E’ indispensabile che questi disturbi non colpiscano i membri della classe politica: perderebbero strumenti preziosi, e anche la capacità di vedere i problemi di via Cesare Augusto, del commercio, della Vesuviana:
L’avete visto. I giannizzeri dell’ amministrazione del sig. Capasso Luca sindaco di Ottaviano basta aizzarli. Si sbrigliano e si sfrenano di brutto e incominciano a sparare. Mirano, sì, agli avversari: ma colpiscono i commilitoni (che non è una brutta parola, come qualche capo dei giannizzeri potrebbe pensare).
Non si sa perché accada questo. Qualcuno pensa che la causa della micidiale confusione sia la mancanza di addestramento: non è facile diventare sparatori. C’è chi sospetta che alcuni giannizzeri siano agenti nemici che si sono infiltrati tra i seguaci dell’ Amministrazione, e vengono coperti e protetti dai dissidenti interni Ma più che un sospetto questa è una cattiveria. Lo schieramento che ha vinto le elezioni è cementato da una solidissima amicizia, fatta di lealtà e di fiducia. Lo dimostra la procedura con cui è stata formata la giunta: il sindaco ha scelto i nomi a suo piacimento, i consiglieri sono stati informati delle decisioni del sindaco un attimo prima di votare, e hanno votato sull’attenti. Perinde ac cadaver.
Non è tedesco, come potrebbe pensare qualche capo dei giannizzeri, ma è latino: indica la misura dell’ umiltà dei Gesuiti, obbedienti ai capi con la docilità di un corpo morto. Solo il caso beffardo ha voluto che qualche assessore fosse parente più o meno stretto di qualche consigliere… Solo il caso. E allora? Si sta diffondendo il timore che alcuni di questi giannizzeri siano affetti da una sindrome terribile, che va sotto il nome di sindrome di Cibele. Gli infelici sono all’improvviso assaliti dalla stessa furia che spingeva i seguaci della Grande Madre d’Oriente a castrarsi. Un colpo netto, e via. Gli infelici giannizzeri, ovviamente, castrano sé stessi e i loro amici (?) solo in modo simbolico: ma in certi casi il simbolo fa più male del coltello (così dice Cassirer, ma, con tutto il rispetto, mi pare una cazzata…).
E’ opportuno che questi giannizzeri maldestri sparatori siano rimandati a casa, perché intorbidano l’aria: e il nostro moribondo paese non può respirare aria inquinata.
All’inquinamento atmosferico e allo zolfo sciolto nell’aria vesuviana gli studiosi attribuiscono la responsabilità di un altro disturbo, che nel nostro territorio si manifesta da qualche anno con intensità crescente: la cecità psichica. L’affezione toglie, a chi ne è colpito, la capacità di riconoscere gli oggetti che vede, e, in una sua variante, di distinguere i volti delle persone. Il cieco psichico vede una sedia, chiaramente, ma non sa più che è una sedia, vede un amico, lo vede distintamente, ma non lo riconosce.
Il rovescio della cecità psichica è l’allucinazione visiva. L’allucinato vede ciò che non c’è. Sono stati registrati anche due casi di sdoppiamento della personalità, ma la certificazione è dubbia. La preoccupazione è che cecità psichica e allucinazione visiva colpiscano i membri della classe politica: per Ottaviano sarebbe il disastro: n’coppo ‘o cuotto l’acqua vulluta. Come se non bastasse il ritorno d’’ o munaciello, lo spiritello diabolico che qualcuno ha visto acquattato negli angoli bui della Casa Comunale: che, non dimentichiamolo, fu un convento. E finché non lo si cacci via, questo spiritello, con gli opportuni riti esorcistici, faranno bene gli impiegati a non trasportare, da un piano all’altro, e nemmeno da una stanza all’altra, documenti importanti, soprattutto quelli relativi a licenze edilizie concesse.
Sono proprio questi i documenti che ‘o munaciello, chi sa perché, si diverte a sottrarre e a far scomparire. E sono preoccupato anche io: poiché lunedì chiederò l’autorizzazione a leggere i verbali delle commissioni che tra il 1968 e il 1990 a vario titolo si interessarono delle pratiche dell’edilizia privata. Cerco i decreti delle concessioni che ottenni dai sindaci amici per i tre palazzoni che possiedo a Ottaviano. Temo che ‘ o munaciello abbia portato tutto via: è un peccato. Quanta fatica costarono quei registri….
Dicevo della necessità di difendere i membri del ceto politico ottajanese dalla cecità psichica e dall’allucinazione visiva. Se ne fossero colpiti, arrasso sia!, non riconoscerebbero più il profilo dei problemi, non potrebbero più mettere mano alla loro risoluzione. Verrebbe paralizzata l’azione travolgente di un’ Amministrazione che libera le strade dalle erbacce, pota gli alberi, sgombra gli alvei. Vi proporrò un applauso anche per le ditte che hanno eseguito i lavori, quando me ne comunicheranno i nomi. Insomma, e lo dico seriamente, è un’Amministrazione del fare, aiutata anche dal fatto che l’Amministrazione precedente, al suo tramonto, si era dedicata soprattutto al meditare. Ma ora bisogna andare oltre le erbe e oltre gli alberi. Oltre c’è via Cesare Augusto.
Nella delibera 344 del 9/09/13 della Regione Campania leggo che l’importo è stato iscritto “ nella competenza del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2013 e, ai fini gestionali, sul capitolo 2587, quale economia relativa “a spese correlate a entrate con vincolo di destinazione già accertate“: tutte parole ambigue come è ambigua la poesia. Insomma, a quella data i soldi stavano ancora a Napoli. Sono poi partiti per Ottaviano? Sono arrivati? Stanno fermi a Guindazzi?
E poi l’economia. Siamo in attesa dei primi provvedimenti per far uscire dal coma l’economia ottajanese. Da quale settore incomincerà l’opera di rianimazione? Bisognerebbe incominciare dalle strade e dal trasporto pubblico. Sono certo che il sig. Capasso Luca sa che a Ottaviano c’è una stazione della Vesuviana, che la situazione della Vesuviana e di centinaia di pendolari ottavianesi è drammatica, che i pendolari ottavianesi prendono il treno, quando c’ è, per andare a lavorare, a studiare, e anche per il solo gusto di partire e di ripartire. Mi pare che il sig. Capasso Luca non abbia ancora messo mano all’analisi del problema. Almeno, non se ne ha notizia. Non si sentono né squilli di tromba né rullare di tamburi.
Ma forse converrebbe chiudere la stazione, isolare Ottaviano e completarne la trasformazione in città fantastica, simile, che so, alla calviniana ( da Italo Calvino, non da Calvin Klein: lo dico per qualche capo dei giannizzeri), alla calviniana città di Sofronia, che si compone di due mezze città, una fissa, l’altra provvisoria. La provvisoria, “ quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano, la smontano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi di un’altra mezza città.”. Come un palco. A proposito di palco, un giorno o l’altro dovremo parlare della festa di San Michele 2013 e di quella del 2012.
A martedì. Martedì risponderò a una gentildonna e a due gentiluomini.







