Piano scuola bocciato dalla Regione: il Comune di Pomigliano fa ricorso al Tar. Tutti i particolari
«Proporremo ricorso al Tar – annuncia il sindaco Raffaele Russo – perché nella delibera regionale si pongono criteri mai contemplati nelle linee guida e perché ci stiamo ancora domandando a quali criteri di trasparenza e di corretti rapporti istituzionali possa mai ascriversi quanto accaduto». La bocciatura del piano scolastico di Pomigliano 2018-2019 oltre alle polemiche sta facendo scaturire un braccio di ferro giudiziario tra il sindaco di Pomigliano e la giunta regionale presieduta dal governatore Vincenzo De Luca. Russo ha dunque annunciato che il Comune si rivolgerà al Tar Campania contro la delibera del 28 dicembre voluta dall’assessorato regionale alla pubblica istruzione presieduto da Lucia Fortini. Delibera che esclude la città delle grandi fabbriche dal piano di dimensionamento scolastico, vale a dire dal piano di riorganizzazione della pubblica istruzione, dalla scuola dell’infanzia alla media di primo grado, che i comuni sottopongono all’approvazione delle regioni previa consultazione con i provveditorati. L’obiettivo degli enti locali, in caso di via libera regionale, è di rendere più efficiente questo settore. Ma secondo quanto finora trapelato il dimensionamento presentato dal Comune di Pomigliano presenterebbe errori di fondo. In sostanza sarebbe stato fatto male. Cosa che ha quindi spinto il consigliere municipale del Pd, Giovanni Russo, a chiedere le dimissioni dell’assessore alla pubblica istruzione, Franca Trotta. La delibera di giunta regionale in cui è contenuto l’elenco dei comuni che ce l’hanno fatta è la numero 839 del 28 dicembre, pubblicata sul burc Campania il primo di gennaio. All’interno Pomigliano non c’è. “Eppure – eccepisce la giunta Russo – nelle linee guida fornite dalla Regione vi erano bene espressi tutti i criteri cui attenersi per emanare la delibera di giunta comunale: caratteristiche del territorio, trend demografico, adeguatezza della rete di trasporti, sostenibilità economica delle scelte programmate, efficacia ed efficienza della distribuzione territoriale dell’offerta, raccordo della programmazione territoriale con le dotazioni di edilizia scolastica e della compatibilità con le risorse strutturali e strumentali disponibili”. Intanto nemmeno un “blitz” nell’assessorato regionale alla pubblica istruzione da parte del sindaco Russo, che la scorsa settimana si è recato personalmente in Regione, ha persuaso la giunta De Luca a rivedere la bocciatura. Uno dei problemi è l’intento del Comune di smembrare la scuola media Catullo-Falcone eliminandone la presidenza.
Somma Vesuviana, tragico incidente in via Pomintella, muore un trentaduenne.
Non ce l’ha fatta Giuseppe G. il trentaduenne di Somma Vesuviana che è stato coinvolto in un incidente in via Pomintella più o meno intorno alle 10,30 di questa mattina. Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente ma pare che il giovane, a bordo di una moto, arrivasse da via Circumvallazione in direzione Sant’Anastasia e che, poco dopo l’incrocio in via Pomintella, abbia sbandato fino a scontrarsi contro un camion fermo sul marciapiede. Sul posto la polizia municipale. L’uomo è apparso subito grave ed è stato trasportato all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove si è spento nel primo pomeriggio di oggi.
(Fonte foto: rete internet)
Sant’Anastasia, i consiglieri di opposizione: “Lavori in piazza II Ottobre senza parere della Sovrintendenza”
Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa diffusa dai consiglieri di opposizione.
I consiglieri d’opposizione Antonio De Simone, Raffaele Coccia, Giuseppe Maiello (Partito Democratico), Annarita De Simone (Forza Italia) e Carmine Capuano (Partito Socialista) mostrano molte perplessità riguardo ai cambiamenti realizzati dall’amministrazione Abete in Piazza Trivio (piazza 2 ottobre).
I consiglieri d’opposizione vogliono fare chiarezza su diversi punti.
Le installazione di un palchetto, di paletti e di fiorerie, oltre a non essere gradevoli dal punto di vista estetico, sono state realizzate senza il parere della sovrintendenza, parere che è obbligatorio per i le aree soggette a vincolo. Non bisogna dimenticare, infatti, che la zona in questione, piazza Trivio appunto, è il cuore del nostro centro storico. Non è secondaria la questione economica: per la realizzazione degli interventi di dubbia legittimità, sono stati spesi decine di migliaia di euro che potevano essere meglio utilizzati. Ad esempio per mettere in sicurezza gli edifici scolastici che necessitano di interventi urgenti.
Il provvedimento messo in atto dall’amministrazione Abete comporta un cambiamento sostanziale e un peggioramento estetico della piazza che, nel suo significato urbanistico, deve essere uno spazio libero.
Oltre a questo, l’intervento dell’amministrazione comunale comporta problemi anche relativi alla sicurezza: in una piazza affollata (per una festa o per altri motivi) potrebbe essere complicata la fuga/evacuazione della stessa, proprio a causa di queste installazioni che sono fisse, e che non consentirebbero alle persone di defluire al meglio. Per questa problematica, basta ricordare cosa è successo a Torino, quando un grido d’allarme, senza alcuna motivazione, ha portato all’agitazione generale, con le persone che, provando a scappare, si calpestarono, causando anche la morte di una donna.
I lavori eseguiti dall’Amministrazione hanno destinato a parcheggio una parte della piazza, e recintato l’altra parte con paletti metallici, per cui lo spazio utile alla circolazione si è ridotto in pratica a due stradine laterali, con evidente difficoltà del traffico automobilistico e grave pericolo per l’incolumità dei pedoni: pochi giorni fa una signora che percorreva quel tratto è stata investita da un furgoncino, fortunatamente senza gravi conseguenze. Anche il nuovo dispositivo di traffico nelle strade a monte della piazza (v. Capodivilla e v. Sodani) è del tutto inadeguato, e sta suscitando malcontento nei residenti in tutta la zona, laddove sarebbe sufficiente riaprire v. Garibaldi per rendere efficiente il sistema di circolazione.
Altra problematica è legata alle barriere architettoniche e riguarda le catene e pilastrini installate per non fare entrare le auto nella piazza nel week end, infatti, i due motori laterali che tendono la catena sono fissi e costituiscono degli impedimenti al passaggio dei diversamente abili in carrozzina, perché non lasciano loro lo spazio necessario per la fruizione in carrozzina.
In conclusione, i consiglieri d’opposizione Antonio De Simone, Raffaele Coccia, Giuseppe Maiello, Carmine Capuano e Annarita De Simone, per i motivi sopra indicati, sono concordi nel ritenere assolutamente sbagliati e da rivedere gli interventi realizzati dall’amministrazione Abete in piazza Trivio.
Dove eravamo rimasti?
Il Napoli batte l’Atalanta, Mertens risorge senza essere mai morto, Verdi non farà panchina
Dove eravamo rimasti? Ah, sì: la bestia nera. L’Atalanta delle meraviglie che ogni volta che può batte il Napoli, l’allenatore Gasperini che umilia Sarri, i suoi giocatori che bloccano tutto come fossero macchine in panne sulla tangenziale. E invece ieri la partita delle 12.30 è finita 1 a 0, con una vittoria in trasferta sicuramente difficile, certamente tosta ma non diversa da molte altre giocate (e vinte) quest’anno dagli azzurri. I quali, per la cronaca, avevano vinto contro l’Atalanta anche all’andata e avevano perso in coppa Italia, con una squadra rimaneggiata anziché no. Però la Dea è bestia nera, però Gasperini merita la panchina d’oro. Per carità, sì sì.
Dove eravamo rimasti? Alla crisi di Mertens. Chiaro che se uno ti abitua bene, poi ti aspetti faville ad ogni partita. E non importa se fa gli assist, se si sbatte su tutto il fronte d’attacco, se fa comunque impazzire gli avversari. Vulimm o’ gol! Vulimm o’ gol! Anche Maradona, quando tornò a Napoli più o meno un anno fa, ebbe modo di raccontare la pretesa dei tifosi di vedere sempre una sua rete, anche quando la squadra aveva già messo a sicuro il risultato, anche se Diego nel frattempo aveva fatto segnare più volte i suoi compagni. Vulimm o’ gol! E questo è il tifo. Chest’è.
Dove eravamo rimasti? A Simone Verdi che ha rifiutato il Napoli. Un calciatore di 26 anni, protagonista indiscusso a Bologna (quindi in perenne lotta per la salvezza), esponente (nemmeno di spicco) di una delle nazionali più scarse del mondo, quella italiana (come Insigne? Sì, come Insigne). A Napoli avrebbe fatto la panchina a Callejon: e infatti ha raccontato di aver chiesto consigli a Sepe, che la panchina la conosce bene, e a Tonelli, che invece la panchina manco se la ricorda più visto che sta sempre in tribuna. Poi ha detto no. Non proprio un dramma nazionale, insomma.
Ps: come previsto, la Fiorentina è passata al lato destro della classifica. Ah, se Mertens avesse segnato quel giorno al San Paolo contro i viola!
Parla Abdou, il ragazzino aggredito dal branco di Pomigliano: “Me ne vado in Marocco, qui non mi piace”
“Vado via dall’Italia, è un posto che non mi piace”. Dopo la brutale aggressione subita con il suo amico Marwan dal “solito” branco di bulli, sabato 13 gennaio, nel piazzale antistante il parco pubblico di Pomigliano, Abdou, quindici anni, faccia pulita e sguardo dolcissimo, ha deciso di andare via. E’ partito ieri per il Marocco, sua patria di origine, anche se è nato in Italia, ha la cittadinanza del nostro Paese ed è quindi italiano a tutti gli effetti. Evidentemente però il brutto episodio di cui è rimasto vittima a Pomigliano lo ha spinto a fare questa scelta. Del resto Abdou in Marocco è di casa. Va e viene dalla nazione magrebina, patria dei suoi genitori. Là ha la sua squadra di calcio del cuore, il Wydad Casablanca, campione d’Africa 2017, e tanti amici e parenti che lo aspettano a braccia aperte. Intanto il suo amico Marwan ha deciso di restare, di continuare a studiare nella scuola media Catullo, dove i professori lo stimano e lo assistono al meglio.
Allora Abdou, che cosa pensi di quello che ti è successo ? “Io me ne vado via da qui, domani parto. Qui non mi piace” Vai via ? Perché ? Qui è tanto brutto per te ? “Si, non mi piace. Prima stavo a Varese con i miei genitori. Poi sono venuto qui, dove vivono i miei zii. Ho provato a vedere come fosse questa zona. Ma dopo quello che mi è successo sabato ho deciso di partire, di andarmene in Marocco. Lì i ragazzi sono tranquilli, spensierati. Giochiamo, stiamo insieme in pace. Non succedono le cose che succedono in Italia o comunque io, là, non le ho mai viste o vissute le brutte cose che ho vissuto qui ” A giudicare dal tuo viso si possono facilmente notare delusione e dispiacere da parte tua. Ma si può anche notare ancora tanta paura… “E’ stato molto brutto quello che mi è successo. Anzi, quello che ci è successo, a me e a Marwan. Io era appena arrivato a Pomigliano, venivo da Varese. Qui a Pomigliano vivono alcuni miei zii, che abitano accanto alla casa di Marwan. Poi Marwan appena sono arrivato mi ha chiesto di farci un giro dove si ritrovano tutti i ragazzi da queste parti. Quando siamo giunti là, davanti alla villa comunale, stavamo in pace in mezzo a tanti ragazzi e ragazze. Io avevo le cuffie invernali. Stavo ascoltando la musica dal mio telefonino. Marwan era accanto a me. All’improvviso io e lui siamo stati travolti da un gruppo enorme di ragazzi. Io non capivo niente, come non capiva niente Marwan. Però per me la sorpresa è stata più grande perché avendo le cuffie non sentivo i rumori esterni. A un certo punto, mentre mi picchiavano, ho sentito che mi strappavano il telefonino di mano. E alla fine sono scappato. Mi sono rifugiato dentro un bar che sta là vicino”. Poi che cosa è successo ? “Poi hanno continuato a picchiare Marwan a terra. Ma improvvisamente hanno smesso e si sono dileguati in pochi secondi. Infine io e il mio amico abbiamo subito chiamato i carabinieri. Anche altri ragazzi che hanno visto quello che è successo hanno chiamato i carabinieri” Adesso però hai ancora paura ? Tutti qui pensano che tu non debba averne perché sono convinti che i carabinieri li prenderanno i giovani che ti hanno fatto del male “Non ho molta paura, però l’ho già detto: qui non mi piace” Sai, hanno arrestato uno di quelli che hanno aggredito te e Marwan. Lo conosci ? “No, non lo conosco. Io sono venuto qui a Pomigliano per la prima volta solo qualche giorno fa…”Son tutti figli di mammà
Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, è un padre affettuoso e un politico ruspante. Dice che il figlio Piero ha passione politica e noi gli crediamo. Dice che questa passione lo porterà inevitabilmente a candidarsi alla Camera dei deputati per essere eletto in un collegio sicuro, e da lì lavorare per l’Italia tutta. Gli altri, dice De Luca padre, sono somari.
Noi gli crediamo e un po’ lo temiamo, il governatore. Non sia mai che lo si contraddica; diventa irato più di Sgarbi quando è eccitato ed è pure capace di appiopparci nomignoli maligni, quali: chiattone, ameba, demente, parassita, primitivo, nullafacente, etc. etc.
Voi direte: «E tu denuncialo». Non serve, perché lui, da furbastro qual è si è fatto una leggina regionale grazie alla quale le cause che gli si muovono contro le paga la collettività; cioè, lui si sceglie l’avvocato e noi lo paghiamo.
Anche questa è passione politica. Anzi questa è arte e De Luca è un artista pop della politica di strada, quella che si fa dal basso e scende sempre più in basso, sempre più giù, trascinandosi dietro un’intera regione condannata da chissà quale sortilegio a sorbirsi un parvenu della politica che si sforza di apparire un’aquila ma è capace solo di alzare la cresta come un banale pollo da cortile.
San Giorgio a Cremano. Contrastare le baby gang grazie alla sorveglianza della Polizia Municipale
Alla luce degli ultimi atti violenti delle baby gang, il Capitano Giorgio Carcatella spiega l’importanza dell’attività di controllo che si sta realizzando sul territorio.
Da alcuni mesi si assiste ad una recrudescenza del fenomeno delle baby gang in diverse città ed in particolare a Napoli. Anche a San Giorgio a Cremano si è corso il rischio di ritrovarsi con problemi di questo tipo. La Polizia Municipale con il suo gruppo operativo agli ordini del Comandante Gabriele Ruppi, coordinati dagli Ufficiali Giorgio Carcatella ed Antonio Fascia, è riuscito a bloccare sul nascere quella che poteva essere un’azione sistematica di un gruppo di giovani, tutti minorenni, che, partendo da una strada cittadina, prendevano di mira persone e cose.
Da lì l’identificazione e gli atti conseguenti al tribunale per i minori. In merito alla questione il Capitano Carcatella spiega: «Nel rispetto degli assi strategici che l’Amministrazione Comunale ha tracciato, assolvendo, anche al nostro compito di Polizia Giudiziaria, siamo riusciti a dare un segnale di forte attenzione sul terreno del contrasto al bullismo, evitando quello che poteva essere l’inizio di una brutta pagina che poteva vivere la città. In effetti, per molti giovani, il rischio di emulazione, in negativo, può determinarsi, considerato che, spesso, chi si rende protagonista di questi episodi, vivendo già condizioni di disagio sociale, può essere attratto dalla sottocultura del banco».
«Il nostro compito per quanto ci veda intervenire per reprimere certi fenomeni è tendente anche alla prevenzione, in un rapporto sinergico con i servizi sociali. Inoltre nell’ambito dell’attività di controllo effettuato dai nostri Uomini e Donne impegnati in viabilità, siamo riusciti, in occasione del 17 gennaio, giorno nel quale spesso si assiste all’accensione di falò in modo indiscriminato, ed in diverse città si sono verificati episodi gravi, ad evitare di ritrovarci con situazioni di pericolo, intervenendo, in collaborazione con il gestore del servizio rifiuti, prelevando tutto il materiale che era disposto in luoghi nei quali si potevano determinare rischi per l’incolumità pubblica», continua Giorgio Carcatella specificando che «sono queste le attività che rilanciano il corretto rapporto tra i Cittadini e la Polizia Municipale».
«Non è un caso che siamo prestando una particolare attenzione al rispetto dei “Diritti negati” per i diversamente abili, colpendo gli incivili, intervenendo con determinazione sull’uso degli stalli riservati, sulla sosta sulle strisce pedonali, sulla sosta selvaggia davanti ai passi carrai. Non trascurando, infine, il controllo sul conferimento dei rifiuti fuori orario, riducendo drasticamente la presenza dei prelievi abusivi ed il controllo sulle deiezioni canine. Naturalmente le cose possono cambiare gradualmente e i risultati possono giungere a medio termine», conclude il Capitano agli ordini della Polizia Municipale locale.
(Fonte foto: Rete Internet)
Somma Vesuviana, stato di agitazione per i lavoratori di Igiene Urbana: non hanno ancora ricevuto gli stipendi di dicembre
La Cgil scrive al sindaco e al Prefetto, annunciando mobilitazioni se la situazione non fosse «sistemata» in tempi brevi
Lavoratori di «Igiene Urbana» srl proclamano lo stato di agitazione a Somma Vesuviana per mancato pagamento degli stipendi. Il segretario regionale della Cgil, Antonio Santomassimo, ne ha informato la ditta – appaltatrice del servizio in città – inviandone comunicazione sia al sindaco Salvatore Di Sarno, sia al Prefetto di Napoli, Carmela Pagano. E la lettera comincia con «Ancora una volta…». Già perché non è la prima volta e perché i dipendenti non hanno al momento percepito lo stipendio di dicembre 2017. «Non riteniamo sopportabile che tale situazione debba ripresentarsi per l’ennesima volta, ricadendo in modo infausto sui lavoratori e sulle loro famiglie, pregiudicandone la normale assicurazione delle primarie esigenze familiari e sociali» – scrive il sindacato, annunciando poi lo stato di agitazione del personale nonché ulteriori iniziative di mobilitazione a tutela dei lavoratori.
Dicevamo, la questione è annosa e già ai primi di agosto 2016 la situazione divenne incandescente (leggi qui). All’epoca, Cil, Fp Cgil e Fiadel si schierarono tutte con i lavoratori cui non solo mancavano all’appello i regolari stipendi e la quattordicesima mensilità ma finanche le quote pensionistiche. All’epoca, qualcuno degli operai si affidò ai social network per denunciare i gravi disagi di operai e famiglie, annunciando che avrebbe denunciato tutto alla Guardia di Finanza, anche le «minacce» che i lavoratori avrebbero subito in più occasioni.
Ma qualche mese prima – era marzo 2016 – la vicenda approdò in consiglio comunale grazie alla interrogazione di un consigliere di opposizione alla giunta Piccolo, l’attuale sindaco Salvatore Di Sarno (leggi qui).
Punto e a capo. Sono passati quasi due anni, la situazione si ripresenta. Forse adesso, però, le soluzioni saranno diverse.
Petto d’anatra ai fichi secchi
Petto d’anatra ai fichi secchi
L’anatra con i fichi secchi è un tradizionale secondo piatto della cucina italiana. L’abbinamento della carne di anatra con i fichi secchi è particolarmente riuscito, infatti, il gusto dolce di questi ultimi ben si sposa con il sentore selvatico dell’anatra.
Nonostante il loro sapore zuccherino, i fichi secchi sono alleati nel tenere sotto controllo la glicemia in quanto ricchi di potassio e magnesio.
È preferibile acquistare un’anatra giovane perché le sue carni sono più tenere e morbide. Per riconoscerla basta fare una semplice pressione su becco: se si curva facilmente l’anatra è giovane. In cucina l’anatra giovane è fatta arrosto perché resta più tenera mentre è preferibile impiegare le anatre più vecchie, che hanno carni più dure, per la cottura in umido, in salmì o brasate. L’anatra selvatica va invece cotta al sangue per impedire alla sua di diventare dura e secca.
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
- Petto d’anatra 600 g
- Fichi secchi 15
- Timo fresco Quanto basta
- Miele 4 cucchiai
- Olio extravergine di oliva 2 cucchiai
- Vino Porto 1 bicchierino
- Burro 50 g
- Sale Quanto basta

