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Ottajano, 1863: arriva il primo Commissario prefettizio: c’è disordine nell’archivio e c’è guerra tra il Centro e le frazioni…

Il Commissario Cesare De Martinis  sospende il segretario comunale, che non gli consegna le carte dei bilanci. Ma il nuovo consiglio comunale reintegra il funzionario sospeso  e gli chiede anche scusa. Michele de’ Medici riorganizza l’archivio di Ottajano, ma non trova gli atti della divisione del demanio : dunque non sarà più possibile ricostruire l’elenco esatto delle proprietà del Comune, né i confini tra le masserie e le selve pubbliche  e quelle private. E intanto continua la guerra tra Centro Abitato e frazioni….

 

 

Nel 1862 Giuseppe Massari dichiarò che gli archivi comunali della provincia napoletana erano labirinti di “fasci” rilegati alla meglio, erano una palude in cui si immergevano le carte in modo che tornassero a galla secondo la convenienza del momento: sulle apparenze di questo disordine si era fondato l’ordine vero della società borbonica. Nei polverosi labirinti i rinnovatori ingaggiarono una battaglia che era indispensabile vincere: e la persero. Nel marzo del 1863 Cesare De Martinis fu inviato a Ottajano come Regio Delegato Straordinario del Comune: il primo di una lunga serie. Avendo trovato l’archivio “sconvolto e confuso” e vedendo che il segretario comunale Alessandro Ammendola nulla faceva per mettere ordine nella confusione, anzi, richiesto di fornire i bilanci della Beneficenza, nicchiava, si sottraeva, sgusciava via, il Commissario lo sospese dal ruolo e dal soldo. Protestarono contro l’”ingiusta misura” i preti, i notai, i bottegai e i proprietari terrieri. Nell’ottobre il Commissario scrisse al Prefetto che la causa prima della confusione che regnava a Ottajano era il “dissidio” tra il Centro Abitato e le frazioni, in particolare San Giuseppe: dissidio fomentato “da ambiziosi e da mestatori” che solo il “rigore della giustizia” avrebbe potuto frenare. Il caos regnava non solo nei bilanci e negli archivi, ma anche nelle liste elettorali: dei 676 elettori iscritti nelle liste per le amministrative il De Martinis ne depennò 179, o perché avevano subito condanne, o perché non sapevano né leggere, né scrivere. Nella seduta inaugurale del nuovo consiglio comunale, eletto a novembre,  Luigi D’Ambrosio, dopo aver dichiarato che ai presenti tutti erano noti lo zelo e l’integrità dell’Ammendola e che il disordine e la confusione delle carte dipendevano non da lui ma dallo” sperperamento del passato governo” -gli pareva un trascurabile particolare il fatto che l’Ammendola dirigeva la cancelleria dal ’59-  ne propose il “reintegro”. E i consiglieri- quasi tutti avevano amministrato la città già sotto i Borbone-   reintegrarono il segretario: anzi, osservando che  “giustizia vuole che gli siano pagati tutti i soldi arretrati”, li pagarono. L’ordine regnava di nuovo a Ottajano.

Nell’ottobre del ’64 Michele de’ Medici in qualità di assessore delegato dal sindaco “assente” illustrò al consiglio comunale i risultati della riorganizzazione dell’archivio, che egli aveva diretto servendosi di impiegati del municipio , con la speranza che nessuno lo accusasse di “soverchio municipalismo”. Quando il  Medici aggiunse che aveva escluso dal servizio “ogni ingerenza di persona che non fosse nostra”, è probabile che questo  “nostra” abbia tenuto sospesi i consiglieri e che  poi, avendo capito, essi si siano sciolti in un applauso di liberazione. Michele descrisse con belle parole il nuovo archivio” organato con metodo logico e cronologico”, le teorie di volumi che sviluppavano, con ordine, tutta la storia del Comune dal secolo XVII fino ai “primordi del secolo nostro, in cui ebbero vita le libere istituzioni importate dai Governanti francesi, l’intera collezione delle leggi a partire dal 1806, gli atti della commissione feudale…”. Infine il rampollo della famiglia che per quasi tre secoli aveva combattuto con gli amministratori di Ottajano battaglie feroci e costose per la proprietà della terra diede ai presenti la notizia che essi tutti aspettavano: anche lui, pur cercando con maggiore zelo che i funzionari borbonici nel ’22, nel’38 e nel’45, non era riuscito a trovare la “platea delle proprietà comunali, né i titoli per compilarla “.Proprio a un Medici toccò di dichiarare-  immaginiamo che l’abbia dichiarato con manifesta afflizione-  che degli atti “di divisione del demanio col feudatario a cui metteva capo tutto il patrimonio del Municipio c’era soltanto una copia di verbale, informe e non legalizzata”. Nessuno più avrebbe potuto ricostruire l’elenco degli enfiteuti e degli affittuari delle masserie e delle selve comunali, e degli evasori del fisco. L’applauso dei consiglieri fu un coro prolungato di sospiri di sollievo. Chi ha avuto, ha avuto: chi ha dato, ha dato, scurdammoce ‘o passato….

Propose il Medici ciò che già era stato proposto venti e trenta anni prima: di istituire una commissione consiliare che intimasse, indagasse, alzasse la voce, e infine si arrendesse: la proposta fu votata all’unanimità tra nuovi applausi. Parve giusto a Luigi d’Ambrosio, così sagace nel fiutare le variazioni del clima politico,che una tale seduta si concludesse con la lettura pubblica – così ne sarebbe rimasta agli atti eterna memoria-  della nota n°5757 del sottoprefetto Serpieri. In essa l’alto funzionario, che il 10 ottobre aveva visitato il Comune, lodava “la diligenza e il discernimento” con cui s’era riordinato l’archivio, e soprattutto” la concordia degli animi, che purtroppo da qualche tempo mancava” e ora era stata conseguita grazie alla “gestione comunale, operosa, giusta” e soprattutto “imparziale” di Michele de’ Medici. Per completare il quadro e dare a tutti i colori il giusto tono – non è facile fissare le gradazioni dell’ironia involontaria che si sprigiona dai fatti della storia- giova ricordare che dopo nemmeno un mese il Vigliani, nel giorno dell’insediamento a Prefetto di Napoli, così scrisse ai sindaci della Provincia: “Curare la riscossione dei crediti esigibili con il loro reimpiego, la rivendicazione dei terreni usurpati, la conversione dei beni stabili incolti o di poca rendita in capitali più proficui o in rendite dello Stato, sono gli atti che più raccomando alla vostra sollecitudine ed a quella della giunta e dei consigli Comunali…Al regolare andamento dell’amministrazione comunale nulla meglio conferisce che il buon ordine nella tenuta dell’Ufficio e dell’Archivio comunale”.  Applausi.

 

 

 

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