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VinGustandoItalia, I Semi della Vita, sparsi per l’universo, creano un legame tra il Fiano e la Cuccija

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Il Fiano si sposa con un piatto tipico del Cilento: la Cuccija, grazie al rito della panspermia. Ma cos’è la Panspermia?

 

Il Fiano si sposa con un piatto tipico del Cilento: la Cuccija, grazie al rito della panspermia. Ma cos’è la Panspermia? La panspermia è una teoria che suggerisce che i semi della vita, in senso ovviamente figurato, siano sparsi per l’Universo, e che la vita sulla Terra sia iniziata con l’arrivo di detti semi. A questo rito è abbinato il termine Cuccija, chiamata dialettalmente “Cuccija di Santu Jacuvu”. Sto parlando di una minestra tipica del comune del Vallo di Diano (SA). E’ realizzata con una grande varietà di cereali e legumi, cotti a lungo dopo essere stati in acqua ad ammollare per più giorni. La cosa singolare è il forte significato rituale e magico, sia nella preparazione che nel consumo. Il significato rituale di questa preparazione è testimoniato dall’usanza di gettare manciate di cuccija attorno alla casa per difenderla dalle zanzare (si consideri che la malaria, nei secoli trascorsi, era endemica nel Vallo di Diano) ed anche disperdere una manciata di cuccija sui campi, per fertilizzarli ritualmente. Affinché si possa preparare questa pietanza tipica, bisogna dire che la cottura deve essere molto prolungata, ed avvenire in pentole di terracotta smaltata (a pignata) sul fuoco del camino, rimescolata di tanto in tanto, aggiungendo una base di cottura, soffriggendo cipolla o aglio, peperoni essiccati e conserva di pomodoro. Per Tipicità, Tradizione e Territorio, a questa particolare minestra, va abbinato un superbo Fiano. Il Fiano è uno dei vitigni autoctoni campani più antichi. Sebbene sull’origine del suo nome ci siano tante teorie, la più accreditata lo fa derivare dai primi coloni provenienti dal Peloponneso, l’antica Apia, che portarono in Campania questo vitigno che prese poi il nome di vite apiana. Il Fiano, quindi, vitigno presumibilmente di origine italica, è considerato uno dei grandi bianchi autoctoni del Bel Paese, capace non solo di reggere all’invecchiamento ma addirittura di offrire il meglio di sé dopo un adeguato periodo di maturazione. In Irpinia ha rischiato seriamente di scomparire nel secondo dopoguerra ed è stato riportato in auge negli anni ’70 dopo un faticoso lavoro di recupero che ha coinvolto viticoltori e aziende, sotto la spinta che derivò dal grande successo commerciale che questo vino-vitigno incontrava sui mercati nazionali. Fino ad allora, la coltivazione del fiano era concentrata quasi esclusivamente nel comprensorio di Lapio, il piccolo borgo della Valle del Calore. Oggi il Fiano è uno dei più importanti e famosi vini bianchi del sud Italia. Rappresenta una delle eccellenze del territorio campano. Nel corso dei secoli, il fiano ha trovato il suo habitat naturale in Irpinia. E’ un vitigno che predilige le zone collinari, anche ripide ed elevate, i climi freschi e ventilati e le buone escursioni termiche tra il giorno e la notte. Tutte condizioni che permettono una maturazione graduale delle uve con profili aromatici ricchi e intensi. Questo vino ha un colore giallo dorato intenso e luminoso. Il suo bouquet rivela note di frutta tropicale, nocciole, noci tostate, mandorla amara, pera, mandorle tostate e fiori bianchi. Il suo gusto è morbido, elegante, fresco e pulito, armonico e raffinato. Gli aromi tostati e affumicati, sono un’espressione molto riconoscibile del varietale e dei terroir, ancora più evidente con l’evoluzione. Importante è la temperatura di servizio che deve essere tra gli 8 ed i 10 gradi. Trovo che questo vino sia semplicepulito, ma contraddistinto da grande carattere, un vino che resta fedele al contesto territoriale, ma che riesce a camminare da solo. L’intensità e la persistenza al naso non deludono le aspettative al palato; dotato di freschezza e di un sottile equilibrio, rendendo armonico il connubio con il piatto. Ricordate “Il vino è la parte intellettuale di un pranzo, il resto è la parte materiale”.