Caterina de’ Medici, moglie e madre di re di Francia, insegnò ai Francesi anche l’arte della cucina e l’uso della forchetta ( e alle dame l’uso delle mutande). Sua nipote Giulia comprò con il marito Bernardetto il feudo di Ottajano.
Caterina de’ Medici (1519 – 1589), figlia di Lorenzo II de’ Medici, duca di Urbino e di Madeleine de la Tour d’ Auvergne, discendeva in linea diretta da Lorenzo il Magnifico, e fu pronipote e nipote di Papi: fu proprio Papa Clemente VII, suo zio, che la destinò a sposare Enrico d’Orlèans, secondogenito di Francesco I, re di Francia. Le complicate vicende della storia, che in questa sede non ci interessano, fecero sì che Enrico diventasse re, e che Caterina fosse prima regina, e poi reggente, e fino alla morte la vera signora della Francia. I Francesi non la sopportavano e perciò colorarono con il nero di seppia il racconto della sua vita. Caterina venne dipinta come una Machiavelli al femminile, assetata di potere, violenta e crudele, capace di ispirare e di organizzare il massacro degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo: solo da poco la storiografia ha incominciato a studiare le vicende dell’eccidio in una prospettiva diversa. Ma resiste la leggenda satanica della passione di Caterina per i veleni, per la magia nera, per le alchimie di Nostradamus.
I Francesi non sopportavano Caterina perché non era facile per loro digerire un’amara e inconfutabile verità, e cioè che la Medici aveva imposto alla corte e all’ aristocrazia i valori superiori dello stile “fiorentino”: questi valori regolarono l’allestimento dei giardini, l’architettura dei palazzi, le collezioni d’arte, l’abbigliamento, e perfino le feste di ballo che si tenevano a corte. In questa intensa attività di promozione dello stile “fiorentino” Caterina ebbe il sostegno del suocero, Francesco I, il quale ammirava la nostra cultura a tal punto che incaricò Guillaume Budé di procurargli le copie dei manoscritti e dei codici conservati nelle biblioteche italiane.
Da poco è arrivata nelle librerie una biografia di Caterina scritta da Lia Celi e da Andrea Santangelo, “ Caterina la magnifica. Vita straordinaria di una geniale innovatrice”. Uno dei pilastri su cui poggia l’orgoglio di Francia, si sa, è la cucina. I due studiosi ci ricordano che per i Francesi è stato veramente un trauma scoprire che perfino sulle origini della loro cucina c’è il sigillo di Caterina. La “fiorentina” portò con sé a Parigi cuochi toscani e un gelataio umbro, e lo stile fiorentino trionfò in cucina e a tavola: gli aristocratici impararono a usare la forchetta e a gustare il cibrèo, i maccheroni, il papero al melarancio, la zuppa di cipolle, i carciofi, i piselli, i broccoli, i sorbetti di frutta e “la salsa colla”, preparata con crema di latte, brodo e spezie. Un giorno anche i francesi più riscaldati dal fuoco del campanilismo avrebbero dovuto ammettere che la “salsa colla” di Caterina era l’antenata di un mito nazionale, la béchamel. Caterina insegnò all’aristocrazia parigina anche l’uso di profumi, diciamo così, personalizzati e forse spiegò alle nobildonne quanto fosse importante indossare le mutande: ma questi argomenti me li conservo per un altro articolo.
Che c’entra Caterina con Ottaviano? C’entra, e non poco: so che i responsabili delle Pro Loco lo sanno. Ma immagino che progettare il sontuoso calendario dell’ Estate ottavianese, organizzare, realizzare, ripartire, e il tutto nell’afa, sia stato uno stress: e lo stress apre buchi nella memoria. Mi permetto perciò di ricordare che il feudo di Ottajano venne comprato nel 1576 da Bernardetto de’ Medici e dalla moglie Giulia de’ Medici, e che Giulia de’ Medici era figlia naturale di Alessandro de’ Medici, duca di Firenze, e fratellastro di Caterina. Dunque, donna Giulia era nipote della regina di Francia: una cara nipote, tanto che quando Giulia, vedova di Francesco Cantelmo, duca di Popoli, decise di sposare il “cugino” Bernardetto, la zia regina si impegnò a versarle un appannaggio di 1400 ducati annui, “ vita durante”. Di questo danaro Giulia si servì anche per acquistare dalla Curia nolana la cappella di San Nicola, “ in loco ubi dicitur a tre case”, e per edificare, al posto di quella cappella, la Chiesa e il Convento del Rosario. Quella terribile regina ha lasciato il suo segno anche nella storia di Ottajano.
Caterina, la cucina, i gelati, Ottaviano famosa per i suoi pasticcieri, per i suoi gelati, per l’Istituto Alberghiero: è mai possibile che le due Pro Loco non riescano a trovare il filo con cui tessere la trama di un evento ? Oddio, so che qualcuno a questa storia di Caterina, dei gelati e della béchamel ci ha già pensato, che sono arrivato secondo, o forse terzo: ma io non faccio polemiche, cedo serenamente il primato.
(Fonte foto: rete internet)







