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Nella bara al posto del morto c’erano pistole e proiettili. Arrestato imprenditore delle pompe funebri di Acerra

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Quel che finora si sa è che la polizia è andata sostanzialmente a colpo sicuro quando ha fatto irruzione nella ditta di pompe funebri di Acerra, la “gruppo Pacilio”, in via Trento e Trieste, pieno centro storico, a pochi passi dal duomo. Qui, ieri mattina, all’alba, gli agenti del commissariato di Acerra hanno scoperto che in una bara al posto del morto c’era un piccolo arsenale, cinque pistole e decine di proiettili. Il tutto era stato chiuso in una scatola per cialde di caffè, scatola poi nascosta nella bara appunto. Alla fine sono scattate le manette ai polsi di uno dei responsabili della ditta, Giordano Salvatore Pacilio, 49 anni. Il cugino, Gaetano Aiardo, 47 anni, che lavora con lui nell’impresa, è stato denunciato a piede libero perché i poliziotti hanno trovato a casa sua alcuni proiettili. Al piccolo arsenale la polizia è giunta dopo aver perquisito la casa di Giordano Pacilio, in via Volturno, immediata periferia di Acerra. Qui gli investigatori non hanno trovato niente per cui hanno deciso di estendere le ricerche al negozio di via Trento e Trieste. Una volta nel negozio sono state trovate le pistole, nella bara messa in esposizione all’interno dell’esercizio. A quel punto Pacilio, secondo quanto sostenuto attraverso il comunicato della polizia, non avrebbe saputo dare risposte circa la presenza delle armi all’interno della bara. Quindi il 49enne, dopo le formalità di rito, è stato portato in carcere. Le indagini sono serrate e difficili. Sia Giordano Pacilio che Gaetano Aiardo otto anni fa sono stati arrestati mentre intascavano la rata di una tangente da un milione di euro all’interno di una concessionaria di automobili, a Dentecane, in provincia di Avellino. In base alle accuse della magistratura la tangente era il frutto di una estorsione decisa dal clan Crimaldi di Acerra, il clan del boss, detenuto da anni, Cuono Crimaldi, la cui base si trova nel centro storico della città dell’inceneritore. A ogni modo dopo questo episodio e dopo aver scontato alcuni anni in prigione Giordano Pacilio si era poi messo a lavorare sodo per la ditta di pompe funebri, condotta dal fratello maggiore. Poi però il negozio di via Trento e Trieste è stato colpito da una serie di attentati i cui responsabili non sono mai stati identificati. Contro l’esercizio commerciale sono state lanciate auto in corsa date alle fiamme e sono state fatte esplodere bombe carta zeppe di chiodi. Sulla casa dei Pacilio, una palazzina in via Volturno, tempo fa sono stati sparati numerosi colpi di pistola. Una volta è stata anche appesa una testa di capretto mozzata accanto all’ingresso della palazzina. Nel frattempo però non si sa se tutte queste vicende, gli arresti per estorsione e gli attentati, siano collegate tra loro o meno. Il mistero sta caratterizzando da troppo tempo l’intera storia della ditta di pompe funebri di Acerra.

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