Dedicando a “Equitalia” il gesto dell’ombrello Maradona ha fatto un autogol. Ma Diego è un artista, come Cattelan. E se il Dito Medio di Cattelan merita di stare in faccia al Palazzo della Borsa di Milano: LE FOTO
Dal salotto di Fabio Fazio Maradona ha risposto con il gesto dell’ombrello sull’avambraccio, tiè!, a “Equitalia“ che lo tiene in conto di evasore fiscale: è stato un errore micidiale, un autogol al 90°, con il risultato inchiodato sullo 0-0.
Le tasse si pagano e gli evasori vanno puniti: su questo non ci piove. Ma un autogol di Maradona non è un autogol qualsiasi, poiché innesca effetti strabilianti: per esempio, spinge Francesco Merlo a schierarsi nella squadra di Brunetta. Una cosa da non credere. Come se Barzagli irridesse Cristiano Ronaldo, umiliandolo con dieci tunnel… Sono un ammiratore di Francesco Merlo, ne leggo e conservo in archivio tutti i pezzi. Ma nell’articolo di oggi, “ Maradona, Fazio, il Fisco e il gesto dell’ombrello “ (la Repubblica, 22 ottobre) trovo due passaggi che non riesco a digerire. Il primo è una frecciata contro chi “in nome dell’audience“ arriva al “sottosopra“ e “stracangia“ “Maradona in Renzo Piano“. Mi meraviglio della meraviglia del giornalista.
E’ Maradona che deve pretendere di non essere “stracangiato“ con nessuno, nemmeno con il famoso architetto. Diego Armando Maradona è un artista: non un artista del calcio, o del pallone, o di altre specificazioni riduttive. E’ un artista, e basta. In un tempo in cui installazioni, fotografie e filmati sono classificati come arte, e Jannis Kounellis – un artista assai caro – mette in mostra a Berlino 5 mucchi di sacchi (foto), 46 anni dopo aver esposto in una galleria romana 12 cavalli vivi (foto): in un tempo così, i gesti di Maradona, i dribbling, i “pallonetti“ che scavalcano le facce attonite dei portieri, la mano di Dio che fa gol, sono arte: vera arte pop.
Le partite di Maradona erano riti: tutti i presenti- decine di migliaia – si aspettavano che da un momento all’altro in lui si manifestasse “la bestia iperbolica, nel senso infernale, anzi mitologico di Cerbero“. “Maradona è uno sgorbio divino, magico, perverso: un jongleur di puri calli che fiammeggiano feroce poesia e stupore (è dei poeti il fin la meraviglia)… E, grazie a lui, il calcio si eleva di tre spanne agli occhi di coloro che, sapendolo vedere, lo prediligono su tutti i giochi della terra.“. Così poetava Gianni Brera.
Dice Merlo che Maradona fu “un eroe della plebe“. Se è un titolo riduttivo o, peggio ancora, se è un’ingiuria, mi dispiace: perché sono costretto a pensare che il giornalista non sa, o, per le ragioni della polemica, finge di non sapere cosa è “ la plebe “ di Napoli e cosa ha rappresentato il giocatore non solo per i tifosi del Napoli, ma per la città tutta. Certo, la sua vita privata non può essere indicata ai giovani come un modello: ma i modelli rispettano le norme, e il genio, di solito, le infrange. Diego Armando Maradona, però, non è stato mai espulso, e non ricordo che abbia mai fatto una sceneggiata per i falli subiti – e falli carogneschi li ha subiti in ogni partita -. Quando la squadra perdeva, Maradona copriva e proteggeva i compagni addossandosi ogni responsabilità.
Il Dito Medio che Maurizio Cattelan ha piazzato di fronte al Palazzo della Borsa di Milano è considerato un’opera d’arte: i santoni della critica hanno purgato quel dito da tutte le connotazioni volgari, e hanno trovato significati strepitosi in ogni suo aspetto, a partire dal titolo ,“l.o.ve.“, acronimo, secondo alcuni, di “libertà, odio, vendetta, eternità“: insomma, non è un dito, ma è un poema. Le tasse vanno pagate, ovviamente: e Maradona deve prendersela con sé stesso, se nella stagione delle vacche grasse ha consentito che iene e avvoltoi, travestiti da amici, gliele spolpassero tutte, e lasciassero a lui solo qualche lacerto di carne e tutti i guai, tutti interi.
Il genio è stato ingenuo, come spesso accade. Se non fosse stato ingenuo, avrebbe “preparato“ il gesto dell’ombrello, dichiarando, che so, che lui si prostra davanti a chi paga le tasse, ma ce l’ha a morte con la filosofia dell’ Ente, che fino a ieri, colpiva implacabile i poveri cristi – qualche povero cristo si è suicidato –, e trascurava gli evasori potenti: tanto che proprio in questi giorni l’ AD di “ Equitalia “, Benedetto Mineo, ha dichiarato . “Mai più un fisco feroce… La Nuova Equitalia (ha) il volto più umano.” (la Repubblica, Affari e Finanza, 21 ottobre). E invece don Diego ha fatto autogol e poi ha anche sbagliato il rigore del pareggio: roba da Sciagurato Egidio. Si è offerto come bersaglio a prediche e a insulti.
Lo hanno perfino accusato di aver offeso i lavoratori di “Equitalia“, quegli infelici che ogni giorno bussano alla porta di altri infelici e mollano nelle loro mani “sfogliatelle“ frolle e ricce. “Ma anche nella notte più nera c’è un barlume di luce. Maradona non mi è piaciuto“ ha pontificato il sig. Letta Nipote: e Maradona ha esultato. Non piacere a qualcuno in certi casi può essere un piacere. Fermo restando il principio che le tasse vanno pagate e gli evasori vanno puniti dal rigore della legge. Il sig. Fassina, che fa il viceministro dell’economia, quella sola volta che ho sopportato di sentirlo predicare da non ricordo quale salotto TV, mi parve la versione bersaniana di Brunetta: seduto “a ponta ‘e seggia“, la faccia da incazzato, la voce truce alla Catone, pontificava usando un solo schema logico- linguistico: “io capisco e so, gli altri non capiscono e non sanno.”.
Qualche giorno fa minacciò di dimettersi: era mezzogiorno. La sera ritirò la minaccia, o, dipende dai punti di vista, la promessa. “Resto per combattere il rigore imposto dall’Unione Europea. Fare i pierini è facile, ma non consente di dare risposte.” (la Repubblica, 21 ottobre). Insomma, il sig. Fassina fa parte del partito dei Cocchetelli: mi sacrifico per il bene dell’Italia. Dopo aver sistemato la Germania e il “pierino“ Renzi, il sig. Fassina sistema Maradona: il gesto dell’ombrello è da “miserabile“, “impari a rispettare la legge“ (La Stampa, 21 ottobre).
Clamoroso al Cibali, avrebbe detto Sandro Ciotti. Se tra senatori e deputati e grandi elettori e consiglieri regionali del Pd e del Pdl e dei partiti compagni ci fosse anche un solo evasore e si trovasse anche un solo spregiatore della legge, Fassina tratterebbe l’uno e l’altro come ha trattato Maradona. Da “miserabili“. Se non lo facesse, saremmo costretti a pensare che non lo fa perché, mentre Maradona non è potente, quelli lo sono, e possono sfilargli la sedia da sotto le chiappe. Risulta che fino a stamattina questo insulto il sig. Fassina lo ha usato solo per Diego: forse perché tra tutti i signori sopra indicati, deputati, senatori, grandi elettori, consiglieri regionali, non c’è un evasore fiscale, né pregiudicato, né sospetto, e non c’è uno spregiatore della legge, nemmeno uno?
(Foto: Maurizio Cattelan, L.O.V.E., Milano)

