La multinazionale nordeuropea Unilever sostiene che nell’impianto di Caivano ci sono garanzie cotrattuali eccessive, che fanno aumentare i costi. Sindacati sul piede di guerra.
Il cornetto è nato a Napoli e si fabbrica da decenni nel Napoletano, a Caivano. Ma la multinazionale Unilever, che proprio dal gelataio partenopeo Spica acquistò, negli anni Settanta, il brevetto del mitico cono gelato, sostiene che la crisi in Italia non si ferma e che l’impianto partenopeo è il più costoso e meno competitivo d’Europa. Qui troppi contratti full time a tempo indeterminato e troppe pause di lavoro. Sempre secondo l’azienda anglosassone fanno decisamente meglio di noi gli inglesi dello stabilimento omologo di Gloucester, dove pure si realizza il glorioso prodotto di culto italiano. Meglio dei napoletani fanno meglio anche i tedeschi di Heppenheim, fabbrica che realizza l’altro top della produzione di Caivano, il gelato Magnum. Risultato: la Unilever ha avviato la procedura di licenziamento per 151 degli 806 dipendenti. Operai, impiegati, quadri: i nordeuropei non fanno distinzioni. Sono tutti da tagliare, da rimuovere. Ed ecco la ricetta: introdurre il Wcm, il nuovo modello organizzativo adottato dalla Fiat di Sergio Marchionne. I sindacati però stanno reagendo di brutto. ” E’ un’ignobile iniziativa unilaterale che dobbiamo fermare “, hanno scritto nel comunicato di ieri i delegati di fabbrica, comunicato con cui le rsu hanno già fatto effettuare mezz’ora di sciopero per turno. ” Caivano – puntualizza la Unilever – è l’unica unità produttiva italiana operante nel settore del gelato e dei semilavorati collegati al gelato ed è anche l’impianto della compagnia con il più alto numero di addetti d’Europa “. La produzione dello stabilimento napoletano è dedicata per il 60 % al mercato italiano e per il 40 % ai mercati internazionali. ” Abbiamo ridotto le spese ma con risultati che – scrive l’azienda – non sono ancora sufficienti a mettere in sicurezza lo stabilimento, che resta il sito meno competitivo del network europeo del gelato. Questa fabbrica – specifica la multinazionale – soffre di una situazione paradossale, causata da una gestione storicamente non sufficientemente attenta alla competitività e al contenimento dei costi “. La Unilever va poi al nocciolo della questione sostenendo che tutti gli altri impianti europei produttori di gelato dello stesso tipo di quello prodotto all’Algida ( impianti inglesi e tedeschi ) riescono a massimizzare il beneficio dell’aumento dei volumi perchè sono molto più competitivi di quello di Caivano ” grazie a un’organizzazione più bilanciata e a una struttura contrattuale della forza lavoro più aderente all’andamento stagionale delle vendite “. Poi, ma non è cosa secondaria, c’è la questione del calo dei consumi in Italia, che secondo Unilever e gli indicatori economici di riferimento, continua imperterrita. Tra il 2011 e il 2014 c’è stato un calo del 14 % “. Nel quadriennio Caivano ha perso 14milioni di litri di gelato. Unilever nel frattempo annuncia che il rilancio avverrà attraverso il nuovo modello organizzativo denominato World Class Manufacturing, il sistema industriale inventato dal professore-guru giapponese Hajime Yamashina e adottato dalla Fiat di Sergio Marchionne. Ma le segreterie territoriali di Flai-Cgil, Fai–Cisl, Uila–UIL e Ugl agroalimentare, a nome di Carmine Franzese , Raffaella Buonaguro, Maurizio Vitiello e Marizio Figlioli affermano che ” un’azienda come Unilever dovrebbe fare da traino per attirare più volumi scongiurando i licenziamenti, che in un periodo di crisi del nostro paese produrrebbero problemi sociali in un territorio già provato. Il sindacato – avvertono i sindacalisti – ritiene di costringere a trovare soluzioni condivise che rilancino il sito e che lo rendano più competitivo come lo è sempre stato, ma se le intenzioni resteranno queste, e solo per aumentare il business, potrà e dovrà andare allo scontro drastico “.
(Fonte foto: Rete internet)



