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Grande è il problema “mascherina” anti COVID 19 al bar e ai ristoranti. Bisogna rigorosamente indossarla, prima e dopo i pasti. E durante? In tanti si chiedono che danno può provocare il mantenere la mascherina nel durante della consumazione del pasto e/o della successiva digestione. La narrativa dal ‘900 ad oggi ha sempre immaginato come l’uomo potesse vivere e sopravvivere in universi e mondi lontani ed inospitali, potendo così escogitare in quali modi poter comunque garantirsi il “respirare”.

L’aria entra nella bocca e/o nel naso, attraversa le vie respiratorie superiori ed inferiori fino ad arrivare ai polmoni, alveoli polmonari. L’ossigeno entra nei capillari arteriosi dove viene rilasciato mentre contestualmente, nei capillari venosi viene immessa nell’anidride carbonica che verrà successivamente scambiata con l’ambiente esterno. Tutto questo è altamente coordinato dal muscolo diaframma il quale con il suo movimento determina la corretta espansione della gabbia toracica il conseguente sano movimento polmonare.

Purtroppo però, se invece di respirare ossigeno immettiamo continuamente l’anidride carbonica da noi stessi prodotta, perché manteniamo la mascherina anche durante la masticazione, gli scambi polmonari non riescono più ad avvenire nella corretta maniera portando ad una respirazione non corretta, ed un conseguente solo parziale movimento del muscolo diaframmatico ed una successiva mal digestione. Inoltre, il grasso addominale in eccesso limita il movimento del diaframma e l’accumulo di grasso intorno al torace ne impedisce l’espansione durante l’atto respiratorio. Questa condizione rende il respiro molto difficoltoso, portando un affaticamento di muscoli respiratori e ad un dispendio energetico molto superiore al necessario.

Anche la postura scorretta collegata alla gran parte della nostra giornata “ingobbiti”, magari seduti davanti ad un computer o in auto. I polmoni vengono compressi e il torace non riesce ad espandersi in modo efficace. Il diaframma, che è un muscolo, si ritrova “costretto” in uno spazio innaturale  e viene cosi “dimenticato”, a favore di una respirazione alta a superficiale.

Non dimentichiamoci dello stress. Quando siamo stressati subiamo un sovraccarico a livello mentale, emotivo e fisico. In questa condizione il nostro respiro cambia, diventando più corto e superficiale. Tendiamo a respirare solo con una parte del nostro corpo, limitando l’apporto di ossigeno nell’organismo. Quando abbiamo paura o avvertiamo ansia, tendiamo a trattenere il respiro: questo provoca un accumulo di anidride carbonica che induce stress nel sistema nervoso.

Intanto c’è  chi studia per creare mascherine utili a bovini e mucche: questi animali vantano un particolare sistema digestivo grazie al quale riescono a mangiare e digerire grosse quantità di erbe e fieno. Tuttavia per abbattere questa tipologia di alimento fanno ricorso a particolari ceppi di microbi che, durante il processo digestivo, producono anche notevoli quantità di metano, un pericoloso gas serra. Queste emissioni avvengono fino al 95% attraverso la bocca, sotto forma di rutti, o attraverso il naso, sotto forma di respiro. È quanto si legge in un articolo su Bloomberg che si concentra sull’iniziativa di una nuova start-up denominata Zelp (abbreviazione di Zero Emissions Livestock Project). Secondo i vertici della nuova azienda, un dispositivo del genere potrebbe arrivare a ridurre le emissioni di metano nell’ambiente prodotto dai bovini fino al 60%.

Qualcuno si è chiesto se una remissione di metano nei polmoni dei bovini possa loro provocare danni?

Creata questa breve parentesi bovina, la raccomandazione è: indossare la mascherina sempre in modo corretto ma facendo attenzione al momento del pasto  e del post prandiale.