Brusciano, contro la camorra lumini in piazza nella notte di Natale

Nella notte di Natale con i lumini in piazza per ribellarsi alla camorra. E’ l’iniziativa promossa dal sacerdote di Brusciano, don Salvatore Purcaro, dopo l’ultima sparatoria che ha insanguinato il centro di Brusciano. “Sarà una ‘emoticon’ per mandare un messaggio di affetto al nostro paese” ha rivelato il prelato, che ha invitato la comunità a partecipare per ribellarsi, in questo modo, alla camorra. “Ci ritroveremo all’1 di notte in piazza XI settembre – ha spiegato – ognuno con un lumino tra le mani, lo accenderemo tutti insieme e lo riporteremo a casa nostra per metterlo sulla nostra finestra. Sono consapevole che questo non risolverà il problema della camorra, che chiede certamente alle autorità competenti di raddoppiare le forze e a ciascuno di lasciare il silenzio omertoso, ma ci aiuterà nell’epoca delle emoticon a mandare un messaggio con il simbolo giusto! Confido nella partecipazione di tutti, credenti e non credenti, perché la Speranza, come il Natale, appartiene alla tradizione del nostro popolo. Don Salvatore si è poi espresso sui fatti di cronaca che stanno interessando Brusciano da un anno: “Da troppi mesi la nostra amata Brusciano vive sotto l’assedio di gruppi malavitosi che si contendono la piazza dello spaccio accendendo focolai di terrore ovunque. Ho tentato per mesi di lavorare nella discrezione del mio ministero per favorire processi di riconciliazione e conversione. Ma sono consapevole che il problema non riguardi solo la criminalità dei malviventi: c’è anche il silenzio degli onesti. Non possiamo adattarci al malaffare! Dopo i recenti spari, é urgente che come Pastore di questa comunità esorti i mie fratelli di fede a offrire il proprio contributo di sensibilizzazione per amore della nostra città”.
   

Da Sant’Anastasia a Betlemme, quest’anno il Presepe dei Giocondi attualizza la strage di Erode

 Trentasei anni di rappresentazioni per il Presepe Vivente dei Giocondi, tutte con la regia di Luigi De Simone, ma per la trentasettesima c’è un’emozione speciale perché, dopo pochi giorni, regista e figuranti partiranno alla volta della Terra Santa per mettere in scena i loro «quadri», intonare i canti e ricostruire gli eventi storici laddove tutto ha avuto inizio. Un’anticipazione del presepe dei Giocondi si è già avuta mercoledì scorso, nel centro storico di Pomigliano d’Arco ma la «prima» ci sarà, come sempre, la notte di Natale. La sera di domenica 24 dicembre il borgo Sant’Antonio di Sant’Anastasia si tramuterà in una Greccio vesuviana, con gli androni dei portoni antichi illuminati da fiaccole e luci suggestive, canti e magia natalizia, centinaia di figuranti, costumi d’epoca curati nei dettagli e scene sempre nuove, come ogni anno, in attesa della folla di visitatori che puntualmente arriverà soffermandosi sui «quadri» in attesa del finale, la Natività, rappresentata accanto alla chiesa francescana del borgo.  Le novità che il regista introduce anno dopo anno riguardano, stavolta, il quadro di Erode. La strage degli innocenti non è mai finita, dopo più di duemila anni. «E così, nel nostro Presepe – spiega Luigi De Simone, regista dei Giocondi, scrittore, psichiatra – abbiamo voluto la denuncia di quella che è oggi la strage di Erode: i meninos da rua, ossia i ragazzi di strada, il traffico di organi, le vittime di pedofilia». E ancora, novità nella scena di San Francesco, che quest’anno è rappresentata da un gruppo di ragazzi della scuola Tenente Mario De Rosa, protagonisti del musical «Francesco è…», scritto, diretto e più volte rappresentato dallo stesso De Simone. Non ci sarà, come da qualche anno accade, la replica del 6 gennaio a Sant’Anastasia perché, poco dopo Capodanno, De Simone e la compagnia dei Giocondi, accompagnati dal sindaco Lello Abete in rappresentanza della città e di Monsignore Francesco Marino, Vescovo di Nola, partiranno per Nazareth. Lì, sul sagrato della Basilica, sarà proposta la scena dell’Annunciazione e poi quella di San Francesco, in occasione dell’ottavo centenario della Custodia di Terra Santa da parte dei francescani. Un’occasione, una gioia per tutta la città di Sant’Anastasia, nata per caso. Da un incontro in aereo tra Luigi De Simone e William Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme il quale, dopo aver ascoltato dalla voce del regista i «racconti» del presepe vesuviano, ha voluto che l’evento si ripetesse in Terra Santa. La delegazione anastasiana guidata dal Vescovo Marino si tratterrà fin dopo l’Epifania, giorno in cui a Betlemme, i Giocondi rappresenteranno la Natività alla presenza dell’Amministratore Apostolico di Terra Santa. «L’invito è arrivato direttamente da William Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme – spiega De Simone- ed è il dono più prezioso che potessimo ricevere questo Natale, per la trentasettesima edizione del nostro Presepe che non ha eguali e che finalmente sarà lì, dove tutto ha avuto inizio». Molto inchiostro è stato versato per narrare lo spirito del Presepe Vivente dei Giocondi, molte le pubblicazioni e gli scatti fotografici, quelli di Salvatore Giordano, che lo hanno raccontato, due anni fa anche il maestro dell’arte presepiale napoletana, Ferrigno, ha voluto immortalare il regista De Simone in un «pastorello». Ora, il riconoscimento che nessun Presepe Vivente italiano ha mai avuto: ripetere scene di duemila anni fa laddove sono avvenute.        

Camorra a Brusciano: così il sindaco rompe il silenzio

Dopo un anno di faida di camorra il sindaco di Brusciano, Giuseppe Romano, sui social rompe il silenzio. Lo fa dopo l’agguato in cui ieri sera sono rimasti feriti un pregiudicato e un anziano colpito per errore. E per annunciare che i carabinieri sono arrivati a una svolta grazie al sistema di videosorveglianza comunale. “Le videocamere installate nel centro storico sono state di grande supporto per le indagini delle forze dell’ordine sull’assurdo episodio camorristico di ieri sera” annuncia dalla sua pagina di Facebook il primo cittadino di Brusciano. “I carabinieri – afferma – sono arrivati alla svolta decisiva anche grazie alle immagini registrate dall’innovativo apparato di videosorveglianza installato dal Comune e messo a disposizione dei militari”. Non si contano più i delitti consumati per le strade di Brusciano nell’ultimo anno. Sparatorie, bombe. Due clan di camorra si stanno facendo la guerra platealmente e in modo spregiudicato. Ma mai una parola proferita ufficialmente da parte delle istituzioni, mai un gesto, un’iniziativa per lanciare un messaggio a coloro che stanno seminando il terrore sul territorio. E con il silenzio fino ad oggi hanno preferito rispondere anche l’amministrazione comunale e coloro che siedono all’opposizione in consiglio comunale. Solo qualche settimana fa dalle fila della minoranza qualcuno ha deciso di svegliarsi: il 28 novembre scorso durante una seduta del civico consesso la consigliera comunale Pina Sposito per quanto sta accadendo in città ha chiesto le dimissioni del sindaco. Il sindaco non si è dimesso ma ha fatto sentire la sua voce, per rivendicare quelle telecamere del Comune che stanno contribuendo a far luce su una sparatoria in cui un ignaro anziano ha rischiato grosso solo perché si trovava nel luogo in cui i sicari hanno sparato, incuranti della gente presente in strada.    

La Fiat costringe a casa 5 operai Cobas pagandoli 1800 euro al mese. E loro scrivono a Mattarella: «Dignità ferita: fateci lavorare»

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Reintegrati dal giudice dopo il licenziamento ma tenuti a casa dalla Fiat a stipendio “pieno”, da un anno e mezzo. Intanto loro hanno scritto una lettera: «A Natale ridateci la dignità: rinunciamo al salario pieno, ma fateci lavorare». La missiva sarà consegnata nel giorno della Befana al presidente della Repubblica Sergio Mattarella dai cinque operai della Fiat di Pomigliano che l’azienda non vuole avere in fabbrica. Sono dipendenti in organico e stanno ricevendo uno stipendio “pieno” di 1800 euro al mese dal giugno 2016. Ma in tutto questo frattempo nello stabilimento non hanno mai messo piede. Non lavorano. La Fiat con una lettera li ha dispensati dalla prestazione lavorativa, ufficialmente per motivi “tecnico-organizzativi”. In pratica l’azienda non saprebbe dove mettere cinque lavoratori in due stabilimenti, quello di Pomigliano e il logistico di Nola, che ne contano complessivamente 4700. Si tratta di un gruppetto di operai della Fiat di Pomigliano e del Wcl Fiat di Nola licenziati dall’azienda tre anni fa per aver esposto un fantoccio di Marchionne appeso a un patibolo, poco dopo il suicidio di una lavoratrice cassintegrata, Maria Baratto, morta a 42 anni. Poi però nell’estate del 2016 il tribunale d’Appello di Napoli ha annullato i licenziamenti adducendo la motivazione della “libertà di opinione” e disponendo il reintegro dei lavoratori. Ma la Fiat non ne vuole sapere. Preferisce tenere i reintegrati a stipendio pieno ma a casa loro, con un salario non soggetto alla cassa integrazione che sta flagellando gli stabilimenti del gruppo automobilistico. Intanto Mimmo Mignano, di Somma Vesuviana, Marco Cusano, di Napoli, Antonio Montella, di Torre del Greco, Roberto Fabbricatore, di Angri, e Massimo Napolitano, di Acerra, tutti oltre i 50 anni e tutti sposati con prole, hanno scritto una lettera al presidente Mattarella. « Rinunciamo al salario pieno per avere quello falcidiato dai contratti di solidarietà ma chiediamo di tornare in fabbrica: a Natale restituiteci la dignità. E’ assurdo che ci paghino 1800 euro al mese quando chi lavora ne percepisce 1300. Vogliamo lavorare » “. Gli operai sono attivisti del sindacato di base Si Cobas. Mignano in passato è stato licenziato più volte. Anche Marco Cusano. « Voi pensate – racconta Cusano – che sia bello restare a casa senza lavorare per anni anche se pagati ? Non è così: per superare questo momento io sono in terapia psicologica ». Mimmo ieri, davanti al cancello della Fiat di Pomigliano, ha mostrato una sua busta paga: quasi 1800 euro netti. « Sono disposto a essere pagato come tutti gli altri: 1300 euro. Però voglio rientrare: mi vogliono annullare non solo in quanto operaio e sindacalista ma anche come persona ».  
a busta paga di Mignano
la busta paga di Mignano

Agguato di camorra a Brusciano: due feriti, uno colpito per errore

Sparatoria tra la folla nel piccolo centro storico di Brusciano: sotto la gragnola di proiettili sono finiti un pregiudicato e un anziano colpito per errore. La scarica di colpi ha sconquassato il cuore della città poco prima delle 18. I killer sono entrati in azione in piazza De Ruggiero con delle moto – probabilmente due – e hanno iniziato a sparare tra la folla con l’intento di colpire un pregiudicato. Ma ci è finito di mezzo anche un uomo che non c’entrava niente, un 83enne, Raffaele D., centrato all’inguine da un proiettile. L’anziano è stato condotto all’ospedale di Nola in gravi condizioni, ma non è in pericolo di vita. L’obiettivo dei sicari era Vincenzo Turboli, pregiudicato di 38 anni ritenuto vicino al clan Rega, cosca entrata in rotta di collisione con un gruppo malavitoso formato da giovani leve che hanno trovato nelle palazzine del rione 219 di Brusciano il loro fortino. La faida tra le due consorterie rivali va ormai avanti da un anno. L’inizio della guerra che sta insanguinando Brusciano si fa coincidere con l’agguato di cui fu vittima sempre Turboli a dicembre dell’anno scorso, mentre si trovava in pieno giorno all’esterno di un bar situato vicino al punto in cui è stato colpito ieri: anche in quel caso se la cavò con una lieve ferita. Ieri sul luogo dell’agguato, oltre alle ambulanze che hanno condotto i feriti in ospedale, sono accorsi i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna. I militari dell’Arma della sezione Rilievi sul posto hanno repertato sei bossoli. La scena del crimine è rimasta inaccessibile fino alla conclusione dei lavori del personale della Benemerita. Intanto i colleghi scandagliavano il territorio alla ricerca dei pistoleri: hanno assediato i luoghi ‘sensibili’ dal punto di vista criminale e effettuato controlli a soggetti noti. Potranno fornire un valido contributo alle indagini le immagini delle telecamere di videosorveglianza private e comunali che i carabinieri stanno recuperando in queste ore.  

Bestie tra bestie

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Tre ragazzini a Napoli hanno provato a sgozzare un diciassettenne per rubargli il cellulare. Provare a tagliare la gola ad una persona per rubargli un oggetto è un gesto enorme, assai grave, che racchiude forte odio, disprezzo, mancanza di cuore e cervello. Non è un gesto da animali. No; gli animali attaccano per difendersi. I tre ragazzini hanno 12 e 13 anni e vista l’età non sono imputabili; infatti, sono stati consegnati alle famiglie, cioè a quelle stesse persone che li hanno allevati a pane e violenza.

Per loro il vecchio adagio “affidare la pecora al lupo” non suona per niente bene. Semmai, la morale di questa spaventosa cronaca è quella delle bestie che tornano nella tana dai loro simili.

Certe leggi fanno proprio schifo. Anzi peggio, fanno proprio ridere.

Ecco il palazzo municipale più bello dell’hinterland: è quello di Afragola. Domani l’inaugurazione

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E’ davvero il palazzo del Comune più bello dell’hinterland napoletano. E’ imponente, grande, affrescato. Volte meravigliose dipinte con la maestria degli artisti di un tempo.  Risale al ‘700 ma insiste in un’area della città molto più antica. E’ il municipio di Afragola. In collaborazione con la Sovrintendenza l’edificio è stato appena restaurato grazie al sapiente quanto controllato utilizzo dei fondi europei inseriti nel programma regionale Più Europa. Ecco perché all’inaugurazione del restauro del palazzo comunale, organizzata per oggi pomeriggio, alle 17 e 30, ci sarà, accanto al sindaco della città, Domenico Tuccillo, anche l’assessore regionale ai fondi comunitari Serena Angioli. Dunque, una nuova tappa del risanamento di questo grande ma difficile centro dell’area a nord di Napoli è stata compiuta. L’altro, notevole, risultato territoriale da queste parti è stato raggiunto con la realizzazione della stazione dell’alta velocità ferroviaria denominata “Porta”, che però presenta ancora molte contraddizioni soprattutto se messa in relazione al più frequentato e importante scalo della stazione centrale di Napoli. A ogni modo oggi, con l’inaugurazione  del nuovo palazzo municipale, Afragola segna un fondamentale punto a suo favore sul fronte del rilancio urbanistico. Un risanamento che il sindaco Tuccillo sta tentando di spalmare su tutto il centro cittadino. Ma anche sulle periferie.

Al ristorante “Terra del Vesuvio” di Brusciano si apre un capitolo nuovo nel progetto delle “Vie del gusto”.

Nel ristorante-braceria di Brusciano che  propone una cucina rispettosa della tradizione e aperta all’innovazione elegante e raffinata il progetto delle “Vie del gusto”  apre un capitolo nuovo, in cui una più  sollecita attenzione verrà dedicata  ai valori intrinseci dell’arte della cucina e della cultura dell’alimentazione, e all’ influenza che la ristorazione esercita sulla società e sull’economia nel  Vesuviano e nella Campania Felice. La  “serata” alla “Terra del Vesuvio” di Brusciano ci serviva anche per verificare in che misura e in che termini fosse possibile allargare orizzonti e prospettive delle “Vie del Gusto”, aggiungendo ai temi della convivialità e delle note di storia del territorio – storia della pittura, storia sociale, curiosità “napoletane” e “vesuviane” –  un’attenzione più meditata per i valori intrinseci dell’arte della cucina, della cultura dell’alimentazione, dei movimenti economici che questa cultura innesca, e delle relazioni complesse che si stringono tra un ristorante e  la sua città. E la scelta per questa prima verifica non poteva essere più fortunata, prima di tutto perché il ristorante la “Terra del Vesuvio”, con la raffinata sobrietà dei suoi arredi e dello stile dell’accoglienza e del servizio, rappresenta con evidenza esemplare non solo la raffinatezza e la vastità delle idee dei proprietari, ma anche l’energia di una città, Brusciano, che pone al suo sviluppo obiettivi sempre più ambiziosi e che ha la piena consapevolezza dell’ importanza dei dettagli: questa è la virtù di chi  si muove non sotto l’impulso del caso, ma lungo le linee tracciate da una chiara strategia. Le misure del locale contribuiscono a riscaldare l’atmosfera conviviale, a trasmettere suggestioni, a coinvolgere: anche di questo aspetto ha tenuto conto lo chef Vincenzo Troiano preparando un menu in cui piatti della tradizione più o meno recente gli consentivano di inserire tra i sapori già noti anche un tocco di novità sorprendente, ma elegante, senza eccessi “teatrali”. Questi segni di raffinata originalità li abbiamo trovati nella calcolata densità e sapidità della provola che contribuiva ad amalgamare la pasta e le patate, nel tono di intensità non prolungata, ma chiara e limpida, dei funghi porcini che, nell’altro primo piatto, erano stati lavorati in modo che non solo non urtassero, ma “accompagnassero” la dolcezza piena e lenta delle castagne a trarre vigore dai fusilli. Il fusillo, tra tutti i tipi di pasta, è forse quello che più di ogni altro impone agli ingredienti di piegarsi alla sua centralità, ma lo chef ha fatto in modo che nel “suo” piatto ci fosse una sostanziale armonia, e che ne venisse fuori un sapore “avvolgente”, come la forma dei fusilli: insomma lo chef ha dimostrato di conoscere profondamente le qualità sensibili degli elementi scelti come “motivi” del suo menù. Dopo aver gustato i fusilli con porcini e castagne del ristorante-braceria “La terra del Vesuvio” sento di dover dare ragione a chi crede che, nel campo dell’alimentazione, il lessico della lingua italiana non sia sufficientemente ricco, che manchino aggettivi e sostantivi adatti a indicare, a suggerire, nel lampo di una sola parola, la qualità specifica di una pietanza, spazzando via la banalità di termini, di immagini e di giri di chiacchiere ormai consumati e banalizzati dall’uso. Un nome suo proprio avrebbe meritato anche la scaloppina al lacryma christi, il cui prezioso sapore una delle convitate, che si diletta di cucina, ha paragonato a una nota prolungata di morbido calore, un “velluto”.  E’ facile immaginare quali sinfonie di sapori  orchestra con le carni e con la brace uno chef capace di giocare  con la  severità “persistente” del lacryma e di cavarne sentori di duttile finezza. Il Taurasi dei fratelli Follo ha risposto in maniera principesca a tutte le sollecitazioni dei piatti: ha dato nerbo alla pasta e patate, chiarezza ai timbri “notturni” su cui si giocava l’incontro tra porcini e castagne, freschezza alla scaloppina memore, attraverso il lacryma, di ardori vulcanici: sempre luminoso, questo Taurasi, e sempre intenso, senza mai essere invadente: uno di quei vini che Paolo Monelli chiamava “intelligenti”. E, infine, il panettone alla “pellecchiella” della pasticceria “Royal” di Somma: un connubio delicato tra il sapore espressivo e “volubile” dell’albicocca e la pasta morbida e leggera: insomma, un “commento” perfetto ai sapori e ai profumi che hanno segnato la splendida “serata”. Ringrazio gli amici che hanno fornito due “ingredienti” importanti, la loro presenza preziosa e la partecipazione intensa alla gioia del convito e agli “inviti” al canto dei Maestri Ferdinando De Simone e Gianni Tarricone: i quali hanno ancora una volta dimostrato che la bella musica è protagonista indispensabile delle “serate” organizzate dalle “Vie del gusto”. E un grazie multiplo a Giuseppe Cerciello e Luca Forlano, proprietari del ristorante- braceria “Terra del Vesuvio”, per la loro ospitalità, e perché ci hanno permesso di capire che il nostro progetto è vitale.  

Acerra, blitz nelle case sequestrate all’ecomafia: denunciati 12 occupanti abusivi

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In base a quel che si vocifera gli occupanti abusivi si trovavano lì già da un bel pezzo. Fatto sta che ieri la polizia municipale di Acerra ha dato il via a un controllo nei locali del palazzo di via Calzolaio sequestrato a febbraio dalla direzione distrettuale antimafia ai fratelli Pellini, condannati in via definitiva per disastro ambientale per traffico di rifiuti tossici e per questo da alcuni mesi finiti in carcere. Ma durante i controlli di ieri i caschi bianchi hanno “scoperto” che una serie di locali del palazzo di via Calzolaio sotto tutela giudiziaria erano stati occupati abusivamente da altrettante famiglie. Tra gli occupanti figurano anche diversi pregiudicati, alcuni dei quali in passato sono anche stati esponenti di spicco del crimine organizzato locale. Una dozzina di loro sono stati denunciati per essersi illegalmente insediati nell’edificio. Edificio che, sulla base della documentazione relativa all’operazione di febbraio dell’antimafia, è stato tutto quanto sequestrato dalla dda. All’interno il palazzo contiene, al pian terreno, alcuni locali che di volta in volta sono stati messi in affitto per uso commerciale. Dal primo all’ultimo piano ci sono invece gli uffici. All’ultimo ci sono infine dei sottotetti un tempo adibiti a uffici. Sottotetti che alcuni anni fa, cioè prima del sequestro della dda, risultarono abusivi. Furono quindi sequestrati dalla municipale e acquisiti al patrimonio comunale. Nel frattempo però i locali sono stati occupati altrettanto abusivamente da famiglie in parte coinvolte con la mala della zona. E ora si tenta di ripristinare la legalità. A questa operazione della polizia municipale dovrebbe infatti seguire lo sgombero forzato dei locali occupati. A ogni modo ad Acerra sono moltissimi gli edifici di proprietà dei fratelli Pellini sequestrati dalla dda, circa 140 appartamenti, molti dei quali residenziali e di buona fattura. Ci sono anche diverse ville, enormi. Sono quelle in cui tuttora vivono i familiari di Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, quest’ultimo ex maresciallo dei carabinieri detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Il prossimo 22 gennaio al tribunale di Napoli si aprirà la prima udienza del procedimento finalizzato alla confisca dell’immenso patrimonio sequestrato: oltre 200 milioni di beni.

In galera! Ma in Italia…grazie

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Di Igor il russo sappiamo tutto o quasi. È un trasformista, un ladro, un assassino spregiudicato. Uno così speri che lo arrestino subito e invece è riuscito a nascondersi per almeno sei mesi nelle campagne del nord Italia, prendendo in giro Carabinieri, Polizia ed esercito italiano. Quand’è che l’hanno arrestato? Appena uscito dall’Italia, in Spagna. Dove la settimana scorsa ha ucciso due agenti della Guardia Civil e un agricoltore, ma qualche giorno prima aveva ammazzato un contadino di 70 anni, ferito un operaio, sparato un colpo in testa al suo cane e forse ucciso anche due giovani fidanzati.

Uno pensa:- per fortuna l’hanno arrestato e resterà in Spagna dove dovrà scontare la pena per gli omicidi commessi. E invece no. Igor il russo, che in realtà è un criminale serbo, è più astuto di quello che appare; è probabile che conosca a fondo il sistema della Giustizia italiana e anche le falle della nostra legislazione.

Infatti ha acconsentito all’estradizione in Italia, cioè ha accettato di essere processato ed eventualmente di scontare la pena nelle nostre galere. Non vi pare strano?