Acerra, il vescovo Di Donna: “Mascherina? Qui necessaria contro la puzza dei roghi”

“L’aria continua ad essere irrespirabile soprattutto d’estate, con i roghi che ancora continuano, e la puzza nauseabonda che molte volte, soprattutto la sera, dobbiamo respirare. Altro che mascherine per non prendere il contagio, qui ad Acerra la mascherina a noi serve contro la puzza e contro quello che dobbiamo respirare, e niente viene fatto per controllare la qualità dell’aria, le centraline sforano continuamente e intanto ci si continua ad ammalare e a morire”. Non usa mezzi termini il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, per denunciare la persistenza – in piena estate – di roghi di rifiuti nella cosiddetta ‘Terra dei Fuochi’, tra le province di Napoli e Caserta. Il vescovo, nell’omelia dell’Assunta, cita, per denunciare il disastro ambientale del territorio, il “sangue innocente dei ragazzi e dei giovani morti per cancro in questi anni, quel sangue che grida vendetta al cospetto di Dio”. “Ritorneremo su questi temi, soprattutto sull’educazione alla salvaguardia del creato, lungo tutto quest’anno che Papa Francesco ha voluto dedicare proprio alla Laudato si’, a quel suo documento sulla cura e la custodia della casa comune, la nostra Madre Terra, il Creato. E lo faremo anche in preparazione alla sua visita, che ha promesso, si è impegnato solennemente, lo ha detto pubblicamente nel Regina Coeli del 24 maggio scorso: «Andrò ad Acerra, sicuro». E noi ci prepareremo alla sua visita. Anzi, non solo noi come vescovo e diocesi di Acerra, ma addirittura i vescovi e le dieci diocesi comprese nel territorio tra Napoli e Caserta, interessate al dramma dell’inquinamento ambientale. Faremo insieme questo cammino di preparazione alla visita del Papa, per vivere quest’anno dedicato alla Laudato si'”. (foto dal web)

Mascherina anti Covid 19: prima, dopo o durante i pasti?

Grande è il problema “mascherina” anti COVID 19 al bar e ai ristoranti. Bisogna rigorosamente indossarla, prima e dopo i pasti. E durante? In tanti si chiedono che danno può provocare il mantenere la mascherina nel durante della consumazione del pasto e/o della successiva digestione. La narrativa dal ‘900 ad oggi ha sempre immaginato come l’uomo potesse vivere e sopravvivere in universi e mondi lontani ed inospitali, potendo così escogitare in quali modi poter comunque garantirsi il “respirare”. L’aria entra nella bocca e/o nel naso, attraversa le vie respiratorie superiori ed inferiori fino ad arrivare ai polmoni, alveoli polmonari. L’ossigeno entra nei capillari arteriosi dove viene rilasciato mentre contestualmente, nei capillari venosi viene immessa nell’anidride carbonica che verrà successivamente scambiata con l’ambiente esterno. Tutto questo è altamente coordinato dal muscolo diaframma il quale con il suo movimento determina la corretta espansione della gabbia toracica il conseguente sano movimento polmonare. Purtroppo però, se invece di respirare ossigeno immettiamo continuamente l’anidride carbonica da noi stessi prodotta, perché manteniamo la mascherina anche durante la masticazione, gli scambi polmonari non riescono più ad avvenire nella corretta maniera portando ad una respirazione non corretta, ed un conseguente solo parziale movimento del muscolo diaframmatico ed una successiva mal digestione. Inoltre, il grasso addominale in eccesso limita il movimento del diaframma e l’accumulo di grasso intorno al torace ne impedisce l’espansione durante l’atto respiratorio. Questa condizione rende il respiro molto difficoltoso, portando un affaticamento di muscoli respiratori e ad un dispendio energetico molto superiore al necessario. Anche la postura scorretta collegata alla gran parte della nostra giornata “ingobbiti”, magari seduti davanti ad un computer o in auto. I polmoni vengono compressi e il torace non riesce ad espandersi in modo efficace. Il diaframma, che è un muscolo, si ritrova “costretto” in uno spazio innaturale  e viene cosi “dimenticato”, a favore di una respirazione alta a superficiale. Non dimentichiamoci dello stress. Quando siamo stressati subiamo un sovraccarico a livello mentale, emotivo e fisico. In questa condizione il nostro respiro cambia, diventando più corto e superficiale. Tendiamo a respirare solo con una parte del nostro corpo, limitando l’apporto di ossigeno nell’organismo. Quando abbiamo paura o avvertiamo ansia, tendiamo a trattenere il respiro: questo provoca un accumulo di anidride carbonica che induce stress nel sistema nervoso. Intanto c’è  chi studia per creare mascherine utili a bovini e mucche: questi animali vantano un particolare sistema digestivo grazie al quale riescono a mangiare e digerire grosse quantità di erbe e fieno. Tuttavia per abbattere questa tipologia di alimento fanno ricorso a particolari ceppi di microbi che, durante il processo digestivo, producono anche notevoli quantità di metano, un pericoloso gas serra. Queste emissioni avvengono fino al 95% attraverso la bocca, sotto forma di rutti, o attraverso il naso, sotto forma di respiro. È quanto si legge in un articolo su Bloomberg che si concentra sull’iniziativa di una nuova start-up denominata Zelp (abbreviazione di Zero Emissions Livestock Project). Secondo i vertici della nuova azienda, un dispositivo del genere potrebbe arrivare a ridurre le emissioni di metano nell’ambiente prodotto dai bovini fino al 60%. Qualcuno si è chiesto se una remissione di metano nei polmoni dei bovini possa loro provocare danni? Creata questa breve parentesi bovina, la raccomandazione è: indossare la mascherina sempre in modo corretto ma facendo attenzione al momento del pasto  e del post prandiale.

Brusciano senza Festa dei Gigli ma con fede in Sant’Antonio e nella lotta al Covid-19

Il 27 agosto 2019 terminava giosamente la “144esima edizione della Festa dei Gigli di Brusciano in Onore di Sant’Antonio di Padova”. Tre mesi dopo, nel rigoroso rispetto della innovativa tempistica del Regolamento Comunale sulla Festa dei Gigli di Brusciano, approvato con Delibera di Consiglio n. 22 del 21 aprile 2015 e successivamente modificato ed integrato, in seguito all’affissione del manifesto a firma del Sindaco, Avv. Giuseppe Montanile, entro la scadenza del 15 novembre 2019, giungevano al Comune di Brusciano le istanze di amissione dei Presidente delle Associazioni onlus dei Gigli. Il 12 dicembre 2019, nell’affollata Aula Consiliare della Casa Comunale, alla presenza del Sindaco, Avv. Giuseppe Montanile, dell’Assessore alla Cultura, Maria Salvo, del Presidente dell’Ente Festa, Pasquale Vaia con i componenti, Direttore Amministrativo, il maestro Tonino Giannino, il decano Nicola Di Maio e l’Avvocato Salvatore Travaglino,  il sorteggio pubblico delle postazioni di partenza degli obelischi antoniani partecipanti alla “Ballata dei Gigli di Brusciano” per l’anno 2020 dava questo esito: 1° Giglio del Parulano: Via Padula civ. 87-89; 2° Giglio della Croce: Via Padula civ. 48-52; 3° Giglio dell’Ortolano: Via Padula n. 9; 4° Giglio dei Lavoratori: Via G. Bruno incrocio Via Matteotti; 5° Giglio del Passo Veloce: Via Roma n. 23; 6° Giglio della Gioventù: Via Semmola n.22-24. In questo stesso ordine li avremmo visti passare, oltre che per la Ballata di domenica 30 agosto 2020, anche per le uscite delle Questue, nelle distinte previste date, e come pure per la Sfilata dei Carri allegorici distribuiti nelle serate di giovedì 27 e venerdì 28 e per la Sfilata delle Fanfare di sabato sera 29 agosto 2020. Purtroppo per la sopraggiunta pandemia da Covid-19 e la persistente emergenza sanitaria tutto questo è saltato. Così come non ci sono state le questue nei mesi scorsi, non sono in corso le costruzioni degli obelischi, l’installazione delle luminarie, non si faranno la Processione di Sant’Antonio di Padova organizzata dalla Comunità interparrocchiale con il Parroco, Don Salvatore Purcaro, le sfilate dei carri allegorici, l’esibizione delle fanfare, la Processione dei Gigli, e le conclusive serate musicali e concertistiche. Ci illumini la parola del lungimirante Don Salvatore Purcaro che durante la Celebrazione di Sant’Antonio dello scorso 13 giugno, nella Chiesa Santa Maria delle Grazie, ai fedeli presenti, fra cui il Sindaco, Avv. Giuseppe Montanile, suggeriva questa riflessione: «non dobbiamo essere ricordati solo per i Gigli, ma dobbiamo essere ricordati anche per un Circuito di Carità che gira intorno a Sant’Antonio» e nella temuta ipotesi, che in questi giorni stiamo verificando, quella dell’assenza dell’alzata dei Gigli «non possiamo dire di non aver alzato il Segno di Onore per Sant’Antonio, perché la Carità che abbiamo espresso e che esprimiamo, a mio modo di vedere, ha onorato tantissimo Sant’Antonio più di quanto possa fare l’obelisco. È una forma nuova certamente ma aderente a questo tempo, è attualizzare la lode che noi vogliamo dare a Sant’Antonio. Siamo privati di tante cose, ma non della carità, non della solidarietà, non dell’eucarestia. Ecco come onoriamo Sant’Antonio: con una Carità che si fa Eucarestia, la Santa Messa; con una Carità che si fa Solidarietà, l’aiuto che dobbiamo dare a tante famiglie che si trovano in difficoltà. Ecco due modi per onorare Sant’Antonio. Ecco i due modi per non sentirci privati di uno strumento per dargli onore per dargli lode, Abbiamo due efficaci mezzi per potergli testimoniare la lode che nei secoli le generazioni che ci hanno preceduto hanno espresso». L’omelia del 13 giugno 2020 è stata integralmente ripresa dal sociologo e giornalista Antonio Castaldo per IESUS Istituto Europeo di Scienze Umane, con l’assistenza di Giuseppe Pio Di Falco. Una sintonia d’intenti sui significati e temi della Festa dei Gigli dal versante laico si colgono nei saluti di congedo e ringraziamento, del Sindaco Montanile, gratificato dai risultati raggiunti, aveva anticipato: “la 145esima Festa dei Gigli sarà centrata sulla solidarietà e la cultura”, come qui riscontrato.

Sant’Anastasia, associazioni e biblioteca. Di Matola: “Più fragili vittima del lassismo”

Riceviamo e pubblichiamo da Gianluca Di Matola. Vi invito a compiere uno sforzo di memoria. Ricordate “lo schiaffo del soldato?” Un gioco piuttosto rude che da giovani abbiamo fatto un po’ tutti? La dinamica è piuttosto semplice: una persona è obbligata a voltarsi di spalle mentre altre lo colpiranno, a turno, con degli schiaffi all’altezza delle spalle. Scopo del gioco è quello di indovinare chi ti ha colpito. Ma fate attenzione, anche se faranno finta di non sapere nulla, è tra loro che si nasconde il colpevole, la mano pesante che ha mollato il ceffone incriminato. Ecco, nonostante l’abbia presa parecchio alla lontana, sono convinto che l’esempio appena presentato calzi a pennello per commentare un “fattaccio”, l’ennesima tegola che in questi ultimi giorni è caduta sulla testa di alcune associazioni di volontariato operanti sul territorio anastasiano. Per loro, che svolgono attività di sostegno a fasce deboli della società all’interno della biblioteca comunale, sarà forse impossibile ripartire da settembre. Le stringenti norme sulla prevenzione del Covid-19 hanno spinto il Commissario Prefettizio, Stefania Rodà, ad assegnare diverse stanze della biblioteca Giancarlo Siani all’istituto scolastico Tenente Mario De Rosa, così da poter svolgere le lezioni nel pieno rispetto del distanziamento sociale. Questa scelta ha scosso i rappresentati delle associazioni UICI e MIR, che stanno manifestando una ovvia e comprensibile frustrazione. A questo punto, però, trovo naturale chiedersi: ma come si è arrivati a tutto questo? Come mai la sorte delle persone con disabilità, dei più fragili, è costantemente legata all’incompetenza e al lassismo di chi doveva e dovrebbe amministrare il loro futuro? La loro continuità? Insomma, non vi sembrano domande che meriterebbero delle risposte? Invece, no. Regna il silenzio. Basta alzare il naso al cielo e fischiettare un motivetto più o meno orecchiabile per archiviare l’argomento. Andiamo avanti. Capitolo chiuso. Ma c’è dell’altro. Ebbene sì. Una parte di quelli che oggi si ricandidano alla carica di consiglieri comunali, probabilmente tra loro c’è perfino il prossimo assessore alle politiche sociali (mi auguro di no), negli ultimi 13 anni, alternandosi in poderosi cambi di casacca, ha amministrato(?) il nostro paese. Tuttavia, leggendo qua e là, pare che nessuno sappia di cosa si stia parlando, pare che negli ultimi anni questi signori/e siano stati altrove, o addirittura seduti tra i banchi dell’opposizione. Guardate, senza fare troppa ironia (ci sarebbe solo da piangere), è questo il vero “schiaffo del soldato.” Chi ti colpisce, chi in qualche modo ti arreca un danno, poi fa finta che non sia accaduto niente. Le responsabilità? Macché, sono tutte comparse, tutti passati lì per caso. Altro che politica 2.0. Nel frattempo, tra slogan che mescolano il meglio di Tiziano Terzani e Osho, tra reputazioni da riportare a nuovo lustro con la carta abrasiva, due associazioni con decine e decine di iscritti ignorano il proprio destino. Da parte mia spero che a questo ennesimo giro elettorale gli anastasiani siano più attenti nell’affidare la gestione dei propri diritti. Che stimolino nelle prossime settimane la memoria, magari rileggendosi ogni tanto questo comunicato. Alle associazioni di settore, infine, suggerisco di cambiare atteggiamento, di innalzare il livello di attenzione e disponibilità rispetto a soluzioni da “dentro o fuori”. Soltanto attraverso una piena consapevolezza delle proprie individualità, della coesione di gruppo, le persone con disabilità potranno ottenere una reale inversione di tendenza, un progresso che li porti a essere finalmente integrati e non più accantonati. Non so voi, ma io sono stanco di incassare continuamente schiaffoni. E questo gioco non mi piace più. Gianluca Di Matola (foto dal web)

Elezioni, De Falco alla città: “Mio nome non vincolante”. Coalizione oltre M5S e PD

Elezioni comunali a Pomigliano: c’è una novità di non poco conto. “Il mio nome non vincola il progetto politico per la città è non è un’imposizione”. Non si tratta di un vero e proprio passo indietro ma è certamente l’invito a un dialogo trasversale e a una vera collegialità il messaggio della lettera alla città che ieri ha pubblicato sul web Dario De Falco, il braccio destro di Luigi Di Maio che ultimamente ha dichiarato la sua disponibilità a scendere in campo da candidato a sindaco di Pomigliano. Il momento è di quelli molto delicati. Tra cinque giorni dovranno essere presentate le candidature per la guida del Comune ma finora l’alleanza tra M5S e PD non ha ancora designato il candidato ufficiale. Nel frattempo si stanno registrando importanti defezioni nella coalizione civica del sindaco uscente Raffaele Russo, che ha presentato quale candidato a primo cittadino l’attuale vicesindaco, Elvira Romano. Scelta questa che ha determinato la fuoriuscita dalla coalizione, per il momento, di tre assessori (Sibilio, Sanseverino e Caprioli) e di alcuni consiglieri comunali. Defezioni precedute da quella del presidente del consiglio comunale, Maurizio Caiazzo. Una situazione che apre nuovi scenari. Da qui la lettera aperta alla città di Dario De Falco, un messaggio a chi, in tutte le coalizioni, sta protestando contro “le scelte calate dall’alto”. “Non imporrò il mio nome soffocando la partecipazione e la nascita di una squadra vincente – scrive l’esponente pentastellato – ll laboratorio non si fonda su un nome o su mire individualistiche, ma su un progetto di rilancio di città con il sostegno delle migliori energie e intelligenze pomiglianesi. Tutto questo è più importante della mia ambizione di essere sindaco. Il mio nome non sarà un ostacolo sul percorso”. E’ di una paio di giorni fa la notizia del si della base Cinque Stelle all’alleanza con i partiti tradizionali. A questo proposito De Falco nella sua missiva di ieri aggiunge che “con l’apertura del Movimento 5 Stelle alle alleanze con le altre forze politiche, Pomigliano rappresenta un laboratorio in cui superare le contrapposizioni per fare squadra e dare le risposte importanti che i cittadini attendono”. Il consigliere alle relazioni istituzionali del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro chiede poi sostanzialmente “uno sforzo di maturità e generosità a tutti coloro che sono impegnati attivamente nella politica cittadina”. “Se saremo in grado di dar vita ad una nuova stagione di dialogo e collaborazione – l’appello di De Falco – Pomigliano rappresenterà un esempio nuovo a cui ispirarsi. È la generosità nel costruire insieme che dovrebbe caratterizzare chi si impegna in politica. I tempi sono maturi per scelte partecipate, non calate dall’alto, e per il superamento di ciechi personalismi che sviliscono il confronto politico, talvolta trascendendo in ottusa contrapposizione”. Infine, il riferimento a tutti gli esponenti rimasti delusi nei rispettivi ambiti politici: “Ho grande rispetto per chi ha il coraggio di cambiare idea non rimanendo fermo su posizioni che non ritiene più rispondenti ai propri valori. Bisognerebbe credere e avere più fiducia nei giovani: chi ha esperienza dovrebbe metterla a disposizione delle nuove generazioni per sostenerne la crescita, non per ostacolarla”. Infine l’ulteriore precisazione sulla creazione di una coalizione ampia e autorevole al tempo stesso. “La mia disponibilità a dialogare è stata trasversale – conclude nella lettera aperta l’esponente del Movimento Cinque Stelle – il Partito Democratico con il suo segretario cittadino ha raccolto subito la sfida per superare le divergenze e stilare insieme un programma ambizioso. Oggi c’è un dialogo in atto con altre forze cittadine che vogliono costruire una città migliore e che sono disponibili a farlo insieme”.    

Somma Vesuviana, come giocavano i ragazzi negli anni 1940/50

  Nella Somma Vesuviana del primo Novecento, i giochi – sia singoli che di gruppo –  venivano eseguiti non solo con pura semplicità, ma, soprattutto, utilizzando i materiali disponibili.    La fantasia dei bambini veniva stimolata da ogni sorta di oggetto, come ad esempio le pacchiole (cocci di pietre piatte), i cerchi di botti in disuso, i sacchi di iuta, fino ad arrivare all’utilizzo delle palline di vetro. In particolare negli anni ’40 del Novecento si praticava tra i ragazzi la cosiddetta mazza e pivz. Era una specie di rudimentale baseball che consisteva in due aste di legno: una più lunga, fungente da mazza battente, e l’altra cortissima, costituente l’oggetto di lancio, che veniva poggiata su una base di appoggio. La mazza più piccola veniva colpita e spinta a distanza. Chi riusciva a raggiungere la distanza maggiore, risultava essere il vincitore. Altro divertimento era quello citato della corsa col cerchio, consistente nel far rotolare un cerchio di botte, colpito da una mazza di legno, tenendolo in equilibrio per un percorso stabilito. Poi arrivò il gioco del nascondino detto anche trentuno e quello denominato quattro soldi con le monete in disuso. Un gioco, però, alquanto pericoloso – come ci racconta l’ing. Vincenzo Romano – utilizzava la polvere pirica o nera. Lo spasso consisteva nel praticare un foro con un chiodo sulla testata di una lattina. Normalmente erano scatolette di carne lasciate dagli alleati americani nella cui camera veniva inserita una cartuccia di polvere nera con una miccia disposta fuori dal piccolo buco. Il dispositivo ottenuto veniva poggiato per terra e tenuto fermo con del terreno. Quando tutto era pronto, i ragazzini, tranne l’addetto all’accensione, si allontanavano per godersi lo spettacolo del lancio. Il fragrante scoppio del petardo provocava una spinta verso l’alto della scatoletta, che raggiungeva una ragguardevole altezza con grande gioia di tutti. Questo gioco, dicevamo, non del tutto innocuo, costituì successivamente il principio su cui si baserà il primo lancio nello spazio, come riferisce il Romano.  Un gioco di gruppo, impostato sulla resistenza, era il salto sulla schiena: il primo ragazzo sorteggiato si appoggiava al muro all’ in piedi, mentre un secondo si appoggiava a schiena curva al primo, dovendo sottoporsi al supplizio di sopportare sulla schiena il peso di almeno due degli altri per un certo tempo.  Se i saltatori non riuscivano a montare sulla schiena, andavano ad accodarsi a quello con la schiena curva;  in caso positivo, invece,  si invertivano i ruoli con i saltatori che dovevano sopportare i pesi sulla schiena.  Infine, vi era il gioco di gruppo dello schiaffo con il solito sorteggio. Stavolta, lo sfortunato doveva celare la vista con una mano, apponendo l’altra sotto l’ascella, su cui venivano effettuate dure stoccate. Appena scoperto l’autore del gesto, c’era il passaggio di mano. Naturalmente tutti questi giochi, all’epoca, erano considerati ad appannaggio dei maschietti nel limitato tempo libero. Il carruocciolo, ad esempio, era la sfida veloce da formula uno degli scugnizzi di via Pigno. Quei ragazzini, già in tenera età, venivano avviati al lavoro artigianale. Le bambine, invece, eccedevano nell’arte del ricamo o della filatura. Insomma, non esisteva riposo.  Nell’immediato dopoguerra, con la presenza delle forze armate alleate sul territorio, parecchi ragazzini scambiavano spesso gli strumenti di guerra per innocui giocattoli. Si trattava, all’epoca, di intere casse di munizioni incustodite e sparse un po’ ovunque. La materia offriva un notevole interesse ai più curiosi: da un lato cartucce facili per i cacciatori; dall’altra una buona opportunità per ricavare metalli, come il bronzo, da poter vendere al mercato nero. Spesso, però, l’operazione dello svuotamento dei proiettili di grosso calibro si concludeva con tragici risultati come la perdita parziale o totale degli arti superiori fino a giungere alla morte. La miseria, unitamente all’ignoranza, comportava tante volte atti imprudenti. Ma in tutto questo c’era anche qualche gioco semplice lasciato in omaggio dagli americani. Vale ricordare quello della palla di gomma, che costituì un valido passatempo, praticato nel letto degli alvei o in qualche cortile più capiente. Si trattava di un pesante pallone di gomma, utilizzato in tempi di povertà con i  piedi nudi, tanto che procurava forti bruciori e numerose ferite. Erano quei soliti e piccoli gruppi di ragazzini curiosi, che si intrattenevano, poi, con gli anziani del posto in quei lunghi racconti fantasiosi in un’epoca di primitiva felicità. 

Spaghetti sciuè sciuè “: la rapidità, diceva E. Degas, è spesso segno non di superficialità,  ma di genio

0
  I contraddittori significati che i linguisti attribuiscono alla locuzione napoletana “ sciuè sciuè”, intesa come segno di superficialità e disimpegnata immediatezza, ma anche di azione fluida, scorrevole, capace di effetti piacevoli:  e in questo senso positivo induce a intenderla l’origine etimologica dal latino “fluens fluens”.  Le riflessioni di Degas e di Bernini sulla rapidità come “segno” di perfetto genio artistico.    Veni, vidi, vici (Giulio Cesare)   Ingredienti (per 4 persone). 300 g di spaghetti, 800 g di pomodori rossi ben maturi, 10 foglie di basilico, 2 spicchi d’aglio, 8 cucchiai di olio extravergine d’oliva, 1/2 peperoncino fresco semipiccante, sale quanto basta. Scottate i pomodori per 2 minuti in acqua bollente, scolateli, fateli raffreddare, pelateli e tritateli finemente. Fate scaldare l’olio in una casseruola antiaderente e fatevi imbiondire gli spicchi d’aglio schiacciati. Aggiungete il peperoncino (meglio quello fresco semipiccante) nel soffritto. Unite la polpa dei pomodori, salate e fate cuocere a fuoco vivo per 15 minuti senza fare asciugare troppo il sugo (che deve rimanere molto morbido).A fine cottura, rimuovete l’aglio, mettete le foglie di basilico spezzettate con le mani, aggiungete un filo di olio crudo e aggiustate di sale. Nel frattempo fate cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata. Scolateli ben bene e tuffateli nella padella contenente il sugo. Saltate la pasta nella casseruola col sugo spolverando con del formaggio grattugiato. Servite caldissimo.( Dal sito: Detti napoletani)   Per quasi tutti gli studiosi della lingua e della cultura di Napoli la locuzione “sciué sciué” indica una cosa fatta con “superficialità, alla buona, senza eccessivo impegno, insomma in maniera fluente, scorrevole e con semplicità”. Scrive nel suo dizionario Sergio Zazzera che “sciué sciué” significa “superficialmente, sommariamente, con leggerezza, senza impegno”. In un sito in cui si parla di canzoni napoletane leggo che nel 1957 Ferdinando Albano e Ettore De Mura composero “Serenatella sciuè sciué”  “ in un paio d’ore e senza particolare impegno”: eppure la canzone riuscì piena di piacevolezza e di grazia, “gradevole e orecchiabile”: “sciué sciué” “sta a indicare un modo di fare veloce, pratico, senza molte pretese, ma estremamente efficace”. Si sente chiaramente, in questi commenti, lo stridio delle contraddizioni, e forse l’ indagine etimologica potrà rendere lineare e coerente la sequenza dei significati. Non prendiamo in considerazione l’ipotesi che la locuzione derivi dal verbo francese “échouer”, che suona più o meno in modo simile, ma significa “fallire”, e dunque indica un campo semantico antitetico. La sola etimologia convincente è quella che fa della locuzione la trascrizione in lingua nostra di “fluens fluens”, l’iterazione del participio presente del latino “fluo” che sta a indicare, nella forma stessa oltre che nel significato, una fluidità, una scorrevolezza che non incontrano ostacoli, non conoscono intoppi. Le leggi delle variazioni fonetiche confermano l’etimologia: il gruppo “fl” tende a diventare in lingua napoletana “sc”, come dimostrano “sciummo” (da “flumen” e da “fiume”), “sciore” (da “flos” e da “fiore”) e tutti i sostantivi e i verbi dello stesso spazio semantico. Una cosa fatta “in maniera fluente e scorrevole” non si può dire che sia realizzata con “superficialità e alla buona”. Un giorno, un giornalista francese di cose d’arte notò che Degas tracciava sul disegno di una stiratrice (vedi immagine in appendice) i punti di massima luce manovrando il pastello bianco e quello giallo con una rapidità frenetica, come se la mano fosse guidata non dalla riflessione, ma dal caso: e ne parlò all’artista. Il quale, continuando a disegnare macchie e linee con i pastelli, ribatté che egli non faceva altro che riportare sulla carta i segni che già aveva tracciato sul corpo della stiratrice nella sua mente: l’artista che, mentre lavora all’opera, si ferma a pensare, a riflettere, dimostra di non aver dentro di sé l’immagine chiara di ciò che vuole rappresentare. E potremmo ricordare che Lorenzo Bernini usava spesso il termine “fluens” per indicare la miracolosa fluidità delle linee che segnano, nelle sue sculture, lo snodarsi dei volumi. E “fluens” è, in filosofia, lo scorrere del tempo, del tempo esterno, del tempo interiore. L’azione rapida e fluida non è sempre impulso superficiale: al contrario, essa è spesso l’atto in cui si realizza, al di là di ogni dubbio e di ogni incertezza, l’idea a lungo meditata e precisamente disegnata in ogni particolare. Non ci vuole molto tempo per cucinare gli spaghetti “sciuè sciuè”, perché  l’inventore della ricetta la pensò e la descrisse come una sinfonia, nota per nota. E poco fa notavo, sullo schermo del computer, che Von Karajan dirigeva talvolta come se pensasse ad altro, e fosse distratto. Ma le sue mani eseguivano, d’istinto, il moto “fluens” e “chiamavano” dagli strumenti la musica.  

Incendi boschivi in Campania, oltre 236 dall’inizio dell’anno: il bilancio dei Carabinieri Forestali

Sono  236 gli incendi boschivi scoppiati dall’inizio dell’anno in Campania, un dato in linea con quello dello scorso anno. Oltre 653 ettari di superficie forestale in cenere: una riduzione rispetto allo stesso periodo del 2019. 12 gli incendiari denunciati dai Carabinieri Forestali della Regione Campania, da sempre in prima linea nel contrasto ai reati ambientali: oltre 21mila euro l’importo delle sanzioni comminate  per le violazioni ai divieti di accensione di fuochi nelle aree verdi nel corso degli oltre 1100 controlli disposti. Controlli intensificati anche oggi, per assicurare un Ferragosto sicuro ai cittadini. Grazie alla collaborazione con la Regione Campania, la Specialità Forestale dell’Arma dei Carabinieri è stata in grado di rinforzare i servizi di vigilanza e monitoraggio del territorio e nelle aree forestali e rurali più vulnerabili dove sono più frequenti gli incendi. Forte l’attenzione al territorio dei  rilievi di Sarno e della costiera cilentana e quelle del Parco Nazionale del Cilento nelle cui aree sono stati impiegati militari provenienti da altre regioni d’Italia  e due elicotteri per ospitare a bordo esperti repertatori ed investigatori da trasportare velocemente nelle zone bersagliate dalle fiamme. La Regione Campania, attraverso l’attuazione del regolamento forestale recentemente approvato, ha introdotto specifiche sanzioni per le violazioni agli obblighi da parte di proprietari di terreni e frontisti, di manutenere le scarpate e i cigli stradali. Ha imposto la creazione di fasce di protezione sgombre da vegetazione in prossimità di insediamenti produttivi, delle abitazioni e dei villaggi turistici e nelle aree adibite ad attività ricreative. In questo periodo è fatto divieto assoluto di accensione di fuochi in aree forestali e di bruciare residui vegetali o scarti derivanti dall’agricoltura e dalla manutenzione di parchi e giardini. Chiunque avvista un incendio può segnalarlo al numero di emergenza ambientale 1515 o al numero unico di emergenza 112: sempre disponibili il 115 del corpo dei Vigili del Fuoco e i numeri verdi dedicati delle strutture regionali di protezione civile. Segnalare in tempo reale un incendio può fare la differenza e garantirne lo spegnimento immediato.

Napoli, visita del Prefetto al Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli

Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Napoli, Generale di Brigata Canio Giuseppe La Gala, ha accolto questa mattina il Prefetto di Napoli Marco Valentini nella sede della storica caserma “Pastrengo” di Via Morgantini. Un incontro programmato  nel quale  il Prefetto ha incontrato il Comandante Provinciale e tutto il personale in servizio. Durante la visita, breve briefing in centrale operativa dove il Prefetto è stato anche messo in collegamento audio video – tramite il sistema multimediale dell’Arma “Odino” – con le pattuglie impiegate sul territorio. Il Prefetto è stato messo in contatto con i militari del nucleo radiomobile di napoli, impegnati nei controlli sul lungomare, con i militari della stazione rione traiano, con i carabinieri della stazione forestale di roccarainola impegnati nei servizi anti-incendio alle pendici del vesuvio e con un equipaggio della motovedetta in navigazione. 1288 i carabinieri impiegati oggi. Il Generale La Gala ha tenuto a sottolineare la vicinanza della Prefettura nel coordinamento per l’unità di intenti che accomuna tutte le forze dell’ordine ed i carabinieri nel voler garantire la sicurezza ai cittadini. Il prefetto Marco Valentini ha ribadito l’apprezzamento nei confronti dei Carabinieri e riaffermata la sinergia tra Prefettura e le svariate propaggini territoriali dell’Arma partenopea. Il Prefetto ha infine salutato in contemporanea – tramite la maglia radio – tutte le pattuglie impiegate sul territorio ringraziando i militari ed augurando loro e alle loro famiglie un felice e sereno ferragosto.

Sant’Anastasia, eventi di agosto in piazza Siano con posti limitati e distanziati

Martedì 18 agosto e giovedì 20 agosto avranno luogo due serate all’insegna dello spettacolo, entrambe previste per le 20:30 in piazza Siano, a Sant’Anastasia: una serata di cinema, con la proiezione del film dal titolo “È lui mio padre”, in uscita sugli schermi in questo mese di agosto (sarà presente il regista Roberto Gasparro) e una serata teatrale con il M° Antonio Merone, distintosi nell’arte del teatro e insignito recentemente del titolo di Cavaliere dell’Ordine Al merito della Repubblica Italiana, dal titolo “Antonio Merone Show”. I due eventi, differenziando l’offerta ricreativa in ragione dei contenuti e forme di spettacolo, sono stati voluti fortemente dall’Amministrazione guidata dalla vice-prefetto Stefania Rodà, che ha inteso dare ai cittadini occasioni da vivere bene e insieme in piazza, ma responsabilmente, quindi tenendo le distanze e indossando la mascherina. Grazie all’impegno dei Responsabili dei Servizi, in particolare avv. A. Colantuoni e dott.ssa Paola Maria Maione, gli eventi sono stati organizzati nei dettagli e, con il coinvolgimento di altri servizi, LL.PP., P.M., P.C., CROCE ROSSA, piazza Siano sarà pronta ad accogliere i cittadini seppur in numero contenuto. I posti a sedere sono infatti circa 80, per cui occorre recarsi in piazza possibilmente entro le ore 20,00. Apposito personale regolerà i due accessi di piazza Siano e provvederà alla misurazione della temperatura per consentire a ciascuno di raggiungere un posto a sedere, fino all’esaurimento dei posti disponibili. Non sono previsti né ammessi posti in piedi.