Politiche 2018, la «truffa» annunciata del Rosatellum: M5S primo partito ma nessuno raggiunge il 40 per cento
I titoli dei quotidiani di stamane la raccontano bene: la maggioranza nei due rami del Parlamento non c’è. Il M5S conquista il Sud, la Lega va bene ovunque ma sfonda al Nord compiendo la missione impossibile da sempre agognata dagli alleati di Berlusconi ma mai riuscita a nessuno di loro: superata Forza Italia. Il Pd crolla miseramente ma la Boschi a Bolzano viaggia tranquilla oltre il 66 per cento annientando la candidatura della Biancofiore, mentre la Campania deluchiana è in ginocchio dinanzi ai grillini. E nemmeno quel Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo Siani ucciso dalla camorra, riesce a fare la differenza, anzi arriva addirittura terzo dopo la grillina Doriana Sarli (figlia dello stilista) e Giuseppina Sorvillo, candidata del centrodestra. In Parlamento, a conti fatti, dovrebbe andarci comunque: un “paracadute” arrivato a fagiolo, quella candidatura anche nel plurinominale.
La catastrofe Pd era annunciata, ma di certo nessuno si attendeva le proporzioni venute fuori dalle urne. L’inchiesta Fanpage e tutte le sue conseguenze hanno segnato forse molti punti nella disfatta che vede i grillini stravincere anche nella fortezza di De Luca, a Salerno. Dove il figlio Piero, a dati non ancora definitivi questa mattina, risulta addirittura terzo dopo M5S e centrodestra.
L’altra sfida sotto i riflettori, quella tra Di Maio e Sgarbi nel collegio di Acerra è stata vinta dal capo politico dei grillini: un 65% per il pomiglianese “candidato premier” con Sgarbi fermo al 19% e Antonio Falcone, sindaco Pd di San Vitaliano al 10 %.
Politiche 2018: nel nolano – vesuviano vittoria schiacciante per il Movimento 5 Stelle


La Terra dei fuochi prende i green bond.
La terra dei fuochi business legale e finanziario? Perchè no. C’è chi pensa che la bonifica e la tutela della salute in quell’area maledetta possa trasformarsi in buona operazione finanziaria, capace di attrarre investimenti. Certamente con controlli adeguati, visto come è andata fino ad oggi. Parliamo di green bond , titoli finanziari di fiducia per un piano di rinascita di lungo periodo. Chi pensa a questa opportunità ha già interessato il Parlamento europeo a Strasburgo che in altre realtà difficili fuori dall’Italia ha autorizzato l’emissione di questi speciali titoli. Quando ne hanno parlato, i parlamentari della sinistra italiana non hanno avuto rifiuto. A Strasburgo non hanno ignorato la proposta e si sono impegnati a studiarla con tutte le cautele che la Campania richiede.
L’idea è stata discussa anche al recente Salone internazionale dell’Innovazione, dove la terra dei fuochi campana è stata inquadrata per quello che è: un disastro ambientale ma anche occasione di rinascita. Perché l’idea avanzi è necessario che la Banca Europea degli investimenti- BEI-dia la sua disponibilità. E poi sapere subito dopo chi gestirà e in che nodo l’intera operazione, ovvero quali Comuni insieme alla Regione Campania. Noi pensiamo che sia una buona cosa , un salto di qualità per una ricaduta vera ,non maneggiona, sui territori. Senza contare che cominceremmo ad uscire dal sensazionalismo e dalle periodiche proteste di comitati e apparati locali. In questo ci aiuta il pensiero della commissaria Consob (organismo dei controllo sulla Borsa Italiana ) Anna Genovese secondo cui i green bond per terra dei fuochi sarebbero un’ ottima occasione per lo Stato italiano e la Campania per dare fiducia a migliaia di cittadini. Chi potrebbe sottrarsi alla spesa di milioni di euro , di soldi puliti a vantaggio di un territorio vasto, connotato , purtroppo, da morti e malattie devastanti. Dovremmo spiegare perché i green bond altrove funzionano altrove e non in Campania ****
(FONTE FOTO:RETE INTERNET)
Elezioni, Campania: alle 12 vota il 19, 2% della popolazione
Hanno aperto regolarmente stamane, alle ore 7, i seggi per le elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Sempre oggi, nelle Regioni Lombardia e Lazio si voterà per il rinnovo dei Consiglio regionali e l’elezione del presidente della Regione.
Si voterà in una sola giornata: i seggi chiuderanno questa sera alle ore 23.
Subito dopo – al termine delle operazioni di voto e di riscontro dei votanti – avrà inizio lo scrutinio, cominciando dallo spoglio delle schede per l’elezione del Senato e poi quelle della Camera. Domani, lunedì 5 marzo, a partire dalle ore 14, si svolgeranno gli scrutini per le elezioni regionali.
Gli elettori per la Camera (diritto di voto dai 18 anni compiuti entro domenica) sono 46.604.925, di cui 22.430.202 maschi e 24.174.723 femmine; per il Senato (diritto di voto dai 25 anni) sono 42.871.428, di cui 20.509.631 maschi e 22.361.797 femmine. Eleggeranno 618 deputati e 309 senatori. Le sezioni elettorali saranno 61.552.
I donatori di lavoro
È bello sapere che le aziende si preoccupano della salute dei propri dipendenti. Prendete la Levi’s Strauss, la famosa fabbrica dei famosi jeans distribuiti in tutto il mondo. Ha fatto sapere che la produzione cambierà, e pure parecchio. Pieghe, sfumature, sabbiature, non saranno più effettuate a mano e con il ricorso ad agenti chimici ma con laser che agiranno sparati sul capo, comandati da un software che di volta in volta progetterà le varianti.
Anche i tempi saranno notevolmente ridotti, promuovendo un forte incremento della produzione. Così, si passerà da una media di 8 minuti per singolo trattamento a 90 secondi; dai 18 passaggi attuali, tra disegno riproduzione e prototipi, a due passaggi soltanto.
E i lavoratori che benefici otterranno? Avranno tanto tempo libero…nel senso che molti saranno licenziati perché le macchine lavoreranno al loro posto. Alla domanda: “Ma è etico tutto questo?”, hanno risposto che loro lo fanno per rispettare le persone. Infatti, hanno aggiunto, ridurranno gli agenti chimici tossici per i lavoratori.
Sarà. Ma mi pare una grossa presa per il sedere.
Seppie al nero con polenta” e lo “Zappatore” di Marco De Gregorio: la nobile dignità dei “vinti”.
Abbinare una ricetta a un quadro: è un esperimento che va tentato. Ringrazio Adolfo Villani che mi ha consentito di usare la sua ricetta “Seppie al nero con polenta”. La polenta, le acciughe e la cipolla ricordano il mondo contadino, mentre la seppia”borghese” e il vino, il pomodoro e il prezzemolo trasformano l’umiltà del “piatto” in nobiltà. La dignità dello “Zappatore” di De Gregorio. E poi Giovanni Verga, Gianni Brera e Pablo Neruda……
“Seppie al nero con polenta”.Per 4 persone. Fate soffriggere in olio extravergine un trito di cipolla, gambi di prezzemolo e 3 acciughe pulite e dissalate. Quando la cipolla prende colore e le acciughe si sciolgono unite 800 grammi di seppie tagliate a grandi listarelle e fatele insaporire per pochi minuti. Versate un bicchiere di vino bianco e fatelo evaporare. Aggiungete a questo punto 50 grammi di pomodoro e il nero delle vescichette. Proseguite a recipiente coperto e fuoco basso fino alla cottura delle seppie (dai 35 ai 45 minuti), aggiungendo se necessario un po’ di acqua calda e salate. Nel frattempo fate bollire un litro di acqua. Al primo cenno di bollore versate 350 grammi di farina mescolando energicamente di continuo. Proseguite la cottura per il tempo richiesto, salate e servite la polenta nei piatti cospargendola delle seppie, dell’abbondante sughetto, e di prezzemolo.
Adolfo Villani
L’idea è quella di trovare corrispondenze tra un quadro e un “piatto”, giocando sul fatto che i sensi sono sollecitati con intensa immediatezza nell’una e nell’altra esperienza: del resto il termine “composizione” occupa un posto importante nel lessico della gastronomia, e i giudici –cuochi che imperversano nelle “cucine” televisive guardano le creazioni dei concorrenti così come si racconta che Roberto Longhi scrutasse i quadri dei pittori contemporanei, con l’occhio “ritratto”, e cioè con la testa eretta e spostata all’indietro. Un esperimento del genere venne tentato anni fa anche dalla rivista “Arte e dossier”, e devo ringraziare Adolfo Villani che mi ha permesso di usare una delle sue meditate e saporose ricette in questo mio primo tentativo di ripetere l’ esercizio, difficile e affascinante.
Tre ingredienti della ricetta, la cipolla, le acciughe, la polenta mi hanno indotto a pensare al mondo dei contadini che crearono l’epica della fame e i riti della tavola. Mi sono ricordato di un articolo di Gianni Brera in cui la madre, anche lei gigantesca, di Primo Carnera rovesciava il paiolo di polenta sul tagliere come un’eruzione di lava gialla e fumante, e Primo si avventava sulla “lava” spazzando via ogni ritegno, perché la fame è “una subdola belva”, quando conserva la memoria della fame ancestrale. E ho riletto le pagine “drammatiche” che alla polenta e ai contadini emiliani e padani dedicò Piero Camporesi. Ha detto qualcuno che l’abbondanza e il basso costo delle alici alla Pietra del Pesce e negli altri mercati della città hanno salvato, nei secoli, Napoli e i Napoletani dalla fame e dalle rivolte dei miseri, e, ne è testimone Matilde Serao, hanno contribuito all’invenzione del primo “cibo di strada”, “’o cuoppo ‘e frittura”. E Dora Marchese ha fatto notare che sulle sobrie tavole dei “vinti” di Giovanni Verga sono le fave, le alici e le cipolle a comparire con maggiore frequenza: le cipolle, che la poetessa polacca Wislawa Szymborska giudica “coerenti” perché sono sempre “completamente cipolle / fino alla cipollosità”, e che Pablo Neruda canta come “stella dei poveri”; la cipolla, che i contadini coprirono con i veli di molti simboli, considerandola preziosa contro i malefici delle streghe e contro il malocchio, propizia alla fecondità delle donne, ispiratrice della doppiezza e dell’ipocrisia. Quest’ultima “virtù”, considerata in astratto, potrebbe apparire negativa, ma andate a raccontarlo ai poveri e agli umili, a cui la miseria impediva di dire apertamente quello che pensavano. Anche per questo, la loro povertà si nutriva di “pane e cipolla”.
In verità, la seppia è “borghese”, ma, come ha dimostrato Achille Campanile in un suo succoso racconto, è una “borghese” illuminata, aperta al dialogo, tanto che alla fine del racconto accetta di congiungersi, lei, donna di mare, con un ortaggio, i piselli. Nella ricetta di Adolfo Villani la seppia si “sposa” felicemente anche con la polenta, grazie alla benedizione degli ingredienti della felicità, il pomodoro, il vino bianco, il prezzemolo. E l’”umiltà” originaria del “piatto” diventa “nobiltà”. La nobile umiltà del contadino che Marco De Gregorio ritrasse nel 1873, su una piccola tavola che misura 19X24.
Non nascose, il grande pittore porticese, nessun elemento della povertà: le stoffe consunte dei miseri panni che lo zappatore indossa, la camicia informe, la tesa sfrangiata e la cupola floscia del cappello, le guance scavate che affilano il naso, la pelle grinzosa, l’arruffio dei capelli e dei peli della barba. Ma l’uomo impugna la zappa come un guerriero la lancia, con polso fermo e dita vigorose: egli sta a testa alta, e la luce lo avvolge tutto nel caldo chiarore della dignità e del rispetto di sé. Lo zappatore “sta” come un nobile: De Gregorio lo “inquadra” come i pittori accademici avrebbero inquadrato un “signore”. Un “piatto” e un quadro: due significativi documenti di storia sociale.
Risotto Cacio e Pepe di Antonino Cannavacciuolo
Risotto cacio e pepe
Il risotto è un piatto eccezionale.
Con pochi ingredienti e tanta fantasia, è possibile dare vita a ricette gustose e grande soddisfazione anche ai palati più raffinati. Le qualità di riso sono tantissime e già solo volendo considerare quelle italiane, ci si può sbizzarrire in cucina con tante preparazioni che spaziano dal salato al dolce. Il riso si sposa bene alla carne, alla verdura, al formaggio, al pesce e perché no, al cioccolato.
Il nome del riso ha origini antiche, orientali. Molto probabilmente deriva da Orìya, termine utilizzato a Orissa, stato indiano che si affaccia sul golfo del Bengala. Nel tempo è stato modificato nell’afgano Vrize e successivamente nell’iranico Brizi, fino ad arrivare ai Greci.
Nelle lingue europee moderne il termine utilizzato per indicare il riso ha origini latine: Riso (in italiano), Riz (in francese), Reis (in tedesco), Rice (in inglese), Ryzi (in greso moderno), Arroz (in spagnolo e portoghese).
La ricetta che oggi proponiamo è il RIsotto Cacio e Pepe di Antonino Cannavacciuolo, ricette classica, pilastro della cucina popolare romana.
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Nella bara al posto del morto c’erano pistole e proiettili. Arrestato imprenditore delle pompe funebri di Acerra
Quel che finora si sa è che la polizia è andata sostanzialmente a colpo sicuro quando ha fatto irruzione nella ditta di pompe funebri di Acerra, la “gruppo Pacilio”, in via Trento e Trieste, pieno centro storico, a pochi passi dal duomo. Qui, ieri mattina, all’alba, gli agenti del commissariato di Acerra hanno scoperto che in una bara al posto del morto c’era un piccolo arsenale, cinque pistole e decine di proiettili. Il tutto era stato chiuso in una scatola per cialde di caffè, scatola poi nascosta nella bara appunto. Alla fine sono scattate le manette ai polsi di uno dei responsabili della ditta, Giordano Salvatore Pacilio, 49 anni. Il cugino, Gaetano Aiardo, 47 anni, che lavora con lui nell’impresa, è stato denunciato a piede libero perché i poliziotti hanno trovato a casa sua alcuni proiettili. Al piccolo arsenale la polizia è giunta dopo aver perquisito la casa di Giordano Pacilio, in via Volturno, immediata periferia di Acerra. Qui gli investigatori non hanno trovato niente per cui hanno deciso di estendere le ricerche al negozio di via Trento e Trieste. Una volta nel negozio sono state trovate le pistole, nella bara messa in esposizione all’interno dell’esercizio. A quel punto Pacilio, secondo quanto sostenuto attraverso il comunicato della polizia, non avrebbe saputo dare risposte circa la presenza delle armi all’interno della bara. Quindi il 49enne, dopo le formalità di rito, è stato portato in carcere. Le indagini sono serrate e difficili. Sia Giordano Pacilio che Gaetano Aiardo otto anni fa sono stati arrestati mentre intascavano la rata di una tangente da un milione di euro all’interno di una concessionaria di automobili, a Dentecane, in provincia di Avellino. In base alle accuse della magistratura la tangente era il frutto di una estorsione decisa dal clan Crimaldi di Acerra, il clan del boss, detenuto da anni, Cuono Crimaldi, la cui base si trova nel centro storico della città dell’inceneritore. A ogni modo dopo questo episodio e dopo aver scontato alcuni anni in prigione Giordano Pacilio si era poi messo a lavorare sodo per la ditta di pompe funebri, condotta dal fratello maggiore. Poi però il negozio di via Trento e Trieste è stato colpito da una serie di attentati i cui responsabili non sono mai stati identificati. Contro l’esercizio commerciale sono state lanciate auto in corsa date alle fiamme e sono state fatte esplodere bombe carta zeppe di chiodi. Sulla casa dei Pacilio, una palazzina in via Volturno, tempo fa sono stati sparati numerosi colpi di pistola. Una volta è stata anche appesa una testa di capretto mozzata accanto all’ingresso della palazzina. Nel frattempo però non si sa se tutte queste vicende, gli arresti per estorsione e gli attentati, siano collegate tra loro o meno. Il mistero sta caratterizzando da troppo tempo l’intera storia della ditta di pompe funebri di Acerra.
Pollena Trocchia, il gruppo “insieme per costruire” comincia a organizzarsi per le amministrative di primavera
Il sindaco Pinto ,a pochi mesi dalla fine del suo secondo mandato, avvia il percorso in vista delle comunali.
È cominciato ufficialmente nelle scorse ore il percorso del gruppo civico locale “Insieme per Costruire” in vista delle elezioni amministrative di fine primavera. Nella serata di giovedì un primo incontro fortemente voluto dal Sindaco Francesco Pinto con un centinaio di sostenitori è servito ad avviare l’organizzazione in vista dell’appuntamento con le urne per rinnovare il Consiglio Comunale e la stessa carica di Sindaco, che giunge dopo dieci anni di ininterrotto governo del paese targato appunto “Insieme per Costruire”, i cui frutti sono sotto gli occhi di tutti. “Sono stati dieci anni di grandi sacrifici nel corso dei quali abbiamo sempre onorato gli impegni assunti con i cittadini. Abbiamo fatto un lavoro straordinario in questo lungo periodo, che mi riempie e ci riempie di orgoglio. Più che i singoli obiettivi raggiunti con abnegazione e lavoro di squadra, considero un successo l’aver restituito a Pollena Trocchia la speranza e la consapevolezza che se un’amministrazione è seria e assidua nell’impegno, nonostante le innegabili e sempre crescenti difficoltà nella gestione degli Enti locali, si riescono a raggiungere obiettivi all’apparenza irraggiungibili” ha proseguito Pinto, che, proprio in vista del lavoro che bisogna continuare a fare, ha invitato a “organizzarsi fin da subito con la redazione del programma. Il programma – ha detto – viene prima dei nomi di chi rappresenterà da candidato sindaco questa squadra e di chi la rappresenterà candidandosi al Consiglio Comunale. È opportuno già da ora formare gruppi di lavoro aperti a chiunque abbia competenze e volontà di mettersi al servizio del paese” ha sottolineato ancora Pinto, che sulla figura del candidato Sindaco ha auspicato una grande condivisione quando sarà il momento della scelta. L’incontro è stato anticipato da una riflessione sulle elezioni politiche di domenica 4 marzo. Il Sindaco, pur manifestando un profondo rammarico per le storture della legge elettorale e per le scelte compiute dal Centrodestra in Campania, che in molti casi non hanno tenuto nella debita considerazione le competenze, il consenso, la territorialità e la coerenza, requisiti, a suo avviso, indispensabili per portare alla coalizione un valore aggiunto e porre un argine al voto di protesta, ha ribadito la convinta adesione ai valori ed ai principi fondanti del Centrodestra che da sempre hanno caratterizzato la sua storia personale e politica. In conclusione, prefigurando comunque un buon risultato della coalizione a livello locale, grazie al lavoro di radicamento portato avanti negli anni, ha augurato ai candidati di Camera e Senato ogni bene e ha auspicato che, se eletti, possano rappresentare con gioia ed entusiasmo le istanze, le aspettative e le vocazioni di un territorio meraviglioso.
Napoli, al Castel Nuovo la mostra fotografica del Cristo Velato alla luce delle candele
Il Cristo Velato alla luce delle candele. Si è aperta alla Cappella Palatina del Castel Nuovo di Napoli la mostra fotografica di Nino Migliori “Lumen | Cristo velato”, dedicata al capolavoro settecentesco di Giuseppe Sanmartino. L’esposizione, promossa dal Museo Cappella Sansevero e dal Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo in collaborazione con la Fondazione Nino Migliori, è aperta al pubblico fino al 2 maggio 2018. Il fotografo bolognese arriva a Napoli con un progetto che è anche una importante ricerca sulla visione, e che consiste nel fotografare opere scultoree utilizzando come unica fonte luminosa la luce delle candele. Una infinity room rivestita di specchi dà il benvenuto al visitatore, un percorso suggestivo lo poterà fino alla sala buia dove sono esposte le fotografie, accompagnate da citazioni letterarie di personalità che nel tempo hanno ammirato ‘il Cristo velato’, da de Sade alla Serao. Chiude il percorso un contributo video.

