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Son tutti figli di mammà

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Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, è un padre affettuoso e un politico ruspante. Dice che il figlio Piero ha passione politica e noi gli crediamo. Dice che questa passione lo porterà inevitabilmente a candidarsi alla Camera dei deputati per essere eletto in un collegio sicuro, e da lì lavorare per l’Italia tutta. Gli altri, dice De Luca padre, sono somari.

Noi gli crediamo e un po’ lo temiamo, il governatore. Non sia mai che lo si contraddica; diventa irato più di Sgarbi quando è eccitato ed è pure capace di appiopparci nomignoli maligni, quali: chiattone, ameba, demente, parassita, primitivo, nullafacente, etc. etc.

Voi direte: «E tu denuncialo». Non serve, perché lui, da furbastro qual è si è fatto una leggina regionale grazie alla quale le cause che gli si muovono contro le paga la collettività; cioè, lui si sceglie l’avvocato e noi lo paghiamo.

Anche questa è passione politica. Anzi questa è arte e De Luca è un artista pop della politica di strada, quella che si fa dal basso  e scende sempre più in basso, sempre più giù, trascinandosi dietro un’intera regione condannata da chissà quale sortilegio a sorbirsi un parvenu della politica che si sforza di apparire un’aquila ma è capace solo di alzare la cresta come un banale pollo da cortile.