Le parole del Presidente della Camera dei Deputati sul ruolo degli insegnati hanno aperto la strada ad una vivace polemica dialettica sul ruolo degli insegnanti nel nostro Paese.
Gli eroi son tutti giovani e belli, cantava il Maestro Guccini nella sua celeberrima Locomotiva. Perché gli eroi sono dei personaggi mitici, senza tempo né spazio. Angeli che dimorano sulla terra alla ricerca di fama e gloria.
Dal mito dei miti, la guerra di Troia, abbiamo conosciuto gli eroi e tra di loro Achille. Troppo uomo per essere un Dio e troppo Dio per essere semplicemente un uomo. L’eroe immortale che attraversa la storia col cimiero sulla testa e la spada tesa verso un futuro sempre da rigenerare. Ma eroe era anche Odisseo. Cosi smaccatamente antieroe e cosi sfacciatamente umano da essere l’eroe che vive in ogni essere umano alla ricerca di quella “virtute e canoscenza” che ci traghetti fuori dalla nostra infima ferinità. Poi ci sono gli eroi moderni, con meno enfasi, senza la macchia della hybris, ma con maggiore spirito di sacrifici e dedizione.
Difensori dello Stato, come Falcone e Borsellino, amanti della verità come Giancarlo Siani, o semplici padri e madri di famiglia che quotidianamente fanno con dedizione ed onestà il loro lavoro facendo approdare ogni mese ad Itaca la traballante nave della loro esistenza. Eroi nella loro normalità. Eppure, se proprio vai a scovare bene, qualche eroe lo trovi anche nel mondo della scuola. Almeno questo è il parere di Laura Boldrini, presidente della camera dei deputati:
“Lo so che la scuola è la base per la democrazia, che la scuola e’ il fondamento di una società civile, so che gli insegnanti sono delle figure centrali per l’assetto democratico di un Paese, che sono espressione di presidio democratico e di legalità. Io penso che lo Stato debba molto agli insegnanti, tanto più che in questo Paese gli insegnanti non hanno quel riconoscimento che meritano in ogni Paese democratico. Io penso che gli insegnanti siano gli eroi del nostro tempo, che rappresentino quell’Italia sana, vera, generosa che c’e’ ma non si vede, quell’Italia che deve poter emergere e deve poter avere una sua collocazione forte. Quindi il lavoro che fanno gli insegnanti e’ un lavoro che noi dobbiamo riconoscere in tutti i sensi e anche dal punto di vista economico perché quello che fanno deve avere un riconoscimento anche economico”.
La Boldrini è una donna attenta, una donna che si è distinta nel sociale, che ha toccato con mano le realtà difficili e border-line nei quattro angoli del mondo. È una donna della società prestata alla politica e non viceversa. Quindi, spesso, parla col cuore e vede con occhi di cittadina i problemi della società. Io non so se gli insegnati sono degli eroi, anzi sicuramente non lo sono. Gli insegnanti sono dei professionisti, quasi tutti seri e quasi tutti capaci, che ogni giorno si mettono in discussione davanti ai propri alunni come ogni essere umano lo fa davanti allo specchio la mattina. Professionisti che sfidano le male lingue che li vogliono fannulloni e vacanzieri, indolenti e litigiosi, depressi e malpagati.
Docenti che si sobbarcano ogni giorno centinaia di chilometri per andare al lavoro, che spesso lasciano le famiglie lontano. Lavoratori che sopportano anni e anni di stand bye esistenziale in incomprensibili graduatorie, tenuti li a stagionare come prosciutti di pessima risma. Insegnanti che comprano la carta per le fotocopie e il toner, che devono usare le nuove modernissime attrezzature multimediali in edifici che a malapena hanno i soffitti e le fondamenta. Professori che guardano sconsolati la busta paga a fine mese ma che troppo spesso non sanno lamentarsi e protestare in gruppo ma semplicemente lamentarsi in privato. Uomini e donne che, giorno dopo giorno, entrano nelle centinaia di migliaia di classi della scuola italiana con la speranza di trasmettere un sapere che formi ed educhi, una conoscenza che renda liberi e consapevoli, una cultura che irrori democrazia e giustizia.
Troppo spesso si arrendono davanti ad alunni che scappano dal presente e vivono in un modo virtuale e incomprensibile per i “vecchietti” dietro la cattedra. No, nessun eroe. Ma nel contempo, nessun santo come molti hanno risposta alla Boldrini. Solo persone. Semplicemente lavoratori che chiedono rispetto ed attenzione per l’importante ruolo che svolgono. Senza assistenzialismo a pioggia come nuova carità. Ma risorse vere per tutto il mondo della scuola. Risorse che non sono solo economiche ma soprattutto ideali. Solo pensando alla scuola migliore che verrà si creerà una società migliore e aperta alle sfide del futuro. Solo in questo modo si sopperirà a quella perdita di competitività dovuta alla bassa istruzione che sta relegando i nostro giovani tra le posizioni di retroguardia dell’Unione europea.
(Fonte foto: Rete Internet)

