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I lavoratori Ipercoop: “Tagliate i salari ma salvate i nostri posti”

Un centinaio di addetti dell’ipermercato di Afragola hanno spedito un appello a Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno.

“Disposti ad accettare il taglio dei salari pur di salvare il posto di lavoro e di garantire la permanenza del marchio Coop in Campania”. Lo scrivono in una lettera indirizzata al presidente della Unicoop Tirreno, Marco Lami, un centinaio di lavoratori dell’Ipercoop di Afragola, l’ipermercato sul quale incombe il pericolo della chiusura e del licenziamento di quasi tutto l’organico: 225 licenziamenti sui 226 addetti complessivi.

Si salverebbe solo il direttore dell’impianto della grande distribuzione. Altri 25 tagli sono da “spalmare” nei due ipermercati di Quarto e Avellino e nel supermercato di Napoli-Arenaccia. “Ma siamo disposti – scrivono intanto gli addetti di Afragola – a sopportabili sacrifici pur di mantenere il posto di lavoro, visto lo scenario economico nazionale e il contesto regionale”. Sacrifici che puntano al taglio di salari mediamente già piuttosto bassi. Basti considerare che nel mondo Coop una cassiera a tempo pieno, cioè con contratto full time standard, percepisce una paga base di circa 1150 euro, che diventano 700 in caso di contratto part time standard.

Ma la paura di perdere il posto e di perdere la presenza della Coop nella nostra regione sta spingendo soprattutto i lavoratori meno sindacalizzati a premere per una riapertura della trattativa con le cooperative emiliane Estense e Adriatica, interrotta a luglio. Coop che avevano annunciato l’intenzione di giungere in soccorso della proprietaria, la cooperativa toscana Unicoop Tirreno. Il 29 luglio scorso, però, le Coop bolognesi hanno abbandonato il tavolo dopo aver incassato dai sindacati il no alla loro iniziale proposta. Nel frattempo i lavoratori incalzano. “ Siamo consapevoli che ogni soggetto chiamato in campo debba espletare al meglio il ruolo che gli compete al tavolo della discussione e delle trattative per la ricerca di una soluzione – scrivono ancora nella lettera-appello – e teniamo a sottolineare che il marchio Coop in Campania è presente da oltre 40 anni e che pertanto va salvaguardato.

La Coop rappresenta per tutti i soci e i lavoratori affidabilità e prezzi contenuti. Attività espletata in Campania attraverso una rete di cinque punti vendita e circa 650 dipendenti, producendo una significativa economia reale sul nostro territorio”. Quindi, l’invito ai sindacati: “Noi lavoratori, in virtù del nostro senso di appartenenza ai valori cooperativi, nel sollecitare l’adesione dei colleghi degli altri punti vendita, chiediamo alle rsa di riaprire il tavolo di trattativa con le Coop emiliane affinché si trovi un accordo tra le parti e che i sacrifici chiesti ai lavoratori siano temporanei, in previsione di programmi di sviluppo del marchio Coop in Campania”. Ecco cosa finora hanno proposto le Coop emiliane in funzione del salvataggio.

Primo punto: riduzione delle ore per tutti i dipendenti della Campania con contratto full time e arretramento di un livello. Poi: la differenza perduta nell’arretramento di livello sarà restituita con un’una tantum alla fine dell’anno. Ancora: apertura di una procedura di mobilità volontaria. Dunque salari ridotti al minimo. Ma anche tagli ai posti di lavoro (circa un centinaio), contratti in deroga al contratto nazionale, demansionamenti e drastica riduzione dell’orario. Ma il piano d’impresa presentato dalle Coop emiliane prevede anche interventi dalla logistica ai servizi, dai costi di sede ai fornitori alla pubblicità. Il tutto supportato da una politica commerciale che rilanci la qualità e la convenienza e che preveda pure l’apertura di altri punti vendita, supermercati soprattutto.

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