Portici, De Rosa racconta i boss che si fingono pazzi

0
Giovedì 24 ottobre presso la libreria “Libridine” verrĂ  presentato “Mafia da legare”, libro scritto a quattro mani da Corrado De Rosa, psichiatra salernitano e scrittore e Laura Galesi.

 Pubblicato nel gennaio di quest’anno ‘Mafia da legare’ approda a Portici, in una delle sue ultime presentazioni al pubblico, per far conoscere come Cosa Nostra usi la follia a proprio uso e consumo.

‘Pazzi sanguinari, matti per convenienza, finte perizie, vere malattie: come Cosa Nostra usa la follia’. Il sottotiolo rende perfettamente l’idea di quanto hanno messo nero su bianco in queste interessantissime duecentottanta pagine gli autori Corrado De Rosa e Laura Galesi. L’appuntamento per la presentazione è per giovedì 24 ottobre alle ore 18.30 presso la libreria ‘Libridine’, sita in via Diaz 71 a Portici, cittĂ  in provincia di Napoli. Con l’autore Corrado De Rosa, interviene il giornalista del quotidiano ‘Il Mattino’ Giuseppe Crimaldi. A moderare l’incontro il giornalista Ciro Oliviero.

Questo libro demolisce l’ultimo mito di Cosa Nostra, il presunto "codice d’onore": se i boss si fingono pazzi significa che anche l’onore è morto, sepolto sotto cubi di cemento, saltato in aria, sciolto nell’acido. Come la loro coscienza. Corrado De Rosa, psichiatra salernitano e scrittore, ha scritto "I medici della camorra" (Castelvecchi 2011) ed è tra gli autori di "Strozzateci tutti" (Aliberti 2010), "La giusta parte" (Caracò 2011) e "Novantadue. L’anno che cambiò l’Italia" (Castelvecchi 2012).
(Fonte foto: Rete Internet)

Sant’Anastasia. Borse di studio per studenti meritevoli

0
Venerdì 25 ottobre presso l’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo Ten. M. De Rosa, saranno conferite delle borse di studio messe a concorso dall’associazione Onlus Lisetta Santoro De Simone.

 Con il patrocinio del Comune di Sant’Anastasia, saranno conferite presso l’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo Ten. M. De Rosa, alle ore 11,00 di venerdì 25 ottobre, delle borse di studio messe a concorso dall’associazione Onlus Lisetta Santoro De Simone, in favore di allievi anastasiani che si siano distinti per condotta e profitto.

Saranno presenti una rappresentanza di alunni del I° e III° Istituto Comprensivo, che potranno ascoltare le riflessioni del Prof. Ermanno Corsi – cittadino onorario di Sant’Anastasia – sul tema “Da internet alla lingua italiana”, dopo i saluti della Preside Maria dott.ssa Capone, del Mons. Adolfo Russo, Presidente dell’Associazione e del Sindaco.

La Onlus, intitolata a Lisetta Santoro De Simone, cittadina anastasiana che adottò bambini a distanza e si adoperò a favore degli studenti, conclude con l’evento prossimo il settimo conferimento di Borse di Studio, messe a concorso grazie alla volontĂ  del marito, Prof. Avv. Francesco De Simone – segretario del C.D. della Onlus – e dei loro figli di ricordarla attraverso un premio in denaro destinato agli studenti meritevoli di Sant’Anastasia.

“Anche questa edizione si terrĂ  a Sant’Anastasia e – afferma il sindaco Carmine Esposito – ringrazio il professore Francesco De Simone ed i figli per aver scelto di premiare studenti locali a ricordo della nostra concittadina Lisetta Santoro De Simone, straordinaria figura, nobile ed altruista, che ha lasciato in coloro che la conobbero insegnamenti perenni, da trasmettere ai giovani”.

Nola. Web e dintorni: a dibattito con la Cgil

0
La Cgil Nolana-Pomiglianese ha organizzato, in collaborazione con l’Associazione “La Festa dei Folli”, per il 26 ottobre, presso la Sala-incontri di Via Principe di Napoli, una prima “chiacchierata” sulla rivoluzione digitale.

 Web, facebook, blog, banner, post, sms, web tv, cam, streaming, bit, twitter, e tantissimi altri sono i termini entrati nel gergo comune e che riempiono buona parte della nostra giornata.
La rivoluzione digitale, nel giro di pochissimi anni, ha imposto nuovi modelli comunicativi e relazionali e impone attente riflessioni e profonde analisi.

In questo scenario "sconvolgente" non poteva non subire profonde trasformazioni anche il sistema dell’informazione, in particolare quello locale. Su quello nazionale tantissimo si è scritto e dibattuto. Rare, invece, sono state le occasioni per approfondire e discutere di/su quest’ultimo (che, probabilmente, per i suoi stessi caratteri, rappresenta anche quello più interessante e creativo: un vulcano in piena attivitĂ ). La Cgil Nolana-Pomiglianese ha organizzato, in collaborazione con l’Associazione "La Festa dei Folli", per il giorno 26 ottobre, alle ore 10,30, presso la Sala-incontri di Via Principe di Napoli, 89 (Nola), una prima "chiacchierata" sul tema.

L’intento è quello di mettere a confronto idee, persone, operatori del settore, cittadini, sulle forme nuove che il sistema dell’informazione ha assunto, privilegiando, in assoluto, quello locale. Questo, ormai, si è pienamente integrato al sistema più generale e complessivo. Sempre di più rappresenta il vero veicolo (in molti casi l’unico) informativo a livello territoriale. Tutto ciò presenta aspetti estremamente significativi e positivi, ma non mancano gli interrogativi che ognuno di noi si va ponendo. Il fenomeno va monitorato e seguito con grande attenzione, perchè non mancherĂ  di incidere profondamente anche sulla qualitĂ  della nostra vita, democratica e sociale. Direttori, giornalisti, operatori, cittadini, cronisti, webmasters, e chiunque altro sia interessato all’argomento è invitato.

Clamoroso al Cibali: il sig. Fassina dà del “miserabile” a Maradona:

Dedicando a “Equitalia” il gesto dell’ombrello Maradona ha fatto un autogol. Ma Diego è un artista, come Cattelan. E se il Dito Medio di Cattelan merita di stare in faccia al Palazzo della Borsa di Milano: LE FOTO

 Dal salotto di Fabio Fazio Maradona ha risposto con il gesto dell’ombrello sull’avambraccio, tiè!, a “Equitalia“ che lo tiene in conto di evasore fiscale: è stato un errore micidiale, un autogol al 90°, con il risultato inchiodato sullo 0-0.

Le tasse si pagano e gli evasori vanno puniti: su questo non ci piove. Ma un autogol di Maradona non è un autogol qualsiasi, poiché innesca effetti strabilianti: per esempio, spinge Francesco Merlo a schierarsi nella squadra di Brunetta. Una cosa da non credere. Come se Barzagli irridesse Cristiano Ronaldo, umiliandolo con dieci tunnel… Sono un ammiratore di Francesco Merlo, ne leggo e conservo in archivio tutti i pezzi. Ma nell’articolo di oggi, “ Maradona, Fazio, il Fisco e il gesto dell’ombrello “ (la Repubblica, 22 ottobre) trovo due passaggi che non riesco a digerire. Il primo è una frecciata contro chi “in nome dell’audience“ arriva al “sottosopra“ e “stracangia“ “Maradona in Renzo Piano“. Mi meraviglio della meraviglia del giornalista.

E’ Maradona che deve pretendere di non essere “stracangiato“ con nessuno, nemmeno con il famoso architetto. Diego Armando Maradona è un artista: non un artista del calcio, o del pallone, o di altre specificazioni riduttive. E’ un artista, e basta. In un tempo in cui installazioni, fotografie e filmati sono classificati come arte, e Jannis Kounellis – un artista assai caro – mette in mostra a Berlino 5 mucchi di sacchi (foto), 46 anni dopo aver esposto in una galleria romana 12 cavalli vivi (foto): in un tempo così, i gesti di Maradona, i dribbling, i “pallonetti“ che scavalcano le facce attonite dei portieri, la mano di Dio che fa gol, sono arte: vera arte pop.

Le partite di Maradona erano riti: tutti i presenti- decine di migliaia – si aspettavano che da un momento all’altro in lui si manifestasse “la bestia iperbolica, nel senso infernale, anzi mitologico di Cerbero“. “Maradona è uno sgorbio divino, magico, perverso: un jongleur di puri calli che fiammeggiano feroce poesia e stupore (è dei poeti il fin la meraviglia)… E, grazie a lui, il calcio si eleva di tre spanne agli occhi di coloro che, sapendolo vedere, lo prediligono su tutti i giochi della terra.“. Così poetava Gianni Brera.

Dice Merlo che Maradona fu “un eroe della plebe“. Se è un titolo riduttivo o, peggio ancora, se è un’ingiuria, mi dispiace: perché sono costretto a pensare che il giornalista non sa, o, per le ragioni della polemica, finge di non sapere cosa è “ la plebe “ di Napoli e cosa ha rappresentato il giocatore non solo per i tifosi del Napoli, ma per la cittĂ  tutta. Certo, la sua vita privata non può essere indicata ai giovani come un modello: ma i modelli rispettano le norme, e il genio, di solito, le infrange. Diego Armando Maradona, però, non è stato mai espulso, e non ricordo che abbia mai fatto una sceneggiata per i falli subiti – e falli carogneschi li ha subiti in ogni partita -. Quando la squadra perdeva, Maradona copriva e proteggeva i compagni addossandosi ogni responsabilitĂ .

Il Dito Medio che Maurizio Cattelan ha piazzato di fronte al Palazzo della Borsa di Milano è considerato un’opera d’arte: i santoni della critica hanno purgato quel dito da tutte le connotazioni volgari, e hanno trovato significati strepitosi in ogni suo aspetto, a partire dal titolo ,“l.o.ve.“, acronimo, secondo alcuni, di “libertĂ , odio, vendetta, eternitĂ “: insomma, non è un dito, ma è un poema. Le tasse vanno pagate, ovviamente: e Maradona deve prendersela con sé stesso, se nella stagione delle vacche grasse ha consentito che iene e avvoltoi, travestiti da amici, gliele spolpassero tutte, e lasciassero a lui solo qualche lacerto di carne e tutti i guai, tutti interi.

Il genio è stato ingenuo, come spesso accade. Se non fosse stato ingenuo, avrebbe “preparato“ il gesto dell’ombrello, dichiarando, che so, che lui si prostra davanti a chi paga le tasse, ma ce l’ha a morte con la filosofia dell’ Ente, che fino a ieri, colpiva implacabile i poveri cristi – qualche povero cristo si è suicidato –, e trascurava gli evasori potenti: tanto che proprio in questi giorni l’ AD di “ Equitalia “, Benedetto Mineo, ha dichiarato . “Mai più un fisco feroce… La Nuova Equitalia (ha) il volto più umano.” (la Repubblica, Affari e Finanza, 21 ottobre). E invece don Diego ha fatto autogol e poi ha anche sbagliato il rigore del pareggio: roba da Sciagurato Egidio. Si è offerto come bersaglio a prediche e a insulti.

Lo hanno perfino accusato di aver offeso i lavoratori di “Equitalia“, quegli infelici che ogni giorno bussano alla porta di altri infelici e mollano nelle loro mani “sfogliatelle“ frolle e ricce. “Ma anche nella notte più nera c’è un barlume di luce. Maradona non mi è piaciuto“ ha pontificato il sig. Letta Nipote: e Maradona ha esultato. Non piacere a qualcuno in certi casi può essere un piacere. Fermo restando il principio che le tasse vanno pagate e gli evasori vanno puniti dal rigore della legge. Il sig. Fassina, che fa il viceministro dell’economia, quella sola volta che ho sopportato di sentirlo predicare da non ricordo quale salotto TV, mi parve la versione bersaniana di Brunetta: seduto “a ponta ‘e seggia“, la faccia da incazzato, la voce truce alla Catone, pontificava usando un solo schema logico- linguistico: “io capisco e so, gli altri non capiscono e non sanno.”.

Qualche giorno fa minacciò di dimettersi: era mezzogiorno. La sera ritirò la minaccia, o, dipende dai punti di vista, la promessa. “Resto per combattere il rigore imposto dall’Unione Europea. Fare i pierini è facile, ma non consente di dare risposte.” (la Repubblica, 21 ottobre). Insomma, il sig. Fassina fa parte del partito dei Cocchetelli: mi sacrifico per il bene dell’Italia. Dopo aver sistemato la Germania e il “pierino“ Renzi, il sig. Fassina sistema Maradona: il gesto dell’ombrello è da “miserabile“, “impari a rispettare la legge“ (La Stampa, 21 ottobre).

Clamoroso al Cibali, avrebbe detto Sandro Ciotti. Se tra senatori e deputati e grandi elettori e consiglieri regionali del Pd e del Pdl e dei partiti compagni ci fosse anche un solo evasore e si trovasse anche un solo spregiatore della legge, Fassina tratterebbe l’uno e l’altro come ha trattato Maradona. Da “miserabili“. Se non lo facesse, saremmo costretti a pensare che non lo fa perché, mentre Maradona non è potente, quelli lo sono, e possono sfilargli la sedia da sotto le chiappe. Risulta che fino a stamattina questo insulto il sig. Fassina lo ha usato solo per Diego: forse perché tra tutti i signori sopra indicati, deputati, senatori, grandi elettori, consiglieri regionali, non c’è un evasore fiscale, né pregiudicato, né sospetto, e non c’è uno spregiatore della legge, nemmeno uno?
(Foto: Maurizio Cattelan, L.O.V.E., Milano)

LA STORIA MAGRA

Afragola, stazione Porta: Tuccillo tenta il rilancio

0
Il sindaco ieri ha siglato un’intesa con il presidente dell’Acen. Obiettivo: unire il progetto alla cittĂ . Ma i lavori sono ancora bloccati. E aumenta la sfiducia.

 Per la Tav è stato il primo cantiere d’Italia “intermodale” ad aprire. Ora però risulta ultimo in quanto ad avanzamento dei lavori. Lavori che ormai sono diventati eterni quelli per la stazione Porta di Napoli dell’alta velocitĂ  ferroviaria e per le connesse bretelle, meridionale e orientale.

E’ tutto bloccato, da due anni. Finora per la realizzazione dell’avveniristica stazione di Afragola sono stati spesi 83 milioni. Per tutta l’opera ce ne vogliono più di 800. Nel frattempo altri 77 milioni li dovrebbe far concretizzare, entro l’anno, il ministro per le infrastrutture e i trasporti Vincenzo De Luca, che nella sua Salerno aveva affidato l’incarico di progettare la stazione marittima all’architetto iracheno Zaha Hadid, la quale ha anche firmato il megaprogetto afragolese, fermo al palo dal 2011. E mentre opere murarie e piloni dello snodo ferroviario non sono neanche a un quarto il sindaco Tuccillo ce la sta mettendo tutta per rilanciare il sogno locale e non solo.

Ieri infatti il primo cittadino ha firmato un’intesa con il presidente dell’associazione dei costruttori edili di Napoli (Acen) Rudy Girardi. Obiettivo: agire insieme, comune e privati, per fare in modo che le opere urbanistiche annesse alla realizzazione della stazione possano integrarsi al meglio con il contesto cittadino. Il problema però resta di fondo. E’ sempre legato allo stesso interrogativo: la stazione Porta si farĂ ? Domanda che ne partorisce altre, a raffica: ma quale sarĂ  il futuro della stazione centrale di Napoli? Potranno convivere le due strutture, che per il momento sembrano soltanto accavallarsi? A giudicare dalla lentezza dei lavori c’è solo una massima che finora può soddisfare i quesiti: “ai posteri l’ardua sentenza”.
(Fonte foto: Rete Internet)

Volla. Il Movimento 5 Stelle “pungola” l’amministrazione

0
Strutture scolastiche ed acqua pubblica: le questioni rispolverate dai penta stellati che attendono una risposta dall’amministrazione Guadagno.

 Il Movimento 5 Stelle pungola l’amministrazione su due tematiche importanti: le strutture scolastiche e l’acqua pubblica. Le prime sono beni comuni da tutelare e non da abbandonare a loro stessi. L’acqua è il bene naturale per eccellenza, fondamentale e indispensabile per l’esistenza degli esseri viventi.

In Italia, un po’ alla volta si sta privatizzando e svendendo tutto il patrimonio pubblico con il pretesto degli sprechi. Una strategia, questa, volta sia a creare confusione e disorientamento nel popolo, sia ad arricchire coloro i quali beneficiano delle svariate privatizzazioni che si sono attuate negli anni e che si profilano all’orizzonte. Che poi sono sempre gli stessi. Da un recente studio di Legambiente emergono alcuni dati allarmanti sulle strutture scolastiche del nostro "bel paese". Sembra che in Italia il 50% degli edifici scolastici non abbia la certificazione di agibilitĂ , oltre il 65% sia senza certificato di prevenzione incendi e il 36% abbia bisogno di manutenzione urgente.

E le strutture scolastiche di Volla?
Il Movimento Cinque Stelle, in data 10/10/2013, con una richiesta scritta (protocollo n. 17678), ha chiesto di visionare la copia dei certificati comunali allo scopo di verificare quali siano le condizione delle scuole vollesi. Sono stati chiesti il certificato di idoneitĂ  igienico-sanitaria, rilasciato dalla A.S.L. competente, quello di agibilitĂ  ad uso scolastico, con le perizie tecniche giurate, e quello di prevenzione incendi, rilasciato dal Comando dei Vigili del Fuoco.

La richiesta fa seguito ad una serie di anomalie segnalate agli esponenti del movimento da parte di alcuni cittadini. "Ci sembra evidente – a parere dei Penta Stellati – l’assenza di manutenzione delle strutture da parte degli organi preposti. Considerato il fatto che ad esempio, per la semplice tinteggiatura delle pareti di alcune aule, diversi genitori si siano dovuti far carico di 5.00 € cadauno, oppure la constatazione di alcune zone delle strutture degradate come i solai, le pareti perimetrali e le infiltrazioni d’acqua".

Il Movimento Cinque Stelle Volla tiene a precisare che "il presente comunicato non vuole creare panico e agitazioni tra i genitori, insegnanti e alunni, ma ha come scopo la sicurezza degli alunni, degli insegnanti e dei diversi collaboratori scolastici che ogni giorno si recano a scuola. Vogliamo assicurarci che le strutture siano idonee anche per un eventuale rischio sismico. Siamo sicuri che a breve riceveremo i documenti che garantiscono l’idoneitĂ  delle strutture, e che le diverse segnalazioni che abbiamo ricevuto si riferiscono ad interventi di manutenzione urgente. Dopo di che informeremo e tranquillizzeremo i genitori, ma, qualora le medesime non dovessero risultare idonee, provvederemo a chiedere ispezioni e controlli di tecnici e vigili del fuoco, al fine di capire il grado di pericolo e le eventuali responsabilitĂ ".

Sempre in data 10-10-2013 (protocollo n. 17679), è stato presentato dai rappresentanti del Movimento Vollese il sollecito di aderire al protocollo d’intesa della "Rete dei Sindaci dei Comuni dell’ATO 3 per la Gestione Pubblica per il Servizio Idrico Integrato" stipulato il 03-06-2013 presso il comune di Roccapiemonte (SA).

I Penta Stellati, criticando aspramente la gestione delle risorse idriche da parte dell’ente pubblico-privato che si occupa della "nostra acqua", e cioè la GORI, che "si è contraddistinta per la inefficienza e incapacitĂ  gestionale, non ha provveduto ad effettuare gli investimenti previsti dal piano d’ambito del 2000, non è riuscita a raggiungere l’equilibrio di bilancio nonostante gli aumenti tariffari richiesti più volte ea registrato nel bilancio 2011 una perdita di più di 6 milioni di euro".

Il gruppo chiede alla giunta comunale di deliberare l’approvazione dello schema del Protocollo d’Intesa per riappropriarsi della gestione pubblica dell’acqua bene comune considerando anche, sia l’esito del referendum del 12/13 giugno 2011, nel quale il 54% dei cittadini si era espresso per le gestione pubblica dell’acqua, sia l’articolo 43 della Costituzione Italiana che detta i principi con cui deve essere utilizzato gestito e governato il patrimonio idrico nazionale.

Staremo a vedere quali saranno le scelte dell’Amministrazione del Borgomastro Guadagno. Dalle strutture scolastiche all’acqua il passo è breve, soprattutto considerando che spesso quest’ultima, quella che cade dal cielo, provoca danni seri soprattutto a quelle strutture costruite, come si suol dire, "all’acqua di rosa", a detta di alcune lamentele da parte di cittadini. Comunque, acqua pubblica, acqua privata, acqua piovana, acqua di rose … sempre acqua è … anche quella che, come dice Massimo Ranieri, "Nun è acqua", ma sono lacrime, per i cittadini.

Gli insegnati: eroi o santi?

0
Le parole del Presidente della Camera dei Deputati sul ruolo degli insegnati hanno aperto la strada ad una vivace polemica dialettica sul ruolo degli insegnanti nel nostro Paese.

Gli eroi son tutti giovani e belli, cantava il Maestro Guccini nella sua celeberrima Locomotiva. Perché gli eroi sono dei personaggi mitici, senza tempo né spazio. Angeli che dimorano sulla terra alla ricerca di fama e gloria.

Dal mito dei miti, la guerra di Troia, abbiamo conosciuto gli eroi e tra di loro Achille. Troppo uomo per essere un Dio e troppo Dio per essere semplicemente un uomo. L’eroe immortale che attraversa la storia col cimiero sulla testa e la spada tesa verso un futuro sempre da rigenerare. Ma eroe era anche Odisseo. Cosi smaccatamente antieroe e cosi sfacciatamente umano da essere l’eroe che vive in ogni essere umano alla ricerca di quella “virtute e canoscenza” che ci traghetti fuori dalla nostra infima ferinitĂ . Poi ci sono gli eroi moderni, con meno enfasi, senza la macchia della hybris, ma con maggiore spirito di sacrifici e dedizione.

Difensori dello Stato, come Falcone e Borsellino, amanti della veritĂ  come Giancarlo Siani, o semplici padri e madri di famiglia che quotidianamente fanno con dedizione ed onestĂ  il loro lavoro facendo approdare ogni mese ad Itaca la traballante nave della loro esistenza. Eroi nella loro normalitĂ . Eppure, se proprio vai a scovare bene, qualche eroe lo trovi anche nel mondo della scuola. Almeno questo è il parere di Laura Boldrini, presidente della camera dei deputati:

“Lo so che la scuola è la base per la democrazia, che la scuola e’ il fondamento di una societĂ  civile, so che gli insegnanti sono delle figure centrali per l’assetto democratico di un Paese, che sono espressione di presidio democratico e di legalitĂ . Io penso che lo Stato debba molto agli insegnanti, tanto più che in questo Paese gli insegnanti non hanno quel riconoscimento che meritano in ogni Paese democratico. Io penso che gli insegnanti siano gli eroi del nostro tempo, che rappresentino quell’Italia sana, vera, generosa che c’e’ ma non si vede, quell’Italia che deve poter emergere e deve poter avere una sua collocazione forte. Quindi il lavoro che fanno gli insegnanti e’ un lavoro che noi dobbiamo riconoscere in tutti i sensi e anche dal punto di vista economico perché quello che fanno deve avere un riconoscimento anche economico”.

La Boldrini è una donna attenta, una donna che si è distinta nel sociale, che ha toccato con mano le realtĂ  difficili e border-line nei quattro angoli del mondo. È una donna della societĂ  prestata alla politica e non viceversa. Quindi, spesso, parla col cuore e vede con occhi di cittadina i problemi della societĂ . Io non so se gli insegnati sono degli eroi, anzi sicuramente non lo sono. Gli insegnanti sono dei professionisti, quasi tutti seri e quasi tutti capaci, che ogni giorno si mettono in discussione davanti ai propri alunni come ogni essere umano lo fa davanti allo specchio la mattina. Professionisti che sfidano le male lingue che li vogliono fannulloni e vacanzieri, indolenti e litigiosi, depressi e malpagati.

Docenti che si sobbarcano ogni giorno centinaia di chilometri per andare al lavoro, che spesso lasciano le famiglie lontano. Lavoratori che sopportano anni e anni di stand bye esistenziale in incomprensibili graduatorie, tenuti li a stagionare come prosciutti di pessima risma. Insegnanti che comprano la carta per le fotocopie e il toner, che devono usare le nuove modernissime attrezzature multimediali in edifici che a malapena hanno i soffitti e le fondamenta. Professori che guardano sconsolati la busta paga a fine mese ma che troppo spesso non sanno lamentarsi e protestare in gruppo ma semplicemente lamentarsi in privato. Uomini e donne che, giorno dopo giorno, entrano nelle centinaia di migliaia di classi della scuola italiana con la speranza di trasmettere un sapere che formi ed educhi, una conoscenza che renda liberi e consapevoli, una cultura che irrori democrazia e giustizia.

Troppo spesso si arrendono davanti ad alunni che scappano dal presente e vivono in un modo virtuale e incomprensibile per i “vecchietti” dietro la cattedra. No, nessun eroe. Ma nel contempo, nessun santo come molti hanno risposta alla Boldrini. Solo persone. Semplicemente lavoratori che chiedono rispetto ed attenzione per l’importante ruolo che svolgono. Senza assistenzialismo a pioggia come nuova caritĂ . Ma risorse vere per tutto il mondo della scuola. Risorse che non sono solo economiche ma soprattutto ideali. Solo pensando alla scuola migliore che verrĂ  si creerĂ  una societĂ  migliore e aperta alle sfide del futuro. Solo in questo modo si sopperirĂ  a quella perdita di competitivitĂ  dovuta alla bassa istruzione che sta relegando i nostro giovani tra le posizioni di retroguardia dell’Unione europea.
(Fonte foto: Rete Internet)

SCUOLA, CULTURA E DINTORNI

“Augusto”, la mostra sul divo che fece di Roma un Impero

0
Nel bimillenario della morte, 200 opere celebrano il divo Giulio Cesare Ottaviano Augusto. Dal 18 ottobre 2013 al 9 febbraio 2014 alle Scuderie del Quirinale di Roma.

 Nacque Gaio Ottavio, ricevendo secondo l’uso romano per il primogenito, lo stesso nome del padre, divenne Gaio Giulio Cesare Ottaviano dopo l’adozione da parte di Giulio Cesare, ratificata per legge, dal 44 a. C. Dal 27 a.C. gli venne conferito dal Senato e dal popolo romano l’appellativo di Augusto (cioè “degno di venerazione e di onore”), e da allora in poi il suo nome completo fu Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto.

Dopo la morte, avvenuta nei pressi di Nola nel 14 d.C., divenne semplicemente “il divo”, consacrato nell’Olimpo romano come una divinitĂ  a tutti gli effetti. Per celebrare il bimillenario della morte del più grande e longevo tra i princeps romani, l’Azienda Speciale Palaexpo e i Musei Capitolini hanno organizzato una mostra degna di un imperatore: alle Scuderie del Quirinale (18 ottobre 2013 – 9 febbraio 2014) saranno esposte 200 opere di enorme valore storico e artistico, tra cui spiccano statue, busti e volti in marmo, bassorilievi celebrativi e storici gioielli, vasellame e arredamenti preziosi destinati alle domus dei nobili romani.

La vita, i fasti e le vittorie di Augusto si snodano in un percorso composto da manufatti e raffigurazioni che ci dicono del periodo da lui inaugurato: la Pax Romana fu il dono dell’Imperatore a Roma dopo decenni di tumulti e lotte sanguinose, con cui veniva celebrata una rinnovata unitĂ  e prosperitĂ  imperiale attraverso le riforme augustee in campo legale ed economico. La mostra romana interseca dunque le vicende militari e politiche del divo con il nuovo corso che egli apriva; una cultura rinnovata mutò il registro del linguaggio artistico contemporaneo, generando quella fusione spirituale tra il mondo greco e quello latino sublimata in un superiore ideale di unitĂ  delle arti: nella letteratura, in filosofia e in scultura fiorì un lessico greco-latino che faceva di Roma l’assoluta erede della Grecia classica.

Il clou dell’esposizione, ovviamente, è rappresentato dalle statue raffiguranti Ottaviano, riunite per la prima volta insieme in un unico contesto: dal Museo Nazionale Romano arriva l’Augusto pontefice massimo da via Labicana; dai Musei Vaticani l’Augusto di Prima Porta (foto) – una cui copia in bronzo si erge anche nella piazza antistante il Duomo di Nola – opera affiancata al modello classico a cui si ispira, il celebre Doriforo del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Completano il quadro capolavori di provenienza estera: conservato ad Atene e per la prima volta in Italia, la statua equestre in bronzo dell’imperatore restituita dal mar Egeo, mentre proviene da Meroe (Nubia, Egitto) lo splendido ritratto bronzeo conservato al British Museum.

Alle Scuderie del Quirinale va dunque in scena l’imperdibile ricostruzione delle “res gestae divi augusti”, colui il quale era riuscito laddove Cesare aveva fallito ponendo fine alle guerre intestine che dilaniavano Roma, dando vita ad un impero fra i più estesi dell’antichitĂ  e gettando le basi di un’etĂ  dell’oro che rese la cittĂ  dei sette colli l’indiscussa “caput mundi”.
(Fonte foto: Rete Internet)

STORIE D’ARTE

Terra dei fuochi: territorio di Acerra del tutto dimenticato

0
Proseguono sequestri, analisi e inchieste parlamentari nel territorio devastato dall’ecomafia. Ma quello di Acerra non viene preso in considerazione. Unico evento ufficiale: l’audizione di ieri del sindaco Lettieri.

 Dopo quello di Giugliano il territorio di Acerra è il più vasto della provincia di Napoli. Oltre cinquanta chilometri quadrati di territorio in gran parte coltivato a frutta, ortaggi e tabacco. Qui si trovano le prime discariche abusive della provincia di Napoli e da qui è partito il più grande traffico illecito di rifiuti tossici scoperto dai carabinieri nel 2006 nell’area metropolitana del capoluogo.

Eppure nulla o quasi si sta facendo nell’agro acerrano per capire quanto sia stato impattante da queste parti il fenomeno dell’ecomafia. Sull’onda della protesta popolare si stanno moltiplicando dappertutto gli scavi delle forze dell’ordine e le analisi delle autoritĂ  sanitarie. Casal di Principe, Giugliano e la vicinissima Caivano sono le aree più perlustrare. Si va dappertutto tranne che ad Acerra, cittĂ  dell’inceneritore più grande d’Europa. Ieri intanto il sindaco Raffaele Lettieri, insieme a diversi altri primi cittadini della Campania, è stato ascoltato dai parlamentari della commissione d’indagine sulla Terra dei Fuochi nella tenenza dei carabinieri di Caivano.

Lettieri ha chiesto o documentato cose sacrosante: dal monitoraggio urgente dell’intero territorio all’individuazione dei siti in cui sono stati sversati i rifiuti pericolosi per la salute, dalla lotta ai roghi tossici con il pattugliamento congiunto della Polizia municipale dei comuni viciniori alla tracciabilitĂ  dei prodotti agricoli sani, fino alla convocazione, al più presto, di un tavolo al Ministero delle Politiche Agricole con i protagonisti dei settori in crisi. Ma tanta parte del suo intervento, come del resto provato da un comunicato stampa del Comune, è stata dedicata al problema della “corretta informazione per frenare ingiustificati allarmismi che stanno mettendo in ginocchio tutto il settore agroalimentare”.

Dunque, nel territorio in cui l’ecomafia l’ha fatta e continua a farla da padrona il sindaco Lettieri dedica un bel po’ della sua audizione parlamentare alla necessitĂ  di avere “una corretta informazione per frenare facili allarmismi”. La critica se non altro è giustificata dalla buona intenzione di salvaguardare le 1500 famiglie di contadini che possiedono terreni nell’agro. Famiglie che però non in tutti questi decenni di scempi non hanno voluto controllare e bloccare i mafiosi e i loro amici che hanno inquinato i terreni. Imprese agricole che quindi non hanno il diritto di commercializzare prodotti della terra la cui integritĂ  è ancora tutta da provare. Perché oltre alla sopravvivenza di un pezzo di economia è la salute di ognuno di noi che è in gioco o che giĂ  se n’è andata.

San Sebastiano e il paradiso perduto

0
Riflessioni su come si vive dalle nostre parti e del perchè non si vuol vedere ciò che è palese.

Quando butti una pietra in uno stagno è ovvio che qualcosa succede, smuovi le acque, crei cerchi concentrici ma puoi anche bagnarti. Perché mai quindi dovremmo tirare quella pietra col rischio di schizzarci? Perché qualcuno che ti bagna o ti infanga, anche se la pietra non la tiri tu, ci sarĂ  sempre, e comunque, per il semplice sfizio di farlo o per paura che gli spaventi i pesci, ti insozzerĂ  lo stesso. Tanto vale quindi, lanciarlo questo sassolino, giusto per provare a smuovere le acque stagnanti delle nostre coscienze.

Abbiamo più volte mostrato e con dovizia di particolari, attraverso le pagine di questo giornale, lo stato pietoso in cui versava e versa ancora, la nostra terra e in particolare quello in cui si trova il Vesuviano col suo Parco Nazionale. Ma la cosa diviene ardua quando, nonostante le prove di un inquinamento del territorio, la gente non vuol capire che il problema tocca tutti noi e che le malattie che ne scaturiscono non guardano in faccia a nessuno. Cosa vogliamo dire con tutto ciò? Sosteniamo che non c’è monnezza che tenga davanti alla resistenza di un sogno.

Sì il sogno di vivere in un luogo ameno e inattaccabile dal male che attanaglia il Napoletano, questo quando poi tale illusione non è supportata pure da ipocriti e indicibili interessi, ma non è ai sostenitori di questi che ci rivolgiamo, perché davanti al lucro, per certa gente, non c’è morale e salute che tenga e solo l’esaurirsi del guadagno potrĂ  allontanarli da noi. Vorremmo invece toccare le coscienze di coloro che, in buona fede, sognano; a loro, in particolare, si rivolgono queste nostre parole. Sta di fatto, che nel bel paesello di San Sebastiano non è tutto rose e fiori come si vorrebbe far credere ma per chi ha fatto salti mortali per venirci a vivere lo sono per forza di cose, questo grazie anche a una stampa supina e al tradizionale disfacimento degli altri comuni limitrofi.

Ma per far sì che questo luogo ritorni ai suoi antichi fasti e che non ci si adegui agli infernali standard partenopei non si può certo far finta di niente e andare avanti con i paraocchi. Non si può non vedere le strade sporche, non vedere le strade dissestate, non voler vedere le discariche presenti sul territorio e non vedere neanche i propri bambini giocare tra l’eternit è folle e lo è ancor più minimizzarlo, solo perché chi confina con noi sta peggio o perché si è tanto abituati allo schifo che quando questo è ridotto è come se addirittura non ci fosse. Il gratificarsi poi per il contentino, quello che l’amministrazione ci deve per legge e non per favore personale lo è altrettanto. Ma il sogno del buon sansebastianese è troppo forte ed è tanto forte perché supportato dal suo unico timore, quello del ridestarsi sull’incubo della nostra letale realtĂ  e quella della nostra incapacitĂ  di porvi rimedio.

Ad ogni modo, con spirito costruttivo e non partigiano abbiamo deciso di allegare a questi nostri ragionamenti di comuni mortali aggrappati alla dura contingenza, tre video, che mostrano lo stato del nostro unico ingresso al Parco Nazionale, qualcuno lo troverĂ  irrisorio, mal fatto, magari perché chi parla non è un grande oratore, ma la dialettica la lasciamo infatti ai famelici professionisti dell’etere, ma l’ironia c’è tutta, perché talvolta è quella che ci fa andare avanti perché la realtĂ  opprime anche noi.
W San Sebastiano al Vesuvio!

VIDEO 1

VIDEO2

VIDEO3