Le ricette di Tiziana: il menù della castità insidiata

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Pasta e patate, e baccalà: il cibo della castità. Ma attenti ai menù delle “zite cuntignose”. Nascondono l’insidia del piacere. Il “Catalò”, il catalanesca di Sorrentino sprigiona vampe di fuoco anche dal sapore grigio del tiglioso baccalà.

Minestra di pasta e patate per 4 persone
Ingredienti: 250 gr di pasta mista; 500 gr di patate; 80gr di parmigiano grattugiato; 50 gr di lardo; 1 cipolla; 1 carota piccola; 1 gambo di sedano; Olio sale e pepe q.b.

In una teglia piuttosto ampia fate soffriggere un po’ di olio di oliva, un trito di lardo, sedano, carota, cipolla, dopo qualche minuto aggiungete le patate tagliate a cubetti; salate e pepate. Si cuoce a calore moderato per qualche minuto quindi aggiungete acqua q.b., fate cuocere per circa mezz’ora, poi unite la pasta e completate la cottura. Prima di servire aggiungete il parmigiano.

Mussillo alla Napoletana per 4 persone
Ingredienti: 800 gr di mussillo del baccalà; 2 spicchi d’aglio; 1 manciata di prezzemolo; 1 limone; Olio extra vergine di oliva; Sale e pepe q.b.

Lessate il mussillo in una pentola d’acqua fredda per circa 15 minuti sgocciolatelo e privatelo della pelle e delle spine, tagliatelo a pezzetti e fatelo raffreddare su un piatto da portata, a parte fate un trito di aglio e prezzemolo unendo il succo di limone, sale, pepe e olio. Sbattere energicamente con una forchetta e condire il mussillo.

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Pasta e patate e ‘o mussillo ‘e baccalà: frugalità, penitenza, castità. Troppo virtuoso questo menù proposto maliziosamente dalla signora Tiziana. La diffidenza vesuviana si mette subito all’erta, sospetta la presenza dell’insidia, della trappola. La diffidenza vesuviana non si lascia incantare dagli eccessi: la castità ad oltranza pare sempre una finzione: “vo’ fa’ ‘ a zita cuntignosa“.

Nel primo piatto l’insidia del piacere è nella pasta mista, che sfida la bocca a percepire, analiticamente, sotto l’uniforme superficie del velo grumoso del parmigiano, le consistenze diverse di calibri e strutture dei tipi di pasta: e i filosofi ci dicono che in questo riflessivo assaporare ci sono l’inizio e la fine di un piacere totale che è prossimo alla voluttà. L’insidia è nella succulenza del parmigiano, che vede esaltato il nerbo aspro e rotondo del suo sapore attraverso il contrasto con il più neutro dei supporti: la patata.

Ne era convinto anche Vincenzo Corrado, che così illustrò, nel 1798, la ricetta delle “patate alla parmegiana“: “Le patate, cotte che saranno al forno, si poliscono, si bagnano di butirro (burro) liquefatto, e si rotolano fra il parmigiano grattato condito di sale e pepe. Così fatte si fanno rappigliare al forno, e si servono, dopo, con salsa di butirro e gialli d’uova stemprati insieme.”. Trovatemi uno scrittore enogastronomico di oggi che abbia la potenza espressiva per inventare qualcosa di simile all’ immagine delle patate che si rotolano nel parmigiano e che si rappigliano – rappigliarsi è molto più che fondersi e coagularsi – , al calore del forno, in una sintesi di sapori e di percezioni tattili.

Ma l’insidia più pericolosa è nel lardo. Basta la parola. Che alla nostra immaginazione non evocherà mai un gaudio da chiostro o da confessionale, ma solo piaceri grassi saldamente ancorati alla terra. Invece, il mussillo di baccalà è veramente casto, e la sua castità è confermata dal limone e dall’aglio: che pure è equivoco: perché l’odore (?) dell’aglio è un nemico diabolico del profumo dell’eros, e tuttavia qualcuno ha osato pensare, in passato, che l’aglio abbia virtù afrodisiache. Un notissimo politico italiano qualche anno fa lanciò l’anatema contro l’aglio e lo condannò al più umiliante dei servizi sociali, accontentarsi di combattere i vermi intestinali. Anche “ ‘o pretosino“ si è vantato, in passato, di avere certe virtù: ma è stato facile smentirlo.

Ma se su questo casto mussillo si beve il “Catalò“ di Sorrentino – lo consiglia Gimmo Cuomo -, la prospettiva si rovescia. L’ardente, avvolgente morbidezza del catalanesca immette emozioni vibranti nel sapore scolasticamente netto del mussillo, lo libera, per un momento, dal suo destino, che lo condanna a ripetersi fino alla noia – è la noia del suo essere sempre uguale a sé stesso che lo fa chiamare baccalà -, lo solleva al rango di una pietanza esotica e fascinosa. Le note di anice che una mano sapiente – certo una mano femminile – ha tratto, miracolosamente, dal corpo dell’uva che venne dalla Catalogna, ravviva di palpiti che sento come vermigli la grigia insipidezza del baccalà, e anche l’ aglio e il prezzemolo, purificati e rigenerati dal sentore di mandorla, trovano la sfrontatezza per proporsi di nuovo come simboli dell’ardore vesuviano.

Ma è nelle note dell’anice la meraviglia di questo “Catalò“, che riporta in superficie le memorie letterarie: le osterie tenute da vesuviani nei vicoli tumultuosi della Napoli di Scarpetta, di Donna Matilde Serao, di Viviani – acqua e ànnese, chi vo’ vevere -, il catalanesca e il caffé all’anice delle locande che erano la stazione di partenza per l’ascesa al cratere del Vesuvio… Ci deve essere un modo che sia del tutto nuovo per raccontare piatti e vini.
[Commento a cura di Carmine Cimmino]
(Immagine a corredo: J. B. Chardin, Donna che sbuccia le rape, 1738)

LE RICETTE DI TIZIANA

Allarme rifiuti nel Napoletano: corsa contro il tempo

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Dopo la decisione del sindaco di Tufino di chiudere lo stir, istituzioni al lavoro per impedire il dilagare dell’immondizia nell’area metropolitana, la più densamente popolata d’Italia.

La chiusura a tempo indeterminato dell’impianto di tritovagliatura di Tufino, a pochi chilometri da Nola, sta facendo fibrillare intere popolazioni e il mondo politico e istituzionale campano. Intanto, ieri pomeriggio, riunione d’urgenza del consiglio provinciale, che ha approvato un ordine del giorno con cui si sollecita il prefetto di Napoli, Francesco Musolino, a far riaprire subito la struttura in cui quotidianamente vengono triturati i rifiuti provenienti da 62 comuni della provincia e da una parte della città di Napoli.

Sempre ieri Pd e Sel hanno emanato un comunicato attraverso cui i due partiti prevedono “lo scoppio immediato di un’emergenza igienico sanitaria” giudicando al momento la situazione “gravissima”. L’ordine del giorno promosso dal consigliere provinciale del Pd Mimmo Giorgiano e dal collega di Sel Giorgio Carcatella, richiesto dall’assessore all’ambiente del comune di San Giorgio a Cremano, Giampaolo Scognamiglio, punta sui poteri affidati al prefetto in grado di sbloccare questa pericolosa paralisi.

"Il presidente della giunta provinciale, Pentangelo, l’assessore Caliendo e l’intero consiglio provinciale hanno fatto proprio l’ ordine del giorno – spiegano Giorgiano e Carcatella – e stanno intervenendo presso la prefettura affinché con un’ ordinanza ad hoc l’ impianto sia subito riaperto o quantomeno siano trovate immediate soluzioni alternative. Ciò al fine di evitare una nuova e devastante emergenza in cui finirebbero subito i comuni che sversano ogni giorno in questo stir: la situazione è gravissima e potrebbe precipitare rapidamente se non ci saranno gli interventi dovuti".

E’ stato il sindaco di Tufino, Antonio Mascolo, a far chiudere “sine die” la struttura che trita migliaia di tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati, portati dagli autocompattatori dell’Asia e delle varie ditte della nettezza urbana che operano in provincia. Ma le popolazioni che vivono intorno allo stir, di origini contadine, residenti in un’area verde molto vasta, alle pendici di Montevergine, non sopportano da sempre la presenza del gigante che inghiottisce le immondizie prodotte da quasi due milioni di abitanti. E quando il loro sindaco ha notato, attraverso un controllo dei vigili urbani e dell’Arpac, che una parte di questi rifiuti non sarebbe a norma, vale a dire che non potrebbero essere classificati come rifiuti solidi urbani, e che i biofiltri dell’impianto non funzionerebbero a dovere, sono scattati i sigilli.

Cosa che ha fatto infuriare Enrico Angelone, amministratore unico della Sapna, la società della provincia che gestisce stir e discariche pubbliche. Angelone smentisce l’attendibilità dei rilievi della polizia municipale di Tufino. Vuole denunciare il sindaco Mascolo.

Lettera aperta a Luigi Pone

I direttori dei giornali territoriali importanti si trovano nella condizione degli iniziati ai misteri del dio Mitra: il “ruolo” si è impadronito di loro, ed essi non possono più tornare alla vita di prima. Anche Luigi è, ormai, un “vocato”.

I veri amici sono i solitari insieme (Abel Bonnard)

Egregio Direttore,

quando mi parlasti della tua intenzione di lasciare la direzione del giornale, non mi permisi di darti consigli. Per due motivi. Perché io non ho mai chiesto consigli, e dunque mi guardo bene dal darne, anche quando me li chiedono: chi li chiede, quasi sempre ha già deciso, e cerca solo un correo o un capro espiatorio su cui scaricare colpa e responsabilità di un eventuale fallimento.

Ma la cosa non riguarda te: non ti sei mai nascosto, sei sempre stato in primissima fila, a difendere il giornale e i collaboratori. Non ti diedi consigli, perché sei, dovrei dire, un saggio: ma non lo dico, perché sono tempi, questi, in cui anche i saggi nazionali, quelli scelti dal Potere come saggi, fanno ridere, in quanto a saggezza. Dico, perciò, che sei un razionale che resta razionale anche quando sente il dovere di pensare pensieri di lucida rabbia, e di enunciarli, pubblicamente, con calma e con chiarezza: sai che una cosa è la moderazione, e tutta un’altra cosa è fingere di non vedere e di non sentire. Sai che questa coraggiosa distinzione è il fondamento della libertà.

Sei un “logico“ che avverte, intenso, il pudore delle emozioni. Perciò, in questa tua lettera, visibile e immediatamente leggibile, ce n’è un’altra, nascosta, intrisa di commozione: la “vedono“ e la leggono solo i tuoi primi compagni di strada, quelli con cui hai iniziato il viaggio. Per questo tuo pudore ci hai tolto la possibilità di commentare “in diretta“ la tua lettera d’addio, e perciò mi costringi ad essere scostumato – la cosa, talvolta, mi riesce bene – per pagare i due debiti che ho contratto con te. Il primo debito l’ho contratto, in verità, prima ancora che con te, con la nostra Patrona, Carmela D’ Avino.

Fino a qualche anno fa il computer lo usavo, solo e con grande fatica, come macchina da scrivere, e l’idea che si potesse fare un giornale online non riusciva a trovar posto nel mio immaginario. Non posso dire di aver rinnegato del tutto la fede nella carta stampata – i limiti dell’intelletto e dell’età non si possono cancellare, purtroppo -, ma grazie a Carmela e a te ora so che la via maestra dell’informazione, soprattutto di quella territoriale, passa per la Rete. So anche che nel Vesuviano non sono rimasti solo le chiacchiere e i rimpianti, che servono soprattutto a “cummigliare“ la nostra inettitudine, ma c’è ampio spazio per i coraggiosi che si mettono in gioco, amano il rischio e sanno ascoltare la voce dei tempi. Lo avete dimostrato voi tutti: Carmela, tu, e gli altri padri fondatori del giornale.

L’altro debito l’ho contratto con la tua salda capacità di sollecitare interessi, di proporre temi, argomenti e punti di vista originali, di orientare il dibattito: perché sei sempre “presente“, nel senso che conosci come pochi, nei termini della concretezza e della profondità, la realtà sociale e culturale del territorio, e non solo del territorio, ovviamente, e ne segui con grande attenzione le linee di sviluppo.

Ma sapere troppo, diceva un tale, talvolta può risultare un problema. Caro Luigi, mi sono fatto persuaso che i direttori dei giornali territoriali importanti si trovino nella stessa condizione degli iniziati ai misteri di Mitra: hanno raggiunto un livello di conoscenza tale che il territorio e il ruolo si impadroniscono di loro e non consentono che essi rinuncino, si arrendano, si tirino indietro. Ormai sei un “vocato“, un “chiamato“. E mi fermo qui. Nella tua lettera mi hai messo accanto a Amato Lamberti: dovrei ringraziarti, ma non lo faccio. Lo sai anche tu, che hai esagerato, e non di poco. Ti ricordo che mi hai promesso che sarai parte attivissima di un certo progetto editoriale che si sta costruendo. So che potremo contare su di te.

Il mio saluto l’affido al quadro che ho scelto per accompagnare questa lettera: quando mi voglio persuadere che il disordine non sia l’antitesi dell’ordine, ma sia solo un ordine multiplo e complesso, mi metto a osservare l’immagine di questo capolavoro dipinto dal più “razionale“ dei geni della pittura. Le strade degli amici non si separano mai.
Carmine Cimmino
(Foto: G. Braque, Natura morta con "Le Jour", 1929)

LA STORIA MAGRA

San Sebastiano, Liberiamoci dal male

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Una nuova realtà di cittadinanza attiva nasce tra San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma, in via Piromallo si istituisce il comitato civico “Liberiamoci dal male”.

Un nuovo movimento nasce nel Vesuviano, un nuovo impeto dal basso, un sussulto per contrastare la condanna a morte della nostra Terra. I recenti fatti della Terra dei Fuochi, balzati alla ribalta di una cronaca più assopita che mai, hanno avuto il pregio di mettere in luce, una volta per tutte, lo scempio della Terra di Lavoro, ma col rischio di ridurre esclusivamente a quell’area un ben più vasto problema. L’ambito del disastro ambientale perpetrato a danno di chi vive tra il Mare e il Vesuvio è infatti vasto e abbraccia tutta l’area vesuviana.

Lo scopo di questo nuovo movimento, costituitosi in comitato e denominatosi “Liberiamoci dal male” per l’esplicito rigetto della temibile malattia, è quello di una reazione civica contro la cecità amministrativa, quella che si fa forza sul luogo comune e talvolta sul sottaciuto e omertoso consenso dei più, e nega lo scempio del proprio territorio.

Sì, anche il Vesuviano langue come il Casertano, anche sotto il Vesuvio, per chi se ne fosse dimenticato, esistono le discariche, anche nel Parco Nazionale del Vesuvio, unico caso al mondo, lo stato ha sversato i suoi rifiuti nella sua area protetta, e molti dei suoi abitanti continuano a farlo col tacito assenso delle amministrazioni locali, incapaci di gestire una politica dei rifiuti concreta se non inesistente. Anche qui da noi, e i più recenti studi lo dimostrano, si muore per il cancro a causa delle discariche, anche qui da noi la vita per taluni incomincia ad essere un lusso.

Lo scopo di questa neocostituita associazione, fatta di semplici cittadini, è quello di mettere insieme gli elementi di una società civile, fin troppo frammentata e fin troppo litigiosa. Ha l’intento di reagire contro indifferenza e fatalismo, con l’organizzazione di gruppi coesi e attivi, che in base alla loro volontà e alle loro competenze potranno dare un apporto per mettere in luce una situazione troppo nascosta o negata.

La riunione di ieri sera ha tutto sommato soddisfatto Mariella Cozzolino, presidentessa del comitato così come gli altri membri del direttivo del costituendo comitato; partire non è mai facile ma loro l’hanno fatto e, speranzosi per la riunione del prossimo venerdì, traggono le somme di questo primo incontro, fiduciosi di essere operativi quanto prima. Alla riunione sono intervenute una trentina di persone che hanno instaurato in linea di massima un dialogo costruttivo e propenso ad affrontare fattivamente le varie problematiche relative all’inquinamento territoriale, i pochi politici presenti sono rimasti cittadini qualunque, senza quelle antipatiche prerogative che generalmente li contraddistinguono.

Tra le istanze dei presenti spiccano quelle di Bernardo di San Sebastiano, il quale sottolinea il rischio dell’inquinamento della falda acquifera locale, soprattutto nella zona di San Vito e quella delle Lave Novelle, ma ci incoraggia anche, con un elemento di speranza, quello della lotta contro una discarica sostenuta dal padre Enrico, colui che da solo la spuntò contro il comune di Ercolano, Portici e i temibili La Marca, famiglia che negli anni settanta faceva il buono e il cattivo tempo all’ombra del Vesuvio.

Poi c’è Giuseppe, un militare deluso dalle istituzioni, che ci consiglia di diffidarne e che prospetta la possibilità dell’istituzione di ronde e di un monitoraggio delle aree critiche, il tutto interfacciandosi con le forze dell’ordine. Poi ancora, Antonio che spera nell’abbattimento degli imballaggi e una visione meno consumistica della nostra esistenza. Enzo, che, tra una cosa e l’altra, chiede invece una mappatura di quelle zone produttive non intaccate dall’inquinamento, per una loro opportuna tutela. Tutti hanno detto la loro, tutti sono invitati la prossima settimana per far grande questa storia.

San Giuseppe Vesuviano. Multe a raffica ma ancora molte le zone in ombra

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Il comando di Polizia Locale del comune vesuviano ha lanciato un programma da tolleranza zero ma il lavoro da fare è enorme. In molte zone lo Stato è assente.

 Dai primi di ottobre il personale della Municipale, agli ordini del Dott. Ciro Cirillo, ha lanciato una grossa operazione contro le infrazioni al codice della strada. Sono stati allestiti una serie di posti di blocco, in particolar modo nelle vie del centro, e nella rete sono caduti decine di automobilisti indisciplinati. Fra questi sono stati segnalati quattro casi in cui l’assicurazione RCA del veicolo era o scaduta o addirittura falsa.

I caschi bianchi Vesuviani hanno immediatamente sequestrato i veicoli ed elevato contravvenzioni, che possono arrivare fino a 3.366 euro oltre alla denuncia penale e per finire li hanno anche denunciati alla IVASS (ex ISVAP) affinché le assicurazioni truffate possano rivalersi sugli automobilisti fuorilegge. Il problema delle assicurazioni in Italia, e in particolar modo al Sud, è enorme. Le Compagnie applicano tariffe da vero strozzinaggio che spesso puzzano di speculazione visto che le associazioni dei cittadini da anni denunciano un calo vertiginoso degli incidenti coperti da RCA, ma le assicurazioni,sostenute da un sistema legislativo corporativo, non sentono ragioni,ogni anno aumentano il costo dei premi.

Il risultato di questa attività, in cui lo Stato fa la parte dello spettatore, è che molti veicoli in circolazione sono senza copertura RCA. Si stima che circa 3 auto su 10 siano fuorilegge, mentre fra i veicoli a due ruote la percentuale sale ad oltre il 50%. Le cause di questi comportamenti assurdi da parte degli automobilisti vanno ricercate nella stringente crisi economica, ma anche nei pochi controlli messi in atto dalle forze dell’ordine. A San Giuseppe Vesuviano il rispetto delle norme del codice della strada non è basso, è quasi inesistente. Circolare per le vie cittadine è sempre più un rischio, si va dalla classica sosta selvaggia alla guida contro mano fino al mancato rispetto dello stop e di qualsiasi segnale di divieto.

Transitare sulle strade dove hanno sede grosse attività commerciali, sanitarie o i bar della movida non solo comporta una notevole perdita di tempo ma è anche un grosso rischio. Basta uno sguardo di troppo rivolto ai tanti automobilisti in sosta selvaggia e partono le risse. Fu proprio per un banale motivo di viabilità che a Via Croce Rossa ci scappò il morto nell’ottobre 2010. Ma dove la situazione ha superato ogni umana tolleranza è in Piazza Elena D’Aosta dove ha sede il comando Polizia Locale. Tutte le sere, in particolar modo il sabato e la domenica, centinaia di ragazzini in sella ai motorini o alla guida delle macchinine si impegnano in un rodeo intorno alla villa comunale, schivando centinaia di loro coetanei che fanno finta di passeggiare e invece si comportano come dei birilli umani in questa gara di abilità.

Fino ad ora molti sono stati gli incidenti lievi, per fortuna il morto non c’è stato ancora. Eppure alla Polizia Locale non servirebbero mezzi eccezionali, basterebbe uscire sulla porta dell’Ufficio e fermare il rodeo. Dal canto suo l’amministrazione Catapano sul versante della sicurezza stradale, esattamente come per la raccolta differenziata, punta solo sulle multe. Nessuna politica strutturale è stata messa in campo e tantomeno pensata, basta fare un giro per la città per rendersene conto: ognuno si comporta come a casa sua.

C’è il grossista che usa il marciapiede come appendice del negozio e le grandi imprese che lavorano senza parcheggio obbligando i loro clienti a comportarsi di conseguenza. Il lavoro da fare sul fronte della mobilità urbana è enorme; non bastano certo quattro verbali per affermare un risultato.

Somma Vesuviana , il sindaco Allocca: «No alla convenzione SAPNA»

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Il primo cittadino scrive al Prefetto rifiutando di allinearsi allo schema di convenzione che prevedrebbe l’affidamento del servizio alla Spa con socio unico la Provincia di Napoli e decide: «Continueremo a versare parte dei proventi Tares direttamente alla Provincia, quello schema di convenzione sarebbe dannoso per le casse del Comune». Le attività di raccolta, di spazzamento, di trasporto, smaltimento e recupero dei rifiuti inerenti alla raccolta differenziata, saranno gestite, mantenendo le stesse forme e modalità, dai Comuni fino al 31 dicembre dell’anno in corso. Le amministrazioni provinciali subentreranno nei contratti in corso con soggetti privati che oggi svolgono il servizio. Ebbene, fatta la premessa, il sindaco di Somma Vesuviana, Raffaele Allocca ha scritto al Prefetto, al Presidente della Provincia, al presidente Anci e al sindaco di Napoli in merito alla gestione del ciclo rifiuti indifferenziati, alle competenze provinciali e alle relative modalità di ristoro.  Allocca informa di aver ricevuto la nota prefettizia del 16 settembre 2013 in cui il Prefetto invitava il Comune di Somma Vesuviana ad adoperarsi per formalizzare un impegno analogo a quello di Napoli che ha assicurato il versamento, per intero, dell’aliquota Tares a copertura dei costi. Ma dopo quella del prefetto, a Palazzo Torino è giunta anche una nota della SAPNA SPA (socio unico: la Provincia di Napoli), con allegato schema di convenzione. Uno schema che prevede che la società debba intrattenere rapporti diretti con le amministrazioni comunali e fatturare direttamente agli stessi. Ebbene, questa convezione contiene un’indicazione di un corrispettivo di 15, 22 euro per tonnellata oltre IVA. Senza chiarire come e da chi sia stata determinata la misura. Le due note, quella del Prefetto e della Sapna, stridono, stando alla missiva firmata dal sindaco di Somma Vesuviana: nella seconda non compare infatti alcun riferimento al versamento di quote in conto Tares, né al riversamento nelle casse provinciali ad avvenuta riscossione. Anzi, al contrario: convenzione diretta, fattura direttamente al Comune, pagamento entro 30 giorni. «In base alla documentazione trasmessa- scrive il sindaco – oggi dovremmo stipulare una convenzione con la stessa, ma oltre ai dubbi di carattere giuridico derivanti dalla possibilità per l’ente di contrattare direttamente con una società che pur pubblica non ha collegamenti con il Comune che ne giustifichino l’affidamento diretto le condizioni sono tali che la stessa convenzione si ripercuoterebbe con effetti negativi sulle casse dell’Ente». Dunque Somma dice no alla SAPNA e il sindaco mette nero su bianco l’intenzione di continuare , «più corretto e prudente» – sostiene Allocca, a riversare direttamente alla Provincia di Napoli parte delle riscossioni Tares calcolate in base ad una percentuale determinata dal rapporto tra i costi di competenza provinciale ed il totale dei costi del servizio di igiene urbana.  Al momento, a Palazzo Torino, dopo il «niet» ad allinearsi con la convenzione, si attende la risposta del Prefetto.

Napoli. Il ritorno di “Refrisco e sullievo a chest’anem’ appestate”

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L’evento di successo di Karma Arte Cultura e Teatro è atteso per sabato 12 ottobre.

 Sabato 12 ottobre si riparte con uno dei successi più acclamati dal pubblico: Refrisco e sullievo a chest’anem’ appestate. A grande richiesta, dopo il nuovo bagno di folla che ha caratterizzato l’evento svolto durante il maggio dei monumenti, Karma è lieta di riproporre “Refrisco e sullievo a chest’anem’ appestate”, visita-spettacolo unica nel suo genere e rappresentata in un contesto di straordinaria bellezza.

È stato proprio il pubblico di Karma a chiedere agli organizzatori di riproporre l’evento in modo da rivivere la suggestiva visita che ha nel mistero delle storie delle famose “capuzzelle” il suo punto cardine. Ancora una volta nel meraviglioso scenario del Cimitero delle Fontanelle, luogo di memoria storica e antropologica della città di Napoli, il regista Antonio Ruocco riproporrà una visita-spettacolo in cui l’elemento dell’interazione fra pubblico e spettatore sarà ancora una volta centrale. Per valorizzare e conservare la memoria legata al Cimitero delle Fontanelle, Karma condurrà gli spettatori in un viaggio nelle leggende legate a questo posto carico di storia e di mistero.

Lo spettatore sarà condotto di nuovo attraverso l’antica cava di tufo del Vallone dei Girolamini che accoglie ben 40.000 resti, e sarà di nuovo guidato da un’attrice che interpreterà una devota delle “capuzzelle” e che farà da traghettatrice e guida attraverso i meandri del Cimitero.Fra ossuari e teschi, fra capuzzelle e nicchie, l’attrice-guida spiegherà, da un punto di vista storico e antropologico, la storia e le leggende legate a questo luogo ricco di arcani. Lo spettatore si ritroverà così a contatto con l’antico spirito che legava le devote al Cimitero. Durante il particolare percorso e le spiegazioni cariche di antropologia e storia s’incontreranno vari personaggi che appartengono alle leggende legate al Cimitero: uno su tutti, il Capitano.

Il teschio più venerato e temuto del cimitero prenderà vita interagendo con gli spettatori: “Durante le ultime rappresentazioni il pubblico era palesemente esterrefatto nel vedere come, attraverso il mezzo della recitazione, i miti e le leggende erano ancora così, indissolubilmente impressi- racconta il regista Antonio Ruocco- I nostri affezionati spettatori chi hanno chiesto di riproporre questo evento proprio per questo motivo, e poi: il cimitero delle Fontanelle racchiude l’essenza della città di Napoli. Come già detto, unendo la visita guidata alla recitazione e all’interazione, l’idea è di far immergere lo spettatore, non solo nelle leggende legate a questi teschi, ma anche nell’atmosfera che i devoti provavano venendo qua a chiedere una grazia e donando in cambio il refrigerio, il “refrisco” alle anime del Purgatorio”.

Durante il percorso non solo leggende ma anche accesso ai saperi antropologici della città. La storia del cimitero dei morti per peste e delle sue origini e quindi il punto di contatto fra storia e mito sarà raccontata dagli interpreti che avranno, non solo il compito di stupire ma, anche quello di informare. La ricerca fonti è sempre opera del dott. Antonio Raia, altro fondatore di KARMA: “L’ultima rappresentazione al Cimitero delle Fontanelle è stata un successo incredibile! Oltre ogni previsione. La nostra mission è sempre la stessa: far conoscere agli spettatori storia, arte e mito, ma anche appassionare chi partecipa ai nostri eventi. Imparando e divertendosi, incuriosendo e facendo cultura in modo diverso dal solito”.

Il cast di attori professionisti è composto da:
Paola Sabino, Antonio Granatina, Emiliana Bassolino, Gennaro Iago Esposito, il piccolo Antonio Mainardi e conta la partecipazione straordinaria del grande Sergio Boccalatte.
L’appuntamento è per il Sabato 12 Ottobre alle ore 11.30 al Cimitero delle Fontanelle in via Fontanelle 154, rione Sanità. Il contributo di partecipazione per la visita-spettacolo è di 10.00 € a persona.

Napoli. Studenti contro la Terra dei fuochi

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Il corteo, partito dal Piazza Garibaldi, ha successivamente raggiunto l’assessorato regionale all’Istruzione. Migliaia i ragazzi partecipanti che hanno paralizzato il traffico cittadino.

 Nell’ambito della iniziativa nazionale organizzata dall’Uds, l’Unione degli studenti, migliaia di studenti provenienti da tutta la Campania hanno sfilato in corteo con tanto di striscione per denunciare il dramma della Terra dei Fuochi, la zona della Campania ad alto degrado ambientale.

La sfilata è partita da piazza Garibaldi ed è proseguita fino a Palazzo Fuga in piazza Carlo III, per rivendicare l’utilizzo degli spazi abbandonati dell’Albergo dei poveri. Uno striscione esposto sull’edificio monumentale recitava: "Il Palazzo Fu(n)ga da spazio liberato". Ha aperto la manifestazione un altro striscione con la scritta "Non c’è più tempo", in riferimento ai fondi per la scuola, ai trasporti e all’edilizia scolastica. Altra tappa del corteo è stata la sede del consiglio regionale al centro direzionale, per un sit-in di protesta.

La polemica investe il decreto scuola approvato il 9 settembre scorso in Consiglio dei ministri e giudicato insufficiente. Analoghe manifestazioni studentesche si sono svolte a Salerno, Avellino, Nocera Inferiore e Caserta.
(Fonte foto: Rete Internet)

Somma, il sindaco Allocca: “No alla convenzione SAPNA”

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Il primo cittadino scrive al Prefetto rifiutando di allinearsi allo schema di convenzione che prevedrebbe l’affidamento del servizio alla Spa con socio unico la Provincia di Napoli.

Le attività di raccolta, di spazzamento, di trasporto, smaltimento e recupero dei rifiuti inerenti alla raccolta differenziata, saranno gestite, mantenendo le stesse forme e modalità, dai Comuni fino al 31 dicembre dell’anno in corso. Le amministrazioni provinciali subentreranno nei contratti in corso con soggetti privati che oggi svolgono il servizio. Ebbene, fatta la premessa, il sindaco di Somma Vesuviana, Raffaele Allocca ha scritto al Prefetto, al Presidente della Provincia, al presidente Anci e al sindaco di Napoli in merito alla gestione del ciclo rifiuti indifferenziati, alle competenze provinciali e alle relative modalità di ristoro.

Allocca informa di aver ricevuto la nota prefettizia del 16 settembre 2013 in cui il Prefetto invitava il Comune di Somma Vesuviana ad adoperarsi per formalizzare un impegno analogo a quello di Napoli che ha assicurato il versamento, per intero, dell’aliquota Tares a copertura dei costi. Ma dopo quella del prefetto, a Palazzo Torino è giunta anche una nota della SAPNA SPA (socio unico: la Provincia di Napoli), con allegato schema di convenzione. Uno schema che prevede che la società debba intrattenere rapporti diretti con le amministrazioni comunali e fatturare direttamente agli stessi. Ebbene, questa convezione contiene un’indicazione di un corrispettivo di 15, 22 euro per tonnellata oltre IVA.

Senza chiarire come e da chi sia stata determinata la misura. Le due note, quella del Prefetto e della Sapna, stridono, stando alla missiva firmata dal sindaco di Somma Vesuviana: nella seconda non compare infatti alcun riferimento al versamento di quote in conto Tares, né al riversamento nelle casse provinciali ad avvenuta riscossione. Anzi, al contrario: convenzione diretta, fattura direttamente al Comune, pagamento entro 30 giorni. «In base alla documentazione trasmessa- scrive il sindaco – oggi dovremmo stipulare una convenzione con la stessa, ma oltre ai dubbi di carattere giuridico derivanti dalla possibilità per l’ente di contrattare direttamente con una società che pur pubblica non ha collegamenti con il Comune che ne giustifichino l’affidamento diretto le condizioni sono tali che la stessa convenzione si ripercuoterebbe con effetti negativi sulle casse dell’Ente».

Dunque Somma dice no alla SAPNA e il sindaco mette nero su bianco l’intenzione di continuare , «più corretto e prudente» – sostiene Allocca, a riversare direttamente alla Provincia di Napoli parte delle riscossioni Tares calcolate in base ad una percentuale determinata dal rapporto tra i costi di competenza provinciale ed il totale dei costi del servizio di igiene urbana. Al momento, a Palazzo Torino, dopo il «niet» ad allinearsi con la convenzione, si attende la risposta del Prefetto.

Chiuso lo Stir di Tufino: dietro l’angolo l’emergenza rifiuti d’autunno

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Riscontrate dal sindaco della cittadina nolana irregolarità all’interno dell’impianto che accoglie i rifiuti provenienti da decine di comuni.

Lo stir di Tufino è stato chiuso d’ urgenza con un’ordinanza del sindaco. Si parla di “sversamento di rifiuti irregolari nell’ impianto”. La decisione del primo cittadino Antonio Mascolo è stata presa d’ urgenza, attraverso un’apposita ordinanza, per motivi di igiene.

Qualche giorno fa i vigili urbani e gli ispettori dell’ Arpac, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, hanno verbalizzato lo scarico, da parte degli autocompattatori appartenenti alle varie ditte, pubbliche e private, della nettezza urbana, di rifiuti irregolari non conformi al codice previsto da parte. Nell’ambito degli stessi controlli sarebbero stati riscontrati gravi problemi alla manutenzione dei biofiltri dell’impianto. Una situazione che ha fatto scattare denunce, comminate a carico dei responsabili dal personale preposto ai controlli. Tensione alle stelle. Prima di firmare l’ordinanza di chiusura dello stir Mascolo si è recato alla Procura della Repubblica di Nola per informare la magistratura di questo sta avvenendo.

Quella decisa dal sindaco Mascolo è una chiusura a tempo indeterminato, che sta facendo tremare sul fronte dell’igiene pubblica in molta parte della provincia di Napoli. “Il rischio – denuncia il presidente regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli – è di trovarci rapidamente in una nuova e devastante emergenza rifiuti con un aumento conseguente di roghi tossici. Chiediamo al Prefetto di convocare urgentemente la Regione, la Provincia di Napoli ed i comuni coinvolti per trovare almeno per il momento delle soluzioni alternative. Intanto ricordiamo all’ assessorato all’ ambiente della Campania che se realizzasse i siti di compostaggio il sistema non potrebbe mai entrare in crisi a causa della chiusura di un solo stir”.