Boscoreale, Costabile: “Avviare nuovo percorso politico per evitare instabilità”

È necessario attivare un nuovo percorso politico per evitare che la crisi sociale e culturale che stiamo vivendo possa generare una maggiore instabilità politica. I partiti, le associazioni, i movimenti, i cittadini devono convincersi che il capitalismo produce innovazione, avanzamento sociale, tutela ambientale, solo se viene vissuto con una giusta attenzione di tutti soprattutto dai lavoratori organizzati. Nel mondo, di fronte alla globalizzazione, all’urbanizzazione, alle migrazioni di massa “le sinistre” sono in grande difficoltà. In Italia la difficoltà è ancora più grave per la mancanza di in confronto culturale e di massa sulla società possibile di domani. Nonostante tutto pezzi di “sinistra” in Italia esistono ancora, penso all’esperienza amministrativa di Pisapia a Milano, quella di Vendola in Puglia, la difesa dei diritti umani del governo di Renzi e le politiche di Cuperlo contro le diseguaglianze in Europa. Il problema è che queste esperienze non si parlano tra loro, e ciò impedisce ai cittadini di riconoscersi in un partito progressista di sinistra. Credo che bisogna costruire un nuovo spazio politico dove queste esperienze di sinistra possono essere discusse e trovare elementi condivisi. Uno spazio neutro in cui in molti, indipendentemente dal ruolo che occupano nella società, si sentirebbero rappresentati. Questo spazio genererebbe un programma politico senza fini elettorali dove lavoratori, anziani, giovani, professionisti lo attuano come una forma di missione di vita condivisa. Questi principi, queste azioni a mio avviso vanno calate anche a livello locale. In questi giorni stiamo vivendo una frenetica attività politica per consolidare e rilanciare nel nostro Comune un progetto politico di crescita, ma anche di ripresa di un’azione amministrativa nel tempo appannatasi. I prossimi saranno giorni decisivi per il futuro della nostra amata città, che si avvia velocemente alla tornata elettorale per l’elezione del sindaco e per il rinnovo del consiglio comunale; giorni in cui dovrà prevalere il senso di responsabilità di tutti per proporre alla nostra comunità una squadra coesa e una proposta politica snella ma efficace, capace di governare la città che, consapevolmente dobbiamo riconoscere, vive ancora un momento di affanno, di disagio. Boscoreale ha bisogno di donne e uomini che mettano al servizio della comunità tante energie, impegno, passione, professionalità e capacità di governare le tante emergenze, le tante difficoltà. Boscoreale ha bisogno di poche cose: proseguire lungo il non facile percorso di risanamento del bilancio comunale, che continua a soffrire per le deficitarie gestioni politiche dell’ultimo ventennio; assicurare i servizi essenziali al cittadino: scuole efficienti e sicure, servizi sociali con attenzione massima alle fasce più deboli quali disabili e anziani , manutenzione delle strade, pulizia e sicurezza. Pochi progetti, ma con idee chiare e mirate, e la responsabilità di destinare unicamente risorse di bilancio a queste priorità.

Campania “anomala ” in campo energetico.

  C’è una parte importante della Campania  che non partecipa alla scelte energetiche e ambientali dell’Italia. Una penalizzazione poco sopportabile e un peso politico  rilevante sulle spalle di amministratori locali. Decine di Comuni del Cilento ed altri sparsi qua e lá sono esclusi dagli scenari della strategia energetica che il premier Gentiloni   lascia a chi  prenderà il suo posto. Il tassello mancante nel puzzle dell’energia a basso impatto ambientale , sono le reti cittadine di metano. Un gas che viaggia attraverso condutture, impianti ed apparecchiature verso abitazioni e strutture produttive. La Campania è diventato un caso nazionale , di attualità nella relazione che il Ministro dello Sviluppo economico ha inviato al Parlamento sullo stato di realizzazione  di un grande programma infrastrutturale partito negli anni ’80 . La relazione è stata uno degli ultimi atti da Ministro di Carlo Calenda, che della nuova strategia energetica italiana ne ha fatto un punto qualificante del suo mandato al MISE.  Negli scenari futuri l’uso del metano resta centrale seppure nella prospettiva di integrazione con le energie rinnovabili. Di fatto i Comuni del Cilento insieme a  tanti altri delle province  campane, sono  intenzionati a non restare fuori dal mega-piano di metanizzazione di cui hanno beneficiato  altre città. Significherebbe “saltare un giro” nel passaggio dai combustibili tradizionali a quelli rinnovabili, non inquinanti. Restare privi di quel reticolo di tubi sotterranei che in questi lunghi anni è diventato sinonimo di progresso civile e di sfida alle aree  del Centro Nord. Portare il metano al Sud  è costato sinora 4 miliardi di euro tra fondi pubblici e  soldi privati delle Società che gestiscono gli impianti, a copertura di 1.879 progetti. Il sistema nel suo complesso ha funzionato, nonostante qualche rallentamento finanziario dei primi anni 2000.  Ma nel contesto dei contratti di importazione di gas dall’estero e nello sforzo di tenere insieme ricavi e investimenti nelle zone disagiate ( per la Sardegna si parte in questo settimane, l’isola di Ischia aspetta ) Calenda scrive che i risultati generali conseguiti “non consentono di considerare raggiunto l’obiettivo prefissato”. La Campania è, quindi,  ritenuta una anomalia nel panorama degli utilizzi di  metano nel Mezzogiorno , tesi che  sindaci  ed amministratori locali vanno sostenendo da tempo. A loro favore c’è stato un  recente stanziamento di 50 milioni di euro da parte della giunta regionale per colmare il buco dei fondi statali. E’ il punto debole del sistema . Il lento progresso del programma – è scritto nel documento del Ministero – è da porre in relazione all’esaurimento dei fondi disponibili e alla mancata previsione di ulteriori stanziamenti nelle leggi finanziarie dal 2005 al 2013. Non ci sono stati stanziamenti e non si è pensato che per centinaia di comunità il gas mediante reti restava un’ambizione .  Per non restare ancora indietro i territori si stanno organizzando per recuperare il tempo perso, fare corpo con la Regione  per verificare anche la convenienza economica delle infrastrutture da costruire. Sicuramente non vogliono più essere un’anomalia, non disgiunta dalla voglia di dimostrare che il Sud ce la può fare.  ***

La pastiera di Sal De Riso spiegata passo passo

La pastiera napoletana La Pastiera è uno dei dolci simbolo della tradizione napoletana in cui si incrociano le tradizioni familiari e la scuola pasticcera classica. Secondo un’antica leggenda, questo dolce è il frutto delle sapienti mani della Sirena Partenope, in omaggio al suo popolo come segno di gratitudine e di riconoscenza, per averla sempre amata. La Pastiera è il classico dolce della tradizione napoletana che non può mancare sulle nostre tavole, soprattutto a Pasqua; ma vi è chi non disdegna mangiarla a Natale e riproporla tutto l’anno, insieme ai tipici dolci locali, insignita del titolo reale di Regina delle feste e sorella maggiore di sua maestà la Sfogliatella, gemellate dalla stessa gustosa farcitura. Il suo ripieno inconfondibile, denso e delicato profumato di fior d’arancio, grano e canditi, toglie il fiato al sol respiro e sono pochi a resistere al suo incredibile gusto che celebra l’arrivo della Primavera, ed elogia appieno tutte le nobili virtù dei napoletani che sembrano aver ereditato questo dolce, direttamente delle mani della bella Sirena Partenope. Le ricette sono fondamentalmente di due scuole di pensiero, con o senza l’aggiunta della crema pasticcera, a seconda del desiderio di chi la prepara e del gusto di chi l’assaggi. L’aggiunta della crema pasticcera aggiunge una nota dolce alla pietanza e la rende più simile a quella di pasticceria. Quella che oggi proponiamo, è quella diffusa in rete dal noto pasticcere Campano Sal De Riso e da noi sperimentata più volte. Un successo.  Ingredienti  Per la pasta frolla:        .  600 g Burro
  • 400 g Zucchero
  • 120 g Tuorlo
  • 15 g Sale
  • 1 Bacca di Vaniglia
  • 1 Limone Grattugiato
  • 750 g Farina
  • 250 g Fecola
  Per il ripieno:
  • 125 g Zucchero vanigliato
  • 330 g Ricotta di mucca
  • 275 g Zucchero
  • 330 g Grano cotto
  • 170 g Crema pasticcera
  • 170 g Bucce d’arance candite g
  • 1 Bacca di vaniglia
  • 400 g Uova intere
  • Fior d’arancio q.b.
  • 200 g Latte
    Iniziamo con il preparare la pasta frolla amalgamando bene tutti gli ingredienti Mi raccomando, il burro deve essere morbido. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola e farla riposare in frigo per un’ora circa. Mettere in un pentolino il grano cotto e  il latte. Fare arrivare a bollore, spegnere la fiamma e lasciare intiepidire. La consistenza deve essere quella di una crema. A parte preparare il ripieno, montando la ricotta con lo zucchero e le uova, aggiungendo poi le zeste, i canditi e gli altri ingredienti sopraelencati, in ultimo la crema pasticcera. Unire a questo ripieno il grano preparato in precedenza. Foderare il classico “ruoto” in ferro (altezza regolamentare 6 centimetri) con la pasta frolla sottile e riempire con il ripieno a mezzo centimetro dal bordo. Chiudere con strisce di frolla incrociate in diagonale. Fare cuocere in forno statico a 180°c per circa 60 minuti. In fase di cottura la pastiera gonfia a causa del vapore che si forma dall’acqua del ripieno ma una volta tirata fuori dal forno, si sgonfierà livellandosi al bordo. Quando sarà raffreddata spolverare con zucchero a velo. (Piatto finito: fonte rete internet)  

Apertura nuovo centro commerciale a Pomigliano, lettera di precisazione dell’Aicast

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di precisazione da parte dell’Aicast in merito a un nostro articolo sull’apertura di un nuovo centro commerciale a Pomigliano   Egr. Direttore, nell’Articolo “Nuovo centro commerciale aperto dalle 8 alle 24, sette giorni su sette. Tremano i piccoli  negozianti di Pomigliano” abbiamo letto la frase: “A ogni modo anche l’Aicast ha dato il suo parere favorevole all’insediamento del nuovo punto vendita di viale Impero”. Riteniamo doveroso precisare che , non abbiamo dato, in quanto non previsto dalla legge, il nostro parere favorevole all’insediamento del nuovo punto vendita di Viale Impero. Infatti la vigente legge non prevede l’espressione di un parere dell’AICAST o di qualsivoglia altra Organizzazioni di categoria, per il rilascio di una Autorizzazione per l’apertura di una media struttura in quanto l’art. 10, comma 9 della Legge stabilisce che “Le domande per l’apertura di medie strutture sono ammesse, perfino, nei Comuni dove non è vigente lo SIAD, con l’unica condizione che devono essere ricadenti nelle zone territoriali omogenee destinate all’insediamento delle attività produttive, delle attività terziarie e delle attività alle stesse correlate” ed inoltre la Regione Campania con il Decreto Dirigenziale n. 997 del 30.10.2014 (art. 8, comma 8, pag. 35) ha precisato, commentando l’argomento,  che: “la Legge stabilisce norme tassative per impostare la programmazione urbanistica comunale delle attività commerciali e per scongiurare gli effetti di stallo conseguenti ad eventuali inadempimenti comunali ….”. Per quanto detto risulta chiaro che anche in assenza dello SIAD, per evitare gli “effetti di stallo” paventati nel Decreto Dirigenziale, poteva essere rilasciata l’Autorizzazione al “supermercato”, riscontrata l’unica condizione: che il nuovo insediamento risulta ricadente in una zona territoriale omogenea destinata all’insediamento delle attività produttive. A riguardo dell’orario di esercizio, precisiamo che,  il Ministero dello Sviluppo Economico, nella risoluzione del 24 maggio 2013 n. 86951 ha puntualizzato che per quanto concerne le norme di liberalizzazione degli orari (alla luce dell’intervenuta modifica dell’art.3, comma 1, lettera d-bis, del Decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 ad opera dell’art. 31, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge n. 214 del 22 dicembre 2011)  non risponderebbe a criteri di equità porre limitazioni agli orari nel rispetto della norma comunitaria sulla libertà di impresa e sui principi comunitari cui si è isperato il Decreto Legislativo n. 59/2010. Si può essere d’accordi o meno, ma le leggi sono leggi e vanno rispettate, avremmo dovuto avere la forza di farle approvare da persone competenti. Il presidente Felice Califano

Ottajano, 1863: arriva il primo Commissario prefettizio: c’è disordine nell’archivio e c’è guerra tra il Centro e le frazioni…

Il Commissario Cesare De Martinis  sospende il segretario comunale, che non gli consegna le carte dei bilanci. Ma il nuovo consiglio comunale reintegra il funzionario sospeso  e gli chiede anche scusa. Michele de’ Medici riorganizza l’archivio di Ottajano, ma non trova gli atti della divisione del demanio : dunque non sarà più possibile ricostruire l’elenco esatto delle proprietà del Comune, né i confini tra le masserie e le selve pubbliche  e quelle private. E intanto continua la guerra tra Centro Abitato e frazioni….     Nel 1862 Giuseppe Massari dichiarò che gli archivi comunali della provincia napoletana erano labirinti di “fasci” rilegati alla meglio, erano una palude in cui si immergevano le carte in modo che tornassero a galla secondo la convenienza del momento: sulle apparenze di questo disordine si era fondato l’ordine vero della società borbonica. Nei polverosi labirinti i rinnovatori ingaggiarono una battaglia che era indispensabile vincere: e la persero. Nel marzo del 1863 Cesare De Martinis fu inviato a Ottajano come Regio Delegato Straordinario del Comune: il primo di una lunga serie. Avendo trovato l’archivio “sconvolto e confuso” e vedendo che il segretario comunale Alessandro Ammendola nulla faceva per mettere ordine nella confusione, anzi, richiesto di fornire i bilanci della Beneficenza, nicchiava, si sottraeva, sgusciava via, il Commissario lo sospese dal ruolo e dal soldo. Protestarono contro l’”ingiusta misura” i preti, i notai, i bottegai e i proprietari terrieri. Nell’ottobre il Commissario scrisse al Prefetto che la causa prima della confusione che regnava a Ottajano era il “dissidio” tra il Centro Abitato e le frazioni, in particolare San Giuseppe: dissidio fomentato “da ambiziosi e da mestatori” che solo il “rigore della giustizia” avrebbe potuto frenare. Il caos regnava non solo nei bilanci e negli archivi, ma anche nelle liste elettorali: dei 676 elettori iscritti nelle liste per le amministrative il De Martinis ne depennò 179, o perché avevano subito condanne, o perché non sapevano né leggere, né scrivere. Nella seduta inaugurale del nuovo consiglio comunale, eletto a novembre,  Luigi D’Ambrosio, dopo aver dichiarato che ai presenti tutti erano noti lo zelo e l’integrità dell’Ammendola e che il disordine e la confusione delle carte dipendevano non da lui ma dallo” sperperamento del passato governo” -gli pareva un trascurabile particolare il fatto che l’Ammendola dirigeva la cancelleria dal ’59-  ne propose il “reintegro”. E i consiglieri- quasi tutti avevano amministrato la città già sotto i Borbone-   reintegrarono il segretario: anzi, osservando che  “giustizia vuole che gli siano pagati tutti i soldi arretrati”, li pagarono. L’ordine regnava di nuovo a Ottajano. Nell’ottobre del ’64 Michele de’ Medici in qualità di assessore delegato dal sindaco “assente” illustrò al consiglio comunale i risultati della riorganizzazione dell’archivio, che egli aveva diretto servendosi di impiegati del municipio , con la speranza che nessuno lo accusasse di “soverchio municipalismo”. Quando il  Medici aggiunse che aveva escluso dal servizio “ogni ingerenza di persona che non fosse nostra”, è probabile che questo  “nostra” abbia tenuto sospesi i consiglieri e che  poi, avendo capito, essi si siano sciolti in un applauso di liberazione. Michele descrisse con belle parole il nuovo archivio” organato con metodo logico e cronologico”, le teorie di volumi che sviluppavano, con ordine, tutta la storia del Comune dal secolo XVII fino ai “primordi del secolo nostro, in cui ebbero vita le libere istituzioni importate dai Governanti francesi, l’intera collezione delle leggi a partire dal 1806, gli atti della commissione feudale…”. Infine il rampollo della famiglia che per quasi tre secoli aveva combattuto con gli amministratori di Ottajano battaglie feroci e costose per la proprietà della terra diede ai presenti la notizia che essi tutti aspettavano: anche lui, pur cercando con maggiore zelo che i funzionari borbonici nel ’22, nel’38 e nel’45, non era riuscito a trovare la “platea delle proprietà comunali, né i titoli per compilarla “.Proprio a un Medici toccò di dichiarare-  immaginiamo che l’abbia dichiarato con manifesta afflizione-  che degli atti “di divisione del demanio col feudatario a cui metteva capo tutto il patrimonio del Municipio c’era soltanto una copia di verbale, informe e non legalizzata”. Nessuno più avrebbe potuto ricostruire l’elenco degli enfiteuti e degli affittuari delle masserie e delle selve comunali, e degli evasori del fisco. L’applauso dei consiglieri fu un coro prolungato di sospiri di sollievo. Chi ha avuto, ha avuto: chi ha dato, ha dato, scurdammoce ‘o passato…. Propose il Medici ciò che già era stato proposto venti e trenta anni prima: di istituire una commissione consiliare che intimasse, indagasse, alzasse la voce, e infine si arrendesse: la proposta fu votata all’unanimità tra nuovi applausi. Parve giusto a Luigi d’Ambrosio, così sagace nel fiutare le variazioni del clima politico,che una tale seduta si concludesse con la lettura pubblica – così ne sarebbe rimasta agli atti eterna memoria-  della nota n°5757 del sottoprefetto Serpieri. In essa l’alto funzionario, che il 10 ottobre aveva visitato il Comune, lodava “la diligenza e il discernimento” con cui s’era riordinato l’archivio, e soprattutto” la concordia degli animi, che purtroppo da qualche tempo mancava” e ora era stata conseguita grazie alla “gestione comunale, operosa, giusta” e soprattutto “imparziale” di Michele de’ Medici. Per completare il quadro e dare a tutti i colori il giusto tono – non è facile fissare le gradazioni dell’ironia involontaria che si sprigiona dai fatti della storia- giova ricordare che dopo nemmeno un mese il Vigliani, nel giorno dell’insediamento a Prefetto di Napoli, così scrisse ai sindaci della Provincia: “Curare la riscossione dei crediti esigibili con il loro reimpiego, la rivendicazione dei terreni usurpati, la conversione dei beni stabili incolti o di poca rendita in capitali più proficui o in rendite dello Stato, sono gli atti che più raccomando alla vostra sollecitudine ed a quella della giunta e dei consigli Comunali…Al regolare andamento dell’amministrazione comunale nulla meglio conferisce che il buon ordine nella tenuta dell’Ufficio e dell’Archivio comunale”.  Applausi.      

Tragico incidente ad Acerra: un ragazzino morto e un altro ferito. Pasquale aveva 16 anni. Era senza casco

Era a bordo di un motorino insieme a un suo amichetto, senza casco, quando intorno alle 14 si è scontrato con una vettura proveniente dalla direzione opposta. Pasquale Morgillo, 16 anni, è stato quindi trasportato d’urgenza dall’ambulanza del 118 nella vicina clinica Villa dei Fiori ma è morto per una emorragia interna. Il suo amico, rimasto ferito, è stato trasportato in un altro ospedale. Non si sa se il fatto che Pasquale non avesse il casco sia stato un fattore determinante ai fini delle conseguenze tragiche dell’incidente. Incidente che è avvenuto in via contrada ex Curcio, nei pressi del rione Madonnelle, a poca distanza dalla statua di Padre Pio.

Terra dei Fuochi: la carica dei diecimila a Napoli. Ambientalisti, sinistra e grillini insieme contro De Luca

Un corteo formato da almeno diecimila persone è appena partito da piazza Garibaldi, a Napoli, alla volta del palazzi del potere campano. La manifestazione è stata organizzata dalle tante sigle che compongono la galassia del movimento di protesta della Terra dei Fuochi ma sta vedendo la partecipazione anche di esponenti del Movimento Cinque Stelle e, soprattutto, delle varie organizzazioni e dei vari movimenti che fanno parte della componente extraparlamentare di sinistra partenopea, sigle dei disoccupati in testa. Al grido di “Jatevenne”, espressione che dà il titolo alla manifestazione, i manifestanti stanno puntando la protesta contro il presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca, identificato come il fulcro del sistema di potere che blocca il risanamento dei territori flagellati da una contaminazione costante e da una mortalità per cancro senza precedenti in Italia. I diecimila in corteo chiedono le dimissioni di De Luca e il ripristino della legalità. Dall’altra parte della barricata, però, si fa finta di nulla.

Somma Vesuviana, l’Abside della Collegiata fulcro della rinascita del Casamale

Fare della storica struttura absidale di via Campane un’area polivalente al servizio di tutti. Questo è  l’obiettivo del nuovo progetto promosso dagli Amici del Casamale e dal parroco della Collegiata, don Giuseppe D’Agostino. Ieri sera, proprio in quello spazio, da anni lasciato all’incuria e all’abbandono, si è tenuto un incontro al quale hanno partecipato il sindaco Salvatore Di Sarno, il consigliere regionale Carmine Mocerino,  il neo gruppo consiliare Insieme per Somma, la consigliera Adele Aliperta, il consigliere Giuseppe Sommese,  i consiglieri di opposizione Salvatore Rianna, Pasquale Piccolo, Vincenzo Piscitelli, Salvatore Granato. All’invito, rivolto a tutti quelli che intendono collaborare alla valorizzazione del borgo antico, hanno risposto numerosi esponenti delle diverse associazioni del territorio, tra cui Gli Aedi del Borgo, il Coro Gaetano di Matteo, il Torchio, l’Associazione Huck Finn, l’accademia Etnostorica di Tradizioni Vesuviane, alcune paranze del luogo, esponenti delle storiche congreghe, attivisti, cittadini e  residenti del borgo che da sempre sono in prima linea per promuovere iniziative di aggregazione sociale. A fare gli onori di casa, il parroco che ha esordito dicendo : “Sono qui da circa un anno e  mezzo e, fin dal primo istante, ho visto che vi operano tante associazioni ma ognuna è  chiusa in se stessa. Ciò non porta da nessuna parte e non realizza niente … Ho sempre  auspicato e sperato nell’aiuto dei giovani e quanti mi aiutassero ad ottimizzare gli spazi della parrocchia, spazi di cui tutti possano usufruire. Ed è per questo motivo che ho accolto con grande piacere  il  progetto di ristrutturazione di questo spazio, proprio  perché  può e deve diventare, con l’aiuto di tutti, uno spazio di vita per  la nostra comunità. Siamo qui ad accogliere a braccia aperte chiunque voglia sporcarsi le mani per rendere abitabile, pulita,  e accogliente questa storica struttura”. Ed è stato l’ingegnere Arcangelo Rianna a riportare alla memoria dei presenti la  storia della struttura absidale che, ha detto – “Oltre cinquant’anni fa era adibita a sala cinematografica e teatrale, poi furono fatti dei lavori grazie al parroco Don Armando Giuliano, ma per anni i materiali di risulta ostruirono il passaggio, con l’amministrazione Allocca si provvide a liberarla, però nessun progetto è mai decollato, anzi per anni questo spazio è stato gestito da un esponente della congrega come garage.  Come ho sempre fatto, metterò a disposizione le mie competenze tecniche per questo progetto”. Emozionante, come sempre, la testimonianza di Zì Michele ‘e Zez, che ha raccontato e ricordato gli anni in cui tutti gli amici del posto si incontravano nei locali dell’abside per assistere alle proiezione di film ed a tanti spettacoli teatrali di cui anch’egli è stato protagonista.  “Con l’aiuto di tutti, questo posto – ha auspicato il presidente degli Amici del Casamale Armando di Luccio –  può  diventare un  polo di aggregazione, un luogo dove le persone possano condividere momenti di svago, cultura e spettacoli. Proviamo a ripristinare questi locali, noi ci siamo e voi? “.  A nome dell’amministrazione, la consigliera Adele Aliperta ha garantito massima disponibilità e impegno per sostenere il progetto. Disponibilità è arrivata anche dagli Aedi del Borgo e dal Coro Gaetano di Matteo che hanno promesso di devolvere il ricavato dei loro concerti a favore della ristrutturazione della struttura absidale. “Dobbiamo valorizzare non solo questo spazio  ma tutto il Casamale – ha aggiunto Biagio Esposito (Accademia Etnostorica)- perché è uno dei  borghi antichi più belli del Parco Vesuvio, uno dei pochi che presenta ancora intatta la storia, tanti monumenti storici e archeologici. In questo discorso si inserisce anche la necessità di tenere il santuario di Santa  Maria a Castello aperto. Possiamo portare turisti, studenti stranieri, ma è necessario ridare vita al borgo, tenere aperto il Santuario…”. in ogni intervento si è percepita la presa di coscienza della mancata unità, spesso chiusura, tra le diverse forze associative presenti sul territorio e nel contempo la necessità di  dover intervenire, di doversi sporcare le mani per ridare lustro al borgo.  Non resta che sperare che alla domanda posta dagli amici del borgo: “Noi ci siamo e voi”? seguano finalmente risposte concrete. Per rendere abitabile lo spazio absidale servono risorse economiche,  umane, tempo e disponibilità. Senza presunzione, senza spadroneggiare, senza pretendere  lo scettro, senza la mania di sentirsi tutte prime ed uniche donne. Con uno scatto di umiltà e il piacere di volersi sporcare  le mani insieme agli altri  per un progetto tanto importante per il borgo, tutto diventa possibile.    Dall’archivio storico Alessandro Masulli scrive:  DIETRO ALLE CAMPANE ll locale situato sotto l’abside dell’Insigne Collegiata era prima del 1839 un antico cimitero (Terra Santa sotto il coro), dove si inumavano preti e personalità della nobiltà locale, raggiungibile attraverso una scala d’accesso dal vano del campanile. Lateralmente vi era un oratorio con altare, dove officiava la Confraternita di S. Maria della Neve. Alcuni documenti attestano che questa piccola chiesa fu costruita nel 1762, epoca in cui fu richiesto il regio assenso dai confratelli a Sua Maestà Ferdinando IV di Borbone. Attualmente custodisce le spoglie di un prete imbalsamato. Tra l’abside e il sottostante cimitero vi era una stanza, dove furono ritrovati negli anni settanta antichi medaglioni della confraternita e alcuni cimeli. La Terra santa fu utilizzata anche dalla confraternita per la sepoltura dei propri sodali.  

Somma Vesuviana, stage TERR.A a Santa Maria del Pozzo, il sindaco Di Sarno: “Credo in una futura collaborazione”

Con fervente partecipazione, continua il percorso di alta formazione del corso TERR.A.   per IFTS (tecnici superiori per monitoraggio e gestione ambiente e territorio). Le attività di stage, dirette sempre dal dott. Armando Mauro per Consorzio FORMA di Napoli, in partenariato con l’ITI Majorana di Somma Vesuviana, diretto dall’arch. Giuseppe Cotroneo, coadiuvato dal prof. Giuseppe Cirillo, sono ospitate presso il Complesso Monumentale Santa Maria del Pozzo, con il benestare del Padre Guardiano Casimiro Sedzimir o.f.m. e del Direttore Beni Culturali prof. Emanuele Coppola, già referente del Majorana e membro del CTS (Comitato Tecnico Scientifico).  “Lo stage formativo, gestito in parte dall’impresa STRAGO s.p.a., è dedicato alle metodologie e tecniche operative per il monitoraggio ambientale in aree a forte contaminazione, e l’avvio di un laboratorio cartografico a vantaggio di una banca dati digitale (GIS) per documentare i dati e le informazioni, in modo da studiare le strategie e gli interventi da mettere in campo. L’area campione è anche quella di Santa Maria del Pozzo, spesso soggetta nei secoli a circostanze e situazioni molto avverse e preoccupanti” – spiega il professore Emanuele Coppola.  In questi giorni c’è stata anche la visita Sindaco della Città di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno, a sostegno del percorso fatto fin ora.  “Aspetto con ansia la fine di questo percorso formativo, affinché ogni Ente del territorio vesuviano possa contare su figure altamente qualificate nel monitoraggio di aree sensibili come le nostre. Da subito il mio personale ed istituzionale impegno per una futura e proficua collaborazione nell’interesse della comunità” – ha commentato il sindaco. Il corso si concluderà entro l’estate.  

Somma Vesuviana, bimbi espulsi da scuola per le vaccinazioni: caso risolto.

I buon senso e la ragione  hanno  prevalso sui fatti, rispetto al caso che qualche giorno fa ha fatto tanto discutere (leggi qui).  Le madri dei piccoli in questione, che la dirigente del primo circolo aveva escluso da scuola in mancanza delle vaccinazioni, hanno infatti effettuato la prenotazione per la prima seduta vaccinale possibile per i loro figli. E sono stati riammessi a scuola. La Dirigente scolastica del primo Circolo di Somma Vesuviana  ha riammesso all’accesso dei servizi della scuola dell’Infanzia  i due bambini esclusi dagli stessi perché non in regola col calendario vaccinale; il tutto, nel pieno rispetto della legge. Le madri dei piccoli in questione, infatti, hanno effettuato la prenotazione per la prima seduta vaccinale possibile per i loro figli. La Dirigente ha, come prescritto dalla norma, preso atto di questo e riammesso i bimbi. «La Dirigente- spiega la  mamma di uno dei bimbi – si è mostrata, questa volta, molto disponibile ad ascoltarci. Sicuramente la legge che rende obbligatori i vaccini, altro non è che un Decreto Legge successivamente convertito, scritto in fretta e furia da un ministro incompetente. Pertanto, a farne le spese è stata la chiarezza. Una attenta analisi, e la volontà della Dirigente nel voler dirimere in maniera pacifica la questione, unita alla legittimità delle nostre richieste (era presente anche l’altra madre n.d.r.) e, soprattutto, alla mancanza di pregiudizi da parte del Capo d’Istituto, hanno fatto sì che il ritorno a scuola dei nostri figli fosse immediato». Noi ci riteniamo soddisfatti di come sono andate le cose, ribadendo, se ce ne fosse bisogno, che siamo garantisti delle leggi e che non entriamo nel merito della vicenda.  «Quando il piccolo mi chiedeva, piangendo, il perché non andava a scuola, ho dovuto dirgli che quest’ultima era rotta e si dovevano effettuare dei lavori. Ha molto sofferto per l’allontanamento, al punto di somatizzare dolori addominali che lo hanno tormentato per quasi tutto il periodo di allontanamento, ma …All’s well that ends well, Tutto è bene quel che finisce bene», conclude, serafica, la mamma.