha dato il placet anche al bilancio. Di nuovo. Nell’attesa degli esiti del ricorso al Tar, posto che – stando all’intervento del consigliere Auriemma – il «vulnus» sarebbe a questo punto sanato. Un punto sul quale la minoranza non concorda per nulla. E nemmeno, parrebbe, il «tale avvocato di Napoli». Il Tar, al momento, non si sa.



