Cancro, morte di Vincenza: “Good bye angelo nostro”

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Acerra in lutto: ieri centinaia di persone al funerale della ragazza di 16 anni uccisa dal tumore. Intanto gli studenti dei licei occupano le scuole per protestare contro il disastro ambientale. FOTOGALLERY

I dati, le analisi, i nessi di causa-effetto tra inquinamento e tumori non esistono ancora, non provano ciò che però ieri in quel di Acerra a centinaia hanno sentito sulla loro pelle, durante il funerale tenuto per Enza Maisto, 16 anni, una delle tante adolescenti del Napoletano portate via troppo presto dal cancro. Enza era uno dei volti della Terra dei Fuochi. Poco prima di spirare la ragazza si era fatta fotografare nel suo letto d’ospedale mentre reggeva un foglio che lanciava un messaggio più che emblematico: ” Acerra non deve morire: salviamola !”.

Nessun riferimento autoreferenziale in queste parole. “Solo” un gesto estremo di altruismo verso la propria cittĂ , la propria terra. E’ stato questo il lascito di Enza, uccisa martedì mattina dal letale osteosarcoma, tumore incurabile delle ossa. La salma della giovanissima ieri è stata salutata da una folla di duemila persone, una calca divisa in due gruppi, nella chiesa di Sant’Alfonso, al corso della Resistenza, una delle zone storiche di Acerra, e poi davanti alla scuola della ragazza, il liceo Alfonso Maria de’ Liguori, occupato dagli studenti, insieme al poco distante liceo artistico Munari, proprio in segno di protesta contro il ” disastro ambientale ” dell’area napoletana e casertana. “Good bye angelo nostro “, ha letto un’amichetta di Enza dal pulpito della chiesa gremita.

La funzione funebre è stata officiata dal parroco don Giancarlo Petrella, davanti a una famiglia distrutta: la mamma Teresa, le sorelle maggiori Milena e Susanna. Palloncini e petali di rosa bianchi hanno colorato il feretro candido dell’adolescente. Ma il momento probabilmente più toccante è stato quando il corteo funebre è passato davanti al liceo di Vincenza. La salma della giovane ha attraversato un lungo cordone formato dagli studenti, che si sono piazzati su entrambi i lati della strada, all’altezza dell’ingresso del liceo. E’ stato impressionante vedere tutti quei ragazzi, molti i minorenni, in fila, uno accanto all’altro, silenti, terribilmente consapevoli di tutto, forse più degli stessi adulti.

“Non c’è nessun politico nel corteo funebre per Enza, nessun amministratore locale”, hanno fatto notare gli stessi studenti. Tra i partecipanti al funerale c’erano gli esponenti dell’associazione Donne 29 agosto, organismo sorto a seguito degli incidenti avvenuti durante le lotte contro l’inceneritore, e gli ambientalisti Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio, grandi accusatori del traffico di rifiuti tossici nella zona. Intanto Carmine Ruotolo, 18 anni, uno degli esponenti del comitato studentesco di Acerra, conferma la natura della protesta nelle scuole del territorio.

” Sto facendo questa lotta – dice – perchè ci credo, perchè vogliamo un futuro pulito, a partire dal miglioramento delle nostre condizioni ambientali, dell’aria, dell’acqua, della terra. Qui, giĂ  a cominciare dalla nostra scuola, abbiamo compagni e compagne che stanno soffrendo negli ospedali come ha sofferto Enza”. Gli studenti del Liguori adesso pregano per Sara, 14 anni, compagna in lotta perenne contro il male che non dĂ  scampo, e per altri compagni e compagne stipati negli ospedali nostrani. “Abbiamo consegnato al preside – racconta Mattia Brasile, anche lui esponente della ribellione studentesca locale – il nostro documento di cinque pagine che spiega i motivi che ci hanno spinto a occupare: al primo punto c’è il disastro ambientale”.

Napoli, cassintegrati Fiat: speranza Adler

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Stamane l’assemblea dei lavoratori in cig da anni, davanti alla Marelli di Poggioreale. All’ordine del giorno la ricollocazione nell’Adler e le reali prospettive occupazionali e produttive.

Si riaffaccia la speranza Adler per i cassintegrati Fiat. Addetti senza lavoro a causa della crisi ma che, in base alle ultime novitĂ , potrebbero essere ricollocati in altre aziende del settore automobilistico, come appunto il gruppo napoletano che lavora anche in ambito Fiat. Per questo motivo, vale a dire per fare il punto sulle reali prospettive occupazionali degli operai in cig di Pomigliano e dell’indotto, Fim, Fiom, Uilm e Fismic hanno organizzato stamane un’assemblea unitaria davanti alla Marelli ex Ergom di Poggioreale, 720 addetti quasi tutti a zero ore, da anni, a causa della penuria di commesse.

All’assemblea parteciperanno i segretari nazionali di categoria del settore auto. Altri 1400 operai della Fiat di Pomigliano si trovano a zero ore, insieme a un ulteriore gruppo di 316 colleghi del Wcl-Fiat di Nola. “Proprio ultimamente l’Adler – spiega intanto Peppe Raso, della Fismic – ci ha riferito che può ricollocare un numero di persone compreso in una forbice che va dai 20 agli 80 addetti. Ora si tratta di premere per ottenere un nuovo incontro, promesso per gli inizi di dicembre, finalizzato alla concretizzazione di questo spiraglio e alla pianificazione di eventuali altre possibilitĂ  di ricollocazione in altri ambiti, fabbrica di Pomigliano compresa, cosa, quest’ultima, che peraltro è stata inserita a chiare lettere in accordi specifici”.

C’è però molta tensione, chi è critico nei riguardi dei sindacati firmatari dell’accordo Panda. “L’assemblea è l’ennesimo tentativo – commenta Vincenzo Chianese, rsa della Fiom nella Marelli – di evitare un’eventuale mobilitazione dei lavoratori, visto che c’è un’assenza di prospettive reali. Per bloccarci finora hanno eretto un muro tra loro e i lavoratori con atteggiamenti vittimistici e lesivi della correttezza democratica di chi li ha criticati”. La novitĂ  Adler era stata ipotizzata per la prima volta l’11 aprile scorso, alla Regione, dal capo delle relazioni industriali Fiat, Pietro De Biasi, che aveva parlato della possibilitĂ  di ricollocare gli operai Marelli ex Ergom nel nuovo polo delle auto di lusso, ad Airola.

E’ stata l’apertura di uno spiraglio, perchè per la prima volta si è fatto avanti un gruppo industriale forte, che potrebbe risolvere almeno in parte il calvario in cui si trovano da anni i tanti cassintegrati dell’indotto di Pomigliano. Una speranza che è appunto rappresentata dal gruppo Adler, l’azienda multinazionale con quartier generale a Ottaviano e che otto mesi fa ha inaugurato il polo delle auto di lusso, ad Airola, provincia di Benevento: scocche ultramoderne in carbonio per la carrozzeria dell’Alfa Romeo 4 C, bolide in produzione alla Maserati di Modena.

Oggi il gruppo Adler conta una forza lavoro di oltre 5.500 persone ed è presente nel mondo con 54 stabilimenti: in Italia, in Turchia, in Brasile, in Francia, in Polonia. Una speranza concreta nel buio di questo mercato italiano in crisi cosmica. Attualmente nella Marelli di Poggioreale stanno lavorando a rotazione 60 addetti per turno. E per soli quattro giorni al mese. Ad aprile De Biasi aveva fatto stilare un verbale in cui si scrive di “ricollocazione per tutti a Pomigliano al ritmo di 150 addetti all’anno” e di “ricollocazione all’Adler di Airola”, da realizzare anche grazie allo sforzo della Regione Campania, che ha erogato 75 milioni di finanziamenti.

I contadini di un tempo che fu, quando la natura non era stata corrotta dagli uomini

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“Di tutte le cose dalle quali si può ricavare vantaggio, nessuna è migliore dell’agricoltura, nessuna è più dolce, nessuna più degna di un uomo libero”. (Cicerone). Parlano vecchi contadini del Vallo di Lauro:

Non ricordo di aver mai osservato ciò che mi circonda come ho fatto negli ultimi anni, il fatto è che molte cose ti passano davanti senza che tu te ne accorga e il tempo che scorre non ti permette di soffermarti su elementi di cui solo in seguito riscopri il valore. Così oggi, a distanza di anni ripenso a mia nonna e alla sua umile esistenza consumata nei campi; di quella instancabile vecchietta i ricordi più nitidi che conservo sono quelli di un’ esile e curva figura a malapena visibile tra i folti alberi di nocciolo che nel periodo del raccolto nonostante il caldo e la fatica di prelevare manualmente i frutti risultava paradossalmente più energica e quando più tardi vennero introdotti i primi attrezzi agricoli allo scopo di facilitare quel tipo di attivitĂ  ricordo il suo perentorio e secco rifiuto : “Finchè avrò vita e la forza di reggermi in piedi nessun mostro di acciaio mi spodesterĂ  dalla mia terra” …

E non v’è mai stato verso di farle cambiare idea, per una come lei era inconcepibile e forse anche immorale pensare che delle braccia potessero essere sostituite da un fragoroso macchinario. I miei nonni non sono più in vita e le persone che con la quotidianitĂ  del proprio lavoro rurale hanno sottolineato il mio percorso di crescita sono ormai canute; così il timore che un giorno esse spegnendosi porteranno via con sè il patrimonio di virtù, saggezza e zelo non è infondato. Non ci si improvvisa campagnoli, la cui anima è plasmata con terra e sudore ed è legata indissolubilmente alla terra. Tali erano i contadini come i miei nonni, o come Aniello Fiore che con la dignitĂ  che contraddistingue un uomo dedito al lavoro ogni giorno all’alba e al tramonto a piedi e carico dei suoi attrezzi, percorreva quel tratto di strada che lo separava dalla suo fondo. Non l’ ho mai visto nè triste nè irato: in realtĂ  quell’ uomo dall’ aspetto serafico, trapassato con la stessa serenitĂ  che ne ha scandito la vita, riassumeva appieno il concetto di libertĂ .

E tali sono inoltre i contadini come Potenza Acerra, arzilla 83enne che continua a fare ciò che con abnegazione ha sempre fatto. Potenza è tale di nome e di fatto e guardarla con gambali di gomma e fazzoletto sulla fronte dirigersi, munita di carriola, badile e rastrello, verso il suo noccioleto è un toccasana per l’ anima. “Quando ero piccola la vita non era come oggi – ella racconta – lavoravamo tanto e ciò che si fa oggi è niente a confronto. Adesso ci sono i macchinari e il lavoro pesante lo svolgono essi, prima si faceva tutto con le mani. Ho sempre vissuto in campagna, allevavamo cavalli, maiali, mucche e coltivavamo tutto ciò che si poteva coltivare e che ci serviva per sfamarci. Non compravamo nulla, ma ci alimentavamo con il frutto della terra e del nostro lavoro ed è per questo che siamo cresciuti sani e vigorosi”.

Per quanto si lavorava ciò che si guadagnava in termini economici era poco e le instancabili donne di allora, oltre a occuparsi delle coltivazioni assolvevano al loro compito di massaie occupandosi della gestione della casa e della cura dei figli che in quel tipo di cultura spesso erano numerosi ma che nessuno, nonostante le privazioni, si sarebbe mai sognato di respingere: “Addò mangiano a cinco – mangiano pure a sei “, erano solite affermare le signore di un tempo. “Sono andata anche a scuola, continua poi Potenza – “ho fatto fino alla quinta elementare, mi alzavo alle 5 del mattino perchè prima andavo a dare una mano in campagna e al ritorno da scuola non si pranzava, non c’era tempo per sedersi a tavola perchè il lavoro ci aspettava. Si cenava invece con quello che si era prodotto: verdura, ortaggi, frutta in base alla stagione, il pane di granturco che si faceva in casa. Ricordo che in autunno, il periodo in cui maturavano le zucche, mia madre buonanima ne conservava i semi e guai a chi glieli toccava … rappresentavano per lei l’ opportunitĂ  di un guadagno extra, andava a venderli poi a Nola al mercato, e col ‘tesoretto’ che ne ricavava acquistava cose come un filo per stendere la biancheria o oggetti simili. Non avevamo l’ acqua corrente e tutti i giorni, anzi, anche più di una volta al giorno, ci recavamo a piedi in localitĂ  San Giovanni, a tre chilometri da qui e riempivamo le conche al pozzo.. L’ acqua non andava sprecata ed andava usata per le cose necessarie…prima di tutto per abbeverare gli animali e poi per dissetare noi stessi. Non riuscivamo a lavarci perfettamente ogni giorno perchè l’ acqua non bastava e a volte per il lavaggio dei capelli usavamo – ‘a scolatura d’a colata-. D’ inverno poi, quando le giornate erano corte e piovose io e le mie sorelle ci radunavamo attorno al braciere e mentre mamma filava noi rattoppavamo gli indumenti. Non c’erano i soldi per acquistare i vestiti per cui finchè essi non erano così logori da non poter essere recuperati li indossavamo. Diceva la mia maestra -non importa se andate in giro con abiti rammendati, l’ importante è essere puliti e dignitosi”.

Ancora oggi in questi luoghi resiste sia la coltivazione di noci e nocciole che quella dei prodotti dell’ orto, ma le esigenze della civiltĂ  consumistica hanno favorito purtroppo l’ introduzione di sostanze chimiche, come ad esempio i fertilizzanti, all’ interno delle attivitĂ  agricole i quali è vero che permettono la crescita delle piante ma ne alterano la salubritĂ . “Mi taglierei le mani piuttosto che riversare sulle mie piante fertilizzanti chimici o sostanze simili – esclama Potenza – l’ unico fertilizzante che conosco e che uso è il letame il quale oltre ad essere naturale è ricco di principi nutritivi che fanno solo bene alle piante. L’ utilizzo di questi veleni è un abuso ed è causa di inquinamento e di morte. Altera il sapore e disintegra tutte le proprietĂ  benefiche che i prodotti della terra dovrebbero possedere”.

E quando poi le si chiede se è vero che si stava meglio quando si stava peggio lei conclude dicendo: “Era un tipo di vita diverso, oggi si posseggono cose anche superflue e non si è mai paghi. Allora si era felici con poco, si lavorava tanto, ma si conduceva una vita serena. E’ vero che parliamo di periodi differenti e di esigenze di altro genere ed è altrettanto vero che alla mia epoca si era privi di tante comoditĂ  a cui oggi sarebbe impensabile rinunciare ma se potessi barattare gli anni della mia gioventù con quelli di oggi non lo farei e mi terrei la mia vita autentica in cui il sacrificio e le privazioni ti offrivano la possibilitĂ  di godere delle piccole cose: Sono stati tempi duri e difficili i nostri, ma ringraziamm semp’a Ddio!”.
(Fonte foto: Rete internet)

Quando il cibo fa paura: il caso della Terra dei Fuochi

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Il triangolo della morte e la terra dei fuochi: cresce la paura, l’angoscia, la rabbia nelle terre tradite dalla criminalitĂ . Analisi dei risvolti psicologici e sociali che tale situazione determina nei cittadini campani.

L’hanno definita il più grande avvelenamento di massa, la più grande catastrofe ambientale. Si tratta della vicenda che coinvolge una vasta area territoriale che si estende da Caserta a Napoli dove la criminalitĂ  organizzata ha per anni gestito e smaltito illegalmente rifiuti speciali provenienti da tutta Italia. Non è intenzione di questo articolo ripercorrere la storia dei legami più che produttivi che la camorra ha intrattenuto per decenni con il mercato dei rifiuti. Ricordiamo solo brevemente che la camorra ha iniziato ad occuparsi  di rifiuti negli anni ottanta, prima di quelli urbani, e  poi di quelli speciali e pericolosi, più redditizi.

Il vero business era quello dei carichi che provenivano dal Nord: rifiuti chimici, ospedalieri e fanghi termonucleari sepolti in cave di sabbia o nei campi, gli stessi sui quali si coltiva tutt’ora il cibo che è destinato a finire sulle nostre tavole. Non ci dilunghiamo sui particolari inquietanti della vicenda. GiĂ  molto è stato detto. L’intento al momento, è quello di analizzare i RISVOLTI PSICOLOGICI E SOCIALI che tale situazione determina nelle persone, nei cittadini campani. L’effetto più immediato è in primis la paura del cibo. E il cibo −ce lo insegnano fin dalla scuole materne− è il nostro "carburante", è la "benzina" –ci dicono− che ci permette di muoverci, di camminare, di parlare, di pensare, che in definitiva ci permette di vivere.

Ma che succede se quella benzina è sporca, puzza, è inquinata, contaminata, se invece che nutrirci ci conduce alla morte? L’effetto, l’abbiamo detto poc’anzi, è la paura del cibo, il timore di nutrirsi, l’angoscia di stare a diretto contatto con ciò che può portarci alla morte, la consapevolezza che il "male", così si chiama ormai il cancro in queste zone, ha bussato alla porta del vicino, del negoziante sotto casa, di quella creatura innocente ancora ignara del suo destino; e che quindi potrebbe bussare anche la nostra. Non ci troviamo di fronte a quei particolari fenomeni psicologi, in gergo noti come "contagio" o "malattia psicogena di massa", cioè l’insorgere di sintomi fisici e psichici simili in un gruppo di persone che si condizionano a vicenda e privi di una vera causa, perché qui la causa c’è, il pericolo è reale, noto e visibile a tutti.

I dati relativi all’incremento vertiginoso di malattie tumorali nei nostri territori ne sono la prova lampante. Inoltre c’è da considerare l’emozione della rabbia e dell’ira che si prova nell’ascoltare le dichiarazioni dei boss, dei “camorristi imprenditori” che per anni, in cambio di cospicue tangenti, sono riusciti a scaricare in Campania centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti. E ancor di più l’irritazione si acuisce e finisce per evolvere in sconforto e delusione nell’apprendere che mentre prima i soggetti che si occupavano dello smaltimento dei rifiuti erano principalmente camorristi, ora importanti e noti imprenditori hanno un controllo quasi monopolistico di alcuni ambiti di questo settore e sono proprio loro che rappresentano il braccio economico dei clan.

Di fronte ad affermazioni di tale spessore, di fronte a una classe politica che s’indigna e promette dei cambiamenti ma che poi nei fatti vanifica quanto va affermando sono comprensibili i nostri sentimenti di rabbia, di odio, di angoscia, di paura per dei pericoli reali. Ed è comprensibile anche la speranza e la fiducia che qualcosa cambi perché pretendere di mangiar sano, o di evitare di essere assaliti dall’angoscia quando si decide cosa mettere nella minestra dei propri figli non è un’utopia ma un diritto!

Attraversati da tali sentimenti, è chiaro quanto sia difficile tenere sotto controllo questo marasma di emozioni: la rabbia, l’angoscia ma soprattutto la paura di rischiare ogni giorno la vita a causa del cibo che paradossalmente dovrebbe permetterci di vivere. Sarebbero fuori luogo, in questa sede, affermazioni stereotipate e teoriche che troppo spesso ci siamo sentiti dire relative a un maggior controllo circa la provenienza dei cibi o la capacitĂ  di mantenere il controllo senza lasciarsi sopraffare dall’ansia e dalla paura. L’ansia e la paura esistono, e sono presenti ancor di più nei cittadini campani per ovvie e giustificate ragioni. E sono proprio l’ansia e la paura e la consapevolezza che in tali condizioni non si può vivere che costituisce un ulteriore motivazione per non fermarci, per continuare a lottare, per rivendicare il diritto alla vita.
(Fonte foto: Rete internet)

Cambio al vertice della Sezione Provinciale di Napoli delle Guardie Ambientali d’Italia

E’ Maurizio Palmisano il neo presidente della Sezione Provinciale delle Guardi Ambientali d’Italia.

Una figura giĂ  nota al territorio per le attivitĂ  didattiche svolte nell’ambito dei progetti portati avanti dalla Sezione Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero di Napoli, impegnato da sempre in attivitĂ  progettuali per la difesa ed il risanamento dei territori che vanno ben oltre i confini nazionali. Si arricchisce così una piattaforma di professionalitĂ  che con grande sensibilitĂ  e senso di responsabilitĂ  ha attivato da anni un percorso di volontariato a sostegno del territorio e del tessuto sociale.

Non nasconde l’entusiasmo il Prof. Palmisano per questa nuova veste: “ho trovato un folto gruppo di persone che sotto un unico scopo, si sono rimboccate le maniche e continuano a largire tutta la propria passione per contribuire ad una rinascita culturale. “Questo – continua Palmisano – mi ha donato una grande forza interiore che auspico possa tramutarsi ben presto in una concreta e coerente azione associativa in seno ai principi statutari, visti gli imminenti impegni che la Sezione Provinciale di Napoli è stata chiamata a svolgere e, rappresenta il segno tangibile di un lodevole e fruttuoso lavoro svolto dal mio predecessore il Dr. Bruno Mannelli a cui vĂ  un pensiero di viva gratitudine.

La nuova veste di Palmisano ha suscitato un grande entusiasmo in tutti i Soci della Sezione, dai referenti comunali di Napoli, Giugliano in Campania, Casandrino, Acerra, Caivano, San Giorgio a Cremano, Cercola, San Giuseppe Vesuviano, Palma Campania, Vico Equense, Forio d’Ischia, Pompei ai responsabili di settore della Sezione Provinciale intervenuti nel corso della manifestazione a Villa Bruno di San Giorgio a Cremano il 25 u.s.

A fare cassa da risonanza Alfredo Tomas, giĂ  responsabile degli affari generali della Sezione Provinciale e Referente comunale di San Giorgio a Cremano, convinto sostenitore di una politica associativa attenta alla preparazione dei Soci per evitare anche il fenomeno di inversione dei ruoli e rischiose esaltazioni che vanno in direzione opposta al quadro normativo come purtroppo verificatisi in talune circostanze da parte di altre strutture associative analoghe. Un fenomeno che ha generato non poca confusione fra le pubbliche istituzioni tanto da indurle ad assumere un atteggiamento di diffidenza se non di chiusura ad ogni forma di confronto e collaborazione a discapito delle buone pratiche associative della Sezione.

Nel corso della manifestazione sono state conferite alcune importanti nomine associative. Al Socio D.ssa Tonia Oliva la nomina di Referente comunale di Casandrino, al Socio Pasquale Sapio la nomina di Referente comunale di Acerra e al Socio Giuseppe Nocerino la nomina di Referente comunale di Caivano, comuni che hanno aderito al protocollo d’intesa denominato Patto per la Terra dei Fuochi. Inoltre, è stata conferita la nomina di Responsabile dell’Ufficio Innovazioni Tecnologiche e Web al Socio Davide Schiano. Al fianco del Prof. Maurizio Palmisano, collaboreranno il Dr. Marco Alario, Raffaele Ruggiero e Anna Sportiello, rispettivamente con nomina di Vice Presidente, Tesoriere e Segretario nel nuovo Consiglio Direttivo Provinciale, oltre la nomina di consigliere veterano del Dr. Bruno Mannelli, presidente uscente. A loro e a tutti i Soci della Sezione Provinciale di Napoli, il Presidente Nazionale Augusto Pastorelli ha fatto giungere i migliori auguri di un proficua e serena attivitĂ  associativa.
(Fonte foto: Ufficio Stampa dell’evento)

I focus de ilmediano: il Direttore Inail Campania in redazione

Il Mediano.it inaugura una lunga stagione di iniziative rivolte al territorio. Venerdì 29 novembre il primo incontro in redazione tra imprenditori e P.A. Al tavolo dei relatori Emidio Silenzi, Direttore Regionale Campania INAIL

Sapete che le aziende possono avere sconti sui premi Inail? Avete in mente strategie per uscire al più presto dalla crisi? Conoscete gli incentivi e le reali opportunitĂ  che la pubblica amministrazione mette a disposizione per le imprese di ogni settore? Se avete risposto no a tutte o una soltanto delle domande precedenti, e siete imprenditori o aspiranti tali, non potete perdere la possibilitĂ  di ascoltare le risposte. Venerdì 29, alle 18.00, nella sala convegni presso la redazione de ilmediano.it, in via Macedonia n°8, con relatori d’eccezione in un convegno – confronto moderato dal giornalista Francesco Gravetti.

Al tavolo dei relatori: il dott. Emidio Silenzi (direttore regionale INAIL Campania), Eugenio De Gennaro (operatore progetto LOA Italia Lavoro Spa), dott.ssa Nunzia Onesti (presidente UNIFORMA), dott. Salvatore Guerriero (segretario nazionale PMI Italia International e vicepresidente EBSIL). “Non tutti sanno che le aziende hanno la possibilitĂ  di avere sconti sui premi Inail. È il caso dell’ OT 24, oscillazione tasso art. 24, previsto dal decreto ministeriale del 2000, che ha introdotto incentivi per le aziende che investono in prevenzione. In particolare sono previste riduzioni di costo anche per le piccole aziende.

Sconti che ammontano al 30% per le imprese che dispongono di 10 dipendenti, fino ad arrivare al 7% per le gradi imprese che contano oltre 500 dipendenti”. Incentivi e ottimizzazione delle risorse finanziarie e non solo: Emidio Silenzi, Direttore Inail Campania, dimostrerĂ  e spiegherĂ  nei dettagli fino a che punto la pubblica amministrazione è concretamente vicina alle imprese.

“Fermati un attimo e leggi, il prossimo potresti essere tu”: a Nola l’ictus si combatte con la prevenzione

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Maglia nera in Regione Campania e prima causa di morte. Triste realtĂ  quella dell’ictus contro cui l’unica arma efficace è quella della prevenzione, come spiega il dott. Pasquale Scala, responsabile del Reparto di Neurologia dell’Ospedale di Nola.

Duecentomila casi sul territorio nazionale, prima causa di morte in Campania. Dati angoscianti che non possono, non devono, lasciare indifferenti. Prevenire l’ictus cerebrale si può, basta acquisire familiaritĂ  con quei “campanelli d’allarme”, come deviazione labiale, contrazione degli arti, che per molti potrebbero essere solo anomalie transitorie, ma che invece nella maggior parte dei casi sono indice di qualcosa di ben più grave.

Proprio nell’intento di sensibilizzare potenziali pazienti alla diagnosi precoce dell’ictus cerebrale, che il reparto Neurologia dell’Ospedale Santa Maria della PietĂ  di Nola, in collaborazione con il Club Rotary Nola- Pomigliano, l’Alice Campania e il Comune di Nola, ha organizzato una giornata dedicata alla prevenzione di quella che si sta rivelando una vera e propria spina nel fianco per la Campania. “Fermati un attimo e leggi. Tu potresti essere colpito”, recita la locandina che sponsorizza un’iniziativa encomiabile, che tra le altre cose prevede screening gratuiti per tutti coloro che intenderanno partecipare , come spiega il dott. Pasquale Scala, responsabile dell’unitĂ  operativa di Neurologia dell’Ospedale di Nola:

“L’intento di organizzare una giornata dedicata alla prevenzione dell’ictus cerebrale, si inserisce in una serie di progetti che abbiamo sostenuto negli anni. L’idea è quella di mettere in piazza la nostra esperienza medica. Il nostro scopo è quello di far capire alla gente che è arrivato il momento di approcciarsi ai problemi celebrali in modo più serio. Ci sono dati impressionanti, all’ospedale di Nola nel corso del 2012 ci sono stati 500 ricoveri, 700 nel 2013. Una realtĂ  che ci ha fatto riflettere e ci ha spinto tra le altre cose alla realizzazione di questa giornata di prevenzione che avrĂ  luogo a Piazza Duomo a Nola”.

Quando si terrĂ  l’evento?
“Tale evento, che è stato promosso dal reparto di Neurologia dell’Ospedale di Nola, si terrĂ  il 15 dicembre dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19. Ovviamente è un appuntamento aperto al pubblico, qualsiasi persona può presentarsi, avremo in piazza diversi camper e metteremo a disposizione un vero e proprio team scientifico. Ogni persona verrĂ  valutata con scheda clinica e se a rischio verrĂ  sottoposta ad una serie di analisi gratuite quali un prelievo di sangue, ecodoppler dei tronchi sovraortici e un esame vascolare per valutare la presenza di eventuali placche sulle carotidi che possono causare ictus. I pazienti verranno sottoposti inoltre ad ecocolrdoppler transcranico che permetterĂ  di vedere le arterie del cervello. Questo approccio diagnostico al paziente è valido per prevenire il rischio di ictus”.

Da medico, qual è il suo obiettivo?
“Far capire alle persone che oggi è possibile prevenire un ictus cerebrale riconoscendone i segni. In ambito medico abbiamo un motto: più velocemente riconosciamo un ictus, maggiori probabilitĂ  abbiamo di guarire il paziente”.

Come si riconosce un ictus?
“Spesso la gente non sa quali siano i segnali che rivelano che un ictus è in corso. Eppure si tratta di una cosa facilissima da fare. Una persona che si trova di fronte un soggetto che sta avendo un ictus , può riconoscerlo da piccoli segnali quali lo smarrimento del paziente, la deviazione labiale ecc e quando assiste a ciò, può valutare la compromissione della facoltĂ  di linguaggio del paziente, rivolgendogli semplici domande, come il nome ed il cognome. Inoltre si può anche esaminare il corretto funzionamento degli arti, magari chiedendo al paziente di alzare le braccia, oppure se un braccio “tende a scendere” così come le gambe. La nostra è una una campagna di sensibilizzazione che mira a ridurre la disabilitĂ  perchè a livello nazionale l’ictus cerebrale è la seconda causa di morte insieme ai tumori dopo l’infarto. In Regione Campania, contrariamente a quanto si crede, questo dato si inverte, perchè l’ictus è la prima causa di morte, regalando alla nostra Regione una triste maglia nera”.

Un dato allarmante,quali sono i fattori di rischi?
“I fattori di rischio sono diversi, la fibrillazione cardiaca, l’obesitĂ , il diabete, il livello di colesterolo alto nel sangue. Queste sono le cause classiche, però ve ne sono anche altre che si stanno studiando, come l’aumento dei livelli di omocisteina. Negli ultimi tempi c’è uno studio di Baccarelli e di Mannucci, due internisti, che hanno valutato l’azione tossica dei particolati di 2,5, piccole molecole che inalate passano nel sangue e sono capaci di stimolare la crescita delle placche che sono le cause dell’ostruzione dei vasi, che a loro volta possono generare trombosi venose profonde, o nelle carotidi l’ictus. Tali dati, più i ricoveri che si hanno a Nola, ci hanno spinto a promuovere questa iniziativa, in collaborazione con diverse associazioni come il Rotary club e Alice Campania. Volevo ricordare che soprattutto il direttore sanitario Luigi Stella Alfano è stato particolarmente entusiasta di tale iniziativa perchè sensibile alle tematiche neurologiche ed ad una problematica attualissima”.

Marigliano, chiedevano donazioni per bimbi ammalati di cancro. Ma era una truffa

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I due, un disoccupato e una casalinga, si presentavano a nome dell’Arlit, una Onlus di Portici. Ma ne erano del tutto estranei.

Accadeva da mesi. Un uomo e una donna con tutto l’aspetto di persone per bene. Lui F. C. (29 anni), nato a San Felice a Cancello in provincia di Caserta, lei C.D., 34 anni, nata a Napoli e residente a Casalnuovo. Lui disoccupato e celibe, lei sposata e casalinga. Sempre insieme, andavano in giro, porta a porta, chiedendo donazioni in contanti e rilasciando persino ricevute a nome di un’associazione che è effettivamente esistente e attiva sul territorio: la Onlus “Arlit” (associazione regionale leucemia infanzia e tumori) con sede a Portici.

Ma questa mattina alle 9 i carabinieri della stazione di Marigliano, coadiuvati dalla compagnia di Castello di Cisterna, li hanno bloccati e poi deferiti alle autoritĂ  giudiziarie in stato di libertĂ  come responsabili in concorso del reato di truffa. I militari hanno agito dietro segnalazione di un cittadino che segnalava la presenza di questa coppia che si aggirava per il paese chiedendo denaro, e hanno bloccato i due proprio durante la riscossione di una somma accertando che erano del tutto estranei all’ente benefico. La loro raccolta era appena iniziata ed è stata stroncata sul nascere dalla collaborazione tra i cittadini e l’Arma di Marigliano.
(Fonte foto: Rete internet)

Sant’Anastasia, al “Caffè filosofico vesuviano” si parla di rifiuti

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L’appuntamento, organizzato dall’associazione civica neAnastasis, è per venerdì 29 novembre alle 17:30, presso la biblioteca comunale “Giancarlo Siani”.

Questione rifiuti e Terra dei fuochi: se ne parlerĂ  venerdì prossimo, 29 novembre alle 17:30, presso la sala conferenze della biblioteca comunale “Giancarlo Siani” di Sant’Anastasia.

L’evento è promosso dall’associazione civica neAnastasis nell’ambito dell’ormai consolidato appuntamento de “Il Caffè Filosofico Vesuviano”, giunto alla terza edizione. “Anche noi ci troviamo nella terra dei fuochi? Le scomode veritĂ  di un ciclo veramente integrato di rifiuti mai avviato” è il titolo del convegno che avrĂ  come relatore il prof. Umberto Arena della Seconda UniversitĂ  di Napoli, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche.

“Vogliamo tornare sull’argomento non tanto per cavalcare l’onda della terra dei fuochi ma per dare un contributo costruttivo e razionale in un momento in cui la grande partecipazione (positiva) può lasciare spazio a confusione e cattiva informazione”, affermano gli organizzatori dell’evento che si preannuncia interessante e ricco di di spunti di riflessione.

Ex Euromercato, vertice in Regione: confermata la trattativa

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A palazzo Santa Lucia il sindaco di Casoria, Enzo Carfora, ieri ha parlato di un possibile accordo per la riapertura dello storico impianto, chiuso da tre anni. Ma restano i dubbi sull’occupazione dei cassintegrati ex Carrefour.

“Trattativa in stato avanzatissimo, definiti tutti i parametri: l’azienda che vuole rilevare ha dato la disponibilitĂ  a riassumere”. E’ di quelle importanti la notizia resa nota ieri dal sindaco di Casoria, Enzo Carfora, al vertice in Regione sulla vertenza ex Carrefour. Dunque, è ufficiale: c’è un’azienda che vuole ristrutturare e quindi riaprire un business di alto livello e cioè il centro commerciale, chiuso da tre anni, di via Circumvallazione, la sede dello storico Euromercato, primo ipermercato di Napoli. Ma il nome dell’impresa è top secret. Si sa che è un’azienda napoletana e che sta trattando l’acquisizione della struttura con la Bnl, proprietaria del grande capannone in cui erano dislocate una galleria commerciale di negozi e l’ipermercato Carrefour.

Ieri gli attori della vertenza sono stati concordi nel ritenere che la trattativa di acquisto sia ormai in dirittura d’arrivo. Fin qui le buone notizie. C’è un problema però: manca la garanzia che l’operazione vada effettivamente in porto e che ad essa segua il riassorbimento di tutti i 160 addetti dell’ex Carrefour, la cui cassa integrazione in deroga scadrĂ  il 31 dicembre. Anche dal sindacato si eccepisce che in coda al discorso emerso alla Regione “le parti in causa hanno detto che c’è un problema tecnico tra la societĂ  che rilevò l’ex Carrefour nel 2010, la Ipercasoria, e chi vuole subentrare”. Problema tecnico che alla fine non sarebbe nient’altro che una mera questione di soldi.

“Sarebbe interessante sapere se le parti che ci hanno comunicato la bella notizia del rilancio siano anche disposte a dirci qual è l’intoppo – commenta Vincenzo Pavia, segretario provinciale del sindacato Ugl-terziario – e cioè se il vecchio gestore, la Ipercasoria, magari pretendendo troppo danaro, possa in questo modo compromettere la trattativa. Oppure – aggiunge Pavia – se chi rileva sarĂ  anche gestore in prima persona delle attivitĂ . Tutte queste cose dovranno essere chiarite in sede di confronto sindacale e con l’attenta mediazione e il controllo della Regione”. Intanto i cassintegrati minacciano proteste: “La Regione deve subito, entro qualche giorno, convocare un nuovo tavolo con gli assessori e tutte le parti in causa”.