Riflessioni su come si vive dalle nostre parti e del perchè non si vuol vedere ciò che è palese.
Quando butti una pietra in uno stagno è ovvio che qualcosa succede, smuovi le acque, crei cerchi concentrici ma puoi anche bagnarti. Perché mai quindi dovremmo tirare quella pietra col rischio di schizzarci? Perché qualcuno che ti bagna o ti infanga, anche se la pietra non la tiri tu, ci sarà sempre, e comunque, per il semplice sfizio di farlo o per paura che gli spaventi i pesci, ti insozzerà lo stesso. Tanto vale quindi, lanciarlo questo sassolino, giusto per provare a smuovere le acque stagnanti delle nostre coscienze.
Abbiamo più volte mostrato e con dovizia di particolari, attraverso le pagine di questo giornale, lo stato pietoso in cui versava e versa ancora, la nostra terra e in particolare quello in cui si trova il Vesuviano col suo Parco Nazionale. Ma la cosa diviene ardua quando, nonostante le prove di un inquinamento del territorio, la gente non vuol capire che il problema tocca tutti noi e che le malattie che ne scaturiscono non guardano in faccia a nessuno. Cosa vogliamo dire con tutto ciò? Sosteniamo che non c’è monnezza che tenga davanti alla resistenza di un sogno.
Sì il sogno di vivere in un luogo ameno e inattaccabile dal male che attanaglia il Napoletano, questo quando poi tale illusione non è supportata pure da ipocriti e indicibili interessi, ma non è ai sostenitori di questi che ci rivolgiamo, perché davanti al lucro, per certa gente, non c’è morale e salute che tenga e solo l’esaurirsi del guadagno potrà allontanarli da noi. Vorremmo invece toccare le coscienze di coloro che, in buona fede, sognano; a loro, in particolare, si rivolgono queste nostre parole. Sta di fatto, che nel bel paesello di San Sebastiano non è tutto rose e fiori come si vorrebbe far credere ma per chi ha fatto salti mortali per venirci a vivere lo sono per forza di cose, questo grazie anche a una stampa supina e al tradizionale disfacimento degli altri comuni limitrofi.
Ma per far sì che questo luogo ritorni ai suoi antichi fasti e che non ci si adegui agli infernali standard partenopei non si può certo far finta di niente e andare avanti con i paraocchi. Non si può non vedere le strade sporche, non vedere le strade dissestate, non voler vedere le discariche presenti sul territorio e non vedere neanche i propri bambini giocare tra l’eternit è folle e lo è ancor più minimizzarlo, solo perché chi confina con noi sta peggio o perché si è tanto abituati allo schifo che quando questo è ridotto è come se addirittura non ci fosse. Il gratificarsi poi per il contentino, quello che l’amministrazione ci deve per legge e non per favore personale lo è altrettanto. Ma il sogno del buon sansebastianese è troppo forte ed è tanto forte perché supportato dal suo unico timore, quello del ridestarsi sull’incubo della nostra letale realtà e quella della nostra incapacità di porvi rimedio.
Ad ogni modo, con spirito costruttivo e non partigiano abbiamo deciso di allegare a questi nostri ragionamenti di comuni mortali aggrappati alla dura contingenza, tre video, che mostrano lo stato del nostro unico ingresso al Parco Nazionale, qualcuno lo troverà irrisorio, mal fatto, magari perché chi parla non è un grande oratore, ma la dialettica la lasciamo infatti ai famelici professionisti dell’etere, ma l’ironia c’è tutta, perché talvolta è quella che ci fa andare avanti perché la realtà opprime anche noi.
W San Sebastiano al Vesuvio!

