Pomigliano, e la depressione da crisi finisce a messa

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Domenica don Aniello Tortora, responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola, pronuncerĂ  un’omelia sul disagio psicologico delle famiglie colpite dalla terribile congiuntura economica.

“Il centro di salute mentale non deve andare via da Pomigliano, troppe famiglie di cassintegrati, licenziati e precari qui possono e devono usufruire di un servizio che può risultare molto utile”.

Don Aniello Tortora pronuncerĂ  queste parole nell’omelia della messa che terrĂ  domenica prossima nella sua chiesa, la chiesa della parrocchia del Rosario, a due passi da Fiat, Alenia e Avio e dalle altre fabbriche e fabbrichette del polo industriale più grande e popoloso del Mezzogiorno. Per il responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola il grave problema del danaro che non c’è sta creando problemi psicologici enormi alle famiglie colpite da sfruttamento e mancanza di lavoro. E ora che corrono voci di un improvviso trasferimento del centro di salute mentale di Pomigliano, il primo in Campania, datato 1975, l’indignazione del parroco diventa oggetto della sua prossima messa.

“Sì – conferma don Aniello – domenica dall’altare parlerò ai fedeli dei problemi mentali connessi a questa tremenda crisi e del fatto che Pomigliano non si può assolutamente privare di un servizio così importante”. Per rafforzare il concetto il parroco sta anche promuovendo una petizione contro il trasferimento. E’ stata sottoscritta finora da oltre 500 cittadini. Una situazione paradossale. La Cgil denuncia: “Prima l’Asl apre in un locale del comune di Pomigliano un servizio di assistenza psichiatrica e psicologica ai lavoratori colpiti dalla crisi, che è aperto una volta alla settimana, e poi la stessa Asl dispone la chiusura e il conseguente trasferimento di tutto il centro di salute mentale di via Pirozzi”.

Volla. Presentato il libro “Donne in carne e ossa” di Luisa Bossa

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La manifestazione, svoltasi ieri, lunedì 21 ottobre, presso la sala consiliare del Comune di Volla, ha concluso il progetto antistalking.

Presso la sala consiliare del Comune di Volla si è tenuta  ieri la manifestazione di chiusura del Corso "percorso di addestramento individualizzato di prevenzione, controllo, repressione e intervento in materia di assistenza alle donne esposte a rischio di violenza e Stalking".

Il corso, effettuato dal personale femminile della Polizia Municipale dei Comuni di Volla, Ercolano, Marigliano, Portici, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio e Sant’Anastasia, ha la finalitĂ  di “far fronte a questa emergenza di sicurezza e per questo è necessario non solo aumentare le risorse alle forze dell’ordine ma anche prepararle a fronteggiare con professionalitĂ  queste situazioni per dare risposte concrete alle persone coinvolte, anche solo psicologicamente”.

“Le donne della Polizia Municipale, si sono candidate a front-office della lotta a tali crimini sul territorio, per svolgere un ruolo fondamentale essendo viste non solo come donne con cui potersi confidare, ma anche come Polizia di ProssimitĂ  a cui è sempre possibile far riferimento. Se le violenze si consumano in privato è difficile che vengano denunciate, per questo sono indispensabili non solo campagne di sensibilizzazione al problema e aiuti più concreti verso chi ha il coraggio di denunciare il proprio aguzzino ma occorre predisporre personale femminile in divisa idoneo a saper accogliere tali confidenze”.

L’addestramento, tenuto dalle psicoterapeute del Centro di Riabilitazione "Villa delle Ginestre", di via Torino, a Volla, si è svolto dal 16 settembre al 9 ottobre scorso, sviluppandosi attraverso 9 incontri di 5 ore l’uno. Esso è stato cofinanziato dalla della Regione Campania nell’ambito della realizzazione di progetti di sicurezza urbana (L.R.12/03–IX bando–AnnualitĂ  2010. “La cronaca nera è intrisa di crimini che hanno come palcoscenico il «focolare» domestico. Il cosiddetto amore di coppia diventa alibi per la violenza, l’aggressione, fino all’estrema conseguenza di un omicidio. Soltanto con una cultura del rispetto di genere e della non violenza si può arginare questo fenomeno – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura e alle Pari OpportunitĂ , Simona Mauriello – Una cultura del rispetto contrapposta a quella della sopraffazione, attraverso l’educazione e la sensibilizzazione dei giovani maschi e dei bambini al rispetto della dignitĂ  femminile … e quindi un’azione fondamentale da perseguire nelle scuole”.

La Mauriello, una delle organizzatrici dell’evento, ha saputo intrecciare sapientemente questa manifestazione con la presentazione del libro "Donne in carne e ossa", scritto da Luisa Bossa (deputato del PD, componente della Commissione Antimafia, ex Borgomastra del comune di Ercolano), anche perché le due cose avevano come stella cometa la lotta alla violenza sulle donne. Il libro, dal titolo, molto significativo, narra di cinque storie vere, presentate senza veli e senza ipocrisie, che rappresentano la cruda e difficile realtĂ  di altrettante donne che, ad un certo punto della loro vita, hanno avuto il coraggio di raccontare le loro esperienze.

E lo hanno fatto ad una donna, ad un’amica, ad un confessore, al loro sindaco dell’epoca, che le ha accolte e confortate. Protagonista assoluto del libro è la violenza, o se vogliamo "l’assenza dell’amore", così come ha detto l’autrice. L’amore impossibile, l’amore mancato, l’amore che non c’è, in tutta una vita. Ma, nonostante l’assenza dell’amore, le donne del libro, e della vita reale, sono forti "sono donne che perdono ma che non si perdono perché hanno una loro dignitĂ . Sono donne che in un certo senso si fanno giustizia da sole in virtù di un ultimo atto di coraggio che la vita offre loro". Molto toccanti alcuni momenti nei quali l’attore Gino Corcione ha recitato alcuni brani del libro. La deputata PD ha comunicato che i proventi della vendita del libro saranno devoluti ad un centro di Nairobi che accoglie le donne in difficoltĂ  strappandole dalla strada, dallo sfruttamento, soprattutto sessuale, e le avvia verso un percorso di recupero, offrendo loro una luce di speranza.

Il pomeriggio, moderato dalla Dott.ssa Francesca Vitelli, ha visto la partecipazione, oltre che del borgomastro Guadagno e dell’Assessore Mauriello, padroni di casa, dell’autrice del libro, Luisa Bossa, della dott.ssa Maria Antonietta Troncone (Procuratore Aggiunto del Tribunale di Nola), di Anna Maria Schena (delegata Pari OpportunitĂ  dell’unione industriali di Napoli e direttrice del Corso Antistalking), dei borgomastri di S.Anastasia (Carmine Esposito) e di Ercolano (Vincenzo Strazzullo), del vicesindaco di Massa di Somma (Rosanna Olimpo), in un’aula consiliare arricchita e abbellita dalla presenza dei rappresentanti in divisa, soprattutto femminili, delle polizie municipali e delle forze dell’ordine che hanno partecipato al corso.

Occupato il campo sportivo di Boscotrecase

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L’associazione Piazzapulita ha organizzato una manifestazione per sensibilizzare l’attuale amministrazione comunale alla risoluzione in tempi rapidissimi del problema dello stadio comunale ormai inutilizzato da 2 anni.

 Dopo aver ripulito da rifiuti ed erbacce il terreno di gioco, sono iniziate partite di calcio, basket ed atletica per mostrare ciò che lo stadio potrebbe essere ed invece non è.

Alberto Menichini, consigliere comunale di Piazzapulita afferma: “E’ da inizio consiliatura che puntiamo continuamente alla riapertura dell’ultimo bene comunale rimasto a nostra disposizione, ovvero il campo sportivo. Abbiamo seguito tutte le procedure burocratiche: interrogazioni, discussioni in Consiglio e richieste di commissioni, ma nulla è servito a sbloccare definitivamente la situazione, così abbiamo deciso di passare all’azione: domenica prossima saremo di nuovo lì dopo le emozioni che ci ha regalato una giornata insieme a tanti bimbi, famiglie ed amanti dello sport”.

Mentre Marcello Pisani, responsabile sport di Piazzapulita, aggiunge che “questa manifestazione festosa vuole fungere da stimolo verso l’amministrazione affinché si adoperi per l’apertura immediata del complesso sportivo: basta poco per renderlo fruibile, la mancanza di fondi non può continuare ad essere una giustificazione. A costo zero abbiamo dato possibilitĂ  di divertimento a tanti cittadini e speriamo di replicare quanto prima”. All’iniziativa sono intervenute anche tante famiglie con bambini al seguito che si sono divertiti lungo la pista d’atletica in sella alle biciclette.

“La Grande Magia” al teatro Bellini di Napoli, torna De Filippo

Al via la nuova stagione 2013/2014 del Bellini: si inizia col disincanto di una delle più belle creature di Eduardo.

 Profetico il pensiero drammaturgico di Eduardo De Filippo che giĂ  nel dopoguerra prospettava un mondo, perfetta metafora dei nostri tempi attuali, dove la realtĂ  quotidiana è un gioco d’illusione popolato da furbi prestigiatori che ti fanno credere l’inverosimile, rendendo gli uomini insensibili e incapaci di percepire la veritĂ . Basta "La Grande Magia" e l’artificio va in scena.

Commedia spietata e disincantata raramente riproposta, debuttò senza fortuna nel 1948 e conobbe il successo solo dopo la morte dell’autore, grazie allo storico allestimento nel 1985 di Giorgio Strehler. La commedia torna al Teatro Bellini, inaugurandone la stagione, dal 25 ottobre al 3 novembre, diretta ed interpretata da Luca De Filippo. Il pirotecnico gioco delle parti, di pirandelliana memoria, apre il sipario sulla terrazza fronte- mare dell’hotel Metropole, dove ciarlanti pettegole in colorati abiti anni ’50 e falsi clienti complici dell’incantatore professor Otto Marvuglia, il nostro Luca De Filippo, sono in fibrillazione per l’imminente prodigioso spettacolo di magia. Abracadabra, che l’illusione cominci.

Il ciarlatano Marvuglia bardato e con turbante in tandem con la moglie Zaira improbabile valletta, un’impertinente e vivace Carolina Rosi, si cimenta nell’esperimento del secolo, facendo sparire in un sarcofago egiziano la pruriginosa signora Marta Di Spelta, ben incarnata da Lydia Giordano. Nella Magia, in particolare, è palesemente dichiarato anche il gioco del "metateatro", non solo un espediente drammaturgico ma anche una intima e accorata riflessione, che è giusto ricordare al pubblico, ma che mai sovrasta la finalitĂ  principale della commedia: raccontare una storia, appassionare ad una vicenda umana, filtrata dalla lente di una straordinaria poesia.

Lo spettacolo nel complesso è un ottimo prodotto di artigianato teatrale, come Luca De Filippo da anni ci ha abituato, con la valenza di indurci a una profonda riflessione sulla fragilitĂ  e ottusitĂ  della societĂ  attuale che pur di non accettare fallimenti e difficoltĂ  si rifugia nella follia illusoria del"Tutto va bene", basta solo vagheggiare seguendo il trasformista di turno.
(Fonte foto: Rete Internet)

CAMPANIA CONTEMPORANEA

Ipercoop Campania, piccoli spiragli di sereno

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Indiscrezioni dal mondo delle cooperative della grande distribuzione, secondo cui “Il Sud continua a essere strategico”. Stoccate alla politica campana, accusata di essere “In continua campagna elettorale”.

 La sensazione è che non sia stata detta ancora l’ultima parola sul destino della Coop in Campania. Lo confermerebbero le recenti dichiarazioni dei massimi vertici di Coop Italia circa “il Sud che continua a essere strategico”.

C’è però da riflettere sul fatto che questa permanenza non dipenda solo dalle coop. Altre aziende, infatti, con numeri nettamente più confortanti di quelli di Unicoop Tirreno, hanno giĂ  alzato bandiera bianca e altre, sempre nella distribuzione, potrebbero farlo a breve. Dal mondo della cooperazione si leva dunque l’appello ad avere “una visione di sviluppo concertata” e a “non pretendere che Coop, soggetto anche sociale, debba comunque “dare e fare di più”. In Campania però resta insistente l’allarme occupazionale. Finora non è stato possibile capire se le 250 lettere di licenziamento destinate ad altrettanti lavoratori campani di Ipercoop siano pronte per essere spedite oppure se siano rimaste nel cassetto della proprietaria Unicoop Tirreno.

Incertezze anche sulla possibilitĂ  che il piano di salvataggio delle cooperative emiliane Estense e Adriatica e della toscana Unicoop sia riproposto a breve. L’interrogativo del momento è se la trattativa sia chiusa o possa riaprirsi, visto che i sindacati e i lavoratori campani hanno formalmente chiesto di tornare al tavolo del confronto. Per adesso il dato è che esisteva un piano di tre cooperative e l’attivazione di una verifica preventiva, con le organizzazioni sindacali, utile a comprenderne la praticabilitĂ . Ma dopo tre incontri, nell’ultimo, il 7 di agosto, le coop hanno preso atto di una pregiudiziale posta dal sindacato in ordine all’esclusivo utilizzo della cassa integrazione. Utilizzo richiesto legittimamente ma ritenuto dalle cooperative totalmente inadeguato a rilanciare la Coop in Campania.

Coop che in quell’occasione hanno anche parlato di sviluppo futuro. Ma questo tema, in assenza di uno spiraglio d’accordo, è stato subito accantonato. Voci insistenti a questo proposito riferiscono che “ora non si tratta di ritornare ad un tavolo” e che “il tavolo si è rotto il 7 di agosto” e che “da allora, solo pochi giorni fa, è pervenuta una generica richiesta delle organizzazioni sindacali territoriali, quasi a giustificarne la latitanza”. A questo punto però lo spiraglio sarebbe legato alla volontĂ  sindacale. Sta circolando la notizia che le coop torneranno al tavolo “soltanto se saranno invitate dai sindacati nazionali, con cui le cooperative hanno giĂ  interloquito, pur dovendo incontrare anche le organizzazioni locali”.

Questo perché, sempre in base alle stesse indiscrezioni, le coop vogliono “minime garanzie di agibilitĂ  del confronto”. Cooperative che giudicano “molto più importante la lettera dei lavoratori di Afragola, lettera che sembrerebbe quasi smentire il sindacato e attraverso cui i lavoratori si dichiarano responsabilmente disponibili a ragionare di sacrifici”. La grande distribuzione cooperativa specifica poi che “negli incontri era stato proposto alle organizzazioni sindacali, nonostante la loro diversa e contraria posizione, di sottoporre comunque il piano di salvataggio al voto dei lavoratori” ma che “questa proposta ha ricevuto il legittimo diniego dei sindacati”. Ci si chiede però quali siano per le cooperative le effettive difficoltĂ  che si incontrano in Campania, oppure quali siano i loro timori quando si pensa all’area napoletana, in termini economici e di contesto sociale e politico.

Una prima risposta in questo senso si trova però nei fatti. Le coop negli ultimi cinque anni hanno aperto, ex novo, 5 Ipermercati in Sicilia. 16 supermercati sono stati rilevati da altre coop. Recente inoltre l’ acquisizione, da aziende in procedura, di altri 2 iper e 5 supermercati che verranno riaperti nel mese di novembre. Ma gli stessi rumors interni al mondo cooperativo aggiungono una stoccata alla politica campana rea di “ragionare come se fosse in perenne campagna elettorale”. Si parla di contatti generici o inesistenti da parte della politica regionale, di tutti gli orientamenti, verso i principali soggetti in campo.

Quindi, il suggerimento: “Se l’amministrazione locale e la politica avessero voluto attivare un vero "tavolo di crisi", come si fa in tutta Italia, avrebbero convocato separatamente le parti, misurato le distanze e verificata una possibile sintesi. Invece si è preferito rilasciare dichiarazioni ai media come se ciò, nei fatti, esaurisca compiti e responsabilitĂ ”. Intanto la crisi sembra non attenuarsi affatto. Ciò che non emerge, è che la situazione, dall’estate in poi, sia ulteriormente peggiorata : le vendite in tutto il Paese hanno visto un settembre e tre settimane di ottobre drammatiche e in Campania, anche per diversi momenti generati dalla preoccupazione e una legittima conflittualitĂ , la situazione è ulteriormente deteriorata.

Ora è preannunciato un incontro al ministero dello sviluppo. “Vedremo…”, l’ultima, sibillina, voce proveniente dal mondo delle coop di consumo.

Il nostro patrimonio: Angelo Esposito

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Talvolta San Sebastiano sembra un luogo senz’anima e spesso lo è, ma come spesso accade trovi qualcosa che ti sorprende e ti lascia ben sperare sul futuro di una comunitĂ  che ha bisogno di esempi più edificanti di quelli che si trovano in giro.

 Abbiamo contattato attraverso internet padre Angelo Esposito, un ragazzo come tanti che ha vissuto la sua giovinezza a San Sebastiano e che a un certo punto della sua vita ha sentito la vocazione di dedicare la sua vita a Dio e al prossimo e ora è missionario in Centro America. Quanto segue è un resoconto della sua esperienza.

Dove ti trovi precisamente in questo momento? Quali sono le tue attivitĂ ? Come si svolge la vita in quel luogo?
«Svolgo da quattro anni la missione in Guatemala, due anni a Tajumulco, un piccolo villaggio posto ai piedi di un maestoso vulcano spento da cui prende il nome. Da due anni sono invece a Tacaná, situata nel dipartimento settentrionale di San Marcos, che sta a 72 chilometri dal capo dipartimento, il capoluogo, San Marcos, a una distanza di 390 miglia da CittĂ  del Guatemala. Si trova ad un’altitudine di 2.242 metri sul livello del mare. Ha una superficie di 308 chilometri quadrati. Il comune è suddiviso in 164 ComunitĂ . La sua posizione è nella Sierra Madre. In questo luogo, tra il popolo indigeno discendente dei Maya, resterò ancora per un anno.

Sono inserito in un contesto dove la storia, la tradizione ed il folclore la fanno da padroni, dove la natura esplode in tutta la sua maestosa forza e meravigliosa bellezza, dove la fede in Dio è l’’unica ricchezza di un popolo discriminato, emarginato, ferito nella propria dignitĂ , da un malgoverno dittatoriale; un sistema economico non equo ed una giustizia volta a tutelare unicamente i diritti dei ricchi, degli speculatori, dei narcotrafficanti e delle multinazionali. Tutti poteri che sfruttano i poveri, rubando loro le piantagioni e le miniere, deturpando ed inquinando un ambiente che possiede straordinarie bellezze che fanno parte del patrimonio mondiale.

Vivo il quotidiano al fianco dei sofferenti, dei disperati, delle classi sociali invisibili agli occhi dello stato e del mondo. Anziani abbandonati, bambini sfruttati e maltrattati, donne rese schiave e abusate, migranti assassinati, scomparsi o resi vittime della criminalitĂ , famiglie costrette a vivere in una discarica e a nutrirsi dei rifiuti, minatori senza tutela, senza limiti di etĂ  che per un pugno di riso lavorano dodici ore al giorno sotto terra a beneficio delle multinazionali minerarie, ragazzi di strada che sniffano la colla per ammazzare i morsi della fame, bambini denutriti che muoiono per mancanza di cibo e assistenza sanitaria, giovani che ogni giorno si suicidano a causa dell’’assenza di una prospettiva lavorativa. Questa, a larghe linee, è la situazione sociale del Guatemala nella quale vivo e che con l’aiuto di Dio mi sforzo di fronteggiare».

Quindi come vivi tu questa situazione da missionario?
«Sono stato chiamato a stare in questo luogo dal Signore per condividere la mia vita accanto ai poveri e per portare il Vangelo, la Parola di Dio, affinché possa restituire loro la speranza per un futuro migliore. Essere qui significa rimboccarsi le maniche e lavorare, ogni uomo è chiamato a diventare le mani del Signore per aiutare l’’altro, diventando suo amico. Un uomo che soffre, desidera trovare un amico che raccolga la sua sofferenza facendosene carico. Gesù è sempre dalla parte dei deboli, dei poveri, degli esclusi e chiede a noi di fare lo stesso, ci chiama per seguire il suo esempio ed è alla luce di questa chiamata che mi prodigo affinché si possano soddisfare i bisogni dei poveri.

Il fine che mi propongo di raggiungere, con l’aiuto del Signore, è quello di riuscire a tessere un’’amicizia espressa attraverso la responsabilitĂ  e l’’impegno per sostenere e realizzare progetti volti a rendere possibile la vita del popolo indigeno del Guatemala, nello specifico di Tacaná. Nel corso di quest’anno di missione ho visto troppi bambini perdere la vita durante l’’affannosa corsa verso l’’ospedale che dista quattro ore di viaggio, percorrendo strade a rischio di frane e sentieri dissestati; l’’obiettivo che desidero si realizzi è una clinica di primo soccorso per i bambini denutriti.

Accogliere i poveri è la mia ragione di vita anche se star loro vicino comporta impegno e sacrificio; Gesù non scarta nessuna parte del mondo e nessun uomo, accoglie tutta l’’umanitĂ  e dona loro il Vangelo. Camminare sulle orme di Gesù, questa è la mia scelta e prego Dio in ogni momento affinché con l’’aiuto della Provvidenza si possano fare cose importanti come aiutare i popoli a non morire di fame.

Amare i disperati è ciò che un cristiano laico o un sacerdote è chiamato a fare, perché l’’amore è la base sulla quale poggia la vita. Un cristiano che non prende una posizione, che non scende in campo, che non si espone per lottare con la logica di Dio, affinché vengano applicati i principi di giustizia e pace, non crede in un cambiamento, e non possiede una fede forte e vive una vita senza senso e tende a chiudersi nel proprio piccolo, squallido e triste mondo.

Tutto questo, io, missionario, posso fare; non è tanto ma basta a dare significato al mio ministero. Il mondo missionario lavora contro la fame e ha fatto suo il sogno di Dio: una vita possibile per tutti” e tutti possono e devono collaborare affinché questo sogno si realizzi. La fede sostiene e dona la forza necessaria per affrontare ogni difficoltĂ  e sarĂ  il Vangelo a portarci verso il cambiamento».

Come sono ora i tuoi legami con San Sebastiano?
«Le amicizie e le relazioni tessute a San Sebastiano sono legate alla mia infanzia in quanto in questo paese vesuviano sono nato e vissuto fino a quando, ancora da seminarista, ero al quinto anno, mi sono trasferito a Portici dove sono stato per otto anni. Nel mio paese natale ho la mia famiglia, molti cari amici e tante persone che mi vogliono bene ma i rapporti con loro sono cambiati a causa della mia assenza ma sono consapevole che per qualsiasi collaborazione potrei contare su di loro.

La comunitĂ  di Portici è quella con la quale ho più contatti in quanto, gran parte del mio ministero, l’ho svolto presso la parrocchia dell’Immacolata Concezione e numerosissimi sono gli amici e le famiglie che mi hanno accolto. Con la scelta missionaria, per forza di cose, alcuni legami si sono sciolti e numerosi sono stati i cambiamenti, non solo a causa della distanza ma anche del lungo tempo che mi ha tenuto lontano dai vari gruppi parrocchiali.

Un missionario rischia sempre di restare solo sia quando parte che quanto ritorna ma questo non mi ha mai spaventato, il Signore non mi ha lasciato in nessuna situazione senza la Sua compagnia ed il Suo aiuto. Un gruppo di persone di Portici, comunque, continua a seguirmi, a preoccuparsi per me e a collaborare affinché i bisogni della gente di Tacaná vengano soddisfatti».

Mi interesserebbe sapere se hai bisogno di un qualsiasi tipo d’aiuto e se hai delle prospettive future come noi laici o se ti affidi a quelle che la provvidenza vorrĂ .

«Le prospettive future sono i progetti quali la realizzazione di una fattoria atta a distribuire alimenti di prima necessitĂ , per nutrire i bambini ammalati a causa della denutrizione e per far crescere sani coloro che si apprestano a nascere; la costruzione di una clinica di prima accoglienza per dare un soccorso immediato ed urgente all’infanzia vittima della fame; il sostegno dei corsi di formazione per le mamme, affinché imparino come curare un neonato, per farlo crescere in salute. Numerosi sono i bambini che ogni giorno muoiono per l’assenza di un presidio medico e farmaceutico presso il quale si possa usufruire di un intervento di pronto soccorso idoneo alle patologie che presentano i bambini denutriti.

Questo è quanto desidero realizzare prima che termini il mio mandato missionario ad gentes. Per poter vedere attuati questi progetti, a Portici, prima della mia partenza, ho costituito un’associazione onlus “Hermana Tierra”, della quale fanno parte un nutrito numero di persone, sensibili alla missione che attraverso varie attivitĂ  mi aiutano a raccogliere i fondi necessari per finanziare i progetti. Inoltre, in America, con un altro gruppo di amici, ho costituito una filiale dell’associazione italiana. Questi sono i segni della Provvidenza, i segni che Dio mi ha mandato affinché potessi essere aiutato nello svolgimento di quest’opera missionaria volta unicamente al benessere dei poveri. In ogni situazione, mi affido sempre alla Provvidenza che con la Grazia, tocca i cuori delle persone giuste che con il loro “SÌ” a Dio, sono sempre disposte a collaborare, affinché la giustizia e la pace si affermi in terra di missione, per rendere più dignitosa la qualitĂ  della vita del popolo del Guatemala.

Il mondo missionario lavora contro la fame e ha fatto suo il sogno di Dio: “una vita possibile per tutti” e tutti possono e devono collaborare affinché questo sogno si realizzi. Ciò che possiamo fare non è tanto ma basta a dare significato a tutta la nostra vita. Nulla sono io, senza l’intervento di Dio, nulla posso, le mani del Signore siamo ognuno di noi e solo se collaboreremo insieme si riuscirĂ  a costruire per i poveri».

Legge di stabilità e tagli alla Sanità

Scongiurati, almeno per il momento, gli attesi tagli al settore Sanitario da parte del Governo. È stato salvaguardato, quindi, il Patto per la Salute tra Governo e Regioni.

 In seguito al varo della Legge di StabilitĂ  2014 (ex finanziaria), l’ormai atteso taglio alle spese sanitarie sembra essere sfumato, almeno per il momento.

Nei giorni passati, durante le cronache che anticipavano la manovra di stabilitĂ , si vociferava di 2,65 miliardi di taglio entro il 2016, da riscattare soprattutto con un’azione di grande impatto su farmaci e prestazioni in convenzione, attraverso un iniziale intervento di circa 500 milioni nel 2014, 1,04 miliardi nel 2015 e di 1,11 miliardi dal 2016. Invece, nella serata di martedì, durante una conferenza stampa tenuta da Enrico Letta, l’attuale Presidente del Consiglio ha tranquillizzato i cittadini italiani dichiarando che nessun taglio avrebbe riguardato il ramo SanitĂ .

Pericolo scampato, dunque, per le tasche dei cittadini. E per la salute, invece? Siamo in grado di dire la stessa cosa? Non proprio. Tutta la faccenda, infatti, è stata soltanto rinviata. Questo vuol dire che, i soldi, da qualche parte, dovranno pur spuntare. E parliamo di risorse indispensabili a finanziare per il 2014 il Fondo Sanitario Nazionale, che era stato fissato dalla precedente legge di stabilitĂ  in 107,9 miliardi.

Resta aperta, inoltre, la questione tra risorse e Regioni, in quanto queste ultime stanno giĂ  facendo i salti mortali per tenere in ordine i conti. Rimane in sospeso, poi, il discorso sul Patto per la Salute che Governo e Regioni devono ancora approvare. Stiamo parlando, in definitiva, di un accordo sia finanziario che di carattere programmatico con una valenza triennale, necessario al miglioramento e alla garanzia delle prestazioni del sistema sanitario.

Infine, non trascurandone per questo l’importanza, si dovranno ridiscutere e regolamentare le liste d’attesa, il sistema dei ticket e l’aggiornamento dei LEA – Livelli Essenziali di Assistenza – e la riorganizzazione ospedaliera con il previsto taglio di posti letto.
(Fonte foto: Rete Internet)

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LA RUBRICA

A Venezia:un dicembre rosso shocking

Datato 1973, A Venezia:un dicembre rosso shocking è una delle icone del cinema horror/thriller.

Uno dei classici della tensione ha condiviso la sorte toccata a molti film stranieri il cui titolo è stato tradotto in modo orripilante. Don’t look now – perfetto – è diventato così A Venezia…un dicembre rosso shocking, una frase a metĂ  strada tra un programma di Real Time e un film di serie Z.

Don’t look now – perché chiamarlo in quell’altro modo è impossibile – è uno dei cult del cinema degli anni settanta. Gli inglesi lo hanno messo nella top 10 dei loro film del Novecento e per molti è una delle pellicole imprescindibili per un intero genere. GiĂ , il genere. Definirlo esattamente è un’operazione complicata. L’opera di Roeg fissa regole e forme dalle quali prenderanno ispirazione tanti film dell’orrore. Molte scene, tra le quali lo splendido finale, sono state citate a ripetizione. Se la struttura può essere dunque rapportata al cinema horror, il contenuto è di inquadramento più difficile, con una storia che procede lentamente con poche svolte. Tra il dramma, la suspense e qualche puntata onirica, Don’t look now è soprattutto un film che ha fatto scuola per le sue scelte stilistiche.

La storia, dicevamo, si srotola in tempi dilatati. Nella prima sequenza (capolavoro di montaggio) assistiamo alla tragica morte della figlia dei due protagonisti, un restauratore inglese con moglie. Li ritroviamo qualche settimana dopo a Venezia, dove l’uomo dirige i lavori di restauro di una chiesa. Nella laguna le vicende e il passato della coppia si incroceranno con due sorelle veggenti e un serial killer che terrorizza la cittĂ . In entrambi i casi a rifare capolino è l’immagine della figlia, sempre più vivida e reale tra le calli di Venezia, quasi fosse ancora viva…

Dopo la morte per annegamento della bambina e la prima parte di “assestamento” a Venezia, con l’inquietante apparizione delle due sorelle e un paio di spettrali giri notturni per i vicoli della cittĂ , il film si ferma, si dilata, indugia su sguardi, volti e strade senza reali scossoni, fino al magnifico finale che vale da solo una carriera.

Non è certo la trama il punto forte di Don’t look now. La storia è appena abbozzata ed è riassumibile nell’ossessione di due genitori per la morte della figlia, che con il suo cappottino rosso sembra una presenza reale e sfuggente. Intorno ai due protagonisti si muovono una serie di personaggi minori che sembrano sempre sul punto di diventare altro e invece restano volutamente irrisolti, come se Roeb volesse in questo modo contribuire al clima di sospensione e mistero che alimenta il fascino del film.

Se le vicende narrate non sono particolarmente memorabili e l’intreccio scorre via con tranquillitĂ , a fare di Don’t look now un capolavoro sono la fotografia e il montaggio.
Il modo in cui la prima pennella e caratterizza la cittĂ  è straordinario. Roeb e Richmond (direttore della fotografia) dipingono una Venezia decadente e moribonda. I colori sono grigi, il cielo basso e plumbeo, le strade sempre bagnate. Tra poster pubblicitari strappati sui muri decrepiti, canali e strade immerse nelle nebbia, casa di topi e cadaveri, l’atmosfera è quasi post-apocalittica e mostra il lato più fatiscente di una cittĂ -icona. La morte e la tragedia passata si materializzano in una Venezia oscura, che diventa quasi incubatrice di disfacimento.

Accanto alla fotografia, il montaggio scandisce il ritmo e la tensione. Le sequenze – come la celebre scena d’amore – sono scomposte e destrutturate; i tempi si accavallano, con tagli di inquadratura rapidi e frequenti che rimandano a personaggi, luoghi e momenti diversi. Il risultato è un clima d’ansia e d’attesa, dove ogni cosa sembra collegarsi ad un’altra, attraverso simboli e legami non meglio identificati.

Don’t look now è un film dove la forma, attraverso fotografia e montaggio, si fa contenuto. Roeb non ha bisogno di sconvolgerci con intrighi o risvolti particolari. Tensione, ansia, morte si annidano in ogni sequenza, nelle singole inquadrature.
Il potere alle immagini, questa è la sua grande lezione.

Regia di Nicolas Roeg, con Donald Sutherland, Julie Christie, Clelia Matania, Hilary Mason, Massimo Serato
Genere: drammatico/thriller
Durata
: 110 minuti
Anno: 1973
Titolo originale: Don’t look now
Voto: 7/10
(Fonte foto: Rete Internet)

CINEMA E PAROLE

Sant’Anastasia, al via il corso per volontari della Protezione Civile

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Il sindaco Esposito: “Far parte del Nucleo Comunale di Protezione Civile è un modo entusiasmante di darsi all’altro e di fare per l’altro, è una forma di volontariato che conserva e sposa grandi valori”.

 Con l’inaugurazione del corso dal titolo:“Il tuo territorio ha bisogno anche di te” e la prima lezione, sabato pomeriggio scorso ha preso il via il II° Reclutamento del Nucleo Comunale di Protezione Civile (sede: via San Giuseppe c/o Centro Polifunzionale “G. Liguori”- Tel e fax 5307377 – e-mail: ncpc@libero.it) rivolto a circa 20 giovani che hanno presentato apposita istanza. Il superamento dell’esame finale li porterĂ  ad infoltire le fila dei volontari di P.C. e, senza fini di lucro e vantaggi personali, ad operare sul territorio nelle attivitĂ  proprie della Protezione Civile di prevenzione, soccorso in caso di calamitĂ  e ripristino a seguito dell’emergenza.

In presenza del Sindaco Carmine Esposito, del Comandante P.M. e P.C. Fabrizio Palladino, del direttore del corso Ciro Gifuni, dei vertici locali di P.C. e degli attuali operatori, tutti in divisa, gli aspiranti volontari hanno avuto le prime informazioni dettagliate su quanto dovranno apprendere per poter sostenere l’esame in programma per il 21 dicembre prossimo.

Il corso, con esercitazioni, si articola in 10 lezioni programmate per ogni sabato e/o domenica, nelle materie: “Cos’è la Protezione Civile?” – docenti il Direttore del corso, Dott. Gifuni Ciro e il Dott. Romano Carmine; “Piano Comunale e Piano Nazionale d’emergenza” – Dott.ssa Di Maio M.; “Rischi a Sant’Anastasia” – Dott. Servillo G.; attivitĂ  operativa per il progetto “La Carovana della Prevenzione” – Ref . Velotti P.; lezioni teorica e pratica su “Topografia e Radiocomunicazione” – Dott. De Falco; Lezione teorico-pratica: Autoprotezione e BLS – Dott. Gifuni Ciro e Dott.ssa Servillo Carmen; Antincendio con supporto tecnico dei VVF – Ref. Fragliasso F.; attivitĂ  operativa per il progetto “ Una vita sicura” – Dott.ssa Di Maio M.; Esercitazione Staff del Corso.

Le lezioni saranno effettuate presso l’Aula Consiliare, mentre le lezioni pratiche saranno fatte sul territorio ed i corsisti dovranno garantire almeno il 70% delle presenze al corso per l’ammissione all’esame finale.

“Far parte del Nucleo Comunale di Protezione Civile è un modo entusiasmante di darsi all’altro e di fare per l’altro, è una forma di volontariato che conserva e sposa grandi valori. E’ un’esperienza che arricchisce, anche perché a Sant’Anastasia abbiamo un gruppo che fa tanto e bene per il territorio. Queste – dice il sindaco Carmine Esposito – sono solo alcune delle ragioni per le quali ogni giovane o anche persona più adulta potrebbe valutare per compiere un’esperienza che sicuramente gratifica. Scegliere di aderire ad una modalitĂ  di impegno civile, di servizio per il prossimo, totalmente gratuita, è un’esperienza positiva. Posso affermare che se Sant’Anastasia non avesse avuto la protezione Civile, ne avrebbe sentito il bisogno.

L’intero Nucleo assolve per il suo territorio e non solo, un compito importante, in taluni casi di fondamentale rilevanza. Sono decine e decine gli interventi che i volontari compiono giorno dopo giorno nelle condizioni e situazioni più diverse: si muovono a sostegno di persone disagiate, ad aiuto di persone con difficoltĂ  motorie o in attivitĂ  legate alla viabilitĂ  e contribuiscono in tutte le manifestazioni o impegni attuati dalla stessa amministrazione, apportando un contributo primario. Tra le associazioni del territorio, quella della P.C. è tra le più importanti e formativa e sono certo che anche i nuovi corsisti saranno arricchiti e non poco da questo corso e dall’esperienza che faranno sul campo”.

“La mia esperienza in Protezione Civile risale al 1995 e da delegato del Sindaco dal 2010. In questi anni ho visto crescere il nostro nucleo sia in preparazione e numero di volontari che in specializzazione e dotazione di strumenti utili ad interventi efficaci di protezione della cittadinanza. Con l’inizio del nuovo corso – dice il consigliere Fernando De Simone – altri giovani volontari si apprestano a conoscere tecniche e ad utilizzare mezzi e materiali all’avanguardia. Oltre ai mirati programmi di informazione e formazione per gli alunni, abbiamo fatto passi in avanti anche nell’aggiornamento del Piano di Protezione Civile Comunale, adeguandolo alle nuove norme ed ai rischi sismici ed idrogeologici del nostro territorio”.
(Fonte foto: Ufficio Stampa Comune di Sant’Anastasia)

Somma Vesuviana, intensa l’attività di antibracconaggio

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Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato hanno sequestrati diversi apparecchi vietati ed elevate sanzioni aper un importo di circa 600 €.

Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato alle prime luci dell’alba hanno effettuato un’operazione volta al controllo del territorio e alla repressione del fenomeno del bracconaggio nel territorio di competenza.

Da diverso tempo il personale del C.F.S. del C.T.A. del Vesuvio sta monitorando il territorio per evitare che persone senza scrupoli e senza nessun interesse per la salvaguardia delle specie animali presenti in loco procedano ad attivitĂ  di bracconaggio vietata in tutta l’area. Questa notte gli uomini del C.F.S. guidati dal Comandante V. Sovr. Longi e coordinati dal Dott. Antonio Lamberti, nel corso delle attivitĂ  di salvaguardia delle specie animali, si sono imbattuti in una postazione fissa di caccia con richiami elettromeccanici vietati utilizzati per attrarre i volatili che dovevano essere uccisi.

Oltre al sequestro di diversi apparecchi vietati, sono state elevate sanzioni amministrative per un importo di circa 600 €.
(Fonte foto: Corpo Forestale dello Stato)