Con sapori cosi decisi, intensi e persistenti, come non abbinare un magnifico Aglianico del Taburno: vitigno vigoroso, che dà vita ad un vino di grande spessore ed eleganza…
Oggi scopriamo la Lati Cauda, Ma cos’è? Vuol dire la “grande coda“. E’ la caratteristica fisica più evidente di una particolare razza di pecora. La razza laticauda è stata originata, verosimilmente, da un incrocio della pecora appenninica, soprattutto nelle province di Benevento, Avellino e Caserta, con la pecora Nord-Africana, quella Berbera. Fu importata in Campania dai Borboni ai tempi di Carlo III. Tornando alla coda da cui prende il nome, essa non è altro che una sorta di “sacca” che accumula grasso durante la stagione di abbondanza di pascoli e lo sfrutta nei periodi di magra, come avviene per i dromedari ed i cammelli per le loro gobbe. La particolarità di accumulare il grasso nella coda fa si che ne abbia di meno nel resto del corpo, cosicché le sue carni risultano più magre e povere di colesterolo. Questa caratteristica è stata apprezzata solo di recente e, dopo aver rischiato l’estinzione, nei primi anni ’90 è stata recuperata con successo, apprezzata per le caratteristiche alimentari delle carni, saporite e prive dell’odore tipico degli ovini. L’allevamento è di tipo semi-brado, e questo fa si che anche Il latte sia di qualità eccellente e viene utilizzato come materia prima per la produzione di formaggi pecorini di gran pregio. Il Piatto tipico che si ricava dagli agnelli Laticauda sono gli “ammugliatielli”, sorta di involtini confezionati con il cosiddetto “quinto quarto“, le parti interne: fegato, milza, polmone, trachea con aggiunta di peperoncino piccante, prezzemolo e sale, vengono cotti in padella oppure arrostiti. È una delle più tipiche ed antiche ricette del Sannio e di tutte le zone interne della Campania. Ma anche le Costolette di Laticauda arrostite e condite con polenta e miele di castagno. Con sapori cosi decisi, intensi e persistenti, sempre ricordando le tre T“ Tipicità, Tradizione e Territorio”, come non abbinare un magnifico Aglianico del Taburno: vitigno vigoroso, che dà vita ad un vino di grande spessore ed eleganza, complesso, interessante, con un tannino marcato ma ben levigato ed appagante. Il vino si presenta nel calice dal colore rubino cupo, fitto, quasi impenetrabile. L’impianto olfattivo mostra concentrazione di frutti rossi maturi e poi note di muschio, evoluzioni balsamiche, cacao e belle tostature. In bocca l’ingresso è rotondo, subito seguito dall’esplosione della trama tannica che è bilanciata da una buona sapidità ed acidità. Piacevole e persistente. E godiamo della sua complessità, intensità e persistenza gustolfattiva. E’ un Aglianico di interessante equilibrio, ed elegante. Che dire, un gran bel vino. Amici miei, ricordate…
Una donna e un bicchiere di vino soddisfano ogni bisogno,chi non beve e non bacia è peggio che morto. – Johann Wolfgang von Goethe.









