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C’è una parte importante della Campania  che non partecipa alla scelte energetiche e ambientali dell’Italia. Una penalizzazione poco sopportabile e un peso politico  rilevante sulle spalle di amministratori locali. Decine di Comuni del Cilento ed altri sparsi qua e lá sono esclusi dagli scenari della strategia energetica che il premier Gentiloni   lascia a chi  prenderà il suo posto. Il tassello mancante nel puzzle dell’energia a basso impatto ambientale , sono le reti cittadine di metano. Un gas che viaggia attraverso condutture, impianti ed apparecchiature verso abitazioni e strutture produttive.

La Campania è diventato un caso nazionale , di attualità nella relazione che il Ministro dello Sviluppo economico ha inviato al Parlamento sullo stato di realizzazione  di un grande programma infrastrutturale partito negli anni ’80 . La relazione è stata uno degli ultimi atti da Ministro di Carlo Calenda, che della nuova strategia energetica italiana ne ha fatto un punto qualificante del suo mandato al MISE.  Negli scenari futuri l’uso del metano resta centrale seppure nella prospettiva di integrazione con le energie rinnovabili. Di fatto i Comuni del Cilento insieme a  tanti altri delle province  campane, sono  intenzionati a non restare fuori dal mega-piano di metanizzazione di cui hanno beneficiato  altre città. Significherebbe “saltare un giro” nel passaggio dai combustibili tradizionali a quelli rinnovabili, non inquinanti. Restare privi di quel reticolo di tubi sotterranei che in questi lunghi anni è diventato sinonimo di progresso civile e di sfida alle aree  del Centro Nord.

Portare il metano al Sud  è costato sinora 4 miliardi di euro tra fondi pubblici e  soldi privati delle Società che gestiscono gli impianti, a copertura di 1.879 progetti. Il sistema nel suo complesso ha funzionato, nonostante qualche rallentamento finanziario dei primi anni 2000.  Ma nel contesto dei contratti di importazione di gas dall’estero e nello sforzo di tenere insieme ricavi e investimenti nelle zone disagiate ( per la Sardegna si parte in questo settimane, l’isola di Ischia aspetta ) Calenda scrive che i risultati generali conseguiti “non consentono di considerare raggiunto l’obiettivo prefissato”. La Campania è, quindi,  ritenuta una anomalia nel panorama degli utilizzi di  metano nel Mezzogiorno , tesi che  sindaci  ed amministratori locali vanno sostenendo da tempo. A loro favore c’è stato un  recente stanziamento di 50 milioni di euro da parte della giunta regionale per colmare il buco dei fondi statali. E’ il punto debole del sistema . Il lento progresso del programma – è scritto nel documento del Ministero – è da porre in relazione all’esaurimento dei fondi disponibili e alla mancata previsione di ulteriori stanziamenti nelle leggi finanziarie dal 2005 al 2013. Non ci sono stati stanziamenti e non si è pensato che per centinaia di comunità il gas mediante reti restava un’ambizione .  Per non restare ancora indietro i territori si stanno organizzando per recuperare il tempo perso, fare corpo con la Regione  per verificare anche la convenienza economica delle infrastrutture da costruire. Sicuramente non vogliono più essere un’anomalia, non disgiunta dalla voglia di dimostrare che il Sud ce la può fare.  ***