Il tema è al centro del messaggio preparato dalla Commissione episcopale della Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, in vista della 63ª Giornata nazionale del Ringraziamento in programma il prossimo 10 novembre.
Venerdì 4 Ottobre, mentre Papa Francesco era ad Assisi, sulle orme di Francesco, la Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, ci donava, come ogni anno, il Messaggio per la 63ª Giornata nazionale del Ringraziamento, che si celebrerà in Italia il prossimo 10 novembre.
Il Messaggio, bellissimo, è rivolto particolarmente ai giovani: “Giovani protagonisti nell’agricoltura”. E i vescovi danno inizio al Messaggio, presentando “l’icona di Martino, giovane ufficiale romano, che, di fronte alle necessità di un povero infreddolito, taglia il suo mantello in due e lo condivide, donando un raggio di sole e di calore che resterà sempre impresso nella memoria di tutti noi”. “San Martino – continuano i vescovi – ci insegna a vivere la vita come un dono, facendo sgorgare la speranza laddove la speranza sembra non esserci”. E, riprendendo poi, in considerazione, l’insegnamento di Papa Francesco, i presuli riportano quanto diceva ai giovani lo stesso Papa:
“Prima di tutto, vorrei dire una cosa, a tutti voi giovani: non lasciatevi rubare la speranza! Per favore, non lasciatevela rubare! E chi ti ruba la speranza? Lo spirito del mondo, le ricchezze, lo spirito della vanità, la superbia, lo spirito del benessere, che alla fine ti porta a diventare un niente nella vita”. Esprimono, in seguito, il loro grazie ai giovani, dicendo che la loro “ vocazione rinnova l’intera società, perché il ritorno alla terra cambia radicalmente un paese e produce benessere per tutti, ravviva la luce negli occhi degli anziani, che non vedono morire i loro sforzi, interpella i responsabili delle istituzioni”. Continuando il loro Messaggio ai giovani agricoltori, i vescovi mettono, in seguito, il dito nelle varie “piaghe” del mondo agricolo:
“Certo, tra voi c’è anche chi lavora in campagna rassegnato, perché non ha trovato altro e forse vorrebbe una realtà di lavoro diversa, magari più gratificante. Ci permettiamo di esortarvi: non rassegnatevi, ma siate protagonisti, trasformando la necessità in scelta, immettendo in essa una crescente motivazione che si farà qualità di vita per voi, per le vostre famiglie, per i vostri paesi. Pensiamo anche ai giovani immigrati, che lavorano nei campi, negli allevamenti, nella raccolta della frutta. Anche a voi suggeriamo di fare di tutto per esprimere una qualità e una professionalità crescente, in particolare attraverso lo studio e la conoscenza delle lingue, per farvi apprezzare ed entrare così a fronte alta nel mercato del lavoro rurale, che vi riconosce ormai indispensabili. Agli imprenditori agricoli italiani chiediamo di valorizzare la passione lavorativa di chi arriva nelle nostre terre, creando le condizioni per un’inclusione e un’integrazione graduale, consapevoli che solo così tutti ne avranno vantaggio. Non ci sia sfruttamento, ma rispetto, valorizzazione e dignità”.
Concludendo il loro Messaggio, i nostri Pastori chiedono che “il lavoro della terra sia considerato come ogni altra vocazione e tutti i lavoratori vedano riconosciuta la stessa dignità, anche in termini economici”; denunciano che “la burocrazia è spesso lenta e impacciata nell’attuazione di miglioramenti fondiari; le risorse finanziarie sono difficilmente reperibili; il credito non viene concesso agevolmente dalle banche”; mettono in guardia le istituzioni “perché si freni lo spopolamento dei nostri paesi di montagna” e dicono che “è urgente investire sulle comunicazioni, sia nelle strade che nella rete telematica: diversamente, i nostri giovani saranno invogliati a cercare altrove possibilità di lavoro. Solo la permanenza dei giovani nei paesi, con la formazione di nuove famiglie, rallenterà lo spopolamento dei nostri centri”.
Credo proprio che l’agricoltura debba essere ri-lanciata sul nostro territorio. La nostra vocazione è quella agricolo-turistica-culturale. E i nostri politici, spesso conniventi con la camorra e con i mercanti di un liberismo sfrenato e senza regole, purtroppo l’hanno svenduta agli stupratori di turno. Penso a Pomigliano, a Boscofangone. Terre fertilissime un tempo. Ora inquinate, sterili, violentate. E’ tempo di fare progetti per un’agricoltura che possa essere “accattivante” per i nostri giovani, costretti a lasciare le proprie radici e gli affetti più cari per mancanza di lavoro. Anche l’agricoltura può dare speranza concreta al nostro territorio.
(Fonte foto: Rete Internet)

