Cambio della guardia al Mediano.it

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Dopo oltre sette anni, Luigi Pone lascia la direzione del giornale online, vero e proprio riferimento informativo per l’area nolana e vesuviana.

Carissimi lettori, quando nel 2006 io e altri due cari amici decidemmo di pubblicare online un giornale chiamato ilmediano.it, si era agli albori di un fermento, la Rete iniziava a mostrare le enormi potenzialità di coinvolgimento, i social network cominciavano a farsi conoscere.

La scelta fu giusta, così come fu giusto individuare uno spazio di nicchia (si partiva locali per essere globali o – se preferite – si usava uno strumento globale per raccontare il locale).
Ho dato tanto a questo giornale, e ho ricevuto tantissimo. Ho avuto la fortuna di conoscere dei giovani collaboratori, seri, motivati e preparati; ho avuto il privilegio di collaborare con firme autorevoli (due per tutte: il prof. Amato Lamberti, il prof. Carmine Cimmino), che fin dal primo momento hanno creduto nel progetto e mai hanno rinunciato ad offrire idee, tempo e disponibilità firmando articoli di straordinaria importanza e peso intellettuale.

Vado via per sfuggire al logoramento che un impegno forte, quale quello di guidare un giornale come ilmediano.it, inevitabilmente produce. So però, di lasciare un giornale in salute e senza debiti,
animato da persone appassionate, sensibili e professionali. Non ci sarà nessun salto nel buio, dunque, e nessuno stop alle attività che sono state promosse e programmate.

Ilmediano.it era e resta lo spazio aperto di un’idea comune: quella di contribuire alla crescita del nostro territorio attraverso un’informazione seria e attenta, basata sul racconto dei fatti, pronta al confronto con tutti e libera, ma libera veramente.
Lascio la guida proprio nel momento in cui il giornale è definitivamente assestato e all’orizzonte si profilano novità e bei progetti, elementi d’insieme che mi confortano e rendono questa mia decisione, ponderata e definitiva, più lieve.

Restando, rischierei di andare avanti per inerzia e questo non sarebbe giusto né leale nei confronti di quanti hanno avuto stima e fiducia di me.

La Fiom torna nella Fiat di Pomigliano, dopo tre anni

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Un rientro in sordina, avvenuto alcuni giorni fa. I delegati del sindacato estromesso nel 2010 studiano di nuovo azioni sindacali nella fabbrica della Panda.

Dopo tre anni di estromissione dalla Fiat di Pomigliano, un allontanamento scaturito dal no alla firma dell’accordo Panda e del successivo contratto aziendale dell’auto, la Fiom Cgil è tornata nella grande fabbrica di Pomigliano. Grazie alla recente sentenza della Corte Costituzionale e a una precedente decisione del tribunale di Torino, risalente al settembre del 2011, i metalmeccanici della Cgil hanno ripreso possesso nello stabilimento della saletta, abbandonata nell’estate del 2010, e delle altre agibilità sindacali.

Ora i nove delegati Fiom della fabbrica partenopea, in parte ancora in cassa integrazione a zero ore ( solo alcuni di loro stanno usufruendo di un breve periodo di rientro a rotazione ), possono affiggere i loro comunicati nelle bacheche dell’impianto, utilizzare i permessi sindacali, indire le assemblee, incontrare l’azienda e proclamare scioperi. Il rientro dei delegati Fiom è avvenuto senza proclami o cerimonie ufficiali. “ Siamo rientrati un po’in sordina – conferma Franco Percuoco, della segreteria di Napoli – ma nei prossimi giorni organizzeremo varie iniziative ”. Per il 16 ottobre Percuoco e i suoi punteranno su una manifestazione a Napoli dei cassintegrati di Fiat e indotto.

Sono più di 2500. Nel frattempo su alcuni punti dell’azione sindacale le difficoltà restano insormontabili. Non si sa infatti se i sindacati firmatari dell’accordo Panda e del contratto dell’auto, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, vincolati per contratto da una serie di impegni “esigibili” dall’azienda, primo tra tutti il meccanismo di regolamentazione dello sciopero, siano disposti o meno a coordinare la loro attività con quella della Fiom, come avveniva prima che si verificasse la più profonda spaccatura registrata nella storia del sindacato italiano dal Dopoguerra.

“I nostri impegni sottoscritti con la Fiat – spiega Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – hanno consentito la sopravvivenza e il rilancio di Pomigliano. Si tratta di sacrifici puntati allo sviluppo produttivo a alla salvaguardia occupazionale, sacrifici che la Fiom non ha fatto e che per questo motivo ora le consentono di prendere direzioni diverse da quelle che i patti firmati nel 2010 impongono. Non c’è alternativa – conclude Mercogliano – riottenere l’unità sindacale significherà per i metalmeccanici della Cgil firmare gli accordi che abbiamo già sottoscritto con la Fiat”.
(Fonte foto: rete internet)

La Cgil accusa: ” Ipercoop nelle braccia di camorra e corrotti “

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Il segretario regionale della Filcams lancia strali contro la cooperativa toscana Unicoop, accusata di essere la responsabile della crisi della catena di ipermercati e supermercati campani.

Camorra, politica corrotta, sindacati fantasma e incapacità gestionale. L’analisi sulle cause della crisi in cui è piombata la catena regionale di ipermercati e supermercati Ipercoop, sulla quale incombono licenziamenti e chiusure, è di quelle da mozzare il fiato e porta la firma, in un allusivo comunicato ufficiale, di Raffaele Lieto, segretario regionale della Filcams-Cgil, cioè del sindacato di categoria più vicino al mondo delle cooperative “rosse”. “ Coop Toscana – scrive Lieto – non si è sottratta all’abbraccio mortale della cattiva politica, del rapporto con varie famiglie di ogni tipo presenti sul territorio e nemmeno ad un certo tipo di sindacato ”.

Il dirigente sindacale non ha peli sulla lingua. “Mi riferisco – spiega Lieto – a quelle famiglie che controllano il territorio, ai clan della camorra, ai terreni su cui sono stati costruiti gli Ipercoop, a chi ha costruito, ai parcheggi, ai servizi ”. Il sindacalista è un fiume in piena: “Ci sono sindacati che fanno affari. Sono state soddisfatte richieste clientelari di tanta politica, assunzioni ”. Il riferimento a un’indagine della magistratura, che peraltro non ha coinvolto la coop toscana, c’è. Risale al 2011, quando la Dda arresta a Quarto due imprenditori ritenuti affiliati al clan Polverino. In quell’occasione si parla di “ mani sull’Ipercoop flegreo ”, realizzato nel 2003. Per il resto solo voci, ipotesi, sia pure inquietanti. Come quella relativa all’affidamento, qualche anno fa, a una ditta locale, del parcheggio dell’Ipercoop di Afragola.

“ Prima era libero – spiega un lavoratore – poi sono arrivati i furti, i danneggiamenti delle auto: il parcheggio ora è a pagamento ”. Per quanto riguarda la gestione aziendale Lieto forse è più spietato. Accusa la Unicoop di “stoltezza”, di “ criteri a dir poco discutibili ”, di “ ipermercati aperti in luoghi improbabili, in molti casi rispondenti, più che a criteri economici e a rigorosi studi di mercato, a richieste clientelari ”. “ Non hanno portato il meglio del sistema cooperativo, della tradizione toscana – stigmatizza Lieto – hanno fatte proprie le peggiori peculiarità campane ”.

“Infine – l’amarezza del sindacalista – annunciano la chiusura di Afragola, con il malcelato intento di scappare definitivamente dalla Campania, nei prossimi mesi. Pagano dunque i lavoratori e la regione, mentre non risulta ancora una discussione vera nella Coop per capire cosa sia accaduto e chi abbia sbagliato ”. Ieri intanto in un comunicato il sindaco di Casalnuovo, Antonio Peluso, ha stigmatizzato la decisione di Unicoop. Ma Lieto non chiude al dialogo. Ritiene che si possa riaprire una trattativa di salvataggio e rilancio con l’ingresso delle coop emiliane ma giudica inattuabili proposte di “ sacrifici salariali e contrattuali da macelleria sociale ” o di “ vendita dei supermercati”.

Un’apertura al dialogo che però non attenua la replica di Unicoop. “Oggi – scrive la direzione della coop livornese – che tutti i tempi sono scaduti, vi sono posizioni che potrebbero aiutare, come quella dell’appello dei lavoratori di Afragola, e altre che, per toni ed argomenti usati, affossano definitivamente ogni possibilità di ripresa del dialogo ”. Anche il sindacato Usb critica l’intervento di Lieto: “ Non vorremmo che attacchi del genere tirassero la volata alla cessione ai privati ”. “ Questi attacchi – ribadisce Mario Dello Russo, della Uiltucs – non giovano: dobbiamo indurre le coop a riaprire un tavolo costruttivo ”.

“Lasciar intendere – aggiunge la Unicoop – senza dire esplicitamente è la modalità più scorretta per mettere in cattiva luce l’interlocutore. Lieto sia chiaro, se sa denunci, altrimenti taccia, su questo s’intende ”. La coop livornese parla di comportamenti imprenditoriali basati su principi di trasparenza e legalità in grado di rendere immune la cooperativa da contatti “ imbarazzanti”. “Come Unicoop Tirreno rivendichiamo correttezza nei rapporti istituzionali ed imprenditoriali – si spiega nel comunicato della direzione generale – infatti gli unici procedimenti ci hanno visto dalla parte dei danneggiati e nelle varie realizzazioni siamo entrati quando la previsione urbanistica era già definita”.
(Fonte foto: rete internet)

Marigliano, ancora nessun intervento su Agrimonda

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Il Pd cittadino porta ancora all’attenzione pubblica la sfortunata vicenda della bomba ecologica sita in Mariglianella, sollecitando il presidente della commissione bonifiche per un intervento immediato.

Ancora nulla dal fronte Agrimonda, la fabbrica di pesticidi e fitofarmaci divorata dalle fiamme nel lontano 1995. Un mostro ambientale che riposa indisturbato da ormai vent’anni, malgrado innumerevoli battaglie portate strenuamente avanti da comitati e associazioni della zona e nonostante proposte di risoluzione, più o meno efficaci, avanzate dalle amministrazioni degli ultimi anni.

Gli sviluppi del caso avevano assicurato lo stanziamento, annunciato dall’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano, di circa 900 mila euro per il risanamento delle matrici del suolo e delle acque di falda ai fini della tutela della salute pubblica e dell’ambiente: un lungo e faticoso iter conclusosi con la sottoscrizione di un accordo di programma, siglato quasi un anno fa tra il Ministero dell’Ambiente, la Regione Campania e il comune di Mariglianella, in cui fu fissata la somma per il risanamento del sito.
Ad oggi, però, non risulta ancora effettuato alcun intervento. Motivo che ha spinto il presidente della Commissione speciale per le bonifiche della regione Campania, Antonio Amato, a sollecitare l’assessorato regionale all’ambiente per far luce sui ritardi accumulati.

“Dopo anni di scelte sbagliate – dichiara il PD cittadino – operate dalle amministrazioni locali e di inopportune azioni dell’on Paolo Russo che miravano ad interventi costosissimi di improbabile realizzabilità, che hanno di fatto finito per impedire anziché agevolare la rimozione dei rifiuti combusti ed il risanamento del suolo nel sito dell’ex deposito di fitofarmaci Agrimonda al confine tra i comuni di Marigliano e Mariglianella, con lo stanziamento di 962 mila euro annunciato dall’Assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano ormai quasi un anno fa e propagandato in campagna elettorale dall’ on. Russo che non aveva alcun merito specifico nella vicenda, l’obiettivo sembrava vicino. Ad oggi, tuttavia, nessun intervento risulta eseguito sull’area”.

La question time, indirizzata proprio all’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano, sarà discussa nelle prossime sedute di Consiglio Regionale e chiede di chiarire i tempi per l’attuazione della procedura di smaltimento dei rifiuti pericolosi stoccati e per la bonifica del sito.
“L’attenzione su questa ferita aperta da ormai venti anni – dichiara il Pd – non calerà fino a quando quei rifiuti non saranno rimossi”.

Camorra e crisi Ipercoop: la cooperativa toscana replica alle accuse Cgil

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“Il segretario Lieto sia chiaro: se sa denunci, altrimenti taccia”. Dura replica di Unicoop al segretario generale della Filcams Cgil della Campania.

Accuse gravissime quelle rivolte all’Unicoop dal segretario della Filcams-Cgil Campania, Raffaele Lieto, che addebita i motivi della crisi dei negozi Ipercoop a una certa debolezza della cooperativa toscana verso i mali della nostra terra: camorra, politica corrotta, sindacati affaristi, clientelismi, incapacità imprenditoriali. Intanto dalla direzione generale di Vignale Riotorto, provincia di Livorno, la cooperativa toscana replica con altrettanta decisione.

“ Lasciar intendere – scrive Unicoop – senza dire esplicitamente è la modalità più scorretta per mettere in cattiva luce l’interlocutore. Lieto sia chiaro, se sa denunci, altrimenti taccia, su questo s’intende ”. La coop livornese ribadisce comportamenti imprenditoriali basati su principi di trasparenza e legalità in grado di rendere immune la cooperativa da contatti “ imbarazzanti”. “Come Unicoop Tirreno rivendichiamo correttezza nei rapporti istituzionali ed imprenditoriali – si spiega nel comunicato della direzione generale – infatti gli unici procedimenti ci hanno visto dalla parte dei danneggiati e nelle varie realizzazioni siamo entrati quando la previsione urbanistica era già definita”.

Quindi, la risposta alla sostanziale accusa di incapacità gestionale in Campania. “La storia descritta da Lieto – aggiunge Unicoop – ci pare molto semplicistica e fuorviante perché non vi trovano posto il salvataggio della più importante esperienza di cooperazione di consumo in Campania, gli oltre 200 milioni investiti per consolidare ed estendere la rete vendita, i quasi centomila soci campani che hanno saputo divenire negli anni un soggetto attivo nelle varie comunità locali, il ripiano dei vari disavanzi gestionali, la capacità competitiva testimoniata anche dalla recente indagine di Altroconsumo, che pone l’ipermercato di Afragola al primo posto in termini di convenienza nella provincia di Napoli, le vessazioni territoriali subite per l’apertura di Afragola e le vicende che precedentemente hanno portato a tre chiusure e a quattro aperture della struttura di Avellino: sono queste per Lieto le migliori peculiarità campane? ”.

Tra le cause della crisi campana, secondo i toscani, ci sono “la più lunga e grave crisi dei consumi dal dopoguerra ad oggi e lo sviluppo indiscriminato della grande distribuzione”. “Ad Afragola – raccontano i responsabili della coop toscana – dopo l’Ipercoop sono state autorizzate strutture alimentari capaci di sviluppare oltre 150 milioni di euro di fatturato senza nessun intervento viabilistico e infrastrutturale”. Un incremento selvaggio “ che ha portato all’attuale default dei grandi player, come dimostrato dalle varie difficoltà di Carrefour ed Auchan”.

“Certe posizioni – stigmatizza infine Uniccoop – si comprendevano meglio un po’ di tempo fa, visto che sono passati oltre sessanta giorni dall’ultimo incontro con le cooperative emiliane. Adesso appaiono pensate per giustificare a posteriori il proprio comportamento”.
(Fonte foto: rete internet)

I vesuviani primi al trofeo turistico regionale

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Con il Motoraduno organizzato dal Mc Ischia Bikers è terminato il Trofeo Sud e il Trofeo Turistico Regionale. I vesuviani sono il primo Moto Club della Campania.

Si è conclusa la due giorni Mototuristica sull’isola di Ischia organizzata dal Moto Club Ischia Bikers. Il parco chiuso è stato montato sul bellissimo lungomare di Lacco Ameno dove sono giunti da tutta l’Italia del Sud oltre 200 centauri , molti dei quali con passeggero. La prova, organizzata sotto la guida della FMI, era titolata sia per il Trofeo Turistico Sud e sia per il Trofeo Turistico Regionale della Campania e,contemporaneamente, ne chiudeva entrambi i campionati.

La vigilia non è stata delle migliori,già dalla settimana precedente il Meteo avvisava di una grossa perturbazione in arrivo sulla Campania, ma gli organizzatori non si sono fatti intimorire dal tempo e come da programma hanno montato tutte le attrezzature in attesa degli ospiti. Purtroppo una forte pioggia ha impedito lo svolgimento del programma,che prevedeva un giro in barca per l’isola e un successivo giro in moto per i punti panoramici di Ischia. Ci si è dovuto accontentare di una visita in bus con guida turistica.
Ma la sera di sabato il tempo si è calmato ed è potuta partire la festa con grigliate di salsicce,birra a fiumi e per chiudere 80 kg. di pesce alla griglia per chi ha resistito oltre la mezzanotte,il tutto allietato da cantanti e cabarettisti.

Nel frattempo i più grossi club della Campania e dell’Italia Meridionale si sono dati battaglia a colpi di iscrizioni sia sul Trofeo Sud che su quello Regionale. La partita si è conclusa con l’affermazione del Mc Pietragalla di Potenza con 22 punti seguito da Il Redentore a pari punti ( secondo,a norma del regolamento per essersi iscritto dopo) per quanto riguarda i Moto Club provenienti da fuori regione, mentre per la Regione Campania il primo posto è toccato al Mc Wolf The Cilento con 38 punti seguito dai Bikers Salerno City con 30, i Vesuviani solo quarti con 16 punti.
La classifica finale del campionato dopo 18 motoraduni in Campania vede il gruppo Vesuviano al primo posto con 347 punti seguito dal Bikers Salerno City a 315. Mentre nel Trofeo Sud il primo posto è andato al Mc Venusia Bikers (Pz) con 172 punti. I Vesuviani sono soltanto ottavi con 48 punti.

Il presidente de I Vesuviani, Michele Iovino, appena ritirato il premio ci dice:” Questo risultato appartiene a tutto il Club,nonostante la crisi economica siamo riusciti,alternandoci, ad essere presenti in tutti i raduni. E’ stata dura ma c’è l’abbiamo fatta. Ricordo che un nostro socio,Michele D’Alessandro è in lotta per il titolo conduttori nazionale. Se riesce nell’impresa sarebbe l’unico moto turista FMI a vincerlo due anni di seguito.”
Quali sono i prossimi appuntamenti? “Ci stiamo organizzando , continua Iovino, per la chiusura del campionato italiano mototurismo che si terrà a Torgiano (Pg) il 26 ottobre prossimo. Poi abbiamo in cantiere l’organizzazione del motoraduno 2014 e poi,in accordo con tutti i soci, prepareremo il calendario 2014 con gli eventi a cui partecipare.”

Lasciamo i mototuristi Vesuviani a godersi il titolo mentre tutta la sala inizia a sfollare,la nave per il continente non aspetta e anche il tempo inizia a minacciare tempesta.

Fiat, a Pomigliano eliminato l’assenteismo

I dati sono stati diffusi dal’azienda durante il workshop della scorsa settimana. La “cura” Marchionne alla base di questo successo del gruppo automobilistico. Ma i sindacati chiedono maggiore partecipazione alle scelte del Lingotto.

Poco più dell’uno per cento di assenteismo, la percentuale di assenze al lavoro più bassa di tutti gli stabilimenti europei del gruppo. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando qualcuno, dal palazzo del Lingotto, ancora si concedeva la spregevole licenza di dare del “Gennarì” agli operai napoletani della Fiat di Pomigliano, tirando in ballo il nome di un pupazzo, una mascotte adottata dal Napoli di Maradona nell’anno del primo scudetto.

“Comunque anni fa – ammette Raffaele Apetino, rsa per conto della Fim Cisl dello stabilimento produttore della Panda – l’assenteismo qui era certamente molto elevato. Ora invece la partecipazione dei lavoratori ha raggiunto livelli da record”. 1,1 %, per la precisione: è la cifra che l’azienda ha reso nota durante il workshop sul contratto dell’auto tenuto per quasi tutta la giornata di ieri con i delegati sindacali di Fim, Uilm, Fismic e Ugl, con i capi, i quadri e i dirigenti dell’impianto automobilistico partenopeo. La “cura” Marchionne, ovviamente, è la ricetta che ha prodotto questo risultato di tutto rilievo. Una riorganizzazione che ha richiesto ingenti investimenti non solo sul fronte tecnologico ma anche su quello della ergonomia sulle postazioni di lavoro.

“Ma io aggiungerei la partecipazione – sottolinea Giuseppe Terracciano, segretario della Fim-Cisl di Napoli – che è stata testimoniata dallo stesso workshop sul contratto”. Sono circa 3000 gli operai in attività dell’unico stabilimento automobilistico italiano che in questo momento produce a ritmi costanti. Circa 1400 versano ancora nel limbo della cassa integrazione. La Panda finora non è riuscita a sfondare nel disastrato mercato italiano dell’auto, complice una concorrenza sempre più spietata e il rischio povertà che incombe sulla maggioranza delle famiglie di questa nazione tormentata da un’economia precaria. Intanto c’è chi preme per ottenere un chiarimento. “E’ prevista una verifica legata alle produzioni e all’occupazione – riferisce Felice Mercogliano, della segreteria nazionale del sindacato Fismic, firmatario dell’accordo Panda – ma l’incontro non è stato ancora fissato”.

Durante il workshop una ventina tra poliziotti e carabinieri controllavano davanti all’ingresso della Fiat di Pomigliano l’ennesimo presidio dei Cobas del comitato di Lotta cassintegrati e licenziati Fiat. Giovedi il tribunale di Nola dovrà decidere sulla richiesta di reintegro di uno dei loro leader, Mimmo Mignano, licenziato dalla Fiat alcuni anni fa per aver fatto irruzione, striscione e megafono nei pugni, nella filiale del Lingotto al corso Meridionale, a Napoli. La tensione resta alta. Venerdì, durante l’incontro tra azienda e sindacati firmatari degli accordi con Marchionne, la Fiom ha tenuto a Pomigliano un’assemblea pubblica sul futuro delle produzioni Panda, che in questo periodo sono calate al punto da richiedere un periodo di stop alle produzioni: da lunedì e per tutta la settimana in corso si trovano in cassa integrazione anche gli operai solitamente in attività.

Ritorneranno in fabbrica lunedì 14 ottobre. Gli inviti alla concertazione intanto si susseguono. “Solo con un’azione congiunta nelle sedi istituzionali competenti – spiega Luigi Mercogliano, segretario regionale della Fismic – potremo affrontare la drammatica situazione occupazionale e produttiva. Le fughe in avanti, magari caratterizzate da atteggiamenti ostili e prevaricatori, non serviranno a nulla”.

Discariche illegali e roghi tossici a Palma Campania

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Ancora una denuncia dell’associazione Rifiutarsi che ha segnalato ulteriori danni all’ambiente. La vittima questa volta è la città palmese.

 Ora che sembra che la Terra dei Fuochi sia sulla bocca di tutti ci si aspetterebbe anche qualcosa di diverso. Invece la storia è sempre identica, la memoria corta, le passerelle lucide. Mentre su facebook impazza la moda del cartello ve ne sono alcuni che continuano ad essere ignorati: "Divieto di Scarico", "Zona Videosorvegliata", "I trasgressori saranno puniti". È l’esempio di Palma Campania, dove continuano incessanti da anni gli sversamenti illeciti e i roghi tossici. Ci accompagnano Alfonso Buonagurae Vincenzo Sepe.

Via Aiello è una stradina di campagna che si arrampica sulla montagna verso il Piano di Trebucchi. A deturpare un posto di straordinario splendore naturalistico, sono rifiuti di ogni tipo, da quelli urbani a quelli speciali e tossici come amianto e resti di roghi tossici. Vincenzo ci racconta che sono innumerevoli le denunce e segnalazioni fatte, tutte risolte con poco o nulla di fatto. "La competenza è sempre di un ente diverso da quello a cui ti rivolgi e spesso non ci sono abbastanza fondi per la rimozione degli sversamenti".

Ci spostiamo su via Sarno Vecchia dove i rifiuti ammassati formano una vera discarica a cielo aperto: amianto, copertoni, resti di roghi, elettrodomestici, rifiuti di ogni genere. "Sempre la stessa storia, sempre lo stesso posto" ci dice Vincenzo, "sono anni che è così."

In via Cupa di Miano lo spettacolo è sconcertante. Ammassi di amianto che spuntano ovunque, decine di cumuli di resti di roghi tossici, residui tessili industriali e pneumatici dati alle fiamme. L’acqua della pioggia qui si tinge di nero e rassomiglia a percolato, forma pozzanghere e ruscelli avvelenando la terra coltivata a pochi metri di distanza. Alfonso ci racconta che in passato avevano chiuso la strada con una sbarra ma i criminali, forzando il catenaccio, la superavano facilmente chiudendola alle loro spalle per non essere disturbati (!!). “Ho chiamato molte volte i vigili del fuoco, segnalando sempre lo stesso posto tanto che qualche volta mi pigliano per matto”.

Stesso scenario a via Novesche, in via Abignente, in via Fossi. “Quando venne la Rai per fare un servizio a Palma Campania, la facemmo uscire a Nola perché ci vergognavamo delle condizioni in cui versa l’uscita dell’autostrada” dice Alfonso. “Le abbiamo provate tutte. Oramai è diventato superfluo segnalare sempre le stesse zone, bisogna prima arginare il fenomeno dei roghi tossici.”

Cosa che non è chiara ancora a molti. In questi giorni si sente levare da più parti il coro "bonifiche, bonifiche e bonifiche" ma a cosa serve bonificare se prima non si arresta il fenomeno degli sversamenti e degli abbruciamenti di rifiuti? Il rischio è che senza un’adeguata azione di sorveglianza e di monitoraggio del territorio, dopo aver bonificato i terreni, in breve tempo ce li ritroveremo di nuovo inquinati. È l’eterna storia del gatto che si morde la coda da solo o se preferite il classico “magna magna” all’italiana.
(Fonte foto: associazione Rifiutarsi)

Ex Circumvesuviana, aumentano disagi e tensioni

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Il Sindacato OR.S.A. ha allertato la Prefettura e la Questura affinchè si tutelino i lavoratori e gli utenti “vittime della malapolitica e della malagestione aziendale e non siano ulteriormente mortificati con aggressioni fisiche”.

 La drammatica situazione che si è creata a causa della cronica, e per certi versi pretestuosa, mancanza di fondi alle aziende di trasporto di proprietà della Regione Campania, sta causando ulteriori soppressioni alle corse ferroviarie, soppressioni che non sono programmate, costringendo l’utenza a subire notevoli ritardi per raggiungere le località desiderate.

L’effetto perverso di questa spirale di disservizi, oltre ad aumentare il numero di treni guasti e non riparabili, aumenta le tensioni tra utenti e personale di contatto, cioè tra i viaggiatori ed il personale di servizio sui treni, nelle stazioni, nelle fermate, alle biglietterie, di controllo. Tensioni che al momento rimangono circoscritte alle aggressioni verbali, ma che di giorno in giorno stanno aumentando, con conseguente aumento dello stress per tutti coloro che col treno ci lavorano o ci viaggiano.

Il Sindacato OR.S.A. Autoferro-TPL ha allertato la Prefettura e la Questura, chiedendo un presidio giornaliero, a tutela dell’incolumità dei lavoratori, perché questi già vittime, insieme all’utenza, della malapolitica e della malagestione aziendale, non siano ulteriormente mortificati con aggressioni fisiche da parte di chi, stressato dall’attesa di un treno che non c’è e, ancora inconsapevole del dramma che il Trasporto Pubblico Locale sta vivendo a causa della classe politica italiana, insensibile ai veri bisogni dei cittadini, cerca di sfogare le proprie frustrazioni, non sui veri responsabili, ma solo su coloro che hanno l’unico torto di indossare una divisa.

Sant’Anastasia. Il riequilibrio di Bilancio passa in consiglio

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Tares: diminuisce il carico fiscale, fasce deboli protette

 Approvata in Consiglio Comunale la delibera di salvaguardia degli equilibri di bilancio, che risultano rispettati “in quanto è prevedibile che l’esercizio in corso si concluderà mantenendo in pareggio la gestione di competenza e lo stato di attuazione dei programmi è conforme a quanto stabilito nella relazione previsionale e programmatica al bilancio di previsione dell’anno in corso”. Diminuisce fino a 110 (centodieci) EURO per nucleo familiare il carico fiscale e la nuova TARES costerà alle famiglie meno di quanto pagavano con la TARSU.

“I Comuni che hanno avuto la capacità di approvare il Bilancio nel primo semestre dell’anno, si trovano a riequilibrare i conti, così come detta la norma. Sant’Anastasia è fra questi, e l’amministrazione – relaziona l’assessore al bilancio, Armando Di Perna – tra mille vincoli e imposizioni quanto mai stringenti, prova a dare un senso fortemente politico e “sociale” alla manovra.

La condizione di disagio economico vive forse oggi, nella economia reale, la sua fase più acuta. Ne sono esempi lampanti il drastico calo dei consumi, e soprattutto la disoccupazione, arrivata a livelli record, non più sostenibili. D’altro canto, l’imposizione fiscale, è paradossalmente salita oltre misura, concentrando prelievi importanti in questo ultimo scorcio d’anno. Le “vittime” preferite, come sempre, sono i soggetti più deboli, le famiglie e le piccole imprese. I Comuni, manco a dirlo, gli esattori “comodi” allo Stato per un prelievo che serve a finanziare servizi erogati (ma nessuno se ne accorge) dagli Enti superiori, dalla Provincia al governo centrale.

In questo quadro così preoccupante, ci siamo mossi per dare un segnale forte ai cittadini anastasiani, tenendo ben presenti gli obiettivi che si vogliono conseguire: per dare un segnale positivo ai giovani in cerca di lavoro, abbiamo istituito e finanziato il Tirocinio formativo presso l’Ente, incardinato negli uffici che ne faranno richiesta, prevedendo anche un rimborso spese per i partecipanti. Per alleviare il bisogno lavorativo, l’acquisto di “voucher” per prestazioni occasionali di cittadini che si trovano in condizioni di disagio socio-economico, offrendo loro non tanto una prestazione assistenzialistica fine a sé stessa, bensì un’occasione di inserimento/reinserimento lavorativo rispettosa della dignità e della potenzialità della persona.

A questi interventi, si aggiunge il nuovo bando di servizio civile, che ci vede ancora protagonisti con venti assegnazioni e la figura dei nonni vigili, un’opportunità lavorativa per pensionati, che serve a dare anche maggiore ordine nell’orario di entrate ed uscita delle scuole del territorio.
Abbiamo poi pensato a come alleggerire il costo dei servizi che i cittadini sono tenuti a pagare al Comune. Per il sevizio di mensa scolastica, in particolare, è prossima all’approvazione una rimodulazione al ribasso del costo dei ticket, con riduzioni ed esenzioni maggiori per fasce di reddito, diversamente abili, condizioni di disagio oggettivo, o semplicemente per alleviare la spesa in presenza di più figli.

Per quanto riguarda la tassa sui rifiuti, invece, mettendo a ruolo i nuclei familiari denunciatisi col condono, siamo riusciti già da subito a diminuire fino a 110 (centodieci) euro per nucleo familiare il carico per famiglia rispetto a quanto deliberato a luglio. In questo modo, più della metà delle famiglie andranno a pagare con la nuova TARES meno di quanto pagavano con la TARSU. Interventi tesi a dimostrare la vicinanza concreta dell’amministrazione comunale ali problemi, che spesso diventano drammi, e che pesano sui cittadini, nell’intento di alleviarli e, dove possibile, risolverli”.