Spaghetti ai pomodori secchi

I pomodori secchi così stipati in dispensa sono un ottimo ingrediente per molte ricette, dalle più semplici fino ad arrivare alle più elaborate e fantasiose. La loro delicata dolcezza, il loro sapore ricco ma non invadente, la croccantezza ben dosata con la polposità lasciata dal sole fanno di questi ortaggi così lavorati un elemento prezioso per dar vita e donare carattere anche ad alcune ricette alle quali forse non avreste mai pensato. La ricetta di oggi, infatti, è una delle più realizzate nelle nostre cucine. Quando si torna tardi dal lavoro, quando abbiamo ospiti improvvisi o solamente quando vogliamo un primo veloce e saporito; insomma, i motivi per regalarsi uno spaghetto aglio e olio sono infiniti. La velocità della ricetta, però, non le toglie nulla in complessità. Realizzare un buon spaghetto aglio e olio è difficilissimo. Come qualcuno ha detto, infatti, “l’aglio e olio non è una ricetta ma una tecnica”. Noi però, siamo audaci, e oltre a tentare di realizzare un buon spaghetto aglio e olio, tentiamo di arricchirlo. Vediamo un po’ se ci riusciamo. Ingredienti: 400 gr di spaghetti 4/5 filetti di alici sott’olio uno spicchio di aglio peperoncino secondo i gusti olive nere e capperi 20 pomodori secchi sotto’olio pecorino pane vecchio sbriciolato fine   Come prima cosa togliamo i pomodori secchi dall’olio e poniamoli in un colino in modo che perdano l’olio in eccesso. In un’ampia padella mettiamo l’olio evo e le alici sotto’olio. Cuociamo a fuoco lento fino a che le alici non si saranno sfaldate completamente. In seguito aggiungiamo l’aglio e il peperoncino e, dopo avere alzato la fiamma per qualche minuto, facciamo cuocere a fuoco lento. L’aglio deve soffriggere molto lentamente e mai colorarsi. Quando l’olio si sarà ben insaporito aggiungere le olive nere ed i capperi alzando leggermente la fiamma per qualche minuto. Da parte caliamo gli spaghetti in acqua bollente e salata, stando bene attenti ai tempi di cottura riportati sulla confezione. Mentre gli spaghetti cuociono tagliamo i pomodori secchi a striscioline ed uniamoli alla padella col condimento, facciamo rosolare ancora il tutto per qualche minuto e aggiungiamo un mestolo dell’acqua di cottura degli spaghetti. Da parte, in un padellino, fate scaldare un filo d’olio e tostate in pane vecchio sbriciolato fine. A questo punto, se lo riteniamo opportuno, togliamo lo spicchio d’aglio. Quando gli spaghetti saranno arrivati a metà cottura, o poco più, prendeteli con l’apposito attrezzo e calateli nel condimento. Alzate la fiamma e aggiungete poco alla volta acqua di cottura fino a cottura ultimata. Quando gli spaghetti saranno ben al dente, togliete il tegame dal fuoco e girate bene gli spaghetti affinché assorbano il condimento e rilascino l’amido. Una volta impiattati, completate il tutto con il pane abbrustolito e una spolverata di pecorino. Buon Anno!          

Botti proibiti, a Napoli e’ boom per Kim o’Coreano

C’era una volta il ‘pallone di Maradona’, figlio degli anni trionfali del Pibe de oro con la maglia del Napoli. Poi arrivarono altri nomi altisonanti come Tsunami e la bomba Bin Laden. Chili e chili di polvere pirica. La prerogativa era sempre la stessa: contenere materiale esplodente in quantità elevatissima, capace di fare un botto tremendo, con il conseguente rischio di causare gravi danni a cose e soprattutto persone. In Campania li chiamano fuochi d’artificio: sono artifizi pirotecnici venduti in maniera del tutto illegale e per qualcuno ”necessari” per festeggiare degnamente l’arrivo del nuovo anno. Per la fine del 2017 l’ordigno più ricercato è la bomba ‘Kim ‘o coreano’, dal nome del dittatore Kim Jong-un, che con le sue continue minacce agli Stati Uniti sta tenendo col fiato sospeso il mondo intero. La sua possibile propensione all’utilizzo dei razzi a lunga gittata è stata presa a pretesto dai ‘fabbricanti’ di botti proibiti (piccole aziende illegali dove l’attività viene effettuata spesso senza rispetto delle minime condizioni di sicurezza), che hanno messo in commercio – stando alle attività condotte dalle forze dell’ordine, impegnate in questi giorni a reprimere i fenomeni della vendita illegale – questa nuova bomba, dalla potenza esplosiva definita devastante. Si tratta di un ordigno, secondo quanto raccontano gli artificieri, che contiene diversi chili di miscela esplodente. La sua deflagrazione può distruggere un’auto intera ma anche provocare danni ad un intero stabile. Può costare, secondo ‘radio-mercato’, fino a 100 euro: non si trova su tutte le bancarelle, va richiesta ai rivenditori specializzati di botti in grado di provocare emozioni forti. Insomma, a Napoli il nome del dittatore coreano viene associato a un elemento particolarmente pericoloso. Era finito, prima di Natale, anche sul presepe, in via San Gregorio Armeno, la strada celebre per pastori di ogni forma e costo. Però, per Kim, nessun posto accanto a Gesù o ai miti pastori. Il dittatore coreano era finito in una prigione, per la verità in compagnia del presidente americano Trump, forse a voler stigmatizzare ogni tentativo di conflitto mondiale. A poche ore dalla notte di San Silvestro, insomma, la guerra è aperta: da un lato le forze dell’ordine, che in questi giorni hanno intensificato le loro attività per sottrarre dal mercato clandestino quanto più materiale pericoloso, come dimostrano i sequestri degli ultimi giorni; dall’altro gli acquirenti, chi proprio non riesce a rinunciare al botto più fragoroso per celebrare l’arrivo del nuovo anno, mettendo finanche a rischio la propria e l’altrui incolumità.

Becchini alla riscossa

0

Una protesta così non si era mai vista. Gli operatori delle Onoranze Funebri della Regione Campania, comunemente chiamati “becchini”, hanno organizzato una marcia di protesta recandosi presso la sede dell’amministrazione regionale; all’appello mancavano solo i carri a tiro, quelli trainati da 6, 8 o 10 cavalli. Gli uomini, rigorosamente in nero, hanno protestato contro una legge regionale che stabilisce nuove regole in base alle quali tutte le imprese funebri devono dotarsi di un organico minimo e di un direttore tecnico.

E così, ieri al Molo Beverello, è stato possibile assistere ad un corteo di tanti carri funebri, in fila, parcheggiati ma senza pubblico; i cittadini napoletani si sono tenuti alla larga dalle ragioni dei becchini, memori di un vecchio detto secondo il quale quando i carri funebri sono vuoti… pare che siano prossimi a riempirsi.

La Regione Campania difende la legge e sostiene che serve a “combattere il sommerso”, a seppellire gli abusi, a far esumare ciò che è regolare.

Insomma, una pietra tombale sul passato in attesa che nasca un nuovo spirito… di collaborazione.

Somma Vesuviana, «’A voce d’a ggente»: successo per l’evento di Natale nel borgo antico

0

Non è facile accattivarsi un pubblico «difficile» come quello di un pomeriggio di Natale, ma il presidente dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche, Biagio Esposito, è riuscito a far di più. L’evento andato in scena il 25 dicembre scorso, un puzzle ben dosato di arte, musica e tradizioni, non ha solo accattivato, ha incantato. Non il classico presepe vivente ma una passeggiata artistico/storico/culturale nei suggestivi vicoli del Borgo Antico. Nel giorno della Natività, il Casamale ha ospitato la manifestazione suggestiva a partire dal titolo: «’e llenzole: a’ voce d’a ggente», con la partecipazione di numerosi visitatori che sono stati accompagnati lungo un interessante percorso che ha raggiunto il clou nel maestoso  e affascinante Castello D’Alagno.

A dire di più sul titolo è il professor Angelo Calabrese. «Noi nasciamo nelle lenzuola, trascorriamo la vita tra le lenzuola, lasciamo questo mondo nelle lenzuola. Le lenzuola, se potessero parlare, avrebbero tanto da raccontare su storie, vita quotidiana, affanni, paure, speranze, progetti…».  Lungo il percorso sia il presidente dell’Accademia Vesuviana che il prof Calabrese hanno illustrato e spiegato l’arte delle dodici lenzuola esposte lungo i vicoli. Si tratta di lenzuola d’alto pregio perché d’epoca, custodite gelosamente da varie generazioni che hanno ereditato in successione un corredo nuziale del 1788 e l’hanno conservato intatto. Le lenzuola sono state donate al Museo Etnostorico da Anna De Stefano, la quale ha consentito che i preziosi tessuti borbonici venissero dipinti da altrettanti forti artisti contemporanei. Storie che evocano la storia della lingua italiana, ma anche della canzone partenopea e popolare. Tammorre, mandolino, chitarre e voci: lungo il percorso la musica ha “raccontato” la storia dei nostri avi. Straordinaria la voce di Consiglia Licciardi, accompagnata dal Gruppo di Canto Popolare «La Tammorra». Dalla «posteggia» sui gradini della storica chiesa Collegiata fino al concerto al Castello D’Alagno , illuminato ad hoc per l’occasione. «Abbiamo scelto di fare questa manifestazione il giorno di Natale- ha spiegato Esposito-  perché speriamo nella continuità della natività, la speranza è che la luce di Cristo si proietti sul Casamale e nella mentalità dei residenti perché questo rione, unico borgo medievale di tutto il Parco nazionale del Vesuvio, possa finalmente rinascere. Al di là di ogni colore politico, al di là di ogni iniziativa culturale, l’importante è metterci il cuore. E noi è da sempre che mettiamo cuore e amore per la nostra città». Presenti alla manifestazione il primo cittadino Salvatore Di Sarno, il presidente del consiglio comunale Giuseppe Sommese e alcuni esponenti della maggioranza.

Napoli, sanità: appalti per servizi pulizia , 11 rinvii a giudizio

Undici imputati rinviati a giudizio a conclusione dell’udienza preliminare per i presunti illeciti nel settore sanità in relazione, in particolare, agli appalti per le pulizie negli ospedali pediatrici napoletani Santobono, Pausillipon e Annunziata. Lo ha deciso oggi il gup del Tribunale di Napoli Maria Luisa Miranda che ha accolto le richieste del pm Henry John Woodcock. A giudizio Guglielmo Manna, all’epoca dei fatti capo del settore legale della struttura ospedaliera ed ex marito del giudice Anna Scognamiglio, che si occupò del procedimento per l’applicazione della legge Severino nei confronti del governatore De Luca. Al centro dell’inchiesta un appalto da 11 milioni e 500mila euro. I reati contestati, a vario titolo, sono di corruzione e turbativa d’asta. Rinviati a giudizio, tra gli altri, anche il dirigente medico e presidente della commissione di gara Pasquale Arace e il caposala del reparto chirurgia Giorgio Poziello.

Le catacombe di san Gennaro e san Gaudioso chiudono il 2017 con oltre 100mila visitatori

Le catacombe di Napoli chiudono il 2017 raggiungendo un importante risultato, quello dei 100 mila visitatori in un anno. Un traguardo straordinario, se si pensa che nel 2008, anno in cui il sito veniva affidato dall’Arcidiocesi di Napoli alla cooperativa sociale “la Paranza” che tutt’ora lo gestisce, le catacombe partenopee contavano poco meno di 6000 visitatori l’anno. Con un lento, ma costante lavoro i giovani della Sanità hanno recuperato il luogo restituendolo alla città, ai turisti, ma soprattutto ai napoletani. Il centomillesimo visitatore del 2017 si chiama Tina, ha 24 anni è di Napoli, ma vive ad Ostia. Il sistema di bigliettazione elettronico ha indicato il suo arrivo e per questa importante occasione le è stato donato un “Pacco alla Camorra”. Grazie al sistema informatizzato di bigliettazione oltre a poter effettuare un preciso conteggio dei visitatori, è possibile anche avere dei dati sulla provenienza e sul motivo per cui si è scelto di visitare le catacombe di Napoli. Nel 2017 il 55% dei turisti è straniero (le maggiori nazionalità sono Francia – Inghilterra – Germania – Spagna), il restante 45% e composto da italiani, il 20% sono gruppi organizzati, mentre l’80% individuali che scelgono le catacombe autonomamente o tramite una ricerca internet sui luoghi da visitare in città, o mediante il passaparola. Complimenti ai giovani della cooperativa la Paranza per il risultato raggiunto arrivano da Paolo Giulierini, direttore del Mann, che su FB scrive: “Sono numeri che fanno impallidire molti blasonati siti o musei. Questo significa una sola cosa: che in questo paese occorre far gestire i beni culturali a chi ha una visione dinamica e aperta, come voi avete dimostrato di avere. Andiamo avanti così, tutti insieme”.

Pollena Trocchia, dopo il cambio di data tutto pronto per la due giorni

Tutto pronto per l’inaugurazione della nona edizione del Presepe Vivente di Pollena Trocchia organizzato dall’associazione Liberi Pensieri. Dopo il rinvio dei giorni scorsi causa maltempo, l’appuntamento è ora fissato per venerdì 29 e sabato 30 dicembre. Invariati gli orari: la rappresentazione avrà luogo nell’incantevole cornice dei Conetti Vulcanici del Carcavone entrambi i giorni dalle ore 18 alle ore 21. L’area sarà raggiungibile esclusivamente attraverso l’apposito servizio navetta predisposto dal Comune con partenza da Piazza Amodio. Proprio a ridosso della piazza è stata prevista una delle due aree parcheggio riservate ai visitatori della manifestazione: l’altra è invece nell’area mercatale di via Esperanto. “Il maltempo ha costretto l’organizzazione a un piccolo cambio di data, ma ciò non costituirà certo un problema per una manifestazione che sempre più si pone come un appuntamento imprescindibile nel programma degli eventi di stagione. Anche per questo come Amministrazione comunale la sosteniamo sempre con convinzione: sa regalare emozioni al pubblico e al tempo stesso contribuisce in maniera rilevante a far conoscere e valorizzare il nostro territorio, quest’anno nello specifico l’area del Carcavone, concessaci recentemente dalla Città Metropolitana di Napoli in comodato d’uso gratuito” ha detto il Sindaco di Pollena Trocchia Francesco Pinto. Con il cambiamento di date, c’è stata anche una piccola variazione nell’organizzazione della due-giorni: l’esibizione della Corale della Parrocchia Santissima Annunziata allieterà i visitatori del Presepe Vivente e degli stand di oggettistica e delle aziende agricole del territorio allestiti nei pressi dei Conetti Vulcanici nella serata di venerdì (ore 19), mentre quella della Corale Vesuviana nella serata di sabato (ore 18).

Teste ricche di sostanza cornea

0

Digitalizzare il made in Italy costa su per giù tre milioni di euro. Cosa significa digitalizzare il made in Italy questo, però, nessuno lo sa. La sorpresina è contenuta nella Legge di Bilancio 2018 approvata qualche giorno fa. In pratica è successo questo: il governo Gentiloni non avendo i numeri per approvare la manovra ha chiesto aiuto a Denis Verdini, politico, banchiere e imprenditore, deputato di Berlusconi, poi fondatore in Parlamento di un gruppo politico chiamato ALA, sostenitore dei governi Renzi e poi Gentiloni.

Il personaggio è implicato in diverse vicende giudiziarie ed è portatore sano di diverse condanne. Ha in primo grado una condanna a nove anni per truffa e bancarotta; ha un rinvio a giudizio per finanziamento illecito e truffa; è accusato di aver intascato indebitamente 12 milioni di euro di fondi per l’editoria; ha avuto una condanna a due anni in primo grado per concorso in corruzione su un appalto della Scuola Marescialli di Firenze; nel 2014 viene indagato dalla Procura di Firenze per il fallimento della Società Toscana Edizioni e il 18 aprile 2016 viene rinviato a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta.

Questo brav’uomo per dire sì alla manovra di Gentiloni ha preteso che fossero assegnati tre milioni di euro (DICOTREMILIONIDIEURO) alla ISIAMED, una società da lui raccomandata e che solo da pochi mesi si occupa di digitale; segno che il Verdini aveva già le idee chiare almeno da marzo scorso. L’emendamento che favorisce la società di Verdini è stato votato favorevolmente anche dal governo, però il ministro competente per la materia, Carlo Calenda, dice di non saperne nulla. Incredibile, ma nessuno di loro sa chi ha dato parere favorevole a questa marchetta elettorale.

Ma chi l’ha sparata più grossa è stato il deputato PD Stefano Esposito, quello che fa sempre le pulci alla Giunta Raggi a Roma. Esposito, cognome napoletano ma piemontese di nascita e di curriculum, ha detto che quei tre milioni di euro sono un regalo a Verdini per il suo appoggio alla manovra e che bisogna rassegnarsi perché questa è la politica, e questo è stata da sempre: “non bisogna più indignarsi”. Insomma questi devono regalare i soldi nostri e noi non ci possiamo nemmeno più arrabbiare/meravigliare/stupire!

Certi personaggi hanno la faccia dello stesso materiale duro con cui sono fatte le corna degli stambecchi. Però sono molto meno simpatici di quegli animali.

Marigliano, il Comune recluta “nonni vigili”

Anziani da assumere come vigilanti, per la sorveglianza all’esterno delle scuole e nei giardini pubblici: il Comune di Marigliano ha emanato l’avviso pubblico di selezione. Ventuno in tutto, le unità di personale ricercate: diciotto da impiegare all’esterno delle scuole, tre nei giardini pubblici. Possono candidarsi persone che hanno un’età compresa tra e i 58 e i 70 anni. Per il servizio di cui si occuperanno, otterranno una paga oraria giornaliera di 6,45 euro. Per proporsi occorre compilare il modulo pubblicato sul sito internet del Comune di Marigliano (www.comunemarigliano.it). Le domande potranno essere presentate entro il prossimo 4 gennaio. “Queste esigenze risultano aggravate dalla nota carenza di personale impiegato presso il comando vigili urbani”, ha spiegato l’assessore comunale Veronica Perna, che ha così motivato la decisione di affidarsi ai cosiddetti “nonno vigile” per far fronte a tale insufficienza: “Ci rivolgiamo agli anziani del nostro territorio chiedendogli di dedicare parte del loro tempo al servizio della comunità, prevedendo per loro un compenso forfettario. In questo modo, oltre ad impiegare gli anziani in un’ attività sociale, incrementando il numero di cosiddetti “nonno vigile” rispetto allo scorso anno, cerchiamo di rispondere alla necessità di regolare il traffico automobilistico e salvaguardare l’incolumità dei minori in prossimità dei plessi scolastici all’ingresso e all’uscita da scuola, e cerchiamo di garantire un controllo sia pure parziale nei nostri giardini pubblici”.

Napoli è bella, ma il problema è la qualità della vita che si vive dentro questa bellezza.

Lo ha scritto Francesco Marone, commentando la terribile vicenda di Arturo, il diciassettenne accoltellato in via Foria da ragazzi incappucciati. La colpa di questa ferocia per alcuni è della TV, per altri è della scuola e delle istituzioni. Ma forse la sorgente di tutti i problemi sta nella mancanza di lavoro, nell’imperversare dell’illegalità e nell’ingiustizia sociale che alimenta l’insensibilità culturale, la sfiducia assoluta nei valori e l’odio sociale.   La vicenda di Arturo, il diciassettenne accoltellato a via Foria, per il gusto della bravata, da quattro ragazzi incappucciati, si carica di valori simbolici, come spesso accade a Napoli: ma diciamo subito che non c’è valore simbolico che possa attenuare la brutalità assurda dell’aggressione. La vittima frequenta il quarto anno del Liceo “Cuoco – Campanella” di piazza Miracoli ed è, dice uno dei suoi professori, “un allievo scrupoloso ed eccellente”. I compagni non lo hanno lasciato solo nemmeno per un momento, nel reparto rianimazione del San Giovanni Bosco. La madre, che insegna all’università Partenope, ha chiesto ai napoletani di mobilitarsi in massa: “Voglio – ha scritto sul suo profilo “fb”- che Arturo diventi il figlio dei tutti”. Gli aggressori, inquadrati dalla telecamera di un centro scommesse, sono piccoli, incappucciati, chiusi in giubbotti lunghi e scuri: membri perfetti di quei branchi di ragazzi che “giocano” a fare i boss o a proporsi all’attenzione dei boss veri usando la vita degli altri. Insomma una fotografia esemplare delle due Napoli. E tutt’intorno la giostra dell’“è colpa di…”. Il sindaco di Napoli, De Magistris, non ha dubbi: la colpa è di “Gomorra” televisiva: lo dimostrerebbe “il significativo abbassamento dell’età” di coloro che commettono reati: i ragazzi sono esposti più degli altri al fascino perverso dell’emulazione dei modelli negativi (CdM, 20 dicembre). Padre Alex Zanotelli se la prende con la scuola, che non sa più proporre modelli, che non è più capace di sostituirsi alle famiglie nel fornire ai ragazzi il sistema delle regole. Ma alle critiche di padre Alex ha già risposto sul nostro giornale Luigi Pone, il quale ha fatto notare che il numero dei ragazzi napoletani provenienti da famiglie collocate, in ogni senso, ai margini del sistema è così elevato che particolari strutture scolastiche dovrebbero essere interamente configurate sui loro bisogni e sui loro problemi: con i palliativi e con i cerotti non si guariscono le ferite cancrenose. Lo dice anche Cesare Moreno, decano dei “maestri di strada”:” E’ il sistema che non funziona. La Regione da quanto tempo non fa corsi di formazione professionale, che offrirebbero un’alternativa a 4-6000 ragazzi che cercano risposte diverse da quelle che offre la scuola che non ce la fa a gestirli? La colpa è di tutti e l’unica risposta è dirci che non siamo di fronte a una falla; quando l’acquedotto perde il 60% delle risorse è meglio farlo da capo, a partire dalle istituzioni che in tutto questo degrado non fanno la loro parte e qualcuna persino ci sguazza.” (CdM, 23 dicembre). Lo scrittore Diego De Silva esprime giudizi assai duri: a Napoli non c’è sensibilità culturale, la gravità del problema si scopre solo quando scorre il sangue, e attira l’attenzione solo per poco, la scuola non può fare nulla “così come è oggi, assottigliata di risorse economiche e umane”. “Per quei ragazzi – dice lo scrittore – non provo pietà”. Forse la verità sta nella somma di tutte le indicazioni fornite dagli analisti. A Napoli la crisi etica e morale che ha aggredito la società italiana produce danni più devastanti che altrove. Il problema di Napoli, scrive Francesco Marone (CdM,24 dicembre), non è la bellezza, è la qualità della vita che si vive dentro questa bellezza. Dobbiamo liberarci da quei retori dementi i quali continuano a dire che a Napoli, sì, ci sono tanti problemi, “però come si vive bene, c’è il sole, si mangia bene con poco, si va al mare”. Ma Napoli, continua Marone, “è agli ultimi posti in tutti gli indici di vivibilità, non c’è lavoro, non ci sono servizi, non ci sono diritti e c’è una criminalità feroce..”Le marce contro la camorra degli adulti e quella dei ragazzi sono utili, consentono a coloro che hanno il coraggio di chiedere il ripristino della legalità di conoscersi e di confrontarsi, ma devono produrre conseguenze concrete e di lunga durata. Il camorrista non deve essere né un eroe, né un mito: ma, per ottenere questo risultato, bisogna spazzare via, soprattutto dalla mente e dal cuore degli “emarginati”,  il sospetto che a Napoli ci siano molti “galantuomini” che nel tutelare i loro interessi, anche calpestando gli interessi legittimi degli altr,i sono peggio dei camorristi patentati: ma è difficile che incappino nelle reti degli organi della Giustizia. Napoli ha bisogno di lavoro e di giustizia sociale, reale e percepita: i ragazzi che hanno ferito Arturo sono pieni dell’odio che chi vive ai margini del sistema sente nei confronti di tutti: è un odio che a loro è stato trasmesso dalle famiglie e che essi hanno trasformato in un’arma. Quei ragazzi sanno solo odiare, e sanno solo sporcare. La Scuola dovrebbe avere i mezzi per metterli davanti allo specchio della loro devastata giovinezza, indurli a riflettere, e spiegare ad essi che ci sono altri modi di vita – il modo di Arturo, per esempio- oltre quello del cappuccio e del coltello. Ma se poi capita che  le belle parole e i luminosi esempi della Scuola siano smentiti, ogni giorno, dal “teatro” che si tiene per le strade della città?