La Populorum Progressio si prepara al viaggio ad Auschwitz

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La Shoah raccontata con canti e testimonianze. A Marigliano, presso la Chiesa del Santissimo Sacramento, un incontro per non dimenticare Auschwitz.

Mancano poco più di due mesi alla quinta edizione del viaggio-visita ai campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau che la Populorum Progressio Onlus ha organizzato dal 17 al 20 gennaio 2014. E, come ogni anno succede, l’Associazione vuole prepararsi al meglio ad un’esperienza che i partecipanti hanno da sempre considerato pienamente istruttiva e formativa.

Per farlo, per venerdì 22 novembre alle ore 19.00, ha programmato un incontro presso la Chiesa del Santissimo Sacramento di Marigliano durante il quale musiche e letture recitate aiuteranno a raccontare la Shoah. Non mancheranno poi racconti e testimonianze di ebrei italiani che si intrecceranno con quelle dei partecipanti delle passate edizioni.

Il prossimo viaggio, inoltre, costituirĂ  per la Populorum Progressio Onlus anche l’occasione per consegnare al Direttore del complesso di Auschwitz-Birkenau la somma raccolta durante l’anno attraverso eventi di fundraising utile a sostenere il restauro delle fatiscenti baracche dei campi di concentramento a rischio crollo.

La Populorum Progressio ha voluto in questo modo partecipare alla campagna internazionale denominata “Are you in or out – Intervene now”. I volontari della Onlus invitano chiunque sia interessato a partecipare all’incontro di venerdì sera e a prenotarsi per il viaggio di gennaio.

Il Sinodo sulla famiglia

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Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione: innovazione e Chiesa a confronto

Il Papa ha sottoposto a tutte le diocesi del mondo un questionario in preparazione del Sinodo sulla famiglia che si svolgerĂ  nell’ottobre 2014 con a tema “Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Sono 38 domande che attendono risposta entro il prossimo 31 dicembre. Le rivolge Papa Francesco ai cattolici di tutto il mondo. Hanno suscitato stupore per la schiettezza e per i temi trattati: unione tra omosessuali, divorziati, fecondazione assistita, aborto. Le domande permettono alle Chiese particolari di partecipare attivamente alla preparazione del Sinodo Straordinario, che ha lo scopo di annunciare il Vangelo nelle sfide pastorali di oggi circa la famiglia. Ascoltare il popolo di Dio sull’esperienza familiare non è solo sapienza di governo, ma convincimento teologico ed ecclesiologico.

La Chiesa ( lo abbiamo imparato dal Concilio Vaticano II) non è il papa, il vescovo, il sacerdote, il diacono. E’ il popolo dei battezzati e lo Spirito parla a tutti ed agisce in tutti. Il documento preparatorio è molto essenziale. Diviso in tre capitoletti: Sinodo, famiglia ed evangelizzazione; la Chiesa e il Vangelo sulla famiglia; questionario. Il lavoro si svolgerĂ  in due tappe: nel 2014 si preciserĂ  lo status qaestionis, nel 2015 si cercherĂ  di definire le linee di azione per la pastorale della persona umana e della famiglia. Oggi, rispetto a ieri, si profilano problematiche inedite fino a poche anni fa, dalla diffusione delle coppie di fatto, che non accedono al matrimonio e a volte ne escludono l’idea, alle unioni fra persone dello stesso sesso, cui non di rado (come successo a Bologna, anche se temporaneamente) è consentita l’adozione dei figli.

Fra le numerose nuove situazioni che richiedono l’attenzione e l’impegno pastorale della chiesa basterĂ  ricordare: matrimoni misti o inter-religiosi; famiglia monoparentale; poligamia; matrimoni combinati con la conseguente problematica della dote,a volte intesa come prezzo di acquisto della donna; sistema delle caste; cultura del non-impegno e della presupposta instabilitĂ  del vincolo; forme di femminismo ostile alla Chiesa; fenomeni migratori e riformulazione dell’idea stessa della famiglia; pluralismo relativista della concezione del matrimonio; influenza dei media sulla cultura popolare nella comprensione delle nozze e della vita familiare; tendenze di pensiero sottese a proposte legislative che svalutano la permanenza e la fedeltĂ  del patto matrimoniale; il diffondersi del fenomeno delle madri surrogate (utero in affitto); nuove interpretazioni dei diritti umani. Ma, soprattutto in ambito più strettamente ecclesiale, l’indebolimento o l’abbandono della fede nella sacramentalitĂ  del matrimonio e l’accesso ai sacramenti della Riconciliazione e della Comunione dei divorziati risposati o in situazioni “irregolari”.

A mio avviso quella del papa è un’idea bellissima, ma non esente da pericoli. Oltre ad essere un’opportunitĂ . Aprire una libera discussione nella Chiesa e avviare un processo di discernimento ecclesiale può creare qualche problema. Vi è la possibile deriva di chi punta al mutamento delle norme senza cura della comunione ecclesiale e senza una tessitura spirituale coerente. Vi può essere chi si irrigidisce nell’affermazione di regole intangibili perdendone l’istanza teologica e umanistica. Vi può essere la paura di chi non vuole vedere “ciò che giĂ  avviene nella realtĂ ” nè dare ascolto all’esperienza del popolo di Dio e alle vie delle altre Chiese cristiane. Può nascere un certo smarrimento e un sospetto di “cedimento” al mondo. Ma va dato atto a Papa Francesco del coraggio e della fiducia nel popolo santo di Dio. Con la speranza certa che la gerarchia “ascolti” veramente il mondo, con le sue problematiche di oggi.

(Fonte foto: Rete internet)

ANNUNCIARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

Permessi elettorali non retribuiti: il giudice condanna azienda dell’indotto Fiat

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Il tribunale di Nola ha accolto il ricorso di due lavoratori di Pomigliano che non erano stati pagati dalla Tnt mentre svolgevano l’incarico di rappresentante di lista durante le elezioni regionali del 2010.

Può fare giurisprudenza la sentenza appena resa nota dalla sezione lavoro del tribunale di Nola. Perchè stabilisce un principio, che è il seguente: il lavoratore che durante le elezioni decide di andare a svolgere l’incarico politico di rappresentante di lista di un qualsiasi partito deve essere comunque retribuito dall’azienda da cui dipende. Lo ha stabilito il giudice del lavoro Domenico Dente Gattola, che ha condannato la Tnt, azienda terziarizzata Fiat, al pagamento dei permessi elettorali a due suoi operai nonchè rappresentanti di lista ai quali era stato rifiutato il compenso.

La vicenda risale alle elezioni regionali della Campania tenute nel 2005. In quell’occasione molti lavoratori della più grande fabbrica metalmeccanica del Mezzogiorno, la Fiat di Pomigliano, appunto, chiesero il permesso, retribuito per contratto nazionale, di seguire le operazioni di votazione e scrutinio nei vari seggi dislocati nella regione. Ma varie aziende che lavoravano per conto del Lingotto, nel perimetro dello stabilimento napoletano, decisero di non pagare i permessi elettorali. Ne nacque una dura polemica. Il no alla retribuzione dei permessi toccò anche a due lavoratori assistiti dall’avvocato Arcangelo Fele, legale del sindacato degli autorganizzati, lo Slai Cobas. Entrambi, un impiegato e un operaio, avevano svolto gli incarichi di rappresentanti di lista alle elezioni durante le regionali campane del 2005.

Ma non erano stati pagati dalla Tnt, la ditta di movimentazione dei materiali Fiat, le cui attivitĂ  sono poi state assorbite completamente prima dalla Dhl e infine dal Lingotto. Quindi, il ricorso al tribunale e, dopo otto anni, la sentenza. ” Il comportamento dell’azienda è stato illegittimo perchè viola le norme che regolano il diritto dei lavoratori impegnati nel servizio elettorale – scrive nel dispositivo rilasciato ieri dal tribunale di Nola il giudice Dente Gattola – anche la Cassazione – aggiunge il magistrato – ha riconosciuto che il diritto alla retribuzione dei lavoratori chiamati ad adempiere alle funzioni elettorali spetta anche ai rappresentanti di lista che realizzano, come componenti del seggio elettorale, un interesse pubblico”.

“E’ una vittoria della democrazia e della libertĂ  – commenta Vittorio Granillo, leader locale dello Slai – che sbugiarda anche l’ipocrisia di partiti e sindacati che preferirono non fare causa “. La polemica sui permessi elettorali retribuiti era stata innescata dalla Fiat in quegli anni. L’intento dell’azienda era di evitare abusi nell’uso indiscriminato di questi permessi. Il divieto di retribuire i lavoratori con mansioni di rappresentanti di lista è quindi scattato con il nuovo contratto specifico dell’auto, nel 2010. Poi però la clausola è stata eliminata, nel marzo di quest’anno. ” Proprio quando – eccepisce Granillo – ormai si sapeva che avremmo vinto la causa. Intanto nelle prossime settimane – annuncia il leader sindacale – andranno a sentenza innumerevoli cause a tutela dei diritti di “tutti” i lavoratori e contro molteplici violazioni Fiat sia nello stabilimento di Pomigliano che in quello di Nola “.

Cia, il vino orgoglio del “made in Italy”

Il vino è uno dei pochi prodotti italiani che resistono alla crisi: vale infatti ben 14 miliardi di euro all’anno. Il 47,4% viene realizzato in Campania.

Il vino italiano rappresenta una delle poche eccezioni positive di fronte alla crisi globale: ‘vale’ quasi 14 miliardi di euro l’anno con l’indotto, mantiene il primato tra i Paesi esportatori con una quota del 22% del mercato mondiale e le vendite oltreconfine di bottiglie tricolori a fine 2013 potrebbero toccare per la prima volta i 5 miliardi (+9%), stabilendo un nuovo record storico. E’ quanto emerge dal VI forum vitivinicolo nazionale, ‘Piu’ forte la filiera, piu’ forti gli agricoltori’, organizzato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori oggi a Orvieto.

Per la Cia, bisogna costruire una maggiore forza contrattuale e ‘fare sistema’: secondo i dati della confederazione, gia’ oggi la quota di imprese che esprimono un miglioramento della propria competitivita’ all’estero grazie a processi aggregativi di filiera va dal 20% nel caso delle micro imprese a oltre il 30% nel caso delle medio-grandi.

Per questo e’ doveroso spingere verso l’aggregazione tra le imprese, promuovendo allo stesso tempo l’integrazione delle filiere per arrivare a ottenere equilibri equi e responsabili tra agricoltori, trasformatori e distributori, evidenzia la Cia. Solo sfruttando pienamente tutti gli strumenti a disposizione, dalle Op (Organizzazioni di produttori) alle Oi (Organizzazioni interprofessionali), dalle reti d’impresa ai consorzi di tutela, ci si puo’ confrontare con maggiore forza sui mercati stranieri che sono sempre piu’ concorrenziali, con 40 gruppi vitivinicoli che oggi controllano quasi il 40% del fatturato globale.

Insomma, per la Cia, e’ l’aggregazione che crea maggiore valore aggiunto lungo tutto la filiera. Vuol dire, per esempio, semplificare e velocizzare logistica, costi e burocrazia, offrire etichette di qualita’ a prezzi competitivi senza subire ‘ricatti’ dai buyer, accedere e ampliare la promozione e il marketing. E soprattutto significa fare massa critica per rafforzare la presenza all’estero non solo delle Doc, Docg e Igt, ma anche di tutto quel patrimonio di varieta’ autoctone finora non valorizzate.

Uno strumento importante e’ sicuramente quello delle reti d’impresa (anche nella forma di Ati) che consentono un piu’ agevole accesso al credito e migliorano la capacita’ strategica e di relazione grazie alle maggiori risorse messe a sistema, aggiunge la Cia. Lo stesso vale per le Oi (Organizzazioni interprofessionali), luogo della programmazione contrattualizzata del prodotto in ogni filiera: da un lato hanno il compito di regolare produzione e caratteristiche qualitative, dall’altro migliorano la trasparenza e forniscono indicazioni sulla formazione del prezzo, compreso nelle relazioni con la Gdo.

Infine, ci sono i consorzi di tutela, che restano il fulcro organizzativo delle strategie di qualita’ regolamentate legate all’origine e alla tipicita’ dei prodotti, svolgendo funzioni primarie come la gestione del disciplinare, la vigilanza sull’uso del marchio, la promozione e la programmazione. Ma oggi occorre un cambio di rotta e un salto di qualita’, risolvendo il problema urgente della rappresentativita’ dei consorzi. Bisogna, cioe’, assicurare la partecipazione effettiva di tutte le componenti imprenditoriali; rivedere i pesi tra aziende utilizzatrici del marchio, componenti effettive della filiera e strutture di servizio; far passare il principio che e’ il prodotto che sostiene la maggior parte dei costi.

(Fonte Foto: Rete Internet)

Nola. Preparativi Unesco, un “giglio monumento” per celebrare il patrimonio festa

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La Fondazione Festa dei Gigli e l’Assessorato ai Beni Culturali propongono un programma provvisorio per i festeggiamenti Unesco. Al “giglio monumento” si uniranno le proposte dei giovani.

Un giglio come un monumento, costruito al centro di piazza Duomo, adornato con il tradizionale rivestimento in cartapesta e da un presepe, che dia il benvenuto all’Unesco e alle festivitĂ  natalizie. SarĂ  la macchina da festa nolana la protagonista delle diverse iniziative promosse in occasione dell’assegnazione dell’atteso sigillo Unesco alla Festa dei Gigli.

Il riconoscimento dell’antica tradizione nostrana nella lista dei patrimoni immateriali mondiali, che avverrĂ  nella prima settimana del prossimo mese di dicembre, unitamente alle altre tre celebrazioni popolari italiane candidate come Rete delle CittĂ  delle Macchine da Festa, ovvero, oltre ai Gigli di Nola, la Varia di Palmi, i Candelieri di Sassari, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, sta mobilitando le istituzioni locali, che nella serata di ieri hanno convocato una riunione pubblica al fine di organizzare dei festeggiamenti appropriati al prestigioso evento.

Smentite le voci che da giorni circolavano circa l’esibizione di un giglio per l’8 dicembre, Raffaele Soprano e Antonio Daniele, presidente e segretario della Fondazione Festa dei Gigli, Cinzia Trinchese, assessore ai beni culturali del comune di Nola e Antonio Napolitano, referente della Rete delle CittĂ  delle Macchine da Festa per la comunitĂ  di Nola, hanno comunicato la bozza del programma per celebrare "l’ingresso Unesco", in contemporanea e diretta streaming con le cittĂ  di Palmi, Sassari e Viterbo il prossimo 8 dicembre: la cittĂ  si riunirĂ  in un lungo corteo, che nel pomeriggio dell’8 dicembre da piazza Giordano Bruno raggiungerĂ  il giglio monumento in piazza Duomo.

La straordinaria sfilata, a cui parteciperanno i gonfaloni delle otto corporazioni dei gigli e della barca e i rappresentanti del comune di Nola e della regione Campania, sarĂ  preceduta dai figuranti del corteo storico degli Orsini e, giunta in piazza Duomo, accoglierĂ  il Vescovo Depalma fuori dalla cattedrale, per attendere insieme il solenne annuncio della proclamazione Unesco; per la serata è stato invece previsto un momento musicale di respiro internazionale, con l’esibizione di una banda macedone, proposta dal direttore artistico della festa, Roberto De Simone.

«Nei giorni passati c’è stata una riunione tra il maestro De Simone e i musicisti di Nola – ha dichiarato Raffaele Soprano – con l’umiltĂ  che gli è propria, De Simone ha invitato le divisioni musicali nolane a cominciare insieme un nuovo percorso artistico, che miri ad una sonoritĂ  più contenuta in termine di decibel e si esprima in maniera differente. L’8 dicembre sarĂ  una sorta di prova generale: i musicisti nolani si esibiranno coordinati da Felice Forino e alla loro esibizione seguirĂ  quella della banda macedone, una proposta culturale in linea con il carattere popolare della nostra stessa festa».

L’incontro di ieri sera è stato pensato anche per avere un confronto con la comunitĂ  nolana, il cui apporto è stato fondamentale nel lungo iter della candidatura Unesco. Diverse le idee venute fuori dalla discussione aperta, come l’estensione della sfilata in programma allo storico percorso dei gigli o l’implementazione di un impianto di filodiffusione che porti la musica dei gigli in tutte le strade della cittĂ . Maggiore e più attivo coinvolgimento della cittĂ  è stato invece richiesto a più voci dai giovani, che hanno proposto la realizzazione di una manifestazione che potesse dare maggiore spazio alle componenti artistiche della festa e della cittĂ .

Chiariti i limiti di tempo e di spesa, l’assessore ai beni culturali si è dichiarata disponibile ad incontrare e collaborare con quanti avessero idee e tempo da spendere in questa grande festa cittadina: «Vi aspetto da domani all’ufficio beni culturali – ha dichiarato l’assessore Trinchese – se avete proposte positive, sponsor, siete i benvenuti». Prima che l’incontro volgesse al termine è intervenuto anche il sindaco Biancardi: «Penso che l’8 dicembre in piazza non potranno mancare gli stand dei nostri artigiani e dare così risalto all’arte della cartapesta. Il riconoscimento Unesco per noi sarĂ  un punto di partenza, la possibilitĂ  di proiettarci a livello internazionale. Dobbiamo tutti essere in grado di cogliere questa occasione e far fare bella figura alla cittĂ ».

San Giorgio a Cremano dice no al circo con animali selvatici

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Il primo cittadino della cittĂ  vesuviana mette nero su bianco lo stop all’uso di animali selvatici o esotici in attivitĂ  di spettacolo e intrattenimento pubblico.

 Il sindaco Domenico Giorgiano ha firmato un’ordinanza che vieta il circo con animali sul territorio comunale, indicando gli animali il cui uso è consentito ai circhi itineranti, come zebre, cammelli, bisonti e struzzi, solo se però saranno tenuti in ricoveri e recinti dalle caratteristiche indicate.

Divieto esplicito invece per elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, lupi, orsi, foche e grandi felini. Nell’ordinanza si fa riferimento all’articolo 4 della Dichiarazione universale dei diritti degli animali del 1978, secondo cui "ogni animale che appartiene a una specie selvaggia ha diritto di vivere libero nel suo ambiente naturale terrestre, aereo o acquatico", e all’articolo 10 che sancisce che "nessun animale deve essere usato per il divertimento dell’uomo".

San Vitaliano, la settimana europea per la riduzione dei rifiuti arriva nelle scuole

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Dopo il successo di due anni fa quando la Raccolta RAEE valse al Paese il riconoscimento di Comune “riciclone”, anche quest’anno San Vitaliano si appresta a rivivere la settimana europea per la riduzione di rifiuti con nuove iniziative.

 Per venerdì prossimo 22 novembre l’amministrazione comunale, in collaborazione con l’Associazione Populorum Progressio e la societĂ  Ambiente S.r.l., ha organizzato una vera e propria mini isola ecologica all’interno del piazzale della Scuola Elementare di Via Nicholas Green.

Protagonisti della giornata saranno gli alunni delle scuole che potranno conferire rifiuti riciclabili in carta, plastica e cartone e ricevere in cambio simpatici gadget prodotti proprio con materiali riciclati.
Per l’intera giornata di venerdì, inoltre, tutti i cittadini sanvitalianesi potranno portare presso la mini isola ecologica allestita rifiuti anche in vetro, alluminio, acciaio, nonché pile esauste e toner e ricevere anch’essi in cambio un gadget.

A volere fortemente l’iniziativa sono stati il Sindaco del Paese, il Dott. Antonio Falcone, l’Assessore all’Ambiente, Avv. Vincenzo Russo, e l’Ing. Giovanni Malesci, Presidente dell’Associazione Onlus Populorum Progressio. Tutti e tre si sono detti convinti che l’azione di sensibilizzazione verso le tematiche ambientali debba partire fin dalle suole elementari. In particolare, hanno tenuto a precisare, il gadget serve a simboleggiare il vantaggio che scaturisce da una accurata e costante attivitĂ  di differenziazione dei rifiuti.

Il paradiso degli orchi

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Nicolas Bary porta al cinema il primo romanzo della fortunata saga di Daniel Pennac su Benjamin Malaussène, professione capro espiatorio.

 Per i film tratti da libri di successo i problemi sono sempre gli stessi. Il paragone con il testo sarĂ  a portata di mano (e di critica). I fan del libro saranno i più difficili da accontentare: o ci si discosta troppo dall’opera originale, se ne perdono spirito, significato, personaggi, oppure troppo poco, facendo un calco ovviamente meno efficace.

Quelli che non hanno letto il libro portano problemi non meno complicati; al regista può succedere di dare per scontati alcuni passaggi nella trasposizione, così lo spettatore si trova davanti un film monco. Oltre ai fan spietati, che difficilmente perdonano qualcosa, il regista deve confrontarsi con problemi oggettivi come l’assenza di un narratore (la voce fuori campo fa spesso danni) e l’impossibilitĂ  di tirare fuori “a parole” i pensieri dei suoi personaggi. Insomma, l’impresa è sempre complicata. Non impossibile però; un genio come Kubrick ha costruito quasi per intero la sua filmografia su opere narrative, Altman ha riletto con successo Carver, Tarkovskij con Solaris e Scott con Blade Runner hanno sfidato dei classici della fantascienza e così via, la lista è lunghissima.

L’idea di trarre un film dalla saga di Malaussène dello scrittore francese Daniel Pennac non è nuova. La componente grottesca, l’importanza dell’ambientazione e la stramberia dei protagonisti, con uno stile di scrittura semplice e serrato, suggerivano il passaggio al cinema. La carrellata tra il malinconico e il divertito su personaggi e situazioni bizzarre, in una Parigi quasi onirica, ricorda subito l’esperimento de Il favoloso mondo di Amelie. E Jeunet, probabilmente, sarebbe stato un regista perfetto per un altro personaggio naif e sognatore come Malaussène e per tutta la sua cricca.
Invece a “tradurre” Il paradiso degli orchi – primo capitolo della saga – è stato il semisconosciuto Nicolas Bary, al secondo lungometraggio.

L’impresa non era impossibile, come si diceva. Lo stile, il ritmo e la storia del libro di Pennac strizzano l’occhio al linguaggio del cinema (soprattutto di un certo cinema francese). Fattibile, ma difficile: come mettere d’accordo gli adoratori di una delle saghe cult degli ultimi 30 anni e lo spettatore neutrale? Bary ci prova e, pur tra molti limiti, fa un film che riesce a guadagnarsi un’onesta sufficienza.

Benjamin Malaussène fa di mestiere il capro espiatorio ai Grandi Magazzini. Il capo lo chiama quando ci sono clienti imbufaliti per guasti nei prodotti, gli fa una partaccia, lo umilia, lo minaccia di licenziamento, spingendo così i clienti a ritirare le denunce. Un mestiere infame, ma necessario per sfamare la sua “tribù”: 4 fratelli strampalati (una veggente, un aspirante bombarolo, un ragazzino sordo, la sorella incinta), figli della stessa madre – brava solo a sfornare bambini e a girare per il mondo – e di padri ignoti. La vita del mite Banjamin verrĂ  stravolta da una serie di attentati ai Grandi Magazzini, che lo metteranno al centro delle vicende come principale sospettato.
Togliamoci il dente.

Dove il film perde rispetto al romanzo? La domanda è noiosa, ma inevitabile. Al film di Bary manca uno dei protagonisti del libro di Pennac: Belleville. Il quartiere parigino, quello che rappresenta, è un motore fondamentale del romanzo, con le sue strade, i personaggi, l’atmosfera di frontiera di un quartiere periferico nel quale confluisce il mondo intero. Tutto questo nel film si vede poco, fino ad arrivare quasi ad un’indifferenza nell’ambientazione che diventa un limite. Non solo nei confronti del libro, ma in assoluto.

Per il resto il film marcia bene, con ritmo e leggerezza. Bary mette in secondo piano la parte più oscura del romanzo ed esalta la componente naif. I personaggi sono abbozzati, la profonditĂ  del romanzo è lontana, ma riesce a farci sorridere e affezionare. La trama vola a mille all’ora, forse è un altro limite, ma la compressione del romanzo nella forma-film richiede questa intensitĂ  e il regista se la cava discretamente. Un paio di personaggi chiave per la storia degli attentati avrebbero richiesto un approfondimento maggiore per rendere più coerente il racconto, ma a voler far tutto in novanta minuti non si concluderebbe niente.

Alla fine Bary ottiene il risultato più importante. Il suo Paradiso degli orchi può stare in piedi da solo, con tutti i difetti e i pregi che un film può avere, ma senza la continua ossessione del romanzo.
È un’opera autonoma, con alcuni limiti ma godibile. Il fan di Pennac può guardarla (se mette da parte il testo), gli altri si divertiranno, tutti potranno godere di gag e personaggi spassosi e una regia con tante buone intuizioni. Missione compiuta.

Regia di Nicolas Bary, con Bérénice Bejo, Emir Kusturica, Raphaël Personnaz, Ludovic Berthillot, Leila Anaïs Schaus, Régis Romele, Guillaume De Tonquedec
Durata: 90 minuti
Genere: commedia nera
Uscita nelle sale: 14 novembre 2013
Voto 6,5/10

(Fonte foto: Rete Internet)

CINEMA E PAROLE

Acerra, politica e monnezza: è bagarre in consiglio comunale

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Mentre la giunta Lettieri annuncia provvedimenti salta l’ultima assemblea cittadina per mancanza del numero legale. Al centro della defaillance una proposta dell’opposizione puntata al contrasto dell’inquinamento ambientale.

Mercoledi 20 novembre, ore 13, municipio di Acerra: il consigliere comunale di opposizione Antonio Laudando presenta all’assemblea cittadina, insieme ai colleghi del centrodestra, una proposta sulla sicurezza e sulla tutela dell’ambiente. La proposta contiene due linee guida: telecamere da installare nelle vie della cittĂ  per fare da deterrente alla escalation di rapine e borseggi e un piano di valorizzazione dei prodotti agricoli. Quest’ultimo punto si rivela quello più delicato: Laudando chiede alla giunta Lettieri la valorizzazione di quei prodotti agricoli che non provengano dai terreni inquinati dall’ecomafia.

Subito dopo scatta una situazione interlocutoria: al momento del voto sulla proposta Laudando i consiglieri di maggioranza, per un motivo o per un altro, abbandonano l’aula. Restano tra i banchi i rappresentanti delle opposizioni di centrodestra e centrosinistra, insieme al sindaco, Raffaele Lettieri, al presidente del consiglio, De Luca, e a due rappresentanti della maggioranza, Cuono Lombardi e Paolo Rea, che è il presidente della commissione ambiente del comune. Quindi l’opposizione chiede la verifica del numero legale.

De Luca appura che il numero legale c’è e che la proposta può essere votata. Ma scatta la “strategia” politica. Rea si alza e abbandona l’emiciclo. E’ un istante: il consigliere Lombardi chiede una nuova verifica del numero legale. Il risultato è scontato. Il numero legale salta, il consiglio comunale viene sciolto. Apriti cielo. L’opposizione insorge: “E’ uno scandalo: comunicheremo tutto alla cittĂ  “. Presente sul posto è Alessandro Cannavacciuolo, figlio dei pastori di Acerra le cui greggi furono sterminate dalla diossina. Alessandro, 25 anni, da molto tempo conduce un battaglia contro gli inquinatori di uno dei territori più devastati dall’ecomafia.

” E’ una vergogna – esclama l’ambientalista – il fatto che in un momento così importante della lotta a chi ha distrutto le nostre terre e l’economia agricola non si faccia niente per valorizzare i terreni non contaminati. Il comune non ha messo in campo un solo euro in questa direzione, non ha aperto nemmeno la voce di bilancio sull’agricoltura, mentre il presidente della commissione ambiente preferisce defilarsi facendo saltare il numero legale del consiglio”.

Cannavacciuolo annuncia l’invio degli atti di questo consiglio alla Procura di Nola. C’è comunque da registrare che la convocazione del consiglio finito tra polemiche avvelenate è stata puntata sull’approvazione, poi avvenuta, del bilancio di previsione di spesa 2013. Al termine di quest’adempimento è nato poi l’ennesimo scontro sulla questione ambientale. Intanto il sindaco, Raffaele Lettieri, ha annunciato l’approvazione di una delibera di giunta per l’installazione di telecamere di sorveglianza nelle campagne. L’ente conta su un finanziamento regionale che non c’è ancora.

San Giorgio a Cremano e il mistero della monnezza semovente

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Sono mesi che, tra San Giorgio e San Sebastiano al Vesuvio, accadono strane cose. I sacchi di immondizia, depositati dai sangiorgesi di sera, si ritrovano ad essere sansebastianesi la mattina.

 La notte è giustamente fatta per dormire e per questo non abbiamo le prove dirette per sostenere quello che qui scriviamo e neanche vogliamo perderci più di tanto il sonno, ma vorremmo comunque capirci qualcosa su questi strani fatti locali.

In effetti, da mesi ormai, gli abitanti di via degli Astronauti e via Figliola a San Sebastiano, assistono a una strana routine che vede peregrinare, i sacchetti di San Giorgio, nottetempo, in quel di San Sebastiano. È risaputo che l’ameno paesello è ambito dai più per la sua altolocata nomea ma non essendo animisti non vogliamo credere che questi possano spostarsi da soli. Posti generalmente all’angolo tra Cupa Cascetta e Via Figliola, i depositi, leciti e illeciti che siano, vengono puntualmente ritrovati l’indomani sul versante opposto della strada e prelevati tra venerdì e sabato dagli operatori ecologici di San Sebastiano.

All’inizio avevamo pensato in una sorta d’accordo tra i due comuni vesuviani ma, interpellati gli addetti ai lavori di San Sebastiano, questi hanno negato tale eventualitĂ , prelevando solo quello che trovano sul versante di loro competenza; anzi hanno asserito di aver più volte richiamato un rivenditore di materiale edilizio sangiorgese che spesso lasciava in quei luoghi i suoi rifiuti. Sta di fatto che gli unici imputabili di questo strano gioco a rimpiattino sembrano essere proprio gli spazzini di San Giorgio che nel pieno della notte, quando passano per il loro consueto giro e forse, non potendo raccogliere l’ingombrante o l’indifferenziato, lo lasciano gentilmente al comune confinante fornito di isola ecologica.

Abbiamo interpellato un dipendente della nuova ditta che opera a San Sebastiano e segnalato la cosa. Al nostro ritorno dal lavoro abbiamo trovato parte dei bustoni nel loro luogo d’origine e il tempo di mangiucchiare qualcosa e il tutto è scomparso, come se niente fosse stato. Sono queste solo supposizioni, ma, in attesa di elementi più probanti, invitiamo chi ci legge a dare una spiegazione migliore a questo sporco mistero.

Alla prossima puntata!

CARRELLATA FOTOGRAFICA

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