Afragola, Terra dei Fuochi: spunta una centenaria. E il sindaco la premia

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Tuccillo consegna una targa a Raffaella Ceraso, lucida e arzilla vecchietta della terra avvelenata. La donna ha appena compiuto cento anni.

Appena il primo novembre ha compiuto 100 anni la cittadina afragolese Raffaella Ceraso, occhi vispi e una pelle da far invidia a molte cinquantenni. Una donna autosufficiente Raffaella, dieci nipoti e uno stuolo di pronipoti. Una donna che ha trascorso un secolo in una terra prima lussureggiante e incontaminata ma che poi, a partire dagli anni Settanta, è divenuta sinonimo di ecosistema cancerogeno.

Eppure Raffaella ce l’ha fatta a tagliare il traguardo ormai sempre più raro delle cento candeline. Un traguardo che ha tagliato e superato brillantemente da ormai quasi un mese. Ieri mattina Raffaella, più che sorridente, è stata premiata in municipio con una targa, che le è stata consegnata dal sindaco, Domenico Tuccillo.

” Ci tenevamo in rappresentanza del Comune – ha sottolineato Tuccillo rivolgendosi alla signora Ceraso – non solo a riceverla in municipio ma anche a omaggiarla con una targa celebrativa di un evento che riguarda tutta la città. Perchè gli eventi importanti di Afragola – ha concluso – anche quando riguardano le singole persone e le singole famiglie, vanno festeggiati in Comune “.

Nuovo allarme Vesuvio, i Verdi: “La Protezione Civile fa finta di niente”

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Borrelli (esecutivo nazionale Verdi): “La sensazione è che si punti sulla fortuna”.

L’allarme arriva dagli Usa, precisamente dal professor Flavio Dobran, esperto di vulcani e docente della NY University. “Il Vesuvio che dorme dal 1944 esploderà con una potenza mai vista ed in appena 4 minuti inghiottirà già 5 o 6 Comuni della zona rossa” – ha fatto sapere il docente statunitense nella sua ultima relazione di qualche giorno fa. “Dobran sta insistendo da mesi nel lanciare l’ allarme Vesuvio – denuncia Francesco Emilio Borrelli dell’ esecutivo nazionale dei Verdi e già assessore provinciale alla Protezione civile – eppure incredibilmente il piano di evacuazione che spetta alla Protezione Civile Nazionale non viene aggiornato e tantomeno sono previste prove di evacuazione.

Eppure nei mesi scorsi è stata fatta addirittura una curiosa prova generale nel salernitano per l’ emergenza tsunami, un fenomeno sostanzialmente mai avvenuto in quell’ area. La sensazione è che la Protezione Civile nazionale sulla vicenda Vesuvio punti sulla fortuna e cioè che l’ eruzione avvenga il più lontano possibile e non durante l’ attuale gestione che appare totalmente impreparata ad affrontare un simile evento”. Lo scenario prospettato è a dir poco apocalittico: “Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per 2 mila metri sopra il cratere.

Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo con una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di 7 chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse 1 milione di esseri umani in appena 15 minuti” – si legge su un articolo scientifico di Gianni Lannes. La “diagnosi” è documentata da una serie di studi effettuati in merito e l’unica cosa incerta al riguardo sta nella data in cui avverrà l’immane disastro perchè – come spiega il dottor Dobran – questo è un dato che non è possibile prevedere: “Però, sappiamo con certezza che il momento del grande botto arriverà. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio.

Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei uccidendo più di 2 mila persone”. Dobran ha realizzato anche un simulatore vulcanico globale, che ha permesso di ricostruire le passate eruzioni, permettendo – dopo aver analizzato tutti i dati disponibili – di capire che, 20 secondi dopo l’esplosione, i gas e le ceneri incandescenti raggiungeranno circa 3 mila metri di altezza; un minuto dopo, la valanga sarà a 2 chilometri dal cratere; in 2 minuti, Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale saranno raggiunte, così come Torre del Greco, Ercolano e Torre Annunziata in circa 4 minuti.
(Fonte foto: Rete internet)

“Scetate”: quando Ferdinando Russo “mandò” la serenata alla “fiamma” di Carducci:..

Era il luglio del 1891. Carducci non sopportò che il Russo facesse la corte, con la sua meravigliosa canzone, ad Annie Vivanti, che del maremmano era allieva e “fiamma”. Napoli era ancora una capitale della cultura:.

Ai primi di luglio del 1891 Giosuè Carducci arrivò a Napoli: il ministro lo aveva pregato di venire a dare un’occhiata di controllo agli esami di licenza che si tenevano presso gli istituti superiori. Vi arrivò con la pompa del poeta “laureato”, la cui voce era già la voce della Nazione: prima di partire aveva informato del suo imminente arrivo tutti i napoletani che contavano nel mondo della cultura: e non erano pochi, in quegli anni fortunati. Vi arrivò accompagnato da Annie Vivanti, che aveva allora 25 anni, e che l’anno prima aveva pubblicato il suo primo libro di poesie: presentato, con parole commosse, proprio da Carducci. “Chi non ha letto, oramai, e ammirato le sue liriche audaci e schiette ?”: fu questo il delicato benvenuto che Matilde Serao diede, dal “Corriere di Napoli”, alla giovane poetessa che illuminava con la sua bellezza la già canuta maturità del poeta maremmano.

La società letteraria accolse Carducci secondo le regole del gusto napoletano. L’ossequio fu rispettoso, ma nessuno si sbracciò: non ci fu un eccesso di salamelecchi. La sera del 4 luglio la coppia venne invitata a una cena offerta dalle redazioni dei più importanti giornali napoletani. La cena si “celebrò” a Posillipo, allo “Scoglio di Frisio”, il ristorante dei fratelli Musella, che era il tempio primo della cucina napoletana di mare. Accanto a Carducci e ad Annie Vivanti c’erano, quella sera, Matilde Serao, Raffaele Montuoro, redattore capo del “Pungolo”, Eugenio Sacerdoti, direttore del “Don Marzio”, Luigi Conforti, Giuseppe Pessina, dandy, romanziere, autore di romanze da salotto: un personaggio straordinario, che tentava di essere grande come suo padre Enrico, il celebre avvocato, ma seguendo strade assai diverse.

E c’erano altri eroi di quella Napoli umbertina, – la Napoli dell’ Epoca Bella -, che meriterebbe d’essere ancora raccontata: Roberto Bracco e Mario Giobbe, giornalisti del “Corriere di Napoli”; Francesco Cimmino, l’allievo di Michele Kerbaker, poeta, conferenziere, orientalista, che poi insegnò italiano e latino al “Vittorio Emanuele”; Giulio Scalinger, direttore del “Fortunio”. E c’era Ferdinando Russo, esultante per il successo che Napoli tributava, in quei giorni, alla sua raccolta di versi “‘N paraviso”. Racconta Giovanni Artieri che, riscaldato dall’ammirazione dei presenti e dal Capri che accompagnava le ostriche e la ” ‘mpepata di cozze “, Carducci scrisse sull'” album ” del ristorante questo vortice di parole : “Lieto sempre di ammirare Napoli, così fieramente eroica, nel sacrificio e nella morte, come il suo cielo è bello per l’amore e per la voluttà. Poesia, filosofia, martirio: gloria italica di Napoli nella storia del mondo: Repubblica Partenopea, Cimarosa”.

Pochi giorni dopo in un altro ristorante di Posillipo ci fu una cena in onore della Serao e della Vivanti, e Carducci brindò con lacryma del Vesuvio “alla salute della più forte prosatrice d’Italia e della forte poetessa, splendido rigoglio di una nuova lirica”.
Quello che successe poi è una storia colorata di leggenda. Secondo Artieri, fu “mandata” una serenata alla Vivanti. Sotto i balconi dell’ Hotel Washington, a via Medina, dove Carducci e la poetessa alloggiavano, il “concertino”, inviato, secondo alcuni, solo da Ferdinando Russo, e, secondo altri, da Ferdinando Russo e dai suoi amici, tutti ammaliati dalla bellezza della giovane donna, il “concertino”, dicevamo, cantò “Scetate”. Ha scritto qualcuno che Ferdinando Russo compose la poesia proprio per la Vivanti. In realtà l’aveva scritta quattro anni prima, e subito Mario Costa l’aveva musicata: era nata, così, per la miracolosa convergenza di due ” illuiminazioni “, una straordinaria canzone, in cui, osserva Paliotti, ” la figurazione della battuta anticipa di un cinquantennio la beguine.”. Era fatale che la canzone diventasse il cavallo di battaglia dei posteggiatori che “portavano” le serenate e che su di loro cadessero, dai balconi, nuvole di fiori e tempeste di secchi d’acqua.

Molti anni fa, durante la cena che concludeva un’edizione del “Premio di poesia” dedicato da Ottaviano a Salvatore Di Giacomo, sentii Paliotti recitare i primi versi del capolavoro di Ferdinando Russo : “Si duorme o cchiù nun duorme, bella mia, / siente pe’ ‘nu mumento chesta voce./ Chi te vo’ bene assale sta mmiez’ a via / pe’ te cantà ‘na canzuncella doce.”. E l’arte finissima con cui Paliotti sottolineò le pause e prolungò le vocali accentate del primo e del quarto verso contribuì a convincermi definitivamente di quanto fossero assurde certe classifiche di poeti e quanto miopi certi programmi della scuola italiana.

Due giorni dopo, la comitiva letteraria si riunì da “Pallino”, celebre trattoria del Vomero, in cui si servivano le più famose parmigiane di Napoli e, in rapporto alla qualità, i conti meno salati. Ferdinando Russo recitò i versi della sua poesia dedicandoli a Carducci e alla giovane poetessa: e come finì di recitare, i posteggiatori e tutti i commensali cantarono “Scetate”: “E’ ‘nu ricamo, ‘sta mandolinata !/ Scetate, bella mia, nun cchiù durmì.”. Carducci notò l’incantamento di Annie – sembrava che la donna avesse colto immediatamente il senso di ogni parola e di ogni nota-, vide l’espressione di don Ferdinando, capì il significato di ammiccamenti e sorrisi che si intrecciavano per tutti i tavoli: decise di andar via da Napoli al più presto. E così fu. Alla fine di quell’estate torrida di vampe poetiche e musicali sarebbe arrivato a Napoli un giovane abruzzese che si chiamava Gabriele D’ Annunzio.
(Fonte foto: Rete internet)
 LA STORIA MAGRA

Volla. A scuola di cucina per un futuro più succulento

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La crisi che morde, la difficoltà di trovare un lavoro, tematiche più che mai attuali. Eppure c’è chi ce la fatta, come Rosario Amato, che a 20 anni è già un cuoco provetto.

La crisi del lavoro ormai ha superato la globalizzazione e morde più del freddo anomalo e repentino che imperversa sulla nostra Italia da diversi giorni. La politica, i partiti, gli industriali e il governo arrancano tra scissioni, ricomposizioni, primarie, decadenze e delocalizzazioni, alla ricerca di soluzioni che non trovano. Il settore pubblico, gli artigiani e le PMI sono ormai al collasso. Il privato, quando può, cerca di svincolarsi. L’industria, alla ricerca di maggiori utili, preferisce rinunciare al “made in Italy” per andare a produrre nei paesi dove la manodopera e l’energia per produrre sono a basso costo. Per i nostri giovani, soprattutto per quelli meridionali, la costruzione di un futuro lavorativo degno di questo nome che dia speranze e progetti, sta diventando sempre più una chimera che si allontana. Ormai non c’è più alcun settore immune dalla recessione.

Qualcuno tra gli esperti nel settore già da tempo aveva pronosticato l’apertura di spazi di agibilità lavorativa nel settore turistico alberghiero e nella ristorazione. Quindi, molti ragazzi, soprattutto quelli di origine più umile hanno scelto e scelgono queste strade per vedere aumentare le loro possibilità di inserimento lavorativo. Soprattutto, a spingere in questa direzione, anche il successo riscosso da trasmissioni televisive, italiane e straniere, e reality dedicati all’arte culinaria, fino alla vera e propria esplosione di alcuni cuochi che sono diventati dei veri VIP. Ma, ovviamente il percorso per giungere a questi traguardi è spesso lungo, faticoso e difficile. E non tutti ci arrivano. Intanto, a prescindere dal successo o dal diventare una “Star”, fare il cuoco è una gran bella professione.

Il primo e più significativo ingrediente per “sfornare” è la passione e l’amore per la cucina. Questo elemento non lo si può acquistare in nessun supermercato. Poi, uno alla volta amalgamati bene insieme, ecco gli altri ingredienti che si possono, invece, “acquistare” a scuola. L’applicazione, lo studio, la pazienza, il sacrificio e l’occhio alla cottura. Sono queste le caratteristiche che permetteranno di creare il piatto più accattivante e succulento, quello più importante per la vita, e cioè il lavoro.

Lo hanno capito i ragazzi dell’IPSAR di Pollena Trocchia, una delle realtà più significative del nostro territorio, che già da alcuni anni “sforna” ragazzi da cucina, e non solo, che si fanno onore in giro per l’Italia. Un esempio è il caso di Rosario Amato, giovane Vollese di 20 anni, diplomato due anni fa a quell’istituto, che ha partecipato, per la prima volta, ad una competizione internazionale di cucina rappresentando l’Associazione Napoletana Cuochi.

La “Rassegna di Cucina”, organizzata dall’Associazione Professionale Cuochi Calabresi, che ha visto protagonista il nostro giovane concittadino, si è svolta il 25 novembre 2013 ad Altomonte (CS). Rosario Amato ha deliziato la giuria con un piatto da lui inventato, il cui nome è tutto un programma: “La Venere Calabrese”:
Ingredienti: 100 gr di Riso Venere; 80 gr di Dentice; 50 gr di Sedano; 50 gr di Cipolla 50 gr; 50 gr di Carote; 10 gr di olio; 20 gr di burro; 2 gr di bergamotto; 6 gr di zucchero; 80 gr di pistacchi; 12 gr di formaggio grattugiato; 5 gr di pane grattugiato; 2 cl di vino bianco.

Preparazione: Lessare il Riso Venere nel brodo di pesce (ottenuto dalla coda e dalla Dentice) per 20 minuti, scolarlo e farlo mantecare con burro in modo da ottenere un risultato lucido e compatto. Tagliare a tocchetti il dentice e cuocerlo con una mirepoix di sedano, carote, cipolle e sfumare con il vino bianco. Andare a rivestire gli stampini monoporzione con il riso venere e i tocchetti di dentice, cuocere in forno a 180° per 15 minuti. Sgusciare i pistacchi e mixarli insieme alla mirepoix precedente fino ad ottenere un pesto di pistacchi. Prendere l’essenza di bergamotto e cuocerlo a fuoco lento insieme ad acqua e zucchero fino ad ottenere un caramello. Quando il tutto sarà pronto andare a comporre il piatto con pesto di pistacchi, adagiare sopra il tortino e guarnire con caramello, e : buon appetito da Rosario Amato.

Papa Francesco e la gioia del Vangelo, per il mondo

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“Evangelii Gaudium”: tenerezza e gioia per parlare di Dio

Papa Francesco ha donato alla Chiesa, agli uomini e alle donne di buona volontà, la sua prima Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”. Per franchezza, chiarezza, semplicità, immediatezza, realismo, forza, attualità e tempestività il documento del Papa ( anche secondo il suo stile personalissimo) rappresenta un vero “andare controcorrente”. Le pagine scritte dal Papa dopo il viaggio a Rio sono una sollecitazione per tutti i cristiani a praticare la rivoluzione della tenerezza e della gioia e a portare il Vangelo agli uomini di oggi “sine glossa”, senza aggettivi. Nella sua radicalità.

Un vero credente, per essere credibile, deve essere necessariamente l’uomo della gioia, della speranza, nonostante le difficoltà e le croci della vita. Il Vangelo è vita e gioia, non un insieme di precetti. Duecentoventiquattro pagine, una introduzione dedicata alla “Gioia del Vangelo” e poi cinque capitoli titolati: “La trasformazione missionaria della Chiesa”; “Nella crisi dell’impegno comunitario”; “L’annuncio del Vangelo”; “La dimensione sociale dell’evangelizzazione” e “Evangelizzatori con spirito”. Un intervento a “tutto campo” in cui il Vescovo di Roma propone soluzioni ardite, coraggiose ed efficaci nel campo della predicazione, della pratica dei sacramenti, nell’atteggiamento verso i fedeli e il popolo, nel dialogo ecumenico e con le altre religioni, nella gestione del governo della chiesa.

In piena continuità con il magistero e con la tradizione il Papa scuote la Chiesa e la spinge verso una rivoluzione “evangelica”, come quella vissuta dal Maestro, il cui centro rimane la testimonianza e l’incontro con Cristo. Nell’aprire, la conferenza stampa di presentazione, padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha spiegato che si tratta di un documento scritto interamente da Papa Francesco (e si vede!) nel corso del mese di agosto, di ritorno dalla Giornata mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro. Il Santo Padre ha preso spunto dal Sinodo per la nuova Evangelizzazione per analizzare e indicare le soluzioni ai gravi problemi che la Chiesa ed il mondo si trovano ad affrontare. In particolare mi ha impressionato la grande importanza che papa Francesco dà alla “dimensione sociale dell’evangelizzazione”, cioè il legame tra l’impegno e la promozione del Vangelo e la pratica della missione evangelizzatrice.

Il Papa ha scritto che “una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo”. Ciò significa che l’inclusione dei poveri, la pace ed il dialogo sociale sono i temi cu sui il Papa “è impegnato a cambiare il mondo”. Questa Esortazione del papa è indirizzata principalmente ai fedeli e, leggendola, si percepisce fin dalle prime pagine di trovarsi di fronte ad un pastore che parla con il suo gregge e per il bene del suo gregge. Fermo restando che, dopo attenta e ampia lettura del documento, ritorneremo su queste riflessioni, penso che tutti, credenti e non credenti dobbiamo accogliere le indicazioni del Papa.

Soprattutto in Italia e nel nostro meridione. Il quadro politico si fa sempre più confuso e complesso. La ricerca vera del bene comune “che è di tutti e di ciascuno” è ancora lontana. Le ultime vicende nazionali mi hanno ancora una volta confermato di quanto “il palazzo” sia lontano mille miglia dai problemi reali della gente. Anche noi, uomini e donne del Sud, dobbiamo accogliere, meditare e rendere operativa questa esortazione. In modo particolare Papa Francesco stigmatizza alcuni “vizi”, o meglio “tentazioni” degli operatori pastorali che, (possiamo dire) potrebbero essere talvolta anche aspetti negativi della cultura meridionale: in primo luogo quella che il papa chiama “accidia pastorale”, cioè il senso di sfiducia nelle capacità dello Spirito, che è vita.

Chi opera nella Chiesa e nel mondo non può lasciar andare avanti le cose per inerzia. Deve imprimere un orientamento a queste. C’è un verbo, in spagnolo, a cui il Papa dà molto rilievo: “PRIMEREAR”, prendere l’iniziativa. Mi ricorda il “costruite la speranza” di Giovanni Paolo II a Nola. Non lasciamoci andare, non rassegniamoci davanti al male personale, familiare, sociale. Ognuno di noi deve “prendere l’iniziativa” nella costruzione del bene comune. Don Primo Mazzolari diceva: ” Noi ci impegniamo e non altri: Ci impegniamo senza giudicare chi non si impegna:
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 ANNUNICARE, DENUNCIARE, RINUNCIARE

Statale 268 del Vesuvio, summit in Prefettura. I sindaci: “Ripartano subito i lavori”

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Il rischio è perdere i finanziamenti europei. Il dirigente Polstrada Casamassima: “Strada inadeguata, ma la colpa è anche degli automobilisti. Il sindaco di Ottaviano: “Presto summit con il Ministero delle Infrastrutture”.

Il rischio c’è: se i lavori per il raddoppio di corsia sulla statale 268 non ripartono subito, il finanziamento europeo di circa 50 milioni di euro potrebbe sfumare. Lo sa bene Luca Capasso, sindaco di Ottaviano, il primo cittadino che ha chiesto e ottenuto – dopo aver scritto al Prefetto Francesco Antonio Musolino – un vertice tenutosi questa mattina in Prefettura alla presenza del viceprefetto vicario Vincenzo De Vivo, di rappresentanti di Anas, Regione Campania e Polizia Stradale.

Convocati i sindaci di Ottaviano, Volla, Poggiomarino, Pomigliano d’Arco, Boscotrecase, Boscoreale, Cercola, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Nola, San Giuseppe Vesuviano e Terzigno con i rispettivi comandanti delle polizie locali. E i sindaci presenti hanno concordato tutti su un punto: l’urgenza, non più procrastinabile, di una risoluzione. Prima di altri danni, prima di altri morti. Perchè nonostante la statistica degli incidenti sulla statale, nota ai più come “strada della morte”, sia più confortante dopo gli accorgimenti adottati nell’ultimo periodo, i pericoli ci sono e restano. Nessuno vuole piangere altri morti, come è accaduto a febbraio scorso per tre giovani studenti di Somma Vesuviana e un pensionato di Poggiomarino come si è ripetuto poi a maggio per l’intera famiglia Monda – Sorrentino.

Ed è stato il sindaco di Ottaviano a lanciare l’allarme: “Se non si completano i lavori entro il 2015 si rischia di perdere il finanziamento di circa 50 milioni. C’è bisogno di affrontare la questione con la massima urgenza: le arterie cittadine di molti Comuni sono intasate proprio a causa dell’inadeguatezza della 268. La strada statale, peraltro, è considerata una via di fuga in caso di eruzione: un vero e proprio paradosso, considerate le condizioni in cui si trova” – ha detto Capasso parlando anche della sicurezza e invocando interventi per fermare gli automobilisti indisciplinati. Sulla stessa lunghezza d’onda il vicesindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno: “Il raddoppio di corsia e una maggiore attenzione da parte di chi guida farebbero calare il numero di incidenti”.

Mentre è ancora in corso la riunione nella sala Profili della Prefettura però, il vicesindaco di Somma informa in diretta i cittadini su facebook: “Abbiamo esposto anche la problematica inerente l’abbandono dei rifiuti nei cantieri sulla statale”. I tempi previsti dovrebbero quantizzarsi in pochi mesi giacchè la ditta che deve completare i lavori è in amministrazione controllata e l’Anas ha avviato l’iter per la risoluzione del contratto. Successivamente si potrà procedere a nuove gare d’appalto, ma sarà una corsa contro il tempo per non perdere i finanziamenti. Il dirigente della sezione di Napoli della polizia stradale, Maurizio Casamassima è stato dal canto suo molto chiaro: “Allo stato attuale la 268 è inadeguata come via di fuga, ma ci preoccupa pure il comportamento di tanti cittadini che non rispettano le regole”.

Pur con controlli efficaci ed è lo stesso Casamassima a sostenere che si stanno rivelando efficaci. ha tuttavia anche sottolineato che i maggiori controlli effettuati finora si stanno rivelando efficaci. Il dirigente dell’Anas, l’ingegner Eugenio Stefano Gebbia, ha annunciato: “Sulla 268 arriverà Vergilius, un sistema che rileverà la velocità degli automobilisti”. Più sicurezza dunque ed un summit che, al contrario di altre occasioni simili, ha comunque acceso nei sindaci la speranza che stavolta si fa sul serio.

“Siamo tutti consapevoli che la Statale 268 rappresenta una straordinaria arteria di collegamento per i nostri territori – dice il sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto – al tempo stesso abbiamo consapevolezza che tutti gli attori istituzionali devono agire in sintonia per garantire che si proceda in tempi stretti al raddoppio della Statale e all’adozione delle necessarie misure di sicurezza”. Bilancio positivo anche per Carmine Esposito, sindaco di Sant’Anastasia.

“Il prefetto Musolino si sta mostrando particolarmente attento alla problematica e ho trovato il nuovo dirigente dell’Anas abbastanza concreto; anche il rappresentante regionale incaricato da pochi giorni presso l’ufficio che coordina i grandi progetti ha manifestato la volontà di accelerare nella risoluzione del problema. Ritengo comunque che la strada imboccata sia quella giusta, visto che dopo il primo confronto tra tutte le parti gli incidenti sono diminuiti dell’80 per cento”.

Esposito, come Di Sarno, ha informato i “suoi” cittadini in tempo reale sul social network, spiegando di aver posto personalmente e con forza la “impraticabilità” della statale 268 come via di fuga e dell’appesantimento di strade quali per esempio via Pomigliano e via Circumvallazione, invocando – come già aveva fatto il collega di Ottaviano – ristori per i territori, compresi fondi per riqualificare le arterie comunali danneggiate dal traffico pesante per manifesta inadeguatezza della statale che va da Ponticelli ad Angri. Al termine dell’incontro è stato deciso, su proposta del sindaco Luca Capasso, di promuovere un summit con il ministero delle Infrastrutture per sollecitare ulteriormente lo sblocco dei lavori. Ora è una corsa contro il tempo. Per scongiurare altri morti e per non vedersi scippare anche i finanziamenti europei.

Paradosso Simmi: fabbrica fallita e operai sotto inchiesta

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I lavoratori dello stabilimento dell’indotto Ansaldo, chiuso per sempre tre mesi fa, sono stati indagati dalla procura di Napoli per interruzione di pubblico servizio.

Licenziati e ora anche sotto inchiesta gli operai della Simmi. Da tre mesi la fabbrica non c’è più. Era lo stabilimento del Mezzogiorno più grande e importante dell’indotto Ansaldo. Ansaldo che ha dirottato al nord le commesse un tempo destinate ad Acerra, provocando l’ennesimo smantellamento industriale.

Per difendere posto di lavoro e produzioni i 250 addetti dell’impianto acerrano, a maggio, avevano bloccato un treno dell’alta velocità, nella stazione centrale di Napoli, un treno dello stesso tipo di quelli che con il loro lavoro gli operai Simmi facevano sfrecciare sui binari. Ora però gli operai, ormai disoccupati, risultano iscritti nel registro degli indagati della Procura di Napoli. Lo ha deciso il sostituto procuratore di Napoli, Nunzio Giugliano. Ipotesi di reato: interruzione di pubblico servizio.

Poggiomarino grida no alla pena di morte, il 30 Novembre: luci simboliche per il Monumento ai caduti

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L’amministrazione di Poggiomarino, aderisce alla manifestazione nazionale “Città per la vita-Città contro la Pena di morte” e il 30 Novembre, il Monumento ai caduti in via Roma, sarà illuminato testimoniando la partecipazione all’iniziativa.

L’iniziativa è stata lanciata nel 2002, dalla Comunità di Sant’Egidio come la prima Giornata Mondiale delle “Città per la vita-Città contro la Pena di morte” (Cities For Life, Cities Against the Death Penalty): il 30 novembre è la data stabilita per la ricorrenza scelta perchè ricorda la prima abolizione della pena capitale: quella del Granducato di Toscana, il 30 novembre 1786.

Oggi sono 1527 le città che prendono parte a questa mobilitazione, tra cui 69 capitali nei cinque continenti. Le città che aderiscono a questa Giornata, organizzando iniziative a carattere educativo e spettacolare che vedono coinvolti monumenti o piazze-simbolo ed interventi mirati alla sensibilizzazione dei cittadini. Quest’anno per la prima volta aderiscono anche: Parigi, Belgrado, Bercellona, solo per citarne alcune. L’abolizione della pena di morte e incontri per sensibilizzare al tema da sempre al centro dell’attenzione e di migliaia di battaglie.

A commentare l’iniziativa è il consigliere Daniele Avino: ” Anche quest’anno, e per la terza volta, aderiamo all’iniziativa della comunità di Sant’Egidio ribadendo la nostra contrarietà alla pena di morte. Ogni anno – incalza Avino – sono sempre più le città che aderiscono a questa importante iniziativa e siamo orgogliosi che anche Poggiomarino ne faccia parte. L’auspicio è che il coinvolgimento da parte di enti e la sensibilizzazione da parte dei cittadini possano crescere ancora e che la pena di morte venga definitivamente abolita dove purtroppo è ancora una realtà: è impensabile che nel ventunesimo secolo si debba assistere ancora a una pena di tale livello”.
(Fonte foto: Rete internet)

Mandatopoli – SELnolana: Le responsabilità dei singoli non cancellano le responsabilità politiche dell’Amministrazione Biancardi

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Una nota di Sinistra Ecologia e Libertà area nolana affronta la scottante questione di Mandatopoli.

“La notizia degli arresti di 3 dipendenti comunali e un imprenditore e di altri 4 avvisi di garanzia – esordisce in una nota il partito di via Fonseca – rende più chiara la tela della truffa ai danni delle casse comunali e dei cittadini nolani. Tuttavia, questa inchiesta ancora agli albori, non ci parla solo delle responsabilità dei singoli dipendenti ma di un sistema politico che con la sua negligenza e indifferenzaalle regole non ha vigilato affinchènon si verificassero le ruberie dei dipendenti infedeli.

Le valutazioni penali – prosegue dura la nota -le lasciamo alla magistratura, ma la valutazione politica dice di un contesto politico-amministrativo in cui il centrodestra nolano è stato negli ultimi 10 anni gravemente colpevole, creando le premesse affinchè si potesse delinquere a danno delle casse comunali e delle finanze dei cittadini. Non dimentichiamo che, stando alle spiegazioni fornite da Procura e PG, i dipendenti infedeli avrebberosottratto le somme illecite attingendo facilmente da bilanci comunali opachi e distorti, appesantiti da i residui passivi mai accertati nè verificati (e approvati spesso in violazione dei regolamenti).

Con queste premesse, è sconcertante l’arroganza con cui il sindaco, la sua giunta e l’intera maggioranza comunale continuano a nascondersi dietro un dito, senza aprire un benchè minimo squarcio di autocritica e dichiarando perfino soddisfazione per il lavoro della magistratura. Non sono così soddisfatti i cittadini nolani che continuano a ricevere dal comune servizi a singhiozzo a causa delle difficoltà finanziarie dell’Amministrazione Biancardi, dovuta anche alle clamorose “distrazioni” di una maggioranza alla quale, probabilmente, non ha mai interessato il bene comune ma solo la salvaguardia del proprio pezzetto di potere.

Cada il velo di questa insopportabile ipocrisia. A nostro parere diventa sempre più urgente un passo indietro del sindaco e della sua giunta (già richiesto da tutte le opposizioni) per consentire alla città di chiudere un capitolo nefasto della sua storia e di aprire la strada ad una nuova classe dirigente che abbia a cuore l’interesse di tutti e che possa inaugurare una nuova gestione dell’amministrazione comunale, una gestione trasparente, democratica e partecipata”.
(Fonte foto: Rete internet)

Angelo Bruscino presenta “Quanto ci costa essere italiani?” Diario della giovane impresa ai tempi della crisi

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La Divina Commedia ai tempi della crisi economica. Un’interpretazione originale del difficile momento economico che attraversa l’Italia quella di Angelo Bruscino, giornalista e imprenditore impegnato nella Green Economy.

Venerdì 29 Novembre 2013, alle ore 17.30, presso la Fondazione Valenzi (Maschio Angioino – Napoli) Angelo Bruscino presenta Quanto ci costa essere italiani? Diario della giovane impresa ai tempi della crisi (Tullio Pironti Editore). Saluti di Lucia Valenzi, introduce e modera Roberto Race. Ad analizzare con l’autore la cultura d’impresa, la sostenibilità ambientale, le energie giovani e alternative, e gli esempi di chi si impegna a cambiare in meglio le cose, con coraggio, innovazione e tecnologia, Leonardo Impegno e Gianni Lettieri.

Angelo Bruscino, giornalista e imprenditore impegnato nella Green Economy, rivisitando in chiave semi ironica la tripartizione dantesca della Commedia in Inferno, Purgatorio e Paradiso, offrirà il suo punto di vista sulla crisi economica, politica ed etica che affligge il nostro Paese, suggerendo possibili vie d’uscita, con particolare riguardo alla tematica ambientale. Grazie alla sua esperienza sul campo, Bruscino si addentrerà nel dibattito su giovani e mercato del lavoro, affrontando temi come disoccupazione e “bamboccioni”, focalizzando la sua attenzione sulla necessità di nuove e pregnanti sinergie tra imprese e atenei e sull’importanza fondamentale dell’istruzione – risorsa per il Mezzogiorno troppo spesso sottovalutata e svilita.

Il lavoro si incentra soprattutto sulla piccola e media impresa, realtà consolidata in Italia e in Campania, che deve necessariamente fungere da perno per il rilancio economico, sociale ed etico dell’intero territorio nazionale, passando per quella straordinaria lente di ingrandimento di vizi e virtù italiche che il Mezzogiorno d’Italia, e la Campania in particolare, rappresentano. Angelo Bruscino si porrà come un vero e proprio viatico per comprendere e analizzare – se non esorcizzare – fenomeni di attualità che ormai segnano nel profondo la nostra quotidianità.

Angelo Bruscino, imprenditore impegnato nella Green Economy, riveste il ruolo di amministratore e socio di importanti imprese impegnate nel recupero delle MPS (Materie Prime Secondarie) derivanti dalla raccolta differenziata e dalla depurazione delle acque. Nella sua attività di scrittore e saggista ha già pubblicato, per Libreriauniversitaria.it, i saggi Lo Sviluppo Ecosostenibile (2008) e Il Turismo Sostenibile (2011).
(Fonte foto: Rete internet)