Proseguono sequestri, analisi e inchieste parlamentari nel territorio devastato dall’ecomafia. Ma quello di Acerra non viene preso in considerazione. Unico evento ufficiale: l’audizione di ieri del sindaco Lettieri.
Dopo quello di Giugliano il territorio di Acerra è il più vasto della provincia di Napoli. Oltre cinquanta chilometri quadrati di territorio in gran parte coltivato a frutta, ortaggi e tabacco. Qui si trovano le prime discariche abusive della provincia di Napoli e da qui è partito il più grande traffico illecito di rifiuti tossici scoperto dai carabinieri nel 2006 nell’area metropolitana del capoluogo.
Eppure nulla o quasi si sta facendo nell’agro acerrano per capire quanto sia stato impattante da queste parti il fenomeno dell’ecomafia. Sull’onda della protesta popolare si stanno moltiplicando dappertutto gli scavi delle forze dell’ordine e le analisi delle autorità sanitarie. Casal di Principe, Giugliano e la vicinissima Caivano sono le aree più perlustrare. Si va dappertutto tranne che ad Acerra, città dell’inceneritore più grande d’Europa. Ieri intanto il sindaco Raffaele Lettieri, insieme a diversi altri primi cittadini della Campania, è stato ascoltato dai parlamentari della commissione d’indagine sulla Terra dei Fuochi nella tenenza dei carabinieri di Caivano.
Lettieri ha chiesto o documentato cose sacrosante: dal monitoraggio urgente dell’intero territorio all’individuazione dei siti in cui sono stati sversati i rifiuti pericolosi per la salute, dalla lotta ai roghi tossici con il pattugliamento congiunto della Polizia municipale dei comuni viciniori alla tracciabilità dei prodotti agricoli sani, fino alla convocazione, al più presto, di un tavolo al Ministero delle Politiche Agricole con i protagonisti dei settori in crisi. Ma tanta parte del suo intervento, come del resto provato da un comunicato stampa del Comune, è stata dedicata al problema della “corretta informazione per frenare ingiustificati allarmismi che stanno mettendo in ginocchio tutto il settore agroalimentare”.
Dunque, nel territorio in cui l’ecomafia l’ha fatta e continua a farla da padrona il sindaco Lettieri dedica un bel po’ della sua audizione parlamentare alla necessità di avere “una corretta informazione per frenare facili allarmismi”. La critica se non altro è giustificata dalla buona intenzione di salvaguardare le 1500 famiglie di contadini che possiedono terreni nell’agro. Famiglie che però non in tutti questi decenni di scempi non hanno voluto controllare e bloccare i mafiosi e i loro amici che hanno inquinato i terreni. Imprese agricole che quindi non hanno il diritto di commercializzare prodotti della terra la cui integrità è ancora tutta da provare. Perché oltre alla sopravvivenza di un pezzo di economia è la salute di ognuno di noi che è in gioco o che già se n’è andata.

