Benvenuti al sesto appuntamento di “Riavvolgi il futuro”. Qualche settimana fa ci siamo immersi nel cuore pulsante del nostro percorso nonché il concetto stesso di arte e creatività. Oggi faremo un bel salto indietro per esplorare le origini di questa Meraviglia Mondiale: L’Arte.
Il nostro cammino inizia chiarendo che l’arte preistorica non nasce con intenti puramente decorativi, ma come un potente strumento magico-propiziatorio volto a influenzare la realtà e le leggi della natura a vantaggio dell’uomo. Durante il Paleolitico, questa necessità si manifesta sia attraverso la scultura di piccole “veneri“, le cui forme femminili esasperate simboleggiano la fertilità e la sopravvivenza della specie, sia attraverso pitture e graffiti rupestri. Ad esempio, in luoghi come la Grotta Chauvet o quella di Lascaux, la rappresentazione degli animali assumeva un significato rituale: raffigurare la preda, talvolta colpita da segni geometrici, era un modo per impossessarsene simbolicamente prima della caccia vera e propria.
Con l’avvento del Mesolitico e del Neolitico, l’uomo abbandona gradualmente il nomadismo e le grotte naturali per dare inizio alle prime forme di architettura, costruendo inizialmente capanne coniche fatte di rami e pelli. Questa evoluzione abitativa porta alla creazione di insediamenti sempre più complessi, come le palafitte in contesti lacustri o le terramare nella Pianura Padana, caratterizzate da capanne sopraelevate su piattaforme di legno per isolarsi dall’umidità e dai pericoli.
A partire dal V millennio a.C., il paesaggio europeo viene trasformato dal fenomeno del megalitismo, che vede la costruzione di monumenti colossali in pietra che richiedevano uno sforzo collettivo immane e una precisa organizzazione sociale. Queste strutture spaziano dai menhir, singoli blocchi conficcati nel terreno, ai dolmen composti da pietre verticali sormontate da una lastra orizzontale, fino ai cromlech circolari come quello di Stonehenge. Quest’ultimo rappresenta l’apice della tecnica preistorica, utilizzando il sistema costruttivo dell’architrave per delimitare spazi sacri destinati a riti magici o astronomici.
💡 L’Angolo dell’Esperto: Il Volto della Storia: Dalla Magia al Ritratto
La casa di Thutmose (Amarna, Egitto – XIV sec. a.C.) segna il superamento della funzione magico-propiziatoria preistorica, introducendo un realismo che culmina nel celebre Busto di Nefertiti (Tell el-Amarna, Egitto – ca. 1345 a.C.). A differenza delle veneri paleolitiche, come la Venere di Willendorf (Austria – ca. 24.000-22.000 a.C.) o la Venere di Laussel (Francia – ca. 24.000 a.C.), nate come simboli astratti di fertilità, l’officina di Thutmose rivela la nascita dell’artista professionista in una società urbana complessa. Sebbene permanga l’uso di materiali naturali come il calcare, la tecnica scultorea si affina grazie alle avanzate conoscenze anatomiche egizie. Questo passaggio alla fisionomia reale riflette la transizione dal rito collettivo alla celebrazione dell’individuo e del potere regale.



