Sant’Anastasia. “Progetti per il rilancio del Parco Poggio Verde”

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A dichiararlo è l’imprenditore Marcello Ceriello in merito all’articolo dell’associazione neAnastasis che ha denunciato l’incuria e l’abbandono della zona.

Egregio direttore,
vorrei fare una precisazione in merito all’articolo apparso sul quotidiano ilmediano.it sul parco Poggio Verde a firma dell’associazione civica neAnastasis-Associazione Civica che ha tutta l’aria di essere fazioso.

Faccio presente che il Parco Poggio Verde, già ai tempi dell’amministrazione Pone, era oggetto di sviluppo territoriale tramite bandi per l’istallazione di chioschi per attività di somministrazione di alimenti e bevande su area pubblica del Comune di Sant’Anastasia. L’attuale amministrazione Esposito ha proseguito su questo progetto di sviluppo, seguendomi in tutto e per tutto nella controversia che c’era tra il nostro Ufficio tecnico e la Sopraintendenza.

Per capire meglio ciò di cui sto parlando, dobbiamo fare un passo indietro. Era il 2009, quando fu assegnata a me, Marcello Ceriello, un’area sita nel parco pubblico in questione per realizzare la succitata struttura, tramite regolare bando di concorso. Dopo mie pressioni e grande disponibilità da parte di quest’amministrazione, il 3 febbraio del 2011 viene stipulato il contratto tra me, Marcello Ceriello, amministratore della società concessionaria (DAMA s.a.s.) ed il rappresentante per nome, conto e interesse del Comune dott. Palladino Fabrizio, comandante polizia municipale. Il 24 agosto dello stesso anno la Sopraintendenza esprime parere negativo in quanto la documentazione appariva in contrasto con la normativa del P.T.P.: la realizzazione del chiosco si configurava come aumento di volumetria non consentita in zona R.U.A.

Il 14 marzo 2012 si trova la soluzione in un documento della nostra amministrazione, a firma dell’assessore Graziani che chiarisce lo standard urbanistico del parco pubblico in cui il chiosco deve essere realizzato e così il 24 marzo dello stesso anno la soprintendenza rilascia finalmente il parere favorevole. L’anno successivo mi viene rilasciato il permesso a costruire ed il 30 maggio 2012 il provvedimento unico autorizzativo, mettendo fine ad un iter burocratico amministrativo che va dal bando 2008 al permesso stesso 2012.

Finita la parte amministrativa potevo iniziare la parte economica del progetto: mi sono rivolto a quattro istituti bancari: tre non erano interessati al progetto mentre uno mi concedeva meno della metà della cifra richiesta. Nel settembre 2011 decido di fare la pratica per un finanziamento pubblico con INVITALIA e la richiesta viene depositata il 18 dicembre 2012. Visti i lunghi tempi del finanziamento ho chiesto al sindaco Esposito, con una lettera protocollata al Comune di Sant’Anastasia il 26 marzo scorso, 18 mesi di proroga per la realizzazione della struttura. Questo è quanto.

L’articolo firmato da neAnastasis sembra molto fazioso e privo di quelle conoscenze e documentazioni necessarie atte a capire come si sono svolti i fatti. Il parco pubblico di via Toscanini versa in condizioni di degrado ed abbandono a causa dei lunghi cavilli burocratici e per la crisi che ha colpito anche il nostro Paese. L’amministrazione, nella persona del sindaco Esposito, è stata sempre pronta a supportarmi in questo lungo iter. Quelle che si leggono sono solo insinuazioni inutili e strumentali. Se vogliamo sviluppare davvero quest’area mi diano una mano, sono aperto a tutti.
Marcello Ceriello, amministratore della società DAMA s.a.s.

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I giovani e l’agricoltura

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Il tema è al centro del messaggio preparato dalla Commissione episcopale della Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, in vista della 63ª Giornata nazionale del Ringraziamento in programma il prossimo 10 novembre.

Venerdì 4 Ottobre, mentre Papa Francesco era ad Assisi, sulle orme di Francesco, la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, ci donava, come ogni anno, il Messaggio per la 63ª Giornata nazionale del Ringraziamento, che si celebrerà in Italia il prossimo 10 novembre.

Il Messaggio, bellissimo, è rivolto particolarmente ai giovani: “Giovani protagonisti nell’agricoltura”. E i vescovi danno inizio al Messaggio, presentando “l’icona di Martino, giovane ufficiale romano, che, di fronte alle necessità di un povero infreddolito, taglia il suo mantello in due e lo condivide, donando un raggio di sole e di calore che resterà sempre impresso nella memoria di tutti noi”. “San Martino – continuano i vescovi – ci insegna a vivere la vita come un dono, facendo sgorgare la speranza laddove la speranza sembra non esserci”. E, riprendendo poi, in considerazione, l’insegnamento di Papa Francesco, i presuli riportano quanto diceva ai giovani lo stesso Papa:

“Prima di tutto, vorrei dire una cosa, a tutti voi giovani: non lasciatevi rubare la speranza! Per favore, non lasciatevela rubare! E chi ti ruba la speranza? Lo spirito del mondo, le ricchezze, lo spirito della vanità, la superbia, lo spirito del benessere, che alla fine ti porta a diventare un niente nella vita”. Esprimono, in seguito, il loro grazie ai giovani, dicendo che la loro “ vocazione rinnova l’intera società, perché il ritorno alla terra cambia radicalmente un paese e produce benessere per tutti, ravviva la luce negli occhi degli anziani, che non vedono morire i loro sforzi, interpella i responsabili delle istituzioni”. Continuando il loro Messaggio ai giovani agricoltori, i vescovi mettono, in seguito, il dito nelle varie “piaghe” del mondo agricolo:

“Certo, tra voi c’è anche chi lavora in campagna rassegnato, perché non ha trovato altro e forse vorrebbe una realtà di lavoro diversa, magari più gratificante. Ci permettiamo di esortarvi: non rassegnatevi, ma siate protagonisti, trasformando la necessità in scelta, immettendo in essa una crescente motivazione che si farà qualità di vita per voi, per le vostre famiglie, per i vostri paesi. Pensiamo anche ai giovani immigrati, che lavorano nei campi, negli allevamenti, nella raccolta della frutta. Anche a voi suggeriamo di fare di tutto per esprimere una qualità e una professionalità crescente, in particolare attraverso lo studio e la conoscenza delle lingue, per farvi apprezzare ed entrare così a fronte alta nel mercato del lavoro rurale, che vi riconosce ormai indispensabili. Agli imprenditori agricoli italiani chiediamo di valorizzare la passione lavorativa di chi arriva nelle nostre terre, creando le condizioni per un’inclusione e un’integrazione graduale, consapevoli che solo così tutti ne avranno vantaggio. Non ci sia sfruttamento, ma rispetto, valorizzazione e dignità”.

Concludendo il loro Messaggio, i nostri Pastori chiedono che “il lavoro della terra sia considerato come ogni altra vocazione e tutti i lavoratori vedano riconosciuta la stessa dignità, anche in termini economici”; denunciano che “la burocrazia è spesso lenta e impacciata nell’attuazione di miglioramenti fondiari; le risorse finanziarie sono difficilmente reperibili; il credito non viene concesso agevolmente dalle banche”; mettono in guardia le istituzioni “perché si freni lo spopolamento dei nostri paesi di montagna” e dicono che “è urgente investire sulle comunicazioni, sia nelle strade che nella rete telematica: diversamente, i nostri giovani saranno invogliati a cercare altrove possibilità di lavoro. Solo la permanenza dei giovani nei paesi, con la formazione di nuove famiglie, rallenterà lo spopolamento dei nostri centri”.

Credo proprio che l’agricoltura debba essere ri-lanciata sul nostro territorio. La nostra vocazione è quella agricolo-turistica-culturale. E i nostri politici, spesso conniventi con la camorra e con i mercanti di un liberismo sfrenato e senza regole, purtroppo l’hanno svenduta agli stupratori di turno. Penso a Pomigliano, a Boscofangone. Terre fertilissime un tempo. Ora inquinate, sterili, violentate. E’ tempo di fare progetti per un’agricoltura che possa essere “accattivante” per i nostri giovani, costretti a lasciare le proprie radici e gli affetti più cari per mancanza di lavoro. Anche l’agricoltura può dare speranza concreta al nostro territorio.
(Fonte foto: Rete Internet)

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

Napoli, mai infortuni e sosta co opportuni:

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I top player azzurri hanno disertato l’appuntamento con le rispettive nazionali e si preparano al meglio per la Roma.

Pablo Armero e Federico Fernandez: sono gli unici due azzurri che saranno sottoposti ad un tour de force per ritornare in tempo utile per la supersfida di venerdì 18 ottobre all’Olimpico contro la capolista Roma.

L’anticipo dettato da motivi di ordine pubblico non sconvolge più di tanto i piani del tecnico Rafa Benitez: la settimana di sosta per gli impegni delle nazionali ha consentito a gran parte della rosa di potersi allenare senza l’assillo del match domenicale ed a coloro i quali non erano al meglio dal punto di vista fisico di recuperare con tutta tranquillità. Mai infortuni e forfait eccellenti sono stati così opportuni infatti per il Napoli, che ha visto i vari Higuain, Maggio, Zuniga ed Hamsik disertare tra infortuni e mancate qualificazioni gli appuntamenti internazionali di questo fine settimana e della metà della prossima. Gli altri azzurri in campo infatti saranno tutti dislocati in Europa e quindi esentati da trasvolate transoceaniche: per Pandev, Inler, Behrami, Mertens, Reina e Dzemaili le gare infrasettimanali saranno probabilmente il test probante per testarne l’impiego al venerdì successivo.

Discorso a parte invece per Lorenzo Insigne, che con molta probabilità non sarà impiegato nella trasferta danese, ma che sarà assoluto protagonista invece nella sfida di martedì sera nel “suo” San Paolo contro l’Armenia, con l’auspicio di essere protagonista sia con la maglia della Nazionale che con quella del Napoli 72 ore dopo nella sfida con i giallorossi.
(Fonte foto: Rete Internet)

I lavoratori Ipercoop: “Tagliate i salari ma salvate i nostri posti”

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Un centinaio di addetti dell’ipermercato di Afragola hanno spedito un appello a Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno.

“Disposti ad accettare il taglio dei salari pur di salvare il posto di lavoro e di garantire la permanenza del marchio Coop in Campania”. Lo scrivono in una lettera indirizzata al presidente della Unicoop Tirreno, Marco Lami, un centinaio di lavoratori dell’Ipercoop di Afragola, l’ipermercato sul quale incombe il pericolo della chiusura e del licenziamento di quasi tutto l’organico: 225 licenziamenti sui 226 addetti complessivi.

Si salverebbe solo il direttore dell’impianto della grande distribuzione. Altri 25 tagli sono da “spalmare” nei due ipermercati di Quarto e Avellino e nel supermercato di Napoli-Arenaccia. “Ma siamo disposti – scrivono intanto gli addetti di Afragola – a sopportabili sacrifici pur di mantenere il posto di lavoro, visto lo scenario economico nazionale e il contesto regionale”. Sacrifici che puntano al taglio di salari mediamente già piuttosto bassi. Basti considerare che nel mondo Coop una cassiera a tempo pieno, cioè con contratto full time standard, percepisce una paga base di circa 1150 euro, che diventano 700 in caso di contratto part time standard.

Ma la paura di perdere il posto e di perdere la presenza della Coop nella nostra regione sta spingendo soprattutto i lavoratori meno sindacalizzati a premere per una riapertura della trattativa con le cooperative emiliane Estense e Adriatica, interrotta a luglio. Coop che avevano annunciato l’intenzione di giungere in soccorso della proprietaria, la cooperativa toscana Unicoop Tirreno. Il 29 luglio scorso, però, le Coop bolognesi hanno abbandonato il tavolo dopo aver incassato dai sindacati il no alla loro iniziale proposta. Nel frattempo i lavoratori incalzano. “ Siamo consapevoli che ogni soggetto chiamato in campo debba espletare al meglio il ruolo che gli compete al tavolo della discussione e delle trattative per la ricerca di una soluzione – scrivono ancora nella lettera-appello – e teniamo a sottolineare che il marchio Coop in Campania è presente da oltre 40 anni e che pertanto va salvaguardato.

La Coop rappresenta per tutti i soci e i lavoratori affidabilità e prezzi contenuti. Attività espletata in Campania attraverso una rete di cinque punti vendita e circa 650 dipendenti, producendo una significativa economia reale sul nostro territorio”. Quindi, l’invito ai sindacati: “Noi lavoratori, in virtù del nostro senso di appartenenza ai valori cooperativi, nel sollecitare l’adesione dei colleghi degli altri punti vendita, chiediamo alle rsa di riaprire il tavolo di trattativa con le Coop emiliane affinché si trovi un accordo tra le parti e che i sacrifici chiesti ai lavoratori siano temporanei, in previsione di programmi di sviluppo del marchio Coop in Campania”. Ecco cosa finora hanno proposto le Coop emiliane in funzione del salvataggio.

Primo punto: riduzione delle ore per tutti i dipendenti della Campania con contratto full time e arretramento di un livello. Poi: la differenza perduta nell’arretramento di livello sarà restituita con un’una tantum alla fine dell’anno. Ancora: apertura di una procedura di mobilità volontaria. Dunque salari ridotti al minimo. Ma anche tagli ai posti di lavoro (circa un centinaio), contratti in deroga al contratto nazionale, demansionamenti e drastica riduzione dell’orario. Ma il piano d’impresa presentato dalle Coop emiliane prevede anche interventi dalla logistica ai servizi, dai costi di sede ai fornitori alla pubblicità. Il tutto supportato da una politica commerciale che rilanci la qualità e la convenienza e che preveda pure l’apertura di altri punti vendita, supermercati soprattutto.

Nola, cause di lavoro eterne: operaio licenziato dalla Fiat si barrica sul tetto del tribunale

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Il leader del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati di Pomigliano alla notizia del rinvio di un anno della sua causa contro l’azienda è salito sul tetto del tribunale a sfogare l’esasperazione.

Un ex operaio Fiat sul tetto del tribunale, ieri mattina. Mimmo Mignano, operaio licenziato dall’azienda sei anni fa, ha protestato contro l’inefficienza della macchina della giustizia locale, che ritarda i tempi di discussione del suo caso.

E ieri, alle dieci, la clamorosa protesta del leader dei Cobas della Fiat di Pomigliano. L‘operaio, 49 anni, di Sant’Anastasia, moglie e una figlioletta di 5 anni, è penetrato nell’edificio del Tribunale civile, a poche decine di metri da piazza D’Armi, la zona del mercato di Nola, ed è salito sul tetto. Obiettivo: protestare contro le lungaggini della causa civile intentata contro la Fiat per chiedere il reintegro in fabbrica. Una volta sul cornicione del palazzo Mignano ha appeso uno striscione più che significativo: “sei anni per una udienza”. Udienza fissata a ieri ma che i giudici hanno rinviato all’ottobre del 2014. Da qui la rabbia del militante sindacale, sfogata sulla parte più alta del palazzo.

Mignano è stato poi bloccato dalla polizia e portato in una stanza ai piani bassi. Poi però c’è stato un fuori programma. Il presidente della sezione lavoro del tribunale, il giudice Paolo Landi, ha voluto incontrare l’ex operaio esasperato. Landi ha dato “la sua disponibilità a prendere in esame l’anticipazione dell’udienza”. Mignano era stato licenziato dall‘azienda sei anni fa e da allora è rimasto senza soldi e senza posto. Il leader del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat era stato licenziato dal Lingotto nel 2007 per aver manifestato, striscione e megafono nei pugni, all’interno della filiale Fiat di Napoli, al corso Meridionale. Secondo l’azienda Mignano aveva manifestato in modo violento, danneggiando beni di proprietà della Fiat e seminando panico tra il personale e i clienti della concessionaria.

Cosa che ha poi motivato la decisione di estromettere l’esponente Cobas dalla grande fabbrica automobilistica napoletana. “Accuse false – replica l’attivista sindacale – volevano semplicemente eliminare un elemento indigesto a chi vuole comandare col pugno di ferro trasformandoci in tanti robottini senza cervello”. Intanto è la magistratura chiamata a decidere sul caso. Ma Nola versa nella paralisi. “Qui – spiega il legale di Mignano, il noto avvocato lavorista Pino Marziale – i tempi di definizione dei contenziosi di lavoro, compresi quelli urgenti come i licenziamenti, sono insopportabili a causa degli enormi carichi, delle troppe cause e della carenza del personale di cancelleria”.

Nola. Si è dimesso il plurimandatario dirigente Felice Maggio

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Debiti fuori bilancio, procedure incomplete, dirigenti che rinunciano alle proprie cariche. Da mandatopoli alla Fondazione Festa dei Gigli: tutto è messo in discussione al comune di Nola.

Forti scosse minano l’equilibrio dell’amministrazione Biancardi. A poco meno di un mese dal caso Mandatopoli, avvenimenti poco felici si stanno susseguendo precipitosamente nel palazzo di città.

Ieri si è dimesso il plurimandatario dirigente Felice Maggio, dirigente al settore ambiente dal 2009, subentrato nel giugno 2013 a Paolino Santaniello e Giacomo Stefanile nella gestione di pubblica istruzione, politiche sociali, beni culturali, attività produttive. Le sue dimissioni arrivano all’indomani del passaggio di dirigenza del settore finanziario da Gianluigi Marotta, tecnico del comune di Avellino in carica nella città bruniana a seguito di un protocollo di intesa tra le due amministrazioni, a Giacinto Montazzoli, segretario generale.

Cambiamenti che non possono passare inosservati dal momento che sul palazzo comunale pesa già il rifiuto del collegio dei revisori dei conti a partecipare ai lavori della commissione di inchiesta sul caso Mandatopoli nonché il mancato riconoscimento di personalità giuridica per la Fondazione Festa dei Gigli, portato in consiglio comunale lo scorso lunedì dal consigliere Chiara Ruocco. Problemi, questi ultimi, che stanno mettendo in seria discussione il completamento del mandato amministrativo del sindaco Biancardi.

Tra l’altro, resta incerto l’avvio della prossima festa dei gigli, sulla quale incombe l’ipotesi di dover riconoscere nulle le assegnazioni dei gigli fatte dalla neocostituita fondazione che, a sua volta, risulterebbe illegittima. Nell’attesa che si sbottonino il presidente e gli altri membri del consiglio di amministrazione dell’ente, resta da far luce sullo scandalo degli ammanchi dei residui passivi presso la ragioneria del comune di Nola. I consiglieri di opposizione hanno richiesto la convocazione di un consiglio comunale a riguardo, previsto per il prossimo lunedì 14 ottobre.

Durante l’assemblea, come anticipato dal presidente del consiglio comunale Francesco Pizzella, si discuterà anche di due richieste ai dirigenti dei settori finanziario e lavori pubblici e urbanistica, protocollate all’inizio di luglio e finora insoddisfatte, aventi ad oggetto l’accertamento straordinario dei residui attivi e passivi e l’elenco delle attività edilizie concesse dal mese di gennaio 2013.

San Giuseppe Vesuviano. Il PD a convegno sulla Terra dei Fuochi

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Il Circolo del Pd locale ha convocato i responsabili ambiente regionali e nazionali per parlare del disastro ambientale della Terra dei Fuochi. L’appuntamento è per sabato 12 ottobre.

Con l’arrivo di Mariarosaria Migliarino ai vertici del partito, il PD sangiuseppese ha avuto un’ autentica scossa elettrica, che lo ha destato dal torpore in cui era finito dopo la campagna elettorale alle comunali che ha visto prevalere una parte del centro destra cittadino rispetto all’altra metà particolarmente coinvolta con lo scioglimento per infiltrazione camorristica. In pochi mesi il partito si è rinnovato, sono arrivati volti nuovi, molti sono i giovani che si sono avvicinati al partito prendendo la tessera e decisi a dare il loro contributo per dare una sferzata progressista alla politica cittadina e anche a quella nazionale.

Quello di sabato 12 ottobre sarà il battesimo del fuoco per questi giovani esordienti che si confronteranno con politici navigati come l’On. Tonino Amato presidente della Commissione Bonifiche della Regione Campania, con l’On. Massimiliano Manfredi della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, con l’On. Raffaele Topo capogruppo PD in Regione Campania, con Gino Cimmino segretario provinciale del PD e con il Dott. Alfredo Mazza dell’Associazione ISDE.
Un tavolo di tutto rispetto a cui saranno sottoposti i temi che assillano la comunità sangiuseppese da decenni: la bonifica della Vasca al Pianillo ed il degrado ambientale che ha la sua punta di diamante nell’incendio dei rifiuti, sia civili che industriali, che va avanti oramai da troppo tempo senza che nessuno ponga un freno.

La cronaca regionale e nazionale da settimane ha acceso i riflettori sulla Terra dei Fuochi, vasta area situata tra le province di Napoli e Caserta, in quella che un tempo era definita Terra di Lavoro, e che oggi produce solo tumori e malattie legate all’inquinamento. Tralasciando completamente l’Area Est del Vesuvio dove i danni sono altrettanto seri e profondi. Oltre alle discariche storiche, La Marca – De Siervo a Somma Vesuviana, Pirucchi a San Gennaro Vesuviano e Palma Campania, Cava SARI e Cava Ranieri a Terzigno, il territorio Vesuviano è disseminato di discariche abusive come Contrada Beneficio a San Giuseppe Vesuviano, senza parlare delle bombe ecologiche delle vasche borboniche trasformate in cloache come Vasca al Pianillo e Vasca al Furnillo tanto per citarne alcune.

I rappresentanti regionali e nazionali del Partito Democratico verranno interrogati sulle cause e le responsabilità che hanno condotto un territorio fra i più ricchi a diventare una maleodorante discarica a cielo aperto e si cercherà di capire quali saranno le soluzioni utili ad uscire da questa situazione.

Fra i relatori quello più conosciuto nell’Area Vesuviana è sicuramente l’On. Antonio Amato che più volte ha constatato di persona il dramma di Vasca al Pianillo ed è riuscito anche ad organizzare una riunione della Commissione Bonifiche a Poggiomarino mettendo intorno allo stesso tavolo tutti gli attori interessati al problema, in primis i rappresentanti dell’Ex Commissariato Bonifica del Sarno oggi traghettati in ARCADIS Spa società a capitale regionale incaricata di risolvere i problemi legati al dissesto idrogeologico regionale e all’inquinamento del Sarno.

Tanta la carne sul fuoco, dunque.. L’appuntamento è in via XX Settembre 41 (Pal. Casillo) per le ore 17,00. I posti sono limitati, bisogna anticiparsi. Unica nota dolente nella preparazione dell’evento è stato il “manifesto selvaggio”. Già poche ore dopo l’affissione dei manifesti del convegno, molti sono stati coperti da ignoti. Si attendono spiegazioni dall’Ufficio Affissioni del Comune.

Brusciano, operaio incensurato nascondeva 14 chili di cocaina in camera da letto

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Brillante operazione della Compagnia di Casalnuovo della Guardia di Finanza, al comando del capitano Giuseppe Di Stasio. L’arrestato, 33 anni, è ora in carcere.

Nascondeva in un doppiofondo dell‘armadio della sua stanza da letto un ingente quantitativo di cocaina: 14 chili di purissima polvere bianca per un valore di mercato che supera i 3 milioni di euro. Un’enormità.

I finanzieri della Compagnia di Casalnuovo, al comando del capitano Giuseppe Di Stasio, l’altro ieri hanno arrestato un operaio incensurato di 33 anni. Il trafficante era stato fermato dalle Fiamme Gialle in una via del centro di Napoli. Era a bordo della sua vettura. Addosso gli sono stati trovati 65 grammi di coca avvolta in una busta di plastica. L‘indagine è poi proseguita con la perquisizione dell‘appartamento del trentatreenne, a Brusciano, pochi chilometri da Pomigliano. Qui i finanzieri hanno rinvenuto in una parte nascosta dell‘armadio, nella stanza da letto, un grosso quantitativo di droga, 14 chili di cocaina. L‘operaio è stato trasferito in carcere.

Da accertare la provenienza della polvere bianca. “Le rotte della coca, dalla Colombia, passano per le coste africane e quindi si dirigono verso la penisola”, spiega il capitano Di Stasio. Top secret intanto il nome dell’arrestato. La Guardia di Finanza sta indagando per risalire all’origine della cocaina scoperta a Brusciano.

Il nostro patrimonio: Ciro Scarpato

Iniziamo una serie di incontri con quelle persone che da sempre o quasi, hanno tenuto alto il nome di San Sebastiano al Vesuvio. Incominciamo con Don Ciro Scarpato Maestro pasticcere della Pasticceria Angela.

Don Ciro, ci dica, come nasce la sua attività!
“Io non vengo da una famiglia di pasticceri, mio padre era un contadino, era specializzato in innesti e pota degli alberi. Per cause di forza maggiore ho dovuto intraprendere una scuola professionale, all’epoca la scuola superiore era per pochi privilegiati. Io vivevo ‘Ngoppa ‘o Pittore dove si trova la Cappella e andavo a Croce del Lagno a lavorare. All’epoca, quando eravamo ragazzi avevamo l’obbligo di svolgere delle mansioni, la mattina, dovevamo andare a scuola ma il resto della giornata avevamo in nostri compiti da svolgere in campagna, quello che oggi non si fa più!

Mia madre, quando pioveva, dava 15 lire a me e 15 lire a mio fratello, che tanto costava il biglietto del pullman andata e ritorno. Io, invece, me li conservavo per comprarmi un biscotto all’amarena. Da quel biscotto all’amarena è nato il mio mestiere! Infatti, dagli oggi e dagli domani, il pasticcere dove mi recavo mi disse, che se gli avessi svolto una commissione, mi avrebbe dato quel biscotto pe’ senza niente! Io, quel giorno dissi a mio fratello che riferisse a mia madre che sarei rincasato più tardi e così iniziò la mia carriera di pasticcere. Era il 1955 ed avevo dieci anni.”

Quando avete scoperto di avere nelle vostre mani quest’arte?
“Questo mio primo maestro, Aldo Pecoraro, di Napoli, mi fece mettere la mano sul banco di marmo e me la tenne stretta un paio di minuti, e dopo averla sollevata mi disse: “tu addiventarraje ‘nu grande pasticcere!” Aveva visto che la mano non era sudata e le mani sudate guastavano l’impasto, almeno così si diceva una volta. Ma io lavoravo col gomito la sfogliatella riccia e a volte mi sanguinava. Ero piccolo e dovevo salire su di una latta per arrivare al banco.

A dodici o tredici anni non ricordo, andai a lavorare a Portici, perchè quella pasticceria chiuse e cambiai mestiere, lavorando per l’acetificio Milano, di San Giovanni, a Napoli, per circa sei mesi, con la speranza di fare il ragioniere anche se, la mia passione, era sempre quella di fare il pasticcere che continuavo a fare a Portici, presso La Dolciaria, di rimpetto al cinema Corso, quello che ora non esiste più. Fatti i diciotto anni però incominciai a lavorare per le poste come sostituto portalettere per cui, anche senza lavorare, dovevo stare presso l’ufficio postale pronto per l’occorrenza. Quest’incarico mi procurò qualche dissapore con mia madre che lo riteneva un posto importante, perchè statale ma io, come pasticcere, guadagnavo 7.000 lire alla settimana e come portalettere ne guadagnavo altrettante, ma al mese! Per cui, non senza litigi, lasciai quell’impiego superati i 19 anni.

Il responsabile della pasticceria mi affidava incarichi sempre più di responsabilità e io lo anticipavo sul lavoro. Nel frattempo però incominciavo a interessarmi anche ai libri di arte pasticcera e di tutto ciò che la riguardava. Un giorno trovai un giornalino che pubblicizzava una fiera dolciaria ad Arezzo e notai, era il ’73, il nome di un certo Renato Scalenghe di Torino, che organizzava corsi di pasticceria, e così con 300.000 lire dell’epoca, trascorsi una settimana di corso a Torino. Partecipai in seguito ad altri eventi, come quello della fiera di Rimini, eravamo arrivati agli anni ottanta e mi resi conto, anche se ero diventato bravo, che non si riusciva a vincere nessun premio se si restava fuori da quel triumvirato formato da Piemonte, Lombardia e Veneto; vincevano sempre loro!”

Quindi i concorsi di queste fiere erano truccati?
“Tutti i concorsi sono truccati!”

Anche oggi?
“Sì!”

Praticamente cosa succede … il pasticcere che vince acquisisce un certo prestigio e di conseguenza vende di più? Questa è la chiave di lettura?
“Ma sa qual era il problema? All’inizio, per vincere uno di quei concorsi, dovevi essere comunque bravo, ma poi, quando si è cominciato a truccarli, sono usciti fuori i vari maestri truccati. Tutta gente che non sa fare niente, oppure, si buttano tutti quanti a fare la stessa cosa! Oggi ad esempio, la decorazione a cornetto, dove eravamo i più bravi al mondo, non la sa fare più nessuno. Poi è subentrata l’industria, si è cominciato ad usare roba semilavorata e i maestri, in realtà non erano più tali. L’industriale andava da loro e gli diceva: “te faccio sparagnà!” E grazie a questo risparmio nun ce stanno chiù gli artigiani!”

Comunque tra le tante cose sicuramente avrete avuto qualche soddisfazione?
“Un giorno mi telefonò Crinò, un siciliano col quale litigavo sempre e con mia grande sorpresa mi disse che voleva creare la federazione italiana dei pasticceri e mi chiese una mano. Lui, al mio disappunto e nonostante i trascorsi non buoni, per la sua poca chiarezza ai concorsi che organizzava nelle fiere del nord, mi definì come la persona più rappresentativa per la pasticceria meridionale. Fu così che andai a varie riunioni a Milano, feci anche parte del consiglio europeo di categoria, ma per un mesetto, poi la cosa finì tutta lì.

Poi partecipai anche a un’importante fiera, alla mostra D’Oltremare, quella del Expo Sud Hotel, dove però mi diedero un posto secondario, in disparte, ma nonostante ciò, incanalando i visitatori in un percorso da me creato con torte finte, li portai a me, facendogli conoscere le mie creazioni. In quel contesto conobbi anche altre persone, con le quali, nel Centro Mercato Due, a Napoli, creammo l’Associazione Pasticceri Napoletani. Divenimmo un importante riferimento per tutta l’Europa. Il nostro intento era quello di insegnare ai giovani l’arte dolciaria della decorazione e della lievitazione naturale. In seguito fui invitato a San Francisco, era se non erro il 2000, insieme a un altro maestro pasticcere di Ponte San Pietro, Achille Brena. Partecipammo all’inaugurazione dell’aeroporto intercontinentale, nell’Emporio Rulli, all’interno della struttura, dove preparammo una torta monumentale. Poi ho presenziato a un seminario a San Paolo del Brasile, dove insegnavo a fare i fiori e altre decorazioni con la panna.

Poi ancora sono stato a Parigi, agli Champs-Élysèes, al museo dell’artigianato, dove presentammo i dolci tipici napoletani. Nel 2010, l’ARIN mi commissionò una torta per i 2000 anni dell’acquedotto augusteo. Facemmo una torta che rappresentava la Piscina Mirabilis e sullo sfondo un Vesuvio di ghiaccio, presentando il tutto ad un convegno al castello di Baia. Nel 2011 sono stato selezionato dalla regione Campania per la Bit di Milano, dove ho portato moltissimi tipi di dolci tipici e soprattutto babà, divorati in 15 secondi dopo una presentazione sulla storia del babà! E infine, anche Varsavia e continuo a girare l’Italia, ovunque mi invitino per fare seminari e dove posso mettere a disposizione la mia modesta esperienza.”

E oggi? Sul territorio, come siamo messi? Como sono le nuove leve?
“Il problema sai qual è? Che mo so’ tutti quanti maestri! La maestria inizia dalla base!”

Nella vostra bottega c’avete qualche giovane promettente?
“Ho due apprendisti, due ragazzi promettenti, Martina Spina di San Sebastiano e Domenico Fiorentino di Ponticelli, ragazzi come tutti gli altri ma pieni di passione e questo dimostra che la voglia d’imparare c’è da parte dei giovani, sono i maestri che mancano!”

Nola, ex operaio Fiat protesta sul tetto del tribunale

Mimmo Mignano, operaio licenziato dall’azienda sei anni fa, protesta contro l’inefficienza della magistratura locale, che ritarda i tempi sulla discussione del suo caso.

Stamane clamorosa protesta del leader dei Cobas della Fiat di Pomigliano, Domenico Mignano. L’operaio, 49 anni, moglie e una figlioletta di 5 anni, intorno alle dieci è salito sul tetto del Tribunale di Nola per protestare contro le lungaggini della causa civile intentata contro la Fiat per chiedere il reintegro in fabbrica.

Mignano è stato licenziato dall’azienda sei anni fa e da allora è rimasto senza soldi e senza posto. Il suo caso giace nei cassetti del tribunale nolano. Il leader del Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat era stato licenziato dal Lingotto nel 2007 per aver manifestato, striscione e megafono nei pugni, all’interno della filiale Fiat di Napoli, al corso Meridionale.

Secondo l’azienda Mignano aveva manifestato in modo violento. Da qui la decisione di licenziarlo. ” Accuse false “- replica l’attivista sindacale – ” volevano semplicemente fare fuori un elemento della fabbrica indigesto a chi vuole comandare col pugno di ferro “.