La comunicazione verbale al tempo delle elezioni: cosa devono dire e non dire i candidati “perfetti”

In tempi di campagna elettorale le parole diventano armi, ma potrebbero essere ponti. L’antica arte oratoria della politica, fatta di pensiero, ritmo e rispetto, sembra lontanissima dai talk show urlati e dagli slogan aggressivi che ci accompagnano oggi. In questo articolo esploriamo come i politici parlano agli e come, invece, dovrebbero farlo: con verità scomode, promesse realistiche, linguaggio inclusivo e responsabilità. Un piccolo vademecum di cosa dovrebbe dire – e soprattutto non dire – il candidato “quasi perfetto” che meriteremmo alle urne. Essere sempre “sul pezzo” è una mia caratteristica che deriva proprio dalla mia attività – lasciata e ripresa negli anni – di redattrice. Chi si occupa di informazione deve esserlo. Ed è questo il motivo per cui, oggi, in pieno clima elettorale, mi sono posta una domanda relativa alla comunicazione verbale dei candidati ideali. E qui rispondo. C’è stato un tempo in cui in politica era anche arte oratoria. Nell’agorà greca e nel foro romano si studiavano la parola, il ritmo, la pausa. Un discorso politico era un abito su misura: cucito con logica, visione, rispetto dell’avversario. Parlare in pubblico non significava urlare più forte, ma pensare meglio. Oggi di quella tradizione ci è rimasto più il mito che la pratica. Durante le campagne elettorali assistiamo spesso a monologhi aggressivi, slogan urlati, frasi spezzate da applausi pilotati e dichiarazioni che sembrano scritte per il titolo di un talk show, non per la vita reale delle persone. Il volume è aumentato, la qualità è diminuita. Molti politici parlano al pubblico come se fosse un bersaglio, anziché un interlocutore.   Si rivolgono agli elettori: – per semplificare troppo, fino a diventare banali; – per spaventare, creando nemici e paure; – per dividere: loro contro noi, buoni contro cattivi; – per promettere miracoli irrealizzabili, che durano meno di un ciclo di notizie. Eppure le donne e gli uomini che ascoltano hanno un’intelligenza emotiva, oltre che logica, finissima: sentono subito quando una parola è vuota, quando un tono è falso, quando un sorriso è solo un esercizio di facciata. La fiducia – oggi più che mai – non si conquista con il volume della voce, ma con la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si è.

Come dovrebbe parlare, allora, il candidato “quasi perfetto”, quello che meriteremmo tutte e tutti?  

Prima di tutto, dovrebbe dire molte più verità scomode e molte meno frasi comode e, qui, chiarisco. Dovrebbe: – spiegare la complessità senza trattare il pubblico come uno sprovveduto; – ammettere cosa non potrà fare, oltre a ciò che promette di fare; – usare esempi concreti, storie vere, dati chiari; – parlare alla testa e al cuore, non solo alla pancia. Le parole giuste sono quelle che includono. Non “la gente”, ma le persone. Non “le categorie”, ma le vite. Un candidato consapevole usa verbi che aprono: possiamo, costruire, cambiare, prenderci cura. Non solo combattere, distruggere, abbattere. E poi c’è il capitolo delicatissimo di ciò che un candidato non dovrebbe dire. Non dovrebbe: – umiliare, insultare, etichettare chi la pensa diversamente; – usare la paura come strumento di controllo; – trasformare ogni domanda scomoda in un attacco personale; – cavalcare la rabbia senza offrire soluzioni reali. Un linguaggio così non è solo poco elegante: è tossico. Lascia nell’aria una stanchezza sottile, un cinismo che ci allontana ancora di più dalla partecipazione. Da coach esperta di comunicazione, so che il modo in cui parliamo crea il nostro mondo. Vale per le relazioni, vale per il lavoro, vale – ancora – per la politica. In campagna elettorale le parole non sono mai innocue: o generano fiducia, o alimentano sfiducia. Come sono solita fare vi lascio esempi pratici per allenare il politico che è in noi ad una comunicazione verbale capace di rendere, al meglio, il nostro pensiero. Invece di dire:  Andremo al governo e cambieremo tutto in cento giorni. Meglio dire:  Se ci darete fiducia, nei primi cento giorni ci impegniamo su tre obiettivi realistici e misurabili: questo, questo e questo. Altre riforme richiederanno più tempo e compromessi, e su questo voglio essere onesta con voi. Invece di dire:  La colpa è dei soliti nemici: migranti, Europa, burocrazia. Meglio dire:  I problemi che viviamo hanno molte cause: economiche, sociali, internazionali. Non esistono capri espiatori magici. Possiamo però prendere tre decisioni concrete per migliorare la situazione, insieme, senza cercare un “mostro” a cui dare tutta la colpa. Invece di dire:  Noi siamo i buoni, loro sono il disastro totale. Meglio dire:  Abbiamo visioni diverse da quelle dei nostri avversari su punti chiave: lavoro, scuola, sanità. Vi spiego cosa proponiamo noi, perché pensiamo che funzioni meglio e come potrete verificarlo nei fatti. Non vi chiedo di tifare per me, vi chiedo di valutare con la vostra testa. Il candidato di cui abbiamo bisogno è quello che sa usare la comunicazione come un ponte. Che sa dire “non lo so, mi informo”, invece di improvvisare. Che sceglie di rassicurare con la competenza, non con la retorica. La vera modernità, oggi, la vera avanguardia, l’innovazione, potrebbe essere quella – coraggiosa – di parlare meno per farsi notare e di più per farsi capire. Con parole chiare, pulite, responsabili.   Perché il voto passa da una scheda, ma nasce sempre da una voce. E quella voce, se è onesta, si riconosce subito.

Pomigliano, ladri entrano di notte ma i cani li costringono alla fuga

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Un tentato colpo nel cuore della notte si è trasformato in una fuga precipitosa per una banda di ladri entrata in azione a Pomigliano d’Arco. Il blitz è avvenuto in una palazzina situata in una traversa di via Pratola, mentre all’interno dell’abitazione i proprietari stavano dormendo ignari.

I malviventi hanno studiato con attenzione l’accesso all’appartamento, individuando un punto vulnerabile. Dopo aver escluso altri ingressi, si sono concentrati su una porta scorrevole, riuscendo a forzarla con un piccolo trapano: tre fori nel vetro e poi l’apertura dall’interno, sfruttando la maniglia. Una volta dentro, si sono mossi rapidamente tra le stanze. Hanno raggiunto la cameretta del figlio, ancora addormentato, portando via il portafogli ma lasciando le carte di credito. In cucina hanno arraffato solo pochi oggetti di scarso valore, tra cui due pacchetti di sigarette, ignorando dispositivi elettronici come computer e tablet lasciati in vista.

La dinamica lascia pensare a più persone coinvolte: qualcuno sarebbe rimasto all’esterno, forse con l’intenzione di sottrarre anche un’auto parcheggiata. Tuttavia, un errore si è rivelato decisivo. Uno dei ladri ha aperto la porta della camera matrimoniale, dove dormivano i proprietari insieme ai loro cani. Gli animali, accortisi della presenza estranea, hanno reagito immediatamente, inseguendo gli intrusi e costringendoli a una fuga disordinata. Nella precipitazione, i ladri hanno abbandonato anche le chiavi inserite nel quadro.

L’episodio riaccende l’allarme sicurezza in città. Il comitato civico locale continua a segnalare un aumento dei furti e chiede un rafforzamento dei controlli, soprattutto nelle ore più critiche della giornata, tra pomeriggio e notte.

Sangue sul Ponte del Primo Maggio: 52enne di Acerra muore dopo scontro in autostrada

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Un drammatico incidente stradale è costato la vita a un uomo di 52 anni, originario di Acerra, nella mattinata di venerdì 1 maggio 2026. Il sinistro si è verificato lungo l’autostrada A1 Milano-Napoli, nel tratto compreso tra Ferentino e Anagni, in direzione Roma. Erano circa le 7 quando, all’altezza del chilometro 619, un’auto con a bordo due persone si è scontrata violentemente con un mezzo pesante, finendo la propria corsa contro un semirimorchio. Per il conducente, il 52enne campano, non c’è stato nulla da fare: l’impatto è stato fatale e i soccorritori non hanno potuto far altro che constatarne il decesso sul posto. Gravissime, invece, le condizioni dell’altra persona che viaggiava con lui, immediatamente soccorsa e trasferita in eliambulanza all’ospedale San Camillo di Roma, dove è ricoverata in prognosi riservata. Sul luogo dell’incidente è stato necessario un massiccio intervento dei soccorsi. Presenti i sanitari del 118, i Vigili del Fuoco, la Polizia Stradale di Frosinone e il personale di Autostrade per l’Italia. Le operazioni si sono rivelate particolarmente complesse sia per la violenza dell’impatto sia per la necessità di mettere in sicurezza i veicoli coinvolti e consentire i rilievi utili a ricostruire l’esatta dinamica. Pesanti le ripercussioni sul traffico, con lunghe code e rallentamenti in direzione Roma. In alcuni momenti si è resa necessaria anche la gestione straordinaria della viabilità per consentire l’atterraggio dell’elisoccorso e le operazioni di emergenza. Al momento, restano ancora da chiarire le cause dell’incidente. Gli accertamenti sono affidati alla Polizia Stradale, che dovrà stabilire con precisione cosa sia accaduto in quei tragici istanti. L’unico dato certo, al momento, è la perdita di una vita: quella di un uomo di Acerra, strappato improvvisamente ai suoi affetti lungo una delle arterie più trafficate d’Italia.

Con What We Want di Francesco Jodice l’arte atterra nell’aeroporto di Napoli

  All’aeroporto Capodichino è stata inaugurata la mostra di Francesco Jodice “What We Want”, un nuovo spazio di riflessione visiva e civile e un progetto espositivo promosso dal Museo Madre in collaborazione con l’Associazione Amici del Madre     L’iniziativa trasforma uno dei luoghi più dinamici e attraversati della città in un punto di osservazione privilegiato sulle tensioni, i desideri e le contraddizioni del presente. Non un semplice allestimento fotografico, ma un intervento che dialoga con il flusso continuo di viaggiatori, intercettando sguardi distratti e invitandoli a una pausa di consapevolezza. “What We Want” si inserisce nel percorso di ricerca che da anni caratterizza il lavoro di Jodice, da sempre attento alle trasformazioni urbane e sociali.   L’installazione indaga il rapporto tra paesaggio urbano e umano raccogliendo 25 anni di ricerche dell’artista napoletano su oltre 170 metropoli. Le immagini esposte interrogano il concetto di “volontà collettiva”: cosa desiderano oggi le comunità? Quali sono le aspirazioni che guidano i comportamenti individuali e le dinamiche globali? Attraverso una narrazione visiva stratificata, l’artista costruisce un mosaico di situazioni che spaziano dai contesti metropolitani ai territori marginali, restituendo un ritratto complesso e spesso ambiguo della contemporaneità. La scelta dell’aeroporto come sede non è casuale. Spazio di transito per eccellenza, crocevia di culture e storie personali, diventa qui metafora di un’umanità in movimento, sospesa tra partenze e approdi, tra desideri dichiarati e bisogni inespressi. In questo contesto, le opere di Jodice agiscono come dispositivi critici, capaci di interrompere la routine del viaggio e aprire uno spazio di interrogazione.   Il progetto, curato dal Madre insieme all’Associazione Amici del Madre, conferma la volontà delle istituzioni coinvolte di portare l’arte contemporanea fuori dai luoghi canonici, rendendola accessibile a un pubblico più ampio e diversificato. Non solo visitatori abituali di musei, ma cittadini e viaggiatori occasionali, chiamati a confrontarsi con immagini che parlano direttamente al loro presente. L’esposizione, nell’area imbarchi C20  dopo i controlli di sicurezza,  rappresenta il secondo ciclo di opere della collezione del museo Madre ospitate in aeroporto, successivo alla prima installazione del 2020 Le massacre du printemps di Mathilde Rosier. Il progetto di portare l’arte contemporanea negli spazi aeroportuali e arricchire l’esperienza di viaggio dei passeggeri nasce dalla collaborazione tra GESAC, il principale museo d’arte contemporanea della regione e l’Associazione Amici del Madre. Il progetto espositivo è affiancato da un laboratorio performativo che ha coinvolto 12 studenti dell’Istituto Comprensivo Oriani-Guarino di San Pietro a Patierno, guidato dalla dirigente scolastica Tiziana Buono.   È una importante opportunità per il museo Madre presentare all’Aeroporto, luogo di scambi e relazioni internazionali, alcune immagini fotografiche di Francesco Jodice che ben testimoniano, oltre la loro speciale qualità estetica, anche l’impegno etico di ricercatore dell’artista e che entreranno a far parte, grazie all’Italian  Council del Ministero della Cultura,  della collezione permanente del nostro museo≫, questo il commento di  Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee. Eva Fabbris, Direttrice del museo Madre, ha  dichiarato: ≪What We Want di Francesco Jodice è un progetto che costruisce un archivio visivo delle trasformazioni urbane come espressione dei desideri collettivi. Presentarlo in aeroporto vuol dire attivare una risonanza diretta tra le immagini e i flussi che attraversano questo luogo.   Al contempo, l’ingresso di queste opere nella collezione del Madre, che con questa presentazione si celebra, rafforza nell’identità del museo una linea di ricerca attenta alle pratiche artistiche capaci di interrogare criticamente il presente≫. Significativo il commento di Roberto Barbieri, Amministratore Delegato di GESAC: ≪Siamo particolarmente orgogliosi di accogliere questa mostra in aeroporto, offrendo ai passeggeri un contatto inatteso con l’arte contemporanea che arricchisce l’esperienza di viaggio e trasforma l’attesa in un momento di valore culturale. Allo stesso tempo siamo lieti di valorizzare un artista campano di fama internazionale come Francesco Jodice e di rafforzare la collaborazione con realtà di eccellenza come il Museo Madre≫.    Il CEO Barbieri così ha concluso:≪Il coinvolgimento delle scuole, che abbiamo fortemente voluto, rappresenta per noi un investimento concreto sul capitale umano delle comunità locali: iniziative come questa rendono gli studenti protagonisti attivi, favoriscono lo sviluppo del pensiero critico e della consapevolezza civica e rafforzano il legame tra aeroporto e territorio, generando ricadute positive in termini di inclusione, partecipazione e coesione sociale≫. Con “What We Want”, Napoli rafforza il suo ruolo di laboratorio culturale aperto e inclusivo, capace di sperimentare nuove forme di relazione tra arte e spazio pubblico. Un invito, rivolto a chiunque attraversi l’aeroporto, a fermarsi un momento e chiedersi: cosa vogliamo davvero?    

Scopre il tradimento del marito e lo evira dopo averlo narcotizzato

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  Un gesto violento maturato all’interno delle mura domestiche ha portato all’arresto di una donna e al ricovero urgente del marito. La vicenda, avvenuta nel pomeriggio di ieri in via Zurlo ad Angri, ha lasciato sgomenta l’intera zona. Alla base dell’accaduto ci sarebbe una relazione extraconiugale scoperta di recente dalla donna, che avrebbe innescato una reazione impulsiva e pianificata. I due coniugi, già in crisi da tempo, avrebbero vissuto un’escalation di tensioni culminata nell’episodio di ieri. Secondo le prime informazioni, la donna avrebbe atteso il momento opportuno per agire. Durante il pranzo avrebbe somministrato al marito una sostanza tale da farlo addormentare. Approfittando dello stato di incoscienza, avrebbe poi compiuto un gesto gravissimo con un’arma da taglio. Nonostante le ferite riportate, l’uomo è riuscito a mettersi in salvo uscendo dall’abitazione e chiedendo aiuto ai vicini. La scena ha immediatamente fatto scattare l’allarme: sul posto sono arrivati i sanitari e le forze dell’ordine. I carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore hanno proceduto all’arresto della donna, ora detenuta nel carcere di Fuorni. Parallelamente sono state avviate le indagini per chiarire ogni dettaglio della vicenda. Il marito è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove è attualmente ricoverato. Le sue condizioni restano monitorate dai medici. L’episodio riaccende i riflettori sui conflitti familiari e sulle conseguenze estreme che possono derivare da situazioni di forte tensione emotiva, trasformando drammi privati in fatti di cronaca di grande impatto.

Sant’Anastasia, Caserta fa il pienone al Metropolitan e accende la campagna: “Legalità e discontinuità”

Si è aperta con il botto e ufficialmente la campagna elettorale del candidato sindaco Mariano Caserta, in un teatro, il Metropolitan, stracolmo di persone, giovedì 30 aprile, che hanno partecipato all’avvio «inedito» del candidato sindaco che ha voluto dare spazio ai temi e alle voci scelti democraticamente tra i suoi 128 candidati delle otto liste che lo sostengono, mettendo assieme esperienze civiche ed i partiti del «campo largo», a partire dal PD cittadino. E tutta l’attenzione era data anche dalla presentazione del programma elettorale, da cui i candidati saliti sul palco hanno attinto durante i loro interventi, presentati, come il resto della serata, dal giornalista Francesco De Rosa. Dalla vivibilità alla cultura, dalla sicurezza del territorio ai rapporti con gli Enti sovracomunali della cosiddetta «filiera istituzionale», dai problemi quotidiani alle disabilità, dall’inclusione all’economia, fino al tema prioritario della legalità che, nel programma, nero su bianco, apre ad un nuovo scenario. La futura amministrazione, dovessero i cittadini decretare la vittoria della coalizione di Mariano Caserta, si impegna a costituirsi parte civile se un procedimento dovesse coinvolgere consiglieri comunali, assessori o amministratori, senza riserve e tutte le volte che qualcuno cede alla corruzione o a tentate induzioni indebite. E parte civile si costituirà anche l’amministrazione a guida Mariano Caserta tutte le volte che ci saranno vicende di femminicidio o procedimenti per violenza sulle donne, maltrattamenti sulle fasce indifese e ingiustizie gravi. Si tratta di un impegno importante e chiaro. «Vogliamo – afferma il candidato sindaco Mariano Caserta, ancora stordito dalle emozioni del primo appuntamento pubblico di coalizione – dare a Sant’Anastasia un segnale forte di discontinuità con il passato. Chiunque si occupa di politica nella nostra città, in maggioranza o in opposizione, in giunta o altrove, deve sapere che siamo pronti a tutelare in ogni sede la legalità, la tutela del bene comune, le donne, i bambini o ogni fascia debole che subisca violenza o ingiustizia».

Ottaviano verso il voto, comitati aperti e fair play: le mosse dei 4 candidati

La campagna elettorale entra nel vivo a Ottaviano, dove i quattro candidati alla carica di sindaco iniziano a strutturare la propria presenza sul territorio tra aperture di comitati, incontri pubblici e primi messaggi programmatici.

Tra i primi a inaugurare uno spazio fisico di confronto è stato Ferdinando Federico, che ha aperto il suo comitato elettorale in via Giovanni XXIII. Una serata partecipata, con una significativa presenza di giovani e sostenitori, ha segnato l’avvio ufficiale del suo percorso. Federico ha posto al centro del suo intervento i temi dell’ascolto e della responsabilità, sottolineando la necessità di trasformare le istanze dei cittadini in decisioni concrete. All’interno del comitato è stato anche predisposto uno “scatolone delle idee”, pensato per raccogliere proposte e suggerimenti.

Sul fronte opposto si muove anche Biagio Simonetti, che ha già avviato una serie di incontri con cittadini e sostenitori, puntando su un messaggio incentrato sulla partecipazione attiva e sulla costruzione di un’alternativa amministrativa credibile. In queste ore Simonetti ha aperto due sedi elettorali, una in corso Umberto I, l’altra a via Roma.

Non resta a guardare Giorgio Marigliano, impegnato in queste ore in una fitta agenda di appuntamenti sul territorio. Anche per lui il focus è sul contatto diretto con la comunità e sulla costruzione di un progetto amministrativo che sappia rispondere alle esigenze quotidiane dei cittadini. Nei suoi interventi pubblici ha ribadito l’importanza di una squadra solida e di una visione chiara per il futuro di Ottaviano.

In campo anche Stefano Prisco, che sta strutturando la propria campagna elettorale attraverso incontri e momenti di confronto con diverse realtà cittadine. Una campagna all’insegna del fair-play, come dimostrando le foto e le storie anche con altri candidati a sindaco. Un’idea di correttezza per il bene della città e del prosieguo della competizione.

Con l’apertura dei comitati e l’avvio delle prime iniziative pubbliche, la sfida elettorale entra dunque nella fase più intensa. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi appuntamenti e ulteriori momenti di confronto che contribuiranno a delineare con maggiore chiarezza programmi, alleanze e visioni dei quattro candidati in corsa per la guida della città.

Pompei, grande attesa per l’arrivo di Papa Leone XIV

Papa Leone XIV sarà in visita pastorale al Santuario di Pompei l’8 maggio 2026. L’evento coincide con il primo anniversario della sua elezione e con la tradizionale Supplica alla Madonna di Pompei.     Il Papa arriverà da Roma alle ore 8:50 nell’Area Meeting del santuario per il benvenuto.  Numerose le cariche istituzionali che lo accoglieranno. Il primo incontro previsto sarà nella sala Trapani con il Tempio della carità, ossia con tutte quelle persone accolte nelle opere sociali del santuario insieme ai religiosi, al personale e agli educatori che se ne prendono cura. Sua Santità ascolterà alcune testimonianze e rivolgerà ai presenti un breve discorso. Al termine, attraverserà con la papamobile le vie adiacenti al santuario mariano fino all’ingresso, dove sarà accolto dal rettore Mons. Pasquale Mocerino, che gli porgerà il Crocifisso da venerare e l’acqua santa per l’aspersione. Saranno presenti gli ammalati e le persone con disabilità, che il Papa benedirà e saluterà.   Visiterà la Cappella di san Bartolo Longo, dove pregherà davanti alle spoglie mortali del fondatore, ch’egli stesso ha proclamato santo il 19 ottobre 2025; poi, ancora, incontrerà il clero pompeiano nella Cappella delle Confessioni, là dove milioni di pellegrini, nel sacramento della riconciliazione, sono nati e continuano a nascere a una nuova vita». Alle 10.30, la solenne Messa nella piazza centrale, al termine della quale guiderà la recita della Supplica. Un imponente servizio d’ordine è stato predisposto in vista di un grande afflusso di fedeli. Il Coro Pompeiano don Franco Di Fuccia, magistralmente diretto dal M° Francesco Federico, si affiancherà al Papa durante la celebrazione. Il congedo da Pompei è in programma alle ore 15:00, dopo il pranzo.

Ottaviano, apre il comitato di Ferdinando Federico: “Ascolto, scelte e responsabilità per migliorare la città”

riceviamo e pubblichiamo Partecipazione ampia, presenza di tanti giovani e un clima di entusiasmo hanno accompagnato l’apertura del comitato elettorale di Ferdinando Federico, candidato sindaco a Ottaviano, in via Giovanni XXIII. Una serata che ha segnato l’avvio concreto della campagna elettorale, con una comunità che si è ritrovata attorno a un progetto politico che punta su ascolto e capacità di governo. Ad aprire gli interventi sono stati Felice Picariello, Vincenzo Miranda, Ludovica Prisco, Vincenzo Caldarelli, Vincenzo Ranieri, Mario Pascià, Arcangelo Annunziata e Virginia Nappo. Interventi diversi per toni e sensibilità, ma uniti da una linea comune: dare forza a una proposta credibile, concreta, capace di imprimere un cambio di passo. A chiudere è stato Luca Capasso, che ha poi lasciato la parola al candidato sindaco. Nel suo intervento Capasso ha invitato all’impegno per Ferdinando Federico e il suo progetto sottolineando l’umiltà e la capacità di dialogo del candidato sindaco. Nel suo intervento, Federico ha tracciato con chiarezza il perimetro della sua idea di città e di amministrazione: «Ottaviano ha bisogno di una guida che sappia stare tra la gente, che ascolti davvero e che tenga aperto un dialogo costante con tutti. Ma ascoltare non basta: bisogna avere il coraggio di decidere, di assumersi responsabilità e di portare risultati concreti. Noi vogliamo migliorare questa città partendo dai bisogni reali delle persone, con serietà e presenza quotidiana». Il comitato elettorale nasce come uno spazio aperto. All’interno è stato predisposto anche uno “scatolone delle idee”, pensato per raccogliere suggerimenti e proposte dei cittadini. Un segnale chiaro: il comitato vuole essere una casa di tutti, un luogo di confronto continuo e partecipazione attiva. A sostenere la candidatura di Ferdinando Federico è una coalizione composta da sette liste civiche: Casa Ottaviano, Il Bene in Comune, Noi per Ottaviano, Presente e Futuro, Radici e Futuro, Forza Ottaviano e Siamo Ottaviano. Una squadra che mette insieme esperienza amministrativa e nuove energie, con l’obiettivo di costruire una proposta solida e credibile per il futuro della città.

Festa dei lavoratori, Il grido del Cardinale Battaglia: “Non chiamiamoli incidenti sul lavoro ma sacrifici umani sull’altare del profitto”

Il Cardinale mimmo Battaglia celebra la festa dei lavoratori nella sartoria Kiton di Arzano Non chiamiamoli incidenti sul lavoro. Chiamiamoli con il loro nome: sono sacrifici umani sull’altare del profitto”. È un grido potente, che squarcia il silenzio operoso dei laboratori, quello lanciato dal Cardinale don Mimmo Battaglia. In occasione della Festa del Lavoro, questa mattina è stata celebrata la Messa in un tempio dell’eccellenza sartoriale, la sede Kiton di Arzano, trasformando per una mattina i banchi da taglio e le macchine da cucire in un altare civile e religioso. Davanti a circa 400 lavoratori, ai vertici aziendali, alla famiglia Paone e a rappresentanti istituzionali, Battaglia ha parlato con “il cuore pesante”, rifiutando ogni retorica. “Ogni volta che un operaio cade o un bracciante muore di fatica – ha incalzato – è Cristo che continua ad essere crocifisso. Non sono ‘morti bianche’, perché non c’è nulla di pulito: sono morti che gridano vendetta al cospetto di Dio, nate dalla logica spietata del fare di più”. Per il Cardinale, la sicurezza non può essere un costo da tagliare, ma un “diritto sacro”, pena la perdita dell’anima stessa della società. Il monito si è poi esteso alla tenuta democratica del Paese: “Una democrazia fondata sul lavoro non può reggersi sulle sabbie mobili del precariato selvaggio, dove la vita è appesa a un contratto di un mese”. Citando l’Articolo 1 della Costituzione, Battaglia ha definito la disoccupazione un “peccato sociale” e un “fallimento del Vangelo”, denunciando un sistema che scarta le persone come “pezzi di ricambio” di un ingranaggio cieco. Dalla denuncia alla proposta, l’arcivescovo ha indicato la via di un’economia “della cura”, capace di rimettere al centro la dignità rispetto all’idolatria del profitto. Un messaggio che ha trovato una sponda concreta nella realtà della Kiton, fondata nel 1968 da Ciro Paone, che oggi conta 800 dipendenti e continua a tramandare l’arte sartoriale napoletana nel mondo. Proprio per onorare questa visione di “responsabilità sociale”, la giornata si è conclusa all’esterno dell’azienda con la cerimonia ufficiale di intitolazione del “Viale Ciro Paone”. La targa, scoperta alla fine della mattinata alla presenza del prefetto di Napoli Michele di Bari e del commissario prefettizio Stefania Rodà, ha trasformato quello che era il Viale delle Industrie in un tributo permanente al fondatore. “Questa strada da oggi porta il nome di nostro padre – ha dichiarato la figlia Maria Giovanna Paone – a testimonianza che il suo cammino di rispetto e relazioni continua insieme a tutti noi”.