Sant’Anastasia. Tares: stangata per le famiglie

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I cittadini contestano: “Impossibile affrontarne il pagamento”. Il sindaco Esposito precisa: “Verremo incontro alle difficoltĂ  delle famiglie soprattutto quelle più numerose e con reddito basso”.

 Arriva la Tares 2013 e c’è giĂ  malcontento generale tra le famiglie anastasiane che entro il 30 novembre dovranno pagare la prima delle quattro rate della tassa sui rifiuti.

Al nostro giornale sono giunte numerose segnalazioni su aumenti esorbitanti degli importi e sulla difficoltĂ  di affrontarne i pagamenti. «Ma come può un operaio in cassa integrazione far fronte, oltre alle spese ordinarie inerenti mutuo ed utenze, ad una spesa che rispetto all’anno scorso ci costa personalmente il 200% in più? È assurdo!», ci dichiara allarmato un padre di famiglia.

Così come allarmate e disperate sono le numerose persone che ci hanno confessato l’impossibilitĂ  di far fronte non solo a questa spesa ma anche ad altre, affermando che «oggi si arriva a mettere il pane in tavola a giorni alterni». La stangata è dunque servita ed il peso ricadrĂ  soprattutto sulle spalle delle famiglie numerose: più si è più si paga, questo prevede la legge. Il sindaco Esposito, dal canto suo, interviene affermando che il tributo Tares «è pesante e diventa insopportabile in questo particolare momento di crisi e di disagio che vivono le famiglie» e pertanto si sta cercando di studiare «come e in che modo sostenere le famiglie, soprattutto quelle con più figli e reddito basso».

«Sicuramente daremo un contributo pari alla cifra della prima rata alle famiglie con un nucleo familiare di almeno quattro persone e stiamo anche studiando fino a che reddito annuo possiamo arrivare per ottenere il contributo. Probabilmente tra i 16,000 ed i 20,000 euro», dichiara il primo cittadino anastasiano che ammette: «Non nascondo le difficoltĂ  di Bilancio che stiamo trovando per reperire i fondi che servono ma dobbiamo farcela. Lunedì approveremo la Delibera in Giunta e daremo le informazioni precise per richiedere il sostegno».

Ottaviano: bisogna vaccinare i politici contro la cecità psichica e la sindrome di Cibele:

E’ indispensabile che questi disturbi non colpiscano i membri della classe politica: perderebbero strumenti preziosi, e anche la capacitĂ  di vedere i problemi di via Cesare Augusto, del commercio, della Vesuviana:

 L’avete visto. I giannizzeri dell’ amministrazione del sig. Capasso Luca sindaco di Ottaviano basta aizzarli. Si sbrigliano e si sfrenano di brutto e incominciano a sparare. Mirano, sì, agli avversari: ma colpiscono i commilitoni (che non è una brutta parola, come qualche capo dei giannizzeri potrebbe pensare).

Non si sa perché accada questo. Qualcuno pensa che la causa della micidiale confusione sia la mancanza di addestramento: non è facile diventare sparatori. C’è chi sospetta che alcuni giannizzeri siano agenti nemici che si sono infiltrati tra i seguaci dell’ Amministrazione, e vengono coperti e protetti dai dissidenti interni Ma più che un sospetto questa è una cattiveria. Lo schieramento che ha vinto le elezioni è cementato da una solidissima amicizia, fatta di lealtĂ  e di fiducia. Lo dimostra la procedura con cui è stata formata la giunta: il sindaco ha scelto i nomi a suo piacimento, i consiglieri sono stati informati delle decisioni del sindaco un attimo prima di votare, e hanno votato sull’attenti. Perinde ac cadaver.

Non è tedesco, come potrebbe pensare qualche capo dei giannizzeri, ma è latino: indica la misura dell’ umiltĂ  dei Gesuiti, obbedienti ai capi con la docilitĂ  di un corpo morto. Solo il caso beffardo ha voluto che qualche assessore fosse parente più o meno stretto di qualche consigliere… Solo il caso. E allora? Si sta diffondendo il timore che alcuni di questi giannizzeri siano affetti da una sindrome terribile, che va sotto il nome di sindrome di Cibele. Gli infelici sono all’improvviso assaliti dalla stessa furia che spingeva i seguaci della Grande Madre d’Oriente a castrarsi. Un colpo netto, e via. Gli infelici giannizzeri, ovviamente, castrano sé stessi e i loro amici (?) solo in modo simbolico: ma in certi casi il simbolo fa più male del coltello (così dice Cassirer, ma, con tutto il rispetto, mi pare una cazzata…).

E’ opportuno che questi giannizzeri maldestri sparatori siano rimandati a casa, perché intorbidano l’aria: e il nostro moribondo paese non può respirare aria inquinata.
All’inquinamento atmosferico e allo zolfo sciolto nell’aria vesuviana gli studiosi attribuiscono la responsabilitĂ  di un altro disturbo, che nel nostro territorio si manifesta da qualche anno con intensitĂ  crescente: la cecitĂ  psichica. L’affezione toglie, a chi ne è colpito, la capacitĂ  di riconoscere gli oggetti che vede, e, in una sua variante, di distinguere i volti delle persone. Il cieco psichico vede una sedia, chiaramente, ma non sa più che è una sedia, vede un amico, lo vede distintamente, ma non lo riconosce.

Il rovescio della cecitĂ  psichica è l’allucinazione visiva. L’allucinato vede ciò che non c’è. Sono stati registrati anche due casi di sdoppiamento della personalitĂ , ma la certificazione è dubbia. La preoccupazione è che cecitĂ  psichica e allucinazione visiva colpiscano i membri della classe politica: per Ottaviano sarebbe il disastro: n’coppo ‘o cuotto l’acqua vulluta. Come se non bastasse il ritorno d’’ o munaciello, lo spiritello diabolico che qualcuno ha visto acquattato negli angoli bui della Casa Comunale: che, non dimentichiamolo, fu un convento. E finché non lo si cacci via, questo spiritello, con gli opportuni riti esorcistici, faranno bene gli impiegati a non trasportare, da un piano all’altro, e nemmeno da una stanza all’altra, documenti importanti, soprattutto quelli relativi a licenze edilizie concesse.

Sono proprio questi i documenti che ‘o munaciello, chi sa perché, si diverte a sottrarre e a far scomparire. E sono preoccupato anche io: poiché lunedì chiederò l’autorizzazione a leggere i verbali delle commissioni che tra il 1968 e il 1990 a vario titolo si interessarono delle pratiche dell’edilizia privata. Cerco i decreti delle concessioni che ottenni dai sindaci amici per i tre palazzoni che possiedo a Ottaviano. Temo che ‘ o munaciello abbia portato tutto via: è un peccato. Quanta fatica costarono quei registri….

Dicevo della necessitĂ  di difendere i membri del ceto politico ottajanese dalla cecitĂ  psichica e dall’allucinazione visiva. Se ne fossero colpiti, arrasso sia!, non riconoscerebbero più il profilo dei problemi, non potrebbero più mettere mano alla loro risoluzione. Verrebbe paralizzata l’azione travolgente di un’ Amministrazione che libera le strade dalle erbacce, pota gli alberi, sgombra gli alvei. Vi proporrò un applauso anche per le ditte che hanno eseguito i lavori, quando me ne comunicheranno i nomi. Insomma, e lo dico seriamente, è un’Amministrazione del fare, aiutata anche dal fatto che l’Amministrazione precedente, al suo tramonto, si era dedicata soprattutto al meditare. Ma ora bisogna andare oltre le erbe e oltre gli alberi. Oltre c’è via Cesare Augusto.

Nella delibera 344 del 9/09/13 della Regione Campania leggo che l’importo è stato iscritto “ nella competenza del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2013 e, ai fini gestionali, sul capitolo 2587, quale economia relativa “a spese correlate a entrate con vincolo di destinazione giĂ  accertate“: tutte parole ambigue come è ambigua la poesia. Insomma, a quella data i soldi stavano ancora a Napoli. Sono poi partiti per Ottaviano? Sono arrivati? Stanno fermi a Guindazzi?

E poi l’economia. Siamo in attesa dei primi provvedimenti per far uscire dal coma l’economia ottajanese. Da quale settore incomincerĂ  l’opera di rianimazione? Bisognerebbe incominciare dalle strade e dal trasporto pubblico. Sono certo che il sig. Capasso Luca sa che a Ottaviano c’è una stazione della Vesuviana, che la situazione della Vesuviana e di centinaia di pendolari ottavianesi è drammatica, che i pendolari ottavianesi prendono il treno, quando c’ è, per andare a lavorare, a studiare, e anche per il solo gusto di partire e di ripartire. Mi pare che il sig. Capasso Luca non abbia ancora messo mano all’analisi del problema. Almeno, non se ne ha notizia. Non si sentono né squilli di tromba né rullare di tamburi.

Ma forse converrebbe chiudere la stazione, isolare Ottaviano e completarne la trasformazione in cittĂ  fantastica, simile, che so, alla calviniana ( da Italo Calvino, non da Calvin Klein: lo dico per qualche capo dei giannizzeri), alla calviniana cittĂ  di Sofronia, che si compone di due mezze cittĂ , una fissa, l’altra provvisoria. La provvisoria, “ quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano, la smontano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi di un’altra mezza cittĂ .”. Come un palco. A proposito di palco, un giorno o l’altro dovremo parlare della festa di San Michele 2013 e di quella del 2012.
A martedì. Martedì risponderò a una gentildonna e a due gentiluomini.

LA RUBRICA

Volla celebra la giornata del bambino

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I bambini al centro di due giornate socio-culturali organizzate dal Comune.

 I bambini ridono,/i bambini giocano, corrono,/i bambini piangono/per la violenza e la stupiditĂ /di noi adulti./I bambini amano giocando,/piangono dimenticando,/i bambini ti chiedono solo/un po’, di baci, di carezze,/i bambini ti chiedono un po’,/d’amore e un po’ di protezione./I bambini ci parlano,/ci urlano/e noi non lì ascoltiamo./I bambini sono un dono del cielo,/un miracolo d’Amore./E la magia più grande/è il loro sorriso.
("I Bambini", poesia di Maria Rosaria Malapena).

I bambini al centro delle due giornate socio-culturali del 20 e 21 novembre, organizzate dall’Assessorato alla Cultura e alle Politiche Sociali del Comune di Volla. Mercoledì 20 novembre ai piccoli di Volla è stato dedicato, nel Centro Polifunzionale Sociale P. Cennamo, un intero pomeriggio, con laboratori creativi all’insegna della manualitĂ  e della socializzazione, per ricordare la "Giornata Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza", sancita dall’ONU il 20 novembre del 1959 con una dichiarazione nella quale in dieci articoli si attesta che i bambini hanno il diritto ad essere considerati "persone".

Invece, giovedì 21, nell’aula consiliare di via A. Moro, c’è stata la presentazione del libro di don Luigi Merola, il prete anticamorra, "I Bambini di Napoli" (‘A voce d’ ’e creature) Edizioni Graf. Oltre alla organizzatrice, l’Assessore Simona Mauriello, hanno partecipato don Luigi Merola, il Borgomastro Guadagno, la Presidente Regionale dell’UNICEF, Sig.ra Margherita Dini Ciacci, che ha patrocinato la manifestazione, e la poestessa vollese Mariarosaria Malapena che ha recitato la sua poesia "I Bambini". A moderare il giornalista Domenico Pesce, e a leggere brani del libro la brava e simpatica artista Rosaria De Cicco.

Prendendo spunto dal film "Il bambino cattivo", trasmesso dalla RAI, l’Assessore Mauriello ha sottolineato «il dovere delle amministrazioni di rimuovere tutti gli ostacoli affinché il bambino possa godere di spazi di aggregazione e di gioco ed il diritto allo studio combattendo la dispersione scolastica» .

Poi, don Luigi Merola, che da anni sta portando avanti il suo progetto di «formare nuovi cittadini partendo dai bambini», ha ricordato a tutti che «la nostra terra non è solo la terra dei fuochi, quella delle eco balle da smaltire, la più inquinata d’Italia, governata negli ultimi venti anni da un sistema affaristico malavitoso, ma è anche la terra che combatte il malaffare, la camorra, la cattiva gestione, il potere mafioso, a partire dai bambini, così come facciamo noi della Fondazione "‘A voce d’ ‘e creature" che abbiamo progettato, a partire dal 2007».

«Per fare questo – ha concluso don Merola – abbiamo bisogno non solo dell’esercito, dei magistrati, dei carabinieri, ma soprattutto degli educatori, degli insegnati, dei preti», e del buon esempio degli adulti, aggiungiamo noi …

Boscoreale. Settimana per il benessere psicologico, ieri sera conferenza in sala giunta

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Violenza di genere e giovani: questo il tema del convegno tenutosi ieri a Boscoreale, che ha visto psicologi e autoritĂ  a confronto.

Si è tenuta ieri sera, presso la sala giunta della Casa Municipale, la conferenza, curata dalla psicologa Linda Buffone, e moderata dalla giornalista Giovanna Sorrentino, sul tema “Contro la violenza di genere: come trasmettiamo il rispetto per l’altro alle nuove generazioni?”, organizzata in occasione della quarta edizione della “Settimana per Il Benessere Psicologico in Campania” (15 – 25 Novembre 2013), e nell’ambito dell’iniziativa “CittĂ  Amiche del Benessere Psicologico”, alla quale, per il secondo anno, ha aderito il Comune di Boscoreale.

Uno degli obiettivi dell’incontro è stato quello di diffondere informazioni sulle normative che regolano i casi di violenza; far conoscere i servizi presenti sul territorio, poichè tante volte davanti a delle difficoltĂ  non sappiamo a chi e come chiedere aiuto; le tipologie di interventi attuati e attuabili; riflettere insieme su limiti e meriti di servizi e norme esistenti.

All’incontro è intervenuta l’on.le Valeria Valente, presidente comitato parlamentare per le Pari OpportunitĂ , che ha portato la sua testimonianza di Parlamentare impegnata a condurre tematiche legate ai diritti e alla paritĂ , facendo riferimento alla recente legge sul femminicidio. Al centro del dibattito l’alto numero di episodi di violenza anche tra giovani che inducono a rivolgere particolare attenzione ai più piccoli e ai soggetti più fragili.

In tale contesto la psicologa e psicoterapeuta Iole Di Francesco ha parlato della complessitĂ  culturale dello sviluppo della sessualitĂ , della paura di accettare le proprie parti omosessuali, specie in un momento storico come il nostro, in cui il concetto di identitĂ  di genere legato a specifici ruoli è messo molto in discussione, della differenza tra forza che guida e violenza che domina le relazioni.

Dell’identitĂ  di genere e della violenza di genere, di cui le donne sono vittime con crescente frequenza, soprattutto nella nostra regione, hanno parlato Rossella Giaquinto, psicologa volontaria Asl Na 1 Centro, e Angela Solimene, psicologa e psicoterapeuta volontaria Asl Na 1 Centro, spiegando che la violenza di genere “non è solo violenza contro le donne, ma violenza verso chiunque venga considerato altro da noi”. Si sono poi soffermate sulle difficoltĂ  di convivenza moderna tra uomo e donna, dovuta proprio al cambiamento dei ruoli.

Valentina Porcaro, psicologa dello Sportello Antiviolenza Lilith, ha invece presentato lo sportello e le sue attivitĂ , e ha raccontato la sua esperienza di lavoro con gli adolescenti, soffermandosi sul ruolo ricoperto dagli stereotipi. Teresa Mirone, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Rodari-Castaldi, ha portato la sua esperienza, parlando della percezione della violenza rilevata attraverso un questionario somministrato a ragazzi della scuola media, e richiamato l’importanza dell’applicazione della Convenzione di Istanbul.

La psicologa Linda Buffone a sua volta si è soffermata sull’importanza della recente legge regionale che ha istituito lo psicologo del territorio (uno ogni diecimila abitanti). Lo psicologo del territorio dovrĂ  infatti occuparsi di interventi in contesti residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilitĂ  sociale, in centri di accoglienza per donne maltrattate, a favore di soggetti fragili minacciati o vittime di violenza fisica, sessuale e psicologica, ma anche di informazione e consulenza finalizzati al benessere della scuola, al successo formativo e alla prevenzione, nonchè al contrasto del disagio giovanile e dei comportamenti a rischio.

(Fonte foto: Rete internet)

Frattamaggiore, Novatel: 100 licenziamenti

Batosta sul settore dell’elettronica di precisione. Il calo del mercato e le delocalizzazioni danno il via a un nuovo dramma occupazionale e produttivo.

L’avvio della procedura di mobilitĂ  riguarda esattamente 97 dei 149 addetti dell’impianto di Frattamaggiore, hinterland a nord di Napoli. Provvedimento che coinvolge operai e impiegati.

E’ un dramma che si sta consumando in uno stabilimento fino all’anno scorso considerato un gioiello della tecnologia, dove si producono schede elettroniche destinate ai treni realizzati da Ansaldo o ai sistemi per sale operatorie. Martedì prossimo il confronto tra azienda e sindacati, che si preannuncia infuocato.

Fumo negli occhi

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SarĂ  la moda del momento, sarĂ  che ora tutti scendono in piazza, sarĂ  che tutti vogliono sentirsi partecipi degli eventi ma malauguratamente, di soluzioni vere e proprie per il nostro territorio non se ne vedono ancora. Il caso di San Sebastiano.

Sabato 9 novembre, durante il convegno “Salute Ambiente Territorio” abbiamo incontrato il sindaco di San Sebastiano al Vesuvio, Giuseppe Capasso, il quale ci ha accennato la volontĂ  dell’amministrazione di partecipare a un non meglio specificato “Clean up the World Vesuvius”, per ripulire la Panoramica Fellapane a San Sebastiano. Per chi non la conoscesse, la Panoramica sansebastianese, è una delle porte d’accesso al Parco Nazionale del Vesuvio ma è anche un ricettacolo di immondizia di ogni tipo.

Ci siamo un po’ informati e in realtĂ , Clean up The World e Let’s do it Vesuvius non c’entrano un bel niente con i proponimenti sindacali ma è probabile che Capasso facesse riferimento alla Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti, quella che si celebra dal 17 al 23 novembre. Insomma un bel momento per farsi pubblicitĂ  ma una sterile azione che non produrrĂ  nulla di positivo per cittadinanza e territorio.

Il sindaco minimizza su ‘sta cosa della Panoramica perchè riduce il problema ai fazzolettini delle coppiette, quelle che secondo lui pur sempre devono amarsi e “del resto siamo stati tutti ragazzi”. E purtroppo, da anni, con questo andante, si va avanti così, impedendo ai cittadini di muoversi tranquillamente lungo la strada che porta al Parco Nazionale del Vesuvio. Con le coppiette infatti sono arrivati i guardoni, poi sono arrivate le rapine, che spesso non vengono denunciate, come accade a Napoli, per sfiducia nelle istituzioni e per non dare troppe spiegazioni alla famiglia. Poi sono arrivate le coppie clandestine e quelle dell’amore mercenario e per finire, al culmine dell’escalation, i due omicidi in tre anni, commessi proprio in quel luogo. Queste sono le conseguenze della perdita di controllo e di legalitĂ  di una parte del territorio.

L’ultima idea del sindaco, come ci confidava in quel contesto, era quella di andare su parte della via e di ripulirla e chiuderla definitivamente ai malintenzionati. Ora i problemi sono tre: quale sarĂ  la parte da ripulire? Chi dovrĂ  ripulirla e soprattutto come?

Il primo cittadino ventilava una pulizia fino agli ex uffici tecnici del Parco, quelli che in futuro saranno probabilmente dati al CTA del Corpo Forestale. In veritĂ , il sindaco c’è sembrato un po’ confuso perchè quel tratto di strada non è adibito a sentiero, non ha marciapiedi, la nuova ditta di spazzamento ci sta lavorando da 15 giorni (quindi perchè pulirla?) e l’unica emergenza è quella della discarica nella quale in suoi dipendenti furono trovati nel 2010 a scaricare i rifiuti comunali. Di certo lì dentro non ci possono andare i poveri cittadini, anche se lui sostiene che il pericolo non ci sia (perchè c’è un documento dei Vigili del Fuoco che lo attesterebbe), sta di fatto che lì si è scaricato fin quando qualcuno non ha deciso di darle fuoco per coprire chi sa quali magagne.

Ma ammesso e non concesso che Giuseppe Capasso facesse riferimento al tratto superiore della strada, da suddetto edificio in su, lĂ  dove le coppiette si divertono maggiormente, cosa pretenderebbe? Che la cittadinanza attiva andasse a raccogliere profilattici e fazzolettini? La cosa ci lascia perplessi, anche perchè il problema vero e proprio, e lo ripeteremo fino all’infinito, non è soltanto quello che lasciano le coppie innamorate ma piuttosto quello che sta ai lati della strada, e non ci riferiamo all’amianto a suo tempo segnalato e ancora lì presente, ma dei rifiuti che stanno al confine tra San Sebastiano e Massa, tra la Panoramica e via Gramsci e che nessuno sembra voler vedere.

Per quel che riguarda l’eternit, Capasso lamentava il suo esoso costo di smaltimento e sinceramente, in quel contesto, in quello di un convegno dove si analizzava il nesso tra le neoplasie e l’inquinamento territoriale, pensare più ai costi che ai rischi ci è sembrato emblematico, se non di cattivo gusto. Quale sarebbe stata l’alternativa? Far finta di niente e lasciarlo lì? Ci auguriamo soltanto che lo rimuovano, qualora si decidesse di portare i volontari lassù ad alzare preservativi e affini.

In questi ultimi tempi abbiamo elogiato la partecipazione della cittadinanza alla pulizia delle scuole vandalizzate e rimaniamo dell’idea che, al di lĂ  delle scarse misure di sicurezza attuate per i partecipanti, l’idea era potenzialmente positiva. Ma basarsi in buona parte sulla forza lavoro, e la buona volontĂ  dei cittadini, pensiamo debba rientrare nell’eccezionalitĂ  del momento e non nella norma dell’antico squallore della Panoramica Fellapane. Del resto, far passare la pulizia parziale della strada come azione risolutiva ci sembra una debole soluzione a quel problema. Così come chiudere definitivamente quella sbarra lì dove inizia il sentiero n°8 del Parco Nazionale del Vesuvio.

La proposta, al sindaco Capasso, gliel’abbiamo però fatta. Gli abbiamo chiesto di rendere più vivibile quella zona e permettere a tutti i cittadini di frequentarla. Perchè, dopo una radicale pulizia, compresa quella delle discariche, bisogna far sì che la gente passi per quei luoghi, si fermi, li frequenti e magari vi spenda pure, creando un circolo virtuoso che possa ridargli vita. Perchè non mettere quindi delle casette di legno, tipo quelle da giardino, dove poter vendere i prodotti dei coltivatori locali? Perchè non mettere un info-point del Parco? È facile parlare di eccellenze locali ma a parte le parole e i tg regionali, cosa si fa per loro? “Ma lì c’è pericolo d’incendio!” Risponde il sindaco; ma perchè senza le casette, gli incendi non scoppiano lo stesso? E cosa si è fatto in passato per evitarli? E non sarebbe una maggiore frequentazione di quei luoghi ad attuare una sorta di auto controllo del territorio? E invece no! Il sindaco, sembrava che volesse che il problema glielo risolvessimo noi, con le nostre proposte e con le nostre mani, anche perchè lui aveva giĂ  deciso di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo.

Purtroppo, anche se siamo riuniti in comitati e associazioni o liberi cittadini, non siamo noi ad amministrare il paese; noi, il nostro dovere, lo facciamo, pagando le tasse e rispettando le leggi. Sarebbe inoltre opportuno, come qualcuno sostiene, iniziare un percorso con l’associazionismo locale, dove è possibile che qualcosa di buono ne esca fuori, ma con proposte ragionate e da attuare sul lungo periodo e con eventuali collaborazioni ma è anche e soprattutto l’amministrazione che dovrebbe pulire e attuare azioni per la riqualificazione del territorio altrimenti, quale sarebbe la sua funzione?

Acerra, inquinamento: i contadini protestano con i trattori

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Corteo degli agricoltori nelle strade della cittĂ , che hanno sfilato a bordo delle loro grandi macchine da coltivazione. Sostengono la genuinitĂ  dei loro prodotti e dicono no alle strumentalizzazioni.

Si sa, è inutile girarci intorno: il cancro si prende a causa dell’aria che respiriamo, dei liquidi che beviamo e dei cibi che mangiamo. Soprattutto nella terra in cui l’ecomafia ha versato milioni di tonnellate di scorie provenienti da ogni dove. Ma i contadini di Acerra si ribellano. Denunciano una campagna diffamatoria che danneggia un’intera economia. ” I nostri prodotti sono testati, buoni, genuini”, gridano dai loro trattori che allungano il corteo di protesta consumato stamane lngo le strade della cittĂ  dell’inceneritore.

Negli ultimi tempi sono state commissionate analisi di laboratorio proprio dai coltivatori e, in particolare, dai loro mediatori commerciali, quelle strane figure che portano frutta e ortaggi al mercato facendo lievitare vertiginosamente i prezzi. Una di queste analisi, che proverebbero la bontĂ  dei prodotti acerrani, risale a qualche settimana fa. E’ stata effettuata dal laboratorio privato che si occupa del mercato ortofrutticolo di Fondi, un mercato che secondo la Dda è stato controllato per molto tempo dalla ‘ndrangheta.

(Fonte foto: Rete internet)

Pomigliano, spacciava crack davanti a una scuola privata

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Un pregiudicato è stato arrestato dalle forze dell’ordine mentre vendeva dosi di cocaina cristallizzata. I suoi clienti: i ragazzi di un istituto superiore parificato.

Domenico Romano ha solo 25 anni ma è giĂ  uno spacciatore consumato, lo testimonia la sua fedina penale per nulla illibata. Gli è bastato fare solo qualche centinaio di metri da casa, dalla vicina Castello di Cisterna, per organizzare una base di spaccio davanti all’istituto Papi di Pomigliano, una scuola superiore privata per geometri e ragionieri. Ma agli studenti Domenico non si limitava a vendere le droghe cosiddette leggere.

Lo scafato giovane spacciava anche crack, la potentissima cocaina cristallizzata, veleno che si fuma con l’ausilio di una bottiglietta di plastica, schifezza in vendita a dieci euro al pezzo per farti spappolare il cervello. Comunque questa storiaccia ha avuto fine ieri. Domenico Romano è stato arrestato dai carabinieri. Resta l’amaro in bocca per la sua clientela, ragazzi, anche provenienti da famiglie benestanti, che in mezzo alla strada facevano la fila davanti al pusher di turno.

(Fonte foto: Rete internet)

Le rotte della Terra dei fuochi

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In 22 anni sversati nella Terra dei Fuochi circa 10 milioni di tonnellate di veleni. I dati e i numeri dei traffici illeciti di rifiuti dal nord verso le province di Napoli e Caserta.

Dal 1991 al 2013 sono state censite ben 82 inchieste per traffico di rifiuti che hanno incanalato veleni da ogni parte d’Italia per seppellirli direttamente nelle discariche legali e illegali della Terra dei Fuochi, gestite della criminalitĂ  organizzata casertana e napoletana; inchieste concluse con 915 ordinanze di custodia cautelare, 1.806 denunce, coinvolgendo ben 443 aziende: la stragrande maggioranza di queste ultime con sede sociale al centro e al nord Italia.

In questo quarto di secolo lungo le rotte dei traffici illeciti è viaggiato di tutto: scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, polveri di abbattimento fumi, morchia di verniciatura, reflui liquidi contaminati da metalli pesanti, amianto, terre inquinate provenienti da attivitĂ  di bonifica. E ancora rifiuti prodotti da societĂ  o impianti, noti nel panorama nazionale, come quelli di petrolchimici storici del nostro Paese: i veleni dell’Acna di Cengio, i residui dell’ex Enichem di Priolo, i fanghi conciari della zona di Santa Croce. In ventidue anni sono stati smaltiti nella Terra dei Fuochi, tra la provincia di Napoli e di 19 anni di denunce di Legambiente.

Sperone. Ucciso imprenditore edile originario di Cimitile

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Diversi colpi di pistola al volto lo hanno colpito mentre era ancora a bordo della sua auto. Francesco Basile, imprenditore originario di Cimitile, è morto in un cantiere della sua stessa azienda.

Un imprenditore edile, Francesco Basile, di 60 anni è stato ucciso a colpi di arma da fuoco questa mattina a Sperone (Avellino). L’ uomo era a bordo della propria auto, in via Colucci, nel centro del paese.

Basile, originario di Cimitile (Napoli) risiedeva con la famiglia ad Avella, centro a pochi chilometri da Sperone. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri Basile è rimasto vittima di un agguato eseguito da almeno due persone in un cantiere della sua impresa in via Colucci.

(Fonte foto: Rete internet)