Il 18 febbraio scorso, grazie a un’ordinanza del Comune fortemente voluta dagli ambientalisti, i proprietari del grande terreno di contrada Curcio in cui è stato sotterrato di tutto hanno dato il via alla rimozione dei rifiuti sversati nel sottosuolo circa trent’anni fa. Poi però la bonifica si è bloccata sul nascere. Le ruspe hanno fatto solo qualche buco nell’appezzamento. Niente di più. Motivo dell’impasse: manca il piano di caratterizzazione, vale a dire lo strumento con cui sarà possibile agire a norma di legge per rimuovere gli scarti tossici. Gli ecologisti sostengono che il piano sarebbe addirittura sparito. “Alla Regione e al Comune non c’è – afferma Alessandro Cannavacciuolo – a questo punto credo che debbano cercarlo al ministero dell’Ambiente”. Interpellato sull’argomento l’assessore comunale al ramo, Cuono Lombardi, ha detto che si occuperà dell questione lunedi prossimo in quanto nel frattempo è stato bloccato da problemi familiari. Su contrada Curcio le indagini della Sogin e dell’Anpa, l’Agenzia nazionale per l’ambiente, risalgono al 1993. Rilevarono la presenza sotto un campo coltivato molto esteso, trentamila metri quadrati circa, nell’immediata periferia residenziale di Acerra, di fusti metallici con all’interno diluenti cancerogeni e letali come il tricoloroetilene e il tetracloroetilene. La messa in sicurezza e la bonifica dell’area fu poi affidata alla Jacorossi, società pubblica che fallì e che quindi non fece più il risanamento. Da allora sono trascorsi venticinque anni di silenzi e omissioni. Fino al 18 febbraio, quando la società privata incaricata dai proprietari dell’appezzamento ha portato le sue ruspe sul posto per dare il via allo scavo. E’ stata la prima volta per Acerra. Finora qui non si era mai scavato per rimuovere le sostanze rilevate attraverso anni di carotaggi, perlustrazioni con il metal detector, fotografie aeree e satellitari ai raggi infrarossi.
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