Sportello antiracket: Acerra ci prova per la terza volta

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L’iniziativa è stata annunciata per tre volte in un anno. L’ultima risale a qualche giorno fa. Ma devono arrivare ancora i soldi.

 Ci vuole un finanziamento regionale per aprire ad Acerra uno sportello di primo ascolto per l’assistenza alle vittime del racket e dell’usura, per la prevenzione da sovra indebitamento e per la promozione della denuncia.

Lo ha detto l’amministrazione comunale di recente, durante l’ennesimo annuncio di un progetto che si avvarrà del partenariato del coordinamento delle “Associazioni antiracket e antiusura campane” di Silvana Fucito. E’ la terza volta in più di un anno che il Comune annuncia la creazione dello sportello. Mentre si moltiplicano i rumors circa l’accelerazione di attività antimafia sul conto dell’operato e dei soggetti che compongono l’attuale maggioranza, al potere da due anni e quattro mesi, il sindaco Lettieri ha diramato comunicati stampa a go go per pubblicizzare la presentazione del progetto per lo sportello, che però per il momento resta tale, una serie di carte.

Acerra, 62mila abitanti, 16 chilometri a nord est di Napoli, soffre ancora oggi il morso delle estorsioni di camorra. Il contesto sociale di questo territorio è uno dei più difficili del Napoletano.

Fiat, a Pomigliano produzioni in discesa: si teme altra cig

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Felice Mercogliano, segretario nazionale della Fismic, parla, parla di ” trend in discesa che va stabilizzandosi ” nella catena della Panda. Forse a novembre ci sarà ancora cassa integrazione.

“ La produzione si sta stabilizzando sugli standard attuali, più bassi della scorsa primavera”, lo afferma Felice Mercogliano, segretario regionale della Fismic, il sindacato autonomo firmatario di contratto più rappresentativo della Fiat di Pomigliano. Una notizia che non fa sperare in un’improvvisa impennata degli ordini Panda, a meno di colpi di scena dell’ultimo momento. Se il trend attuale non dovesse variare le produzioni della nuova utilitaria made in Pomigliano dovrebbero attestarsi quest’anno tra le 150mila e le 160mila unità, un dato importante ma ben al di sotto delle aspettative. A ogni modo è ancora presto per stilare un verdetto definitivo.

“ Anche perché – aggiunge Mercogliano – non bisogna dimenticare che la Panda è la vettura regina del mercato italiano, l’auto più venduta nel Paese ”. Si spera in un aumento degli acquisti in quest’ultima parte dell’anno. Nel frattempo, la prossima settimana, la grande fabbrica di Pomigliano effettuerà la prima delle sue settimane corte di questo mese, con la chiusura in cassa integrazione di venerdì 25. La settimana successiva, quindi, ancora produzioni limitate a giovedì per l’arrivo del ponte di Tutti i Santi. Negli ambienti sindacali non prevale l’ottimismo. C’è chi ipotizza l’annuncio di altri provvedimenti di cassa integrazione a novembre.

Auchan Campania, intesa raggiunta: sventati tagli e trasferimenti

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Produttività: più ore di lavoro e meno salario con i contratti di solidarietà. L’ipotesi di accordo è stata formulata ieri dalla multinazionale francese e dai sindacati. Sarà sottoposta al giudizio dei lavoratori.

Più ore di lavoro per un salario più ridotto con l’applicazione del contratto di solidarietà. L’ipotesi di accordo formulata ieri, a Napoli, dalla multinazionale francese della grande distribuzione Auchan e dai sindacati di categoria va nella direzione dell’aumento della produttività attraverso il contenimento dei salari. Un’intesa, questa raggiunta tra le organizzazioni sindacali e l’azienda, che sostanzialmente peggiora le condizioni di lavoro negli ipermercati napoletani ma che in cambio sventa i tagli agli organici preannunciati in primavera dal colosso francese.

Dunque, nessun licenziamento negli ipermercati Auchan di Nola ( sede centrale in Campania ), Giugliano e Napoli-via Argine grazie alla piattaforma appena redatta dalle parti. L’ipotesi d’intesa sarà poi sottoposta al giudizio delle assemblee dei 700 addetti dislocati nei tre ipermercati campani. E dopo le assemblee, l’eventuale ratifica dell’accordo, in caso di placet da parte delle maestranze. “ L’ipotesi di accordo – conferma Antonio Napoletano – è da sottoporre al giudizio dei lavoratori ma considerato l’andamento del mercato e la situazione complessiva del commercio in Campania e, in particolare, a Napoli e nella sua area metropolitana, rappresenta sicuramente un passo in avanti ”.

La sensazione è che i sindacati non potessero strappare di più al colosso d’Oltralpe, che in un primo momento aveva avanzato la proposta dei tagli agli organici o, in cambio, quella di un taglio drastico dei salari, dei permessi individuali retribuiti e una limitazione all’istituto della copertura in caso di malattia. Un salasso che, stando alle posizioni Auchan, si sarebbe potuto concretizzare in deroga al contratto nazionale di lavoro. Ragioni che hanno spinto l’azienda ad accelerare dando il via a 20 trasferimenti forzati negli ipermercati di Roma, Trasferimenti poi revocati grazie all’ipotesi d’’accordo. Lo schema d’intesa formulato ieri per l’Auchan di via Argine, che sarà poi esteso anche agli ipermercati di Nola e di Giugliano, con alcune differenze circa la percentuale relativa al contratto di solidarietà, pone dei paletti oltre i quali la multinazionale non è andata, almeno per il momento.

E’ stato però concordato che sarà sospesa per un anno la distribuzione dell’orario di lavoro, come del resto previsto dal contratto nazionale dei lavoratori del commercio e dei servizi nei “ casi eccezionali ”, vale a dire quando il contesto economico è particolarmente depresso. Ciò consentirà il via libera all’aumento delle ore di lavoro per i part-time e i full-time compreso tra una e due ore settimanali. Più lavoro che non sarà compensato da aumenti salariali perché nel frattempo scatteranno i contratti di solidarietà, che determineranno la riduzione degli stipendi.

Contratti di solidarietà che da alcuni mesi sono già in vigore negli ipermercati Auchan di Mugnano e di Pompei. La riduzione salariale decisa per via Argine è del 34 %, cioè la percentuale degli esuberi quantificati rispetto agli organici complessivi. Per quanto riguarda l’Auchan di Nola il sindacato prevede invece una percentuale nettamente inferiore.
(Fonte foto: rete internet)

All’Insegnante pendolare può essere riconosciuta la causa di servizio

Sulla domanda di equo indennizzo grava sul lavoratore l’onere di provare la riconducibilità dell’infermità sopraggiunta alle modalità di svolgimento delle mansioni.

Con ricorso l’ insegnante denunciava il Ministero dell’Istruzione, richiedendo che fosse accertato che la patologia dalla stessa allegata fosse insorta per causa di servizio e che, in conseguenza di ciò, le fosse riconosciuto il relativo trattamento indennitario previsto per l’insorgenza di malattia dipendente da causa di servizio. L’insegnante esponeva, infatti, di aver insegnato materie letterarie in varie scuole ed in varie parti d’Italia e, per questo, di aver dovuto viaggiare con qualsiasi tempo e in qualsiasi stagione dell’anno, avendo alfine riportato patologia uditiva ed osteoarticolare.¬

Il Tribunale di Roma in funzione di giudice del lavoro con sentenza ha rigettato il ricorso proposto ritenendo che non fosse stato assolto l’onere probatorio incombente sulla insegnante per non aver questa indicata con chiarezza quali e quante siano le sedi di servizio difficilmente raggiungibili o che comunque comportavano notevoli disagi nei tragitti. Nei confronti della sentenza del Tribunale di Roma proponeva appello l’insegnante. censurando, in particolare, la scelta del Giudice di primo grado nella parte in cui aveva affermato la mancanza di allegazione e prova delle mansioni espletate e delle modalità morbigene delle stesse, senza tener in debita considerazione quanto era emerso dalla relazione del consulente tecnico d’ufficio.

La Corte d’appello di Roma con sentenza ha accolto l’appello e, per l’effetto, ha riconosciuto le infermità riscontrate in capo all’insegnante come contratte in servizio ed a causa di servizio, condannando la p.a. al pagamento dell’indennizzo nonché delle spese processuali.
Avverso questa pronuncia ricorre per cassazione il MIUR. Il Ministero sostiene che l’insegnante non aveva provato la riconducibilità dell’infermità denunciata alle modalità concrete di svolgimento delle mansioni inerenti la qualifica rivestita.

La Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 08.10.2013 n° 22865 ritiene il ricorso infondato
La sentenza impugnata afferma che le infermità rilevate dalla consulente d’ufficio (ci sono state due consulenze: una in primo grado e l’altra in grado d’appello: entrambe hanno ritenuto sia l’infermità che il nesso di causalitità) sono state contratte in servizio e a causa di servizio.

In proposito questa Corte (Cass. civ., sez. un., 17 giugno 2004, n. 11353), con riguardo alla domanda di equo indennizzo, ha affermato che grava sul lavoratore l’onere di provare, con precisione, i fatti costitutivi del diritto, dimostrando la riconducibilità dell’infermità alle modalità di svolgimento delle mansioni inerenti alla qualifica rivestita, variabili in relazione al luogo di lavoro, ai turni di servizio, all’ambiente lavorativo, non configurando, le mansioni inerenti alle qualifiche, un fatto notorio che non necessita di prova.
Nella specie la prova è stata ritenuta dalla Corte d’appello in due consulenze tecniche d’ufficio, in primo e secondo grado, entrambe favorevoli all’insegnante.

Filologia e arte nella cucina della Masseria Rivolta, a Striano.

Carmela e Nello Lombardi dimostrano che anche il genio dell’arte della cucina nasce dalla conoscenza, dalla pazienza e dal lavoro. Una memorabile interpretazione delle “carni dimenticate”.

La “ Masseria Rivolta ” sta a Striano, all’incrocio di due strade antiche lungo le quali sono stati scritti capitoli importanti della storia dell’alimentazione nella Campania Felice. Una strada va da Nola a Sarno e sfocia nell’agro nocerino: è la strada del pomodoro, e prima ancora del tabacco, di importanti mercati ortofrutticoli, del grano che da Nola veniva portato ai mulini della Foce. L’altra strada era percorsa, fino a qualche decennio fa, dai “ verdummari ” che portavano i prodotti dell’ “ orto sarnese ” nei paesi vesuviani: a Ottaviano, dire “ sarnese ” era la stessa cosa che dire “ verdummaro ” . Insieme ai “ verdummari ” salivano al Vesuvio i venditori di anguille e di gamberi del Sarno, “ ‘e ammarielli ‘e sciummo ”.

Nel “pianillo” tra San Gennarello e Striano i Medici avevano introdotto la coltivazione del frumento, e ospitavano, nella stagione della transumanza interna, i vitelli degli allevatori gragnanesi: questo, anche questo, spiega perché per lungo tempo alcune famiglie di San Gennarello e di San Giuseppe hanno svolto un ruolo importante nei mercati meridionali del grano e delle carni vaccine

In questo territorio consacrato alla cultura del cibo i “ condottieri ” della Masseria Rivolta – Nello Lombardi sta in sala, Carmela Lombardi è la “ domina ” della cucina – hanno deciso di confrontarsi con le tradizioni della cucina della Campania Felice: prima di tutto le hanno studiate, e continuano a studiarle, e di questi tempi, in cui per il territorio del cibo e del vino scorrazzano ciurmatori, ciarlatani e avventurieri, non è cosa da poco. Poi hanno imboccato la strada dell’interpretazione intelligente, capace di trovare il punto di incontro tra la sostanza dei sapori e degli odori del passato e il gusto di oggi: perché il gusto cambia, per fortuna, e certi sapori antichi, ammesso che possano essere riprodotti integralmente, risulterebbero, a dir poco, sgradevoli. In definitiva, non ci poteva essere sede più adatta della Masseria Rivolta per la Cena Ecumenica dell’ Accademia Italiana della Cucina, dedicata al tema, assai difficile, delle “ carni dimenticate ”.

Ceniamo nella sala centrale, addobbata come le locande che numerose, un tempo, si affacciavano sul fiume. Nella cucina funzionano antichi fornelli, e fuochi di tempra antica consumano il tempo e le fibre degli alimenti: perché, si diceva una volta, l’arte della cucina è solo questione di tempo e di pazienza. Ed è una questione musicale: è arte degli accordi. Non è facile proporre la milza imbottita a chi abbia meno di cinquanta anni: la mente si ritrae, il naso e la bocca si bloccano, l’immaginazione associa scene e figure poco piacevoli. In sé il sapore della milza è robusto, acuto, con toni aspri, in cui si insinua – noi ci persuadiamo che si insinui – una punta di viscido, un denso grumo di amarezza: la milza è, giuravano gli studiosi degli umori, la sede della malinconia. Si usava l’aceto di vino per purgarla, in tutti i sensi: l’aceto cancellava tutte le insidie del suo sapore, ma era quasi sempre una sopraffazione.

La cuoca della Masseria usa ancora l’aceto di vino, però prima lo lavora per smussarne non il vigore, ma l’arroganza. Tra la milza e l’aceto diventato un poco più umile e più pacifico viene poi costruita una scala di sapori che permettono di preservare il meglio dell’uno e dell’altra: l’aglio, il formaggio, il prezzemolo, e la menta: è la menta che fa il miracolo, che convince una gentile giovane signora che sta seduta di fronte a me a “ provare ” la milza, ad aprire alla delicatezza del piatto la mente e i sensi. Ma la cucina, come la pittura, ha i suoi segreti: chi sa in che modo la cuoca ha “ lavorato ” insieme il formaggio e la menta.
E i rognoni di vitello convincono anche gli sguardi più riottosi, – l’arte della presentazione del piatto.. -, perché sono stati tagliati in cubetti tutti più o meno uguali, e la crema delle cipolle di Montoro li avvolge in un velo sottile e trasparente, e non li invischia in una umidiccia fastidiosa poltiglia.

Meritevole di una dissertazione – ci vorrebbe un Gianni Brera – è la polenta condita con soffritto di vitello: la polenta è polenta vera, quella dei pastori avellinesi e dei braccianti della piana di Angri, è non è uno “ scagliuozzo ” interpretato alla McDonald’s: e il soffritto di vitello, “ ‘o zoffritto ”, dovendo fare da condimento, dà di sé la versione più delicata, quella che fatalmente ricorda la cucina della nonna, ed è la sintesi di sfumature di sapori depurata e filtrata dalla paziente opera del fuoco lento, avvolgente, implacabile.

Ma non c’è stato bisogno di astuzie per “ promuovere ” le candele spezzate con ragù di “ pezzentella ”, e cioè di salsiccia piccante, versione intelligente della ‘nnoglia : irresistibile prorompeva dal piatto un profumo vigoroso, asciutto e delicato nello stesso tempo, quale può venire soltanto dal corpo spezzato della candela, dalla salsa perfetta per densità e per spessore, dal sapido intreccio degli aromi del ragù, complessi, ma temperati e amalgamati dalla forza del fuoco quieto, costante, senza impennate.
Diceva John Ruskin che il genio dell’arte è pazienza e fatica.
(fonte immagine: Filippo Palizzi, lavandaie sul fiume Sarno)

Ipercoop, Afragola chiude di nuovo: ancora sciopero bianco

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Sempre vivo il dramma dei lavoratori campani della cooperativa Unicoop. Oggi gli addetti non si recheranno al lavoro ad Afragola: Ipermercato chiuso quasi tutto il giorno.

La notizia è diventata ufficiale nel pomeriggio di ieri: anche stamane la maggioranza degli addetti dell’Ipercoop di Afragola non si presenterà al lavoro. Ennesimo sciopero bianco, dunque, da parte delle maestranze dell’ipermercato ubicato nel centro commerciale Le Porte di Napoli, che da mesi sono in lotta contro i 250 licenziamenti annunciati dalla cooperativa toscana Unicoop di Livorno. La struttura della grande distribuzione chiuderà a partire dalle 12 e 30. Saracinesche abbassate fino alla chiusura delle 21. Con quest’ulteriore agitazione i lavoratori dell’Ipercoop di Afragola stanno assestando un colpo notevole al bilancio dell’ipermercato dislocato in località Marchesa, al centro tra le popolose città di Acerra, Afragola e Casalnuovo.

Intanto non giungono segnali circa una possibile ripresa della trattativa per il piano di salvataggio, ritirato a luglio da due cooperative emiliane a causa della rottura con i sindacati, che non hanno accettato le drastiche riduzioni salariali e contrattuali proposte dalle coop bolognesi Estense e Adriatica. Cooperative che ad ogni modo avevano promesso un piano di sviluppo basato sull’apertura di nuovi punti vendita, più piccoli di quelli attualmente dislocati ad Afragola, Quarto e Avellino. E’ una lotta contro il tempo. La giunta regionale della Campania, attraverso l’assessore al Lavoro Severino Nappi, è riuscita a strappare un vertice nazionale al ministero dello Sviluppo economico. Appuntamento a Roma per venerdì 25 ottobre. Le convocazioni delle parti sono attese entro i primi giorni della prossima settimana.
(Fonte foto: rete internet)

Nola. L’agro nolano scende in strada per il “Triangolo della Vita”

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Scolaresche, associazioni culturali e ambientali, forze civili e religiose locali e istituzioni politiche insieme in difesa dei territori martoriati dai rifiuti e dai roghi. Fotogallery

Una fiumana di gente. Un corteo di almeno 5.000 persone si è mobilitato per la manifestazione tenutasi ieri a Nola in difesa dei territori martoriati dagli sversamenti illeciti di rifiuti. Sulla scia delle proteste pacifiche tenutesi nei giorni precedenti in diversi centri delle province napoletana e casertana, "Il Triangolo della Vita" ha veicolato il bisogno di rinnovamento avvertito dai cittadini di tutta l’area nolana. Giovani, soprattutto loro, in tantissimi hanno popolato il corteo, partito da Piazza d’Armi poco dopo le 10, che ha attraversato Nola e un tratto della statale 7 bis per raggiungere Boscofangone, una delle località avvelenate dai rifiuti tossici.

Numerosa la partecipazione delle scolaresche, presenti quasi tutte le rappresentanze delle scuole superiori di Nola e dintorni e, accompagnati dagli stessi professori, anche di qualche scuola media locale. Tra le file dei dimostranti anche le istituzioni politiche, il deputato Massimiliano Manfredi e i sindaci di Nola, San Paolo Belsito, Liveri, Roccarainola accompagnati da qualche assessore e consigliere. Proprio la presenza dei rappresentanti istituzionali aveva nei giorni scorsi agitato diverse associazioni impegnate da anni in iniziative di denuncia sugli abusi della camorra e di difesa del territorio, contrariate dall’ipotesi che la nobile causa in favore della Terra dei Fuochi potesse essere usata come passerella da politici o organizzazioni affini.

Con il divieto di sfilare con simboli identificativi, imposto dal comitato organizzatore, la partecipazione di movimenti sociali e politici di ideologia opposta è stata notevole. Tra le voci in protesta stamattina a Nola anche il Forum Ambiente Area Nolana, che raccoglie al suo interno diverse realtà votate al recupero della Campania Felix: "Condividiamo il fine di questa giornata e, come per tutte le iniziative che abbiamo portato avanti, abbiamo aderito senza alcuna posizione partitica" – ha dichiarato un giovane del Forum, Vincenzo Forino – "siamo favorevoli alle bonifiche, a patto che siano accompagnate da un’azione di maggior controllo del territorio e di messa in sicurezza delle zone periferiche, quelle più soggette agli sversamenti abusi. Al problema rifiuti noi rispondiamo con le famose quattro R: riduzione alla fonte, riuso, riutilizzo e raccolta differenziata".

Per "Il Triangolo della Vita", inoltre, hanno marciato anche figure che della lotta alla camorra e agli abusi sul territorio ne hanno fatto una vocazione di vita, don Aniello Manganiello, il sacerdote passato alle cronache per le sue avventure come parroco di Scampia, don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano in prima linea su più fronti per la Terra dei Fuochi, e don Aniello Tortora, responsabile dell’ufficio pastorale sociale e lavoro per la diocesi di Nola.

"Quello che succede qui, sta succedendo nello stesso momento a Marcianise: i ragazzi stanno prendendo coscienza del proprio territorio" – ha dichiarato don Maurizio – non è più un comitato, è un popolo che vuole salvare questa terra. È bello vedere così tanti giovani, ma questa presa di coscienza non doveva partire da loro ma dai politici, da chi ha la chiave del problema e ricopre i ruoli adatti per farlo".

Sanità, ospedali napoletani e guardie mediche della Provincia ammalati più dei pazienti

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Denuncia del Sindacato Medici Italiani: 50 aggressioni ogni giorno nella sola Campania. A rischio crollo, in caso di sisma, molti ospedali napoletani. Chiesta l’installazione di telecamere a circuito chiuso nei presidi

Sputi, insulti, minacce, danni alle strutture. Violenze. Non siamo né in un corteo di black block né nel Bronx, ma negli ospedali della provincia di Napoli. Che sono ammalati, più dei pazienti. Che hanno problemi statici, che da tempo non sono mai stati riqualificati, rinnovati, mai più, da decenni, oggetto di investimenti. Il presidio napoletano del Cardarelli, il San Giovanni Bosco, il Loreto Mare, ma pure le guardie mediche di San Giorgio e Cremano e Scampia, l’ospedale Annunziata, i nosocomi di Castellammare di Stabia e Boscotrecase.

Una lista che fa paura, quella degli ospedali «ammalati», per condizioni lavorative, per problemi statici, per condizioni di lavoro del personale. Per le aggressioni, continue, per gli episodi di violenza nei confronti di medici e infermieri. Almeno 50 ogni giorno, nella sola Campania. Una guerra. Una frontiera. Tutto questo , dati nero su bianco, lo denuncia il sindacato medici italiani, SMI, presieduto a livello nazionale da Giuseppe Del Barone, che ieri ha indetto a Napoli il convegno «Riorganizzazione del territorio e nuova spedalità in Campania tra risorse e risparmio» al quale ha partecipato anche il sindaco De Magistris e il presidente dell’Ordine dei Medici, Bruno Zuccarelli.

Ma c’è di più, una denuncia che fa venire i brividi: l’ultima inchiesta parlamentare sul servizio sanitario italiano e la sua efficienza, grazie ad un’indagine a campione, dice che in caso di sisma circa il 75 per cento delle strutture non reggerebbe. L’Ospedale Annunziata è ai primi posti di questa raggelante classifica in cui compaiono strutture che sono – stando ai dati – distribuite nella zona centrale dell’Italia e di più – chi aveva dubbi alzi la mano – nel Meridione. In Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia. Tra i rischi ai quali sono esposti i medici e il personale sanitario ogni giorno non c’è solo quello statico: tutti loro sono esposti a violenze e aggressioni.

Quotidianamente, la statistica sfiora in Campania picchi da far tremare i polsi. E il sindacato, oltre a far appello al presidente della Regione, Stefano Caldoro chiede una misura che attenuerebbe, nell’immediato i rischi: l’installazione di telecamere a circuito chiuso nei presidi ospedalieri e nelle guardie mediche.
(fonte foto: rete internet)

La Cena Ecumenica dell’ Accademia Italiana della Cucina: la Delegazione di Nola l’ ha celebrata a Striano

L’attenzione per la cucina italiana è il mezzo che permette agli Accademici di scoprire, di tutelare e di promuovere le tradizioni vitali, quelle che sanno confrontarsi con le trasformazioni sociali e culturali.

Il 17 ottobre tutte le delegazioni dell’ Accademia Italiana della Cucina, fondata da Orio Vergani, hanno celebrato la Cena Ecumenica, che aveva per tema “ le carni dimenticate ”, il così detto “ quinto quarto ”. La Delegazione di Nola ha celebrato la sua Cena a Striano, nella Masseria Rivolta, in cui Nello e Carmela Lombardi hanno costruito un “ tempio ” gastronomico di rilevante importanza. Ne parleremo a parte.

Nell’incipit della cerimonia il Delegato, dott. Giuseppe De Martino, ha ricordato che il rito della cena e il tema delle “ carni dimenticate ” sintetizzano in modo esemplare i valori su cui è costruita l’ Accademia: prima di tutto, quella filosofia del convivio, che di recente il Presidente Giovanni Ballarini ha interpretato come “ vita in comune ”, come vocazione a sviluppare il dialogo culturale nel segno dell’amicizia e della tolleranza. In questa prospettiva, l’attenzione per la cucina italiana è il mezzo che permette agli Accademici di scoprire, di tutelare e di promuovere le tradizioni vitali, quelle che sanno confrontarsi con le trasformazioni della società e della cultura. Le trasformazioni del gusto investono tanto la cucina, quanto la moda e l’arte.

Il Dott. De Martino ha poi passato il microfono al dott. Antonio Del Giudice, sindaco di Striano, il quale ha ringraziato la Delegazione Nolana: scegliendo la Masseria Rivolta come “ luogo ” della Cena, essa ha oggettivamente riconosciuto che l’azione condotta dagli imprenditori e dalla classe politica della città per tutelare il territorio e per promuoverne le risorse incomincia a dare risultati importanti.
Poi il microfono è passato a me: ho avuto l’onore di illustrare gli aspetti culturali del tema della Cena. Gli aruspici romani impararono dagli etruschi a leggere il futuro nelle frattaglie degli animali sacrificati e a condizionare i politici e l’opinione pubblica così come oggi, scrive Stewart Lee Allen, noi “ dipendiamo dai giornalisti dei tabloid ”. Le frattaglie furono, un tempo, un quarto nobile: il fegato è stato da tutti, e da sempre, considerato la sede del coraggio, e Chirone allevò Achille non con la carne, ma con gli intestini del leone.

Dallo stato di nobiltà le frattaglie sono poi decadute a rappresentare il livello della miseria, soprattutto a Napoli. Nello Oliviero ha raccontato la giornata del “ carnacottaro ” dell’ Ottocento, che la mattina “ nei fondaci viscidi di motavendeva alla plebe “ ‘a matrice e ‘o call’ ‘e trippa ”, di pomeriggio si spostava sulle strade frequentate dalla media borghesia e offriva “ cotena e tracchie ”, la sera, infine, si piazzava presso i varchi del porto e ricordava agli infreddoliti scaricatori “ tengo ‘o broro ‘e cotena e ‘a fresella pe’ chi tene ‘o catarro.”.. Zampe, muso, intestini del bue e del porco, e in particolare lo stomaco di bue, formavano la trippa( o capezzale ), che però non costava poco. In inverno i beccai vesuviani vendevano, a 2 centesimi la ciotola, anche zuppe di cotiche di maiale: i sanguinacci di porco, trattati con zucchero, aromi e cioccolata, non erano cibo per poveri.

In ogni caso, l’alimentazione della plebe di Napoli, della provincia napoletana e di Terra di Lavoro è un territorio coperto ancora da fitta nebbia: lo potrebbe sgombrare la lettura critica dei cumuli di documenti che nella polvere degli archivi aspettano, da due secoli ormai, che qualcuno si interessi di loro. Nel 1854 nel mercato di Nola 800 gr.di lardo grasso costavano 24 grana, quanto un bracciante guadagnava in una giornata e mezza di lavoro, quando trovava lavoro: ho mostrato agli accademici le copie dei documenti che l’attestano.. Sulla storia e sulle tradizioni della cucina napoletana continuo a leggere e a sentire sciocchezze di vario calibro, scritte e dette anche da nomi che fanno rumore. Intanto escono in edicola, l’una dietro l’altra, le Guide del vino, quasi tutte concordi nel massacrare i vini vesuviani: forse giustamente, forse no.

Non sono un competente di vini, non vado oltre la distinzione tra bianco, rosso e rosato. Invidio quelli che sono capaci di cogliere, in un aglianico, un profumo di cioccolato fondente e un sentore di vaniglia: quando incontro uno di questi “ nasi ”, mi viene voglia di inginocchiarmi ( solo l’età mi impedisce di farlo), perché sento di essere davanti a un “ theios aner ”, un uomo divino, uno sciamano. Ma penso che un vino buono si produca sul Vesuvio: almeno uno, almeno per la legge delle probabilità. Ho concluso il mio intervento esprimendo l’opinione che l’ Accademia abbia il dovere di difendere, a voce alta, la civiltà del vini vesuviani, prima di tutto dai vesuviani che tradiscono la loro terra, e poi dagli altri che nella palude ci sguazzano.

Il dott. De Martino chiude la serata perdonandomi, conservando il mio nome nell’elenco degli Accademici, e distribuendo agli Accademici il libro che l’ Accademia ha pubblicato per l’occasione: “ La cucina delle carni da non dimenticare ”. Non è un libro: è uno scrigno colmo di pietre preziose. Il capitolo sulla Campania è stato curato, splendidamente, da Claudio Novelli. Splendida è stata la serata: una sinfonia di note che vibravano tutte di una eleganza autentica, perché viva: l’amicizia sincera, l’attenzione, la levità del gioco che si intrecciava con la serietà degli argomenti, la gioia del convito accesa anche dall’alta qualità dei piatti e – la metto in ultimo, perché l’ho sentita come la nota più importante, quella che dettava il motivo – l’ eleganza delle signore. Il mago di questi mirabili accordi è stato Giuseppe De Martino, e a lui è stato tributato, giustamente, l’applauso finale.
(Fonte immagine: Vincenzo Migliaro, Mercato alla Selleria)

Somma, Presentazione in aula consiliare del libro di Marco Nonno

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“Pianura 2008, i giorni della monnezza”, il titolo dell’opera firmata dal consigliere napoletano ex Msi

«Da Pianura a Cava Sari: quando si resiste per il diritto alla salute». Oggi– domenica 20 ottobre – alle 11, nell’aula consiliare del Comune di Somma Vesuviana in piazza Vittorio Emanuele III, la presentazione del libro «Pianura 2008, i giorni della monnezza» di Marco Nonno, consigliere comunale di Napoli. All’evento, moderato dal giornalista Gaetano Di Matteo, interverranno l’autore, il sindaco di Somma Vesuviana Raffaele Allocca e il giornalista de «Il Mattino» Francesco Gravetti. Nonno è stato, nelle ultime amministrative napoletane, il consigliere più votato in assoluto stracciando tutti i candidati in competizione.

Ex Msi, ex An, poi passato nel Pdl, ha raccontato nel suo libro i giorni della ribellione, accusato di aver fomentato la rivolta antidiscarica nel suo quartiere. In campagna elettorale incassò la solidarietà di molti politici tra cui il presidente della Provincia, Luigi Rispoli, per l’aggressione verbale di cui lo fecero oggetto – a Pianura – supporter dell’attuale sindaco De Magistris, allora in corsa contro Lettieri. L’iniziativa è contro il «sistema camorra».