Pollena Trocchia, sacerdote schiaffeggia una ragazza: è polemica.

La lite tra il parroco della chiesa della Santissima Annunziata e una delle giovani ministranti, scoppiata per futili motivi.

Trapela poco dei dettagli della vicenda che ha sollevato grandi polemiche e lasciato il borgo di Trocchia sotto shock, nel corso delle festività natalizie. La questione, scatenata dopo la lite che vedeva coinvolti padre Antonio L., parroco della Chiesa, e una delle giovani ministranti che lo affiancano nel servire la Messa. Mentre i contorni appaiono ancora poco definiti,  si cerca di ricostruire la vicenda partendo dalla causa che sembrerebbe banale.  Si dice che alla ragazza sia sfuggito di mano un dolce natalizio e che questo abbia macchiato il pavimento e le scarpe del parroco che avrebbe poi chiesto ripulire, ricevendo una risposta alquanto piccata. Qualcuno riferisce di un rimprovero da parte del sacerdote nei confronti di un gruppetto di giovani, colpevoli di fare troppi schiamazzi, al termine della Messa. Ogni versione  collima,  nella sua diversità, in un finale identico, nello schiaffo appioppato dal parroco ad una delle ragazze. Da qui l’acuirsi di una tensione che va ad aggiungersi al coro di chi vocifera che tra parroco e cittadini non sia mai corso buon sangue. Al momento, tra supposizioni di richieste di scuse e minacce di querele, l’unica certezza è la richiesta di dislocazione avanzata da padre Antonio e la sua attesa di trasferimento.

La Chiesa Della Santissima Annunziata era già in passato rimbalzata ai «disonori» della cronaca per un presunto caso di pedofilia che aveva visto coinvolto un altro parroco.  Oggi il borgo, dopo tanto caos, spera solo di ritrovare la meritata serenità.

Quando Francesco Cirio, venuto dal Piemonte, dichiarò guerra ai pastai di Torre Annunziata.

Le famiglie storiche dei produttori di pasta tra Torre e Gragnano e il ruolo degli “esperti” prima che le macchine prendessero il sopravvento. La guerra tra i pastai e Francesco Cirio, che, venuto dal Piemonte, cerca dei conquistare il controllo totale di alcuni settori del mercato, soprattutto di quello, fondamentale, dei carri destinati al trasporto della pasta.   In una voluminosa cartella d’archivio trovai  la descrizione analitica dell’industria della pasta tra Torre Annunziata e Gragnano nel 1878: un ricco corredo di notizie, di numeri e di nomi, in una grafia perfetta, compiaciuta, inchiostrata secondo le regole, allineata con rigore militaresco sui righi invisibili. Lo scrivano non sbaglia né un cognome, né un nome. Pare che conosca le persone elencate: invece che elencarle, ne vorrebbe raccontare la storia. Il documento costituisce una struttura complessa, a molti livelli: siamo sollecitati a leggere, attraverso i segni visibili in superficie, quelli impressi negli strati invisibili. Le centinaia di persone impiegate nell’industria della pasta tra Torre e Gragnano  non solo fanno statistica, ma suggeriscono anche la forma di un mondo, in cui la “ fabbrica della pasta “ riempie le strade di file interminabili di carri che portano grano e riportano indietro pastine e maccheroni, apre il porto alle navi americane, russe, turche, e l’intero territorio a mercanti e sensali lombardi, veneti, viennesi, moscoviti, e infine rimodella i sensi e la mente degli operai secondo le esigenze del  lavoro, secondo le forme di quell’evoluzionismo sociologico che proprio in quegli anni si cercava di trasformare in dottrina scientifica. Se nell’industria dei profumi i “ nasi “ svolgono un compito fondamentale, in quella della pasta molto dipendeva dagli “ occhi “ e  dal “ tatto “ di chi controllava, ancora con i sensi, la consistenza della semola, la morbidezza dell’impasto, il calibro e la trama della pasta lunga e di quella corta e il grado dell’essiccatura dei maccheroni stesi al sole: ad essiccarli contribuivano – notava un maligno viaggiatore belga, J. Chalon – non soltanto il sole, ma anche la polvere e la sporcizia delle strade. All’ inizio del 1878 le macchine irruppero nel processo di fabbricazione: lavavano il grano e immettevano acqua nell’impasto della semola  con una regolarità e una esattezza che anche gli operai più esperti non riuscivano a uguagliare. Nell’aprile vennero licenziati un centinaio di addetti, e metà dei facchini del porto non trovavano lavoro. Tra il 29 e il 30 maggio gli operai, i facchini e i loro famigliari – una folla di almeno 5000 persone – misero l’assedio al porto di Torre Annunziata e alle fabbriche di Vincenzo De Falco, Alfonso Cirillo e Lodovico Potestà, che lavoravano la semola, e al pastificio dei fratelli Vitiello, in cui si “ fabbricavano “ maccheroni. Intervenne l’esercito, ci furono feriti, anche tra i soldati, e arresti, e si innescò una crisi sociale di lunga durata. Nel 1878 c’erano, a Torre, 125 fabbriche di pasta con 1875 addetti e 85 mulini che impiegavano circa 600 persone. Alcuni imprenditori, Angelo Cirillo, Michele Iennaco e Giuseppe De Domenico, producevano solo paste corte, e quasi solo per i mercati dell’ Impero Asburgico e del Brasile. A Gragnano i 1720 addetti delle 86 fabbriche di pasta sentirono meno gli effetti della crisi: producevano soprattutto spaghetti e pastine per il mercato interno, e a costi così contenuti che le macchine non sarebbero riuscite a renderli più bassi.  Inoltre in ogni fabbrica lavoravano interi nuclei famigliari, all’interno dei quali si tramandavano ruoli, tecniche e competenze. Alcuni degli imprenditori portavano nomi noti ancora oggi: Carmine Aiello, Raffaele Apuzzo fu Francesco, Antonino Afeltra fu Orazio, Gaetano, Raffaele e Nicola Faella, Aniello, Pasquale e Luigi Nastro; e poi i Coda, i Cuomo, i Cinque, i Martino, i Mosca, i Somma, i Sorvillo, i Vicinanza. Anche l’industria della pasta e dei maccheroni venne scossa dai piani industriali di Francesco Cirio, venuto dal Piemonte con Andrea Galliano, che fondò a Ottajano una prestigiosa distilleria: attratti l’uno e l’altro dalla ricchezza della produzione alimentare della provincia di Napoli e di Terra di Lavoro, e anche dall’arretratezza delle strategie del mercato e dalla inconsistenza della politica degli investimenti. Certifica lo scrivano che nel 1878 Francesco Cirio è già “ il maggiore negoziante dei prodotti orticoli d’ Italia.” I produttori di pasta ne avvertono la presenza ingombrante soprattutto quando noleggiano carri e bastimenti: i traffici che Cirio muove tra tutte le regioni italiane hanno innalzato, e non di poco, i prezzi.  E tutti sono convinti che anche il prezzo del grano  si è impennato, tra il 1876 e il 1877, per la cospicua massa di capitali che egli ha investito  nel mercato. Nel 1878 Francesco Cirio licenzia il suo commesso Giuseppe Parlati, che con Antonio Cesaro di Torre Annunziata e con imprenditori napoletani aveva costituito una società per la distribuzione in Campania, nel Lazio e in Toscana delle patate e dei cavoli di Terra di Lavoro e dell’agro sarnese. Luigi Cibrario, un fedelissimo di Cirio, avvia  contro la nuova impresa una campagna di diffamazione così violenta che nell’osteria Setaro si sfidano in un duello rusticano il Cesaro, armato di fucile, e il Cibrario, armato di rivoltella. Ma l’oste riesce a impedire che le armi sparino. Francesco Cirio preme sul Prefetto di Napoli perché il Cesaro sia colpito almeno da un’ammonizione giudiziaria, il Prefetto preme su Pasquale Coppola, delegato di Pubblica Sicurezza di Torre, il Coppola non solo resiste alle pressioni, ma spiega al Prefetto che il Cesaro andava in giro armato di fucile solo perché era stato provocato e forse anche minacciato: egli non è un delinquentuccio qualsiasi, egli appartiene a una famiglia “ che ha un ricco patrimonio “. Il punto esclamativo che chiude la trascrizione della lettera – un  segno netto, calcato e ricalcato, un punto che quasi buca il foglio – dimostra ampiamente da che parte sta lo scrivano  della Sottoprefettura.

I sindacati: “Fallito il progetto del polo aeronautico”. Ma l’Atitech è infuriata: “Ecco la lista dei nostri clienti”

Secondo quanto hanno più volte ribadito i sindacati, anche in televisione, è fallito il progetto di Atitech Manufacturing puntato a realizzare il polo internazionale delle manutenzioni e revisioni aeronautiche all’interno del capannone di Capodichino della ex Leonardo. Capannone ceduto allo scopo da Finmeccanica al patron di Atitech, Gianni Lettieri, nel maggio del 2015. Intanto l’impianto si è svuotato e i 178 addetti, dipendenti di Leonardo prima di passare alla gestione Lettieri, saranno trasferiti dal primo febbraio in parte nello stabilimento Leonardo di Pomigliano e in parte negli altri impianti di Leonardo dislocati in Campania e fuori regione. Uno dei tanti piani industriali sfumati, dunque. Del resto sono stati gli stessi sindacati ad attribuire, già in passato, in particolare al momento della messa in cassa integrazione dei 178 lavoratori, il fallimento del progetto Atitech Manufacturing in ex Leonardo alla mancata stipula dei necessari contratti con le grandi compagnie aeree internazionali. Cosa che spinse nel 2015 le organizzazioni dei metalmeccanici a sottoscrivere con Leonardo una clausola di salvaguardia occupazionale al momento del passaggio dei lavoratori di Capodichino al servizio di Atitech. Ma questa versione dei fatti sta facendo andare su tutte le furie la società di Gianni Lettieri. “Vi invitiamo a rettificare immediatamente quanto avete scritto – avverte l’Atitech all’indirizzo de Il Mediano – ecco la lista aggiornata solo di una parte dei nostri clienti”. L’azienda nella smentita ha allegato i loghi di 21 compagnie aree che costituiscono il pacchetto dei “customers” che hanno scelto la società di Lettieri come maintenance provider: Alitalia, Meridiana, Blue Panorama, Dana Air, Dat, alcune delle aziende nel pacco clienti. C’è però da specificare che  queste sono le compagnie con le quali da tempo lavora l’altra fabbrica di Lettieri, la vera e propria Atitech “1”. Il capannone acquisito dalla Leonardo, così come da documentazione pubblicata al momento dell’accordo del 2015, avrebbe invece dovuto operare sulla base di commesse da strappare alle grandi compagnie aeree mondiali, in particolare alle compagnie arabe. E infine: perché nonostante questo pacchetto clienti illustrato da Atitech a giugno dell’anno scorso i 178 addetti provenienti da Leonardo sono stati tutti messi in cassa integrazione dal patron Lettieri ?

Somma Vesuviana, alternanza scuola/lavoro: gli alunni del Torricelli alla Clinica Santa Maria del Pozzo

La Clinica Santa Maria del Pozzo apre le porte agli alunni del liceo Torricelli per un progetto di alternanza scuola/lavoro.  Il 12 dicembre 2017, presso la clinica” Santa Maria del Pozzo”, situata a Somma Vesuviana, ha preso il via un nuovo percorso di Alternanza scuola-lavoro , novità introdotta dalle legge della “buona scuola” di Matteo Renzi . L’ “alternanza” ha come obiettivo avvicinare gli studenti al mondo del lavoro guidandoli ed  aiutandoli nell’orientamento e nell’acquisizione di quelle competenze utili per il loro futuro occupazionale. Le classi interessate sono state la 4G, la 3G e la 3F del liceo scientifico – classico E. Torricelli di Somma Vesuviana. Gli alunni sono stati accompagnati nella sala conferenze  della grande e moderna struttura polifunzionale  della clinica dalle prof Cianciulli e Fico  dove il personale medico, rappresentato dai dottori Celeste Allocca, Ciro Tassaro e dalla dottoressa Cristina Currino, ne  ha illustrato caratteristiche e funzioni. Argomento centrale è stato la “MISSION” aziendale, che si propone di salvaguardare l’aspetto psicofisico del paziente e migliorare la qualità del rapporto paziente-personale medico. La seconda parte è stata dedicata alla “VISION” della Clinica che consiste nello svolgere attività scientifica e ricerca finalizzata al miglioramento della qualità di vita. La classe 4G ha poi illustrato alle classi terze e al personale medico l’esperienza di alternanza conclusasi l’anno  scorso sotto la guida delle prof Sorrentino, Nocerino e Cianciulli, la cui tematica è stata il funzionamento del cervello, dei suoi meccanismi e delle malattie neurodegenerative che possono minacciarlo. Visti gli ottimi risultati ottenuti, la proficua ricaduta didattica  e la disponibilità delle strutture ospitanti il percorso di Alternanza avrà un seguito anche per quest’anno scolastico 2017/2018.

Ti sposti in treno ? Grazie, non più.

  Legambiente  certifica il disastro della rete ferroviaria italiana. Dobbiamo dire grazie a Legambiente che  ogni tanto ci aiuta a capire come l’Italia politica –  non tutta, come diremo – predica sulla vivibilità e qualità della vita e poi arretra, si chiude, non decide. Molto spesso spreca. Il Rapporto dell’Associazione sull’uso del treno – Pendolaria 2017- ci ha rivelato come il nostro Paese sia molto lontano dai livelli europei medi. In un anno il numero di coloro che si spostano in treno è cresciuto di poco. 11 mila persone  in più che usano ferrovie extraurbane e 22mila quelli che si affidano alle metropolitane. In totale gli italiani che si spostano su rotaia sono, quindi,  5,5milioni.  Il punto è che o si viaggia con le extraurbane o con le metropolitane, non c’è da essere soddisfatti. La fiducia nell’intero  sistema nazionale dei trasporti su ferro è bassa. Per non restare prigionieri di ritardi, treni affollati, vessazioni gestionali di ogni tipo, rischi alla propria incolumità alla fine si preferisce il mezzo privato: l’auto in particolare. Le ferrovie regionali sono la mesta icona di un pendolarismo intergenerazionale che mortifica qualsiasi ambizione di combattere lo smog e le polveri sottili con i mezzi pubblici. Il confronto dei treni  locali con le linee ad Alta velocità non può reggere. E non solo per i costi di biglietti e abbonamenti, ma più spiccatamente per le caratteristiche delle tratte: più fermate, velocità a scartamento ridotto, utenza di prossimità. «Ai grandi successi dell’Alta Velocità maturati in questi anni si affianca una situazione del trasporto regionale che rimane difficile” si legge nel Rapporto. Come contraddire Legambiente quando le cronache sistematicamente ci raccontano di scioperi, proteste in ogni parte d’Italia, di caro biglietti. La soppressione degli Intercity a lunga percorrenza di un tempo, ha prodotto un calo del 40% dei viaggiatori. La loro assenza dai treni equivale ad un aumento degli impatti inquinanti . Sono stati chiusi 1.323 chilometri di linee ferroviarie ed una storica ferrovia come la Circumvesuviana con tre linee provinciali dal 2010 al 2016 ha ridotto i treni del 30%. La politica, come si diceva, può avere anche una faccia buona. Pendolaria affida al governo in carica , al Ministro delle infrastrutture Delrio , alcune soluzioni . Delrio coordini e decida su tutta le rete ferroviaria nazionale. Superi le differenze di competenze e privilegi le linee regionali. Meglio ancora se in testa riesce a  mettere il Sud convincendo le Regioni della necessità di scelte strategiche . Le cose da fare per essere credibili devono avere una decisa connotazione ambientale. Ma non vediamo nulla all’orizzonte . Curioso che nonostante l’aumento annuale dei pedaggi di autostrade e tangenziali, milioni di persone alla fine ricorrano al mezzo privato. Potrebbero farne a meno , mettere piede su un treno . Invece no. Oltre al  mezzo proprio, dell’amico , del collega non hanno speranza che il treno non passi. Nella verbosità delle dichiarazioni dopo il Rapporto di Legambiente c’è chi sogna di raddoppiare i viaggiatori entro il 2030. Consoliamoci.****  

Tony Tammaro, il cantore della nostra essenza tamarra

Breve ma intensa intervista all’idolo dei tamarri consapevoli.

Tony Tammaro, al secolo Vincenzo Sarnelli, è quel cantautore napoletano che con garbo e maestria allieta le nostre magre esistenze. Ma Tony non è ovviamente soltanto questo, è anche il nostro acuto compagno di viaggio nella giungla metropolitana partenopea, un discreto (ma non troppo) sostegno morale durante i postumi delle nostre disavventure tamarre, un àncora di salvezza tra i frangenti della quotidianità. Ascoltare le sue canzoni è un modo per esorcizzare le frustrazioni e superare le asperità di questa terra e al contempo riderci su, perché a volte, l’ironia e la condivisione del mal comune quale mezzo gaudio aiutano molto più di ogni altra cosa. Tony è insomma un amico che puoi sempre trovare al tuo fianco, o meglio, nella tua autoradio; ma non per chiedergli soldi o favori, come lui ci tiene a sottolineare, ma per condividere quel po’ di riso amaro e quell’ironia che ti tira su e che ti permette di non prenderti troppo sul serio perché, tutto sommato, sei un tamarro anche tu.

Tony le sue canzoni sono gradite a tutti, in certi casi sono dei veri e propri inni, anche l’età è trasversale, le cantavano i padri ed ora lo fanno ancora i figli, come spiega questo grande successo?

Quando si scrivono canzoni orecchiabili che fanno anche ridere, queste canzoni restano. Voglio citarne qualcuna: “Pippo non lo sa” degli anni trenta del secolo scorso, oppure “Vengo anch’io” di Jannacci del 1968. Ce ne sono tante di canzoni così. Sono canzoni che fanno star bene chi le ascolta. Questo è il segreto della loro longevità.

Le sue canzoni si ascoltano un po’ dovunque, per lo meno in Campania e nel Sud, ma le vendite come vanno? Una volta il problema erano le musicassette false, oggi immagino che il web dia una bella botta ai suoi diritti d’autore, cosa può dirci a riguardo?

Stranamente, non è proprio come la si pensa. Certo i cd non vendono più, a meno che non ci sia il cantante nei dintorni che può firmare la copia acquistata. In quel caso si vendono ancora. Comunque ci sono le piattaforme digitali (Itunes, Spotify ecc.) che pagano gli autori e gli interpreti. Non tutti scaricano musica gratis. Si va diffondendo anche in Italia una cultura d’origine anglosassone che prevede il giusto riconoscimento di una royalty agli autori e agli interpreti mediante l’ascolto o l’acquisto dei brani dalle piattaforme digitali a pagamento.

Lei canta le virtù ma soprattutto i vizi del Partenopeo, se non del meridionale medio e lo fa in maniera ironica e leggera, senza sfociare nell’eccessiva volgarità; ma la satira e la critica ai costumi c’è tutta, o mi sbaglio?

C’è eccome. Spesso devo addirittura autolimitarmi per non correre il rischio di diventare serioso e noioso. Da me non ascolterete mai una canzone che parla di camorra. L’argomento è troppo triste per essere trattato in una canzone umoristica.

Io sono convinto che ridendo e scherzando lei sia molto più serio e profondo di tanti cantautori definiti impegnati ma che spesso si perdono dietro le mode del momento, lei come si definirebbe?

Sono un giullare impegnato, o se preferite, un “antidepressivo naturale senza effetti secondari”. Tratto temi all’apparenza banali, ma che letti con più attenzione possono far riflettere. Uno per tutti: il cinismo delle persone che approfittano del ribaltamento di un ape car carico di cocomeri per fare incetta di cocomeri gratis.

Le sue canzoni, anche se spesso hanno fustigato il nostro malcostume, non lasciano trapelare il suo pensiero politico, e neanche vogliamo saperlo, ma talvolta, partecipando a feste di piazza sponsorizzate da qualche politico, le è capitato di essere additato come di parte o diciamola così, si è mai sentito tirato un po’ per la giacca?

In trent’anni di carriera ho cantato alle feste di tutti i partiti dell’arco costituzionale (mi manca solo la festa della Lega). Io credo che gli artisti siano super partes, e i comici come me lo sono ancor di più. Questo è il mio mestiere e canto dove c’è qualcuno che richiede un mio intervento. Purtroppo il pubblico vedendoti cantare a questa o quella festa crede che tu lo faccia gratis perché “appartieni” a questa o quella corrente politica. Molti miei colleghi lo fanno, anche perché dopo le elezioni, quando salirà al potere il partito per cui hai cantato gratis si apriranno le porte della tv. A me non interessa uscire in televisione e ancor di più non mi va di cantare gratis. Purtroppo quando canto gratis (a meno che non sia per una giusta causa umanitaria) mi escono le note stonate dalla gola e sbaglio gli accordi con la chitarra. No, alle feste politiche non mi va di cantare gratis, ne tantomeno mi interessa ricevere favori.

Un’ultima domanda maestro, quale sarà l’evoluzione tamarra? Come sarà il tamarro del futuro?

I tamarri sono persone che hanno avuto da poco accesso al benessere. Attualmente si vedono in giro parecchi tamarroni russi che spendono e spandono. Ce ne sono di cinesi e di altre nazioni. In ogni caso, il tamarro nostrano difficilmente si estinguerà.

Somma Vesuviana, accoltella il cognato durante una lite: arrestato

  I carabinieri di Somma Vesuviana hanno arrestato per tentato omicidio un 33enne di Marigliano, Michele Panico, che durante una lite con il cognato lo ha colpito più volte con un coltello. I militari, allertati da una chiamata al 112, sono giunti sul posto e lo hanno bloccato, disarmato e tratto in arresto. La vittima ha riportato una ferita da taglio a una mano ed è stata dimessa dall’ospedale di Ottaviano con 3 giorni di prognosi. L’arrestato è invece ricoverato in osservazione all’Ospedale di Nola e appena le sue condizioni di salute lo permetteranno verrà tradotto in carcere.

Terrore ad Acerra: bomba esplode su sede politica in pieno centro

Intorno alle 17 e 30 di ieri una potente bomba carta è stata fatta esplodere sull’uscio di una sede politica, il “Movimento Civico Fare”, lista civica che sostiene l’attuale sindaco Raffaele Lettieri attraverso un consigliere comunale di maggioranza, Antonio Laudando. La bomba per fortuna non ha colpito nessuno, anche se a quell’ora la strada, via Trieste e Trento, in cui è stata fatta esplodere è molto trafficata, soprattutto da un costante flusso pedonale. Al momento dell’esplosione nella sede non c’era nessuno. A ogni modo l’ordigno ha danneggiato la porta e infranto i vetri, piuttosto spessi. Indagano i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna diretti dal capitano Tommaso Angelone. A novembre altre bombe carta erano state fatte esplodere sulla sede della ditta di pompe funebri, sempre in via Trieste e Trento, a pochi metri da quest’ultimo attentato. Ma non è stato accertato finora nessun collegamento tra i due episodi. Le indagini dei carabinieri sull’attentato all’ufficio politico sono appena iniziate.

Gli alunni sono occupati…a messaggiare

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Posto che l’uso dello smartphone in classe non ha nessun valore educativo e renderà gli alunni ancora più distratti, comprendiamo la determinazione della ministra ad imporlo a tutti i costi.

Più si abbassa il livello della scuola italiana, rendendo di fatto ingestibili le classi e superflui gli insegnanti, e più la Fedeli sembrerà un gigante intellettuale in un mare di mediocrità.

Dalle nostre parti un paragone del genere rende bene l’idea utilizzando due elementi: un gallo (in questo caso una gallina…) e un cumulo di rifiuti.

(Trad. ‘O gallo ‘ncopp’ a munnezza)

Acerra, il ricordo del vigile-eroe: sindaco e colleghi snobbano l’evento. Maiello: “Liguori isolato dai colletti bianchi”

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Oggi le celebrazioni in ricordo di Michele Liguori, il vigile eroe che combattè l’ecomafia andando nelle discariche abusive e che il 19 gennaio di tre anni fa morì a causa di un cancro multiplo terribile. Liguori è stato ricordato stamattina nella chiesa di Sant’Alfonso, ad Acerra, dal vescovo Antonio Di Donna e da colleghi giunti da ogni parte d’Italia. C’era anche il comandante della polizia municipale di Nola, Luigi Maiello, che oggi pomeriggio ha tenuto le celebrazioni per Liguori intitolando la sede del suo comando nolano al vigile eroe. “La camorra e i colletti bianchi non hanno bisogno più di uccidere – l’intervento sostanziale di Maiello –  a loro basta isolare chi dà fastidio ed è quello che è successo a Michele, quando lo mandarono a contare i gabbiani nel Castello di Acerra”. Il riferimento è a quando Liguori fu spedito dodici anni fa in un ufficio, a non fare niente, dopo che il poliziotto municipale aveva scoperto e sequestrato una serie innumerevole di discariche abusive. Un lento e soffocante isolamento culminato nel gennaio del 2014 con la morte. Intanto ieri nella chiesa di Sant’Alfonso non sono giunti né l’attuale sindaco, Raffaele Lettieri, né i colleghi di Michele. C’era solo il comandante dei vigili acerrani. Il Comune di Acerra non ha voluto dedicare la sede del comando vigili a Liguori. “Nel frattempo – ha ammonito il vescovo Di Donna – qui ad Acerra c’è un disastro ambientale provato: c’è una sentenza di cassazione che parla chiaro”. Dal canto suo l’assessore Vincenzo Iorio della giunta presieduta dal sindaco Raffaele Lettieri precisa che “il Sindaco non è stato presente all’evento in quanto impegnato per motivi istituzionali per cui al suo posto sono andato io in rappresentanza della municipalità”. Infine Iorio aggiunge che “in chiesa c’erano diversi colleghi di Acerra del compianto vigile eroe Michele Liguori”.