Pomigliano, alla ex Distilleria un incontro su fiscalità di vantaggio e formazione

Stasera alle 18, alla ex Distilleria di via Roma si parla di polo tessile calzaturiero e, in proposito, di fiscalità di vantaggio e formazione. Ad introdurre il convegno, direttore di Impresinforma, Nicola Di Iorio, con gli interventi degli imprenditori Claudio Giaquinto e Lina Ciccone. Parteciperanno al dibattito, Antonio Sbrescia (consulente del lavoro di Confcommercio), il giuslavorista Giuseppe Fontanarosa, il responsabile interregionale Anpal Servizi, il responsabile territoriale FMPI Mimmo Romano, Gabriella Peluso (responsabile politiche del Mezzogiorno di Fdi) e il segretario generale CNAL.

La personalità poetica di Emilio Merone nel ricordo del compianto prof. Enrico Di Lorenzo

In occasione del trigesimo della morte del prof. Enrico Di Lorenzo – che si svolgerà il giorno 8 settembre nella parrocchia di Santa Croce in S. M. del Pozzo alle ore 17:00 – ho voluto serbare memoria dell’illustre professore anastasiano Emilio Merone, filologo, letterato, grammatico e poeta in versi latini.   Della personalità poetica e scientifica di Emilio Merone molto è stato scritto in diversi convegni e studi. Ma più di tutti è stato il compianto prof. Enrico Di Lorenzo (1938 – 2020) a rendergli omaggio nelle sue opere. Nato a Sant’Anastasia il 2 agosto del 1916 e ivi morto il 4 maggio del 1975, Emilio Merone, docente di latino e greco, svolse il suo insegnamento prima nei licei classici statali e poi alla scuola militare della Nunziatella di Napoli tra il 1940 e il 1970; successivamente dal 1956, libero docente di grammatica greca e latina, ricoprì l’insegnamento di grammatica latina e di letteratura latina per un quindicennio, tra il 1958 e il 1973, al Magistero Pareggiato Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ancora oggi tante persone ricordano la profonda cultura classica e la sua grande umanità. Tanti studenti di lettere, giovani laureati, docenti precari, nel corso della loro carriera, hanno incontrato nel loro percorso scolastico il valente umanista vesuviano, apprezzandone la signorilità, la grande nobiltà d’animo e la profonda cultura, come afferma il compianto prof. Enrico Di Lorenzo. Il Merone produsse numerosi lavori scientifici sui poeti greci e latini, come Archiloco, Museo, Virgilio, Persio, Calpurnio Siculo, in cui rivalutò l’autonomia della grammatica, come scienza, valorizzando la funzione stlistica e la caratura espressiva della parola o del sintagma preso in esame.  L’ amore di Merone per la Musa latina, iniziò nel 1942, durando ininterrottamente per quasi un trentennio fino al 1970: fu una passione costante e prolifica, nata spontaneamente, come un gioco. Numerosi sono gli appassionati di poesia latina, in Italia e all’estero, che ebbero modo di conoscerlo e apprezzare le diverse raccolte di versi latini, come Helenor, Nugae del 1942, Aprici flores, Carmina del 1950, Hendecasyllabi del 1955, Munuscula Musae del 1959, Flores et Frondes del 1966, Insula Aenaria del 1970. Son raccolte queste – spiega Di Lorenzo – che si leggono con piacere per la semplicità lessicale e, soprattutto, per l’utilizzo dell’endecasillabo rispetto all’esametro. Oltretutto la loro brevità, l’emozione delle piccole cose, l’amore della sua terra natale, lo sfogo degli affetti familiari, la predilezione dei paesaggi campani e vesuviani, la contemplazione di momenti dolci della natura, fanno di queste opere un’ isola di genuinità e di spontaneità linguistica e stilistica. Ma vi sono anche tante altre poesie di Merone, anche esse importanti, dove i motivi di ispirazione, come episodi di vita, rievocazione di amici, piccoli temi della quotidianità, ci presentano un poeta più intimo, in cui appare amante della quiete e della pace domestica. Tra le diverse liriche del Merone spicca la silloge Die Pascali, in cui canta in prevalenza la propria terra e gli affetti familiari. E’ la lirica che evoca la festa del Lunedì in Albis, nota meglio come la festa dei battenti al Santuario della Madonna dell’ Arco a Sant’Anastasia. Il componimento fu composto il lunedì dopo la Pasqua del 1963 ed è un canto ricco di sincero sentimento religioso, che affonda le sue radici nella tradizionale festa popolare: Fideles hodie, velut quotannis,/ currunt, per vias frequentes/ Virginemque petunt beatam ab Arcu:/ e stanno tuba personat precesque/ mixtae cum sonitu polum pererrant:/ hic illic aperit caput viator/ videns effigiem sacram Mariae./ Ad nutum ducis ordines moventur,/- parentes pueros ferunt in armis – /ornant fasciolae colore rubrae/ caelestesve habitus fere niventes./ Vulgus dividuum receptat omnem / maniplum calidi fragore plausus,/ donec quisque fidelis intrat aedem/ sonantem precibus paremque ponto/ undanti celeris noti sub ala (Traduzione del prof. Enrico Di Lorenzo: Oggi, come ogni anno, i fedeli corrono per le vie affollate e implorano la Vergine beata dell’Arco: la trombetta di stagno riecheggia forte e le preghiere miste al suono errano qua e là: il viandante vedendo l’effigie sacra di Maria si scopre il capo. Al cenno del comandante le schiere si muovono – i genitori portano i figli in armi -; li ornano di fasce di rosso e di azzurro e abiti del tutto bianchi. Il popolo diviso accoglie tutto il manipolo con il fragore di un caldo applauso, mentre ogni fedele entra nel santuario che risuona di preghiere, ed è simile al mare che ondeggia sotto l’ala del celere Noto). Si può concludere –  afferma il Di Lorenzo – con il giudizio del filologo classico Francesco Sbordone (1911 – 1983), che nella prefazione alla raccolta Leves Camenae, così scrive del Merone: Il suo orizzonte poetico, prevalentemente ancorato al golfo che va dal Vesuvio a Mergellina, è quello tradizionale degli umanisti partenopei, ma l’anima ch’egli ha saputo trasfondervi è tutta moderna, tutta sua.

Ottajano, settembre 1929: il podestà P. Cola dispone che la Festa di Montevergine si svolga a ogni costo

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Come abbiamo già scritto in altri articoli, la Festa di Montevergine è saldamente legata a valori sostanziali della storia di Ottajano, e soprattutto a quella “relazione” con la Montagna che in questa storia è stato sempre centrale, e che oggi, purtroppo, è vistosamente indebolita. E’ dovere di tutti far sì che la  tradizione della Festa non si spenga. I documenti del 1929 ci dicono che in quell’anno non erano stati ancora risolti i problemi creati dall’eruzione del 1906: ed è l’eruzione del giugno 1929 a spingere il podestà a organizzare, a ogni costo, la Festa.   La travagliata storia della Festa di Montevergine a Ottajano. Ques’anno la pandemia ha costretto il parroco don Michele Napolitano, il sindaco avv. Luca Capasso e il consigliere Vincenzo Caldarelli, che da sempre promuove il culto della Madonna della Montagna, a “salvare” solo la celebrazione delle messe. In un articolo del 2015 ringraziavo l’assessore alla cultura, la prof.ssa Marilina Perna, che aveva rinnovato la tradizione della Festa di Montevergine, una festa “giovane”, ma saldamente legata ai valori profondi della storia di Ottaviano e alle “relazioni” spirituali e economiche tra gli Ottajanesi e la “nostra” Montagna, “relazioni” che di anno in anno diventano, purtroppo, sempre più deboli. Ma di questo parleremo prossimamente: dico solo che, quando il turbine della pandemia si placherà, il sindaco, l’assessore alla cultura Virginia Nappo e il consigliere Caldarelli avranno il “dovere” di ricucire i fili strappati della “trama” e di rinnovare in tutti i suoi aspetti la tradizione di una Festa che inizia ufficialmente nel 1883, ma le cui radici potrei dimostrare che “scendono” fino alle terribili vicende dell’eruzione del 1631. Nel 1929 il podestà Pasquale Cola incontrò serie difficoltà nell’organizzazione della Festa. Nel giugno di quell’anno c’era stata un’ eruzione del Vesuvio, breve e intensa, che aveva devastato il quartiere “Avini” di Terzigno e distrutto case, vigneti e orti anche alla Zabatta. Gli Ottajanesi avevano fornito “vitto e alloggio a profughi di Terzigno”, e Anna Saviano, proprietaria di un “albergo- osteria”, aveva presentato al Comune una “nota” di lire 280, mentre di lire 142 era quella presentata da Ciro Cutolo. Il Podestà tolse lire 30 alla Saviano e 7 lire al Cutolo (delibera del 25 luglio ’29). Le casse del Comune erano vuote. In quel luglio del’29 il podestà Cola destinò lire 4000 per la “riparazione urgente dei solari di copertura delle aule a mezzogiorno del Real Ginnasio” e affidò i lavori, diretti dall’ ing. Scudieri, alla ditta di Gennaro Visone (verbale del 10 luglio 1929). Ma a Ottajano erano ancora visibili i segni dell’eruzione del 1906. L’asse viario costituito dalla strada Trecase- Piazza e dall’ alveo Rosario il podestà lo descrive come un operoso cantiere, diretto dall’ing. Luigi Menichini, in cui almeno 40 operai provvedono alla costruzione di una “rete stradale” che sostituisca la “rete soppressa in seguito all’eruzione del 1906”. Il costo dell’opera ammontava a lire 278.832, 24, comprese “lire 19.950 per indennità di espropriazione”, ed era coperto solo in parte dai “sussidi deliberati dal Ministero dei Lavori Pubblici con decreto 21/3/ 1908” (delibera n. 148 del 17-9- 1929). E tuttavia Pasquale Cola, la cui famiglia era legata ai Bifulco del Vaglio che avevano dato inizio al culto ottajanese della Madonna di Montevergine, fece in modo che la Festa dell’8 settembre si celebrasse, per quanto era possibile, nel rispetto della tradizione. Michele Cutolo, Saverio Palma, Domenico La Pietra e Francesco Monterosso vennero incaricati di sistemare “le piante stradali” e il cocchiere Liguoro, che di solito forniva la carrozza per gli spostamenti del podestà, prese a nolo in Sarno tre “calessi di lusso per il corteo”.  Venne destinata per queste spese una parte delle lire 4387,10, incassate dal Comune per “i diritti di occupazione di suolo in occasione della Fiera di San Michele Arcangelo”: erano già state detratte “dall’ammontare” lire 659, 65, “corrisposte come premio ai vigili urbani” e lire 50, versate al “vigile notturno Michele Guardato”. L’11 settembre 1929 i vigili urbani comunicarono al podestà che la Festa si era svolta in assoluta tranquillità e che erano stati controllati, uno per uno, tutti i permessi di movimento dei “vari venditori ai banchi” provenienti da Castellammare, da Pollena, da Sant’ Anastasia. Le carte, almeno quelle trovate da me negli archivi, non ci dicono come si svolse la Festa e cosa era accaduto negli anni precedenti: è certo che ancora nel 1921 la chiesa di Montevergine non era aperta al culto, per gli effetti dell’eruzione del 1906. Sono convinto che Pasquale Cola venne indotto a organizzare la Festa del 1929 per placare in qualche modo gli Ottajanesi, scossi dall’eruzione di giugno.

Sant’Anastasia, Iervolino: “Non smantelliamo la Biblioteca. Le alternative ci sono”

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Riceviamo e pubblichiamo dal candidato sindaco Vincenzo Iervolino   Vincenzo Iervolino risponde ad Esposito e rilancia: “Il Commissario blocchi i lavori e incontri i quattro candidati a sindaco. Le alternative ci sono”   “Accolgo con piacere l’invito al dialogo lanciato da Carmine Esposito per trovare insieme una soluzione per le associazioni che saranno costrette a lasciare la Biblioteca Comunale “G. Siani”. Sul tema alcuni giorni fa ho lanciato una proposta, sulla quale lo stesso Carmine Esposito, nel corso di una intervista, si era detto favorevole: riaprire la sede comunale di via Primicerio per trasformarla, in questa fase emergenziale, in Casa delle Associazioni. Lì in breve tempo, gli studenti, il centro diurno per ragazzi con disabilità, la Mir Odv e l’UCI troverebbero spazi idonei per proseguire la loro nobile attività associativa” sono le parole del candidato a sindaco Vincenzo Iervolino. “Tuttavia gli avvenimenti degli ultimi giorni impongono una riflessione. Per questo, propongo agli altri tre candidati di chiedere congiuntamente un incontro al Commissario Prefettizio per trovare insieme una soluzione per le aule scolastiche. In diverse scuole cittadine ci sono più di una decina di aule chiuse per inagibilità. Si avvii subito una ricognizione per trovare gli spazi idonei per garantire il rispetto delle Linee Guida del Ministero. Nel frattempo, chiedo pubblicamente alla Commissaria Prefettizia dottoressa Stefania Rodà di fermare i lavori nella Biblioteca Comunale: la sala congressi è unico luogo per realizzare eventi ed iniziative in questa città e non può essere smantellata. Tra poche settimane la nostra città avrà un nuovo primo cittadino: è più giusto e corretto che su certi interventi, che avranno effetti a lungo termine, venga fatta una riflessione con i candidati a sindaco. Gli spazi ci sono, troviamo insieme una soluzione” conclude Iervolino.

Marigliano, comunali: Adolfo Stellato, candidato Pd per Jossa, si presenta alla cittadinanza

Riceviamo e pubblichiamo da Adolfo Stellato, candidato nella lista del Partito Democratico a sostegno di Peppe Jossa.
Sono nato a Napoli il 25 marzo 1997. Mi sono diplomato al Liceo Classico G. Carducci di Napoli, dove sono stato eletto rappresentante degli studenti nel consiglio d’istituto nell’anno scolastico 2014/2015.
Attualmente studio presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli.
Da sempre appassionato di politica, per indole, passione e tradizione familiare; vicino agli ultimi soprattutto per la tutela del diritto al lavoro.
Dall’età di 18 anni sono iscritto ai Giovani Democratici e al Partito Democratico, riuscendo a rispondere a quella vera vocazione civile che è stata tramutata in azione. Infatti, dal 2017 insieme ad un gruppo folto di giovani ci siamo fatti promotori di iniziative sociali e culturali che avevano come finalità la promozione e la valorizzazione della nostra città. Il coinvolgimento di tanti ragazzi ha permesso a chi si era distaccato dall’attività politica di risentirsi parte di un progetto, per questo sul mio cammino ho ricevuto e ricevo anche l’appoggio di chi aveva già esperienza alle spalle, sicuro che la chiave vincente sia coniugare il passato e il presente.
Grazie ad un impegno concreto e al supporto di una squadra,mi sono candidato e sono stato eletto all’assemblea regionale del Partito Democratico Campania alle primarie del 3 marzo 2019.
Successivamente sono stato nominato per far parte della direzione regionale del Partito Democratico il 25 marzo 2019.
Dal 2017 al 2019 sono stato membro della segreteria del Partito Democratico di Marigliano.
A seguito dell’impegno continuo attuato nel partito, della spinta proveniente da tanti ragazzi e da tanti adulti; in un momento delicato per la nostra città ho scelto con senso di responsabilità di accettare la candidatura come capolista del Partito Democratico. È tempo di responsabilità, di scelte, di rinnovamento.
Ho scelto l’impegno per la mia città, insieme a tutti coloro che vogliono rivolgere lo sguardo alle cose concrete, che non hanno pregiudizi, che hanno voglia di costruire relazioni e percorsi di crescita e benessere sociale.
Senza rinunciare ai valori che mi hanno formato ed evitando toni esasperati, campagne d’odio e di diffamazione: ho accettato la sfida.
È la città, con le sue criticità ed una nuova visione per affrontarle, a tornare al centro delle responsabilità politiche. Ripartendo dal tessuto sociale, e della collaborazione istituzionale anche con le forze che ci hanno visto sempre contrapposti, inizio una nuova stagione di operoso impegno per il bene comune.
Con Peppe Jossa, candidato sindaco, metto il mio impegno a disposizione; senza macigni sul cuore, con la voglia di fare e migliorare il territorio nel quale vivo, la vita ed i sogni dei miei concittadini, con l’entusiasmo e la disponibilità che mi contraddistingue.
Insieme ci confronteremo sulle soluzioni migliori, mi batterò:
per i nostri centri storici;
per il recupero delle frazioni e delle periferie;
per offrire occasioni di sviluppo alle politiche giovanili creando opportunità per i miei coetanei;
per la promozione del patrimonio culturale della nostra città;
per soddisfare quell’enorme bisogno di servizi ed attività di cui i cittadini e la città necessitano.
Metterò al centro della mia azione politica il bisogno di un ambiente salubre ed al passo coi tempi nel rispetto dei principi della sostenibilità. In questa esperienza troverò sostegno nella forza di una antica tradizione e nell’incontenibile spinta all’innovazione, nelle proposte, nel linguaggio, nella partecipazione ad un processo di rinnovamento sociale e politico. Coerenza, Responsabilità, Prospettive.

Ancora controlli a tappeto dei Carabinieri nel napoletano: sequestri di droga e sigarette, quattro le persone denunciate

Continuano i controlli dei Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli nell’area nord orientale della città. Identificate 322 persone e controllati 134 veicoli, molti dei quali a due ruote. Decine le sanzioni per violazioni al codice della strada: ancora la guida senza casco la contravvenzione più frequente. Durante il servizio i militari della Compagnia di Castello di Cisterna hanno denunciato un 20enne di Casalnuovo perché trovato in strada in possesso di una pistola a salve, completa di munizioni. L’arma è stata sequestrata. 2 le persone  – 27 e 20 anni – denunciate a Pomigliano D’Arco per evasione perché trovate in strada nonostante fossero sottoposti ai domiciliari. Ha 37 anni, invece, l’uomo denunciato per detenzione di droga a fini di spaccio. Era in strada, tra i palazzi del complesso popolare di Castello di Cisterna noto come “Cisternina”. Quando ha notato le pattuglie dei Carabinieri è fuggito in un seminterrato di uno degli edifici e si è disfatto di un borsello al cui interno sono stati rinvenuti 9 grammi di hashish, 2,10 di marijuana, 22 di crack e 9,5 di cocaina. Nella pochette anche 1260 euro in contante ritenuto provento di spaccio. Sono 87 i pacchetti di “bionde” sequestrate ad un 21enne di Marigliano. Nascoste nella sua abitazione, erano prive dei marchi dei Monopoli di Stato e destinate ad alimentare il contrabbando di TLE Ancora droga sequestrata a Castello di Cisterna: in uno scantinato di Via Leopardi – siamo ancora nella “Cisternina” – i carabinieri hanno rinvenuto 55,6 grammi di cocaina e 38,5 di crack. A Brusciano, invece, erano 9,8 i grammi di cocaina rinvenuti ancora una volta in uno scantinato condominiale del quartiere “219”. I controlli continueranno anche nei prossimi giorni.

Marigliano, comunali: lo sviluppo turistico della città secondo i Popolari a sostegno di Esposito

Riceviamo e pubblichiamo da Salvatore Tramontano, coordinatore e portavoce dei Popolari a Marigliano, la cui lista sostiene il candidato Vincenzo Esposito alle prossime elezioni comunali. Eccellenze artistiche, culturali e religiose: il futuro turistico di Marigliano Marigliano ha da sempre vocazione agricola, ma questa non è l’unica eccellenza del territorio. Chi conosce la nostra città, la vive e ne segue le evoluzioni si rende conto che molte trasformazioni sono avvenute negli anni, ma la politica non ha saputo tenere il passo. Oggi, Marigliano è il paese delle sagre e luogo di eventi artistici e musicali. Ma il nuovo Santuario della Madonna della Speranza, il patrimonio storico non valorizzato, le masserie, testimoni del passato agricolo e della centralità di un lontano mondo produttivo locale, sono valori altrettanto importanti. Compito della politica è prendere coscienza di questi valori, potenziarli e promuoverli per creare nuove opportunità di crescita: culturale, sociale ed economica. Tra visitatori, pellegrini e appassionati di arte e cultura, un settore ancora in gran parte da esplorare, il nostro paese può puntare a crescita e sviluppo! Si pensi ai vicini scavi archeologici di Nola e di Cimitile, alla Villa Romana di Somma Vesuviana, al Santuario di Madonna dell’Arco o alla Diocesi di Nola. A feste della tradizione che già oggi richiamano turisti ad ampio raggio, quali la Festa delle Lucerne e la Festa della Tammorra di Somma Vesuviana, la festa dei Gigli di Brusciano e Nola, il Carnevale di Saviano. Insieme alle realtà dei territori vicini anche Marigliano può entrare in questi itinerari storici, archeologici, culturali e spirituali. Stipulando una convezione con le suore, il Palazzo Ducale e il suo meraviglioso boschetto con lago, può essere reso visitabile non solo in occasione di Gens Mariliani. Palazzo Verna può entrare in un circuito di eventi, avviando un processo di valorizzazione e conversione a museo. Insieme a tanti altri eventi qiali il Presepe Vivente di Lausdomini, Marigliano Jazz, la Festa del Perdono di Assisi al Santuario della Madonna della Speranza. Tutto questo non è un’utopia. L’offerta turistica locale deve coinvolgere i soggetti economici già presenti e radicati sul territorio, nell’organizzazione di un sistema di servizi idonei. Determinante è il ruolo da affidare ai giovani, i quali possono fornire la chiave della più opportuna offerta culturale, naturalistica, ambientale ed enogastronomica. I giovani e i manager, in sinergia, devono mettere in relazione luoghi e servizi con un marketing in grado di promuovere le nostre eccellenze e il nostro patrimonio culturale e religioso. L’offerta innovativa e multidisciplinare dei Popolari sarà l’elemento chiave per avviare un’animazione territoriale basata sullo studio del territorio nelle sue diverse componenti: società e ambiente, attori e risorse, storia e tradizione, cultura, arte e spiritualità.

Pomigliano d’Arco, il comizio di apertura della coalizione civica che sostiene Elvira Romano: “Con noi un programma concreto”

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Riceviamo e pubblichiamo

“Siamo un gruppo che sa cosa fare per Pomigliano. Ed è questo il senso autentico della democrazia: sapere che dietro la mia persona e la mia indicazione c’è un gruppo, un progetto, un programma”. Con queste ed altre parole Elvira Romano ieri ha presentato la coalizione civiche che la sostiene nella candidatura a sindaco per la città di Pomigliano d’Arco.

In piazza Giovanni Leone, i rappresentanti delle liste “Lello Russo per Pomigliano”, “Forza Pomigliano”, “Quartieri al Centro”, “Millesettecento99”, “Riformisti Pomigliano d’Arco”, “Idee e Movimento” hanno tenuto il comizio di apertura della campagna elettorale, in vista delle elezioni comunale del 20 e 21 settembre.

Sono intervenuti Giuseppe Capone (Forza Pomigliano), Domenico Leone (Idee e Movimento), Franca Trotta (Millesettecento99), Luigi Pulcrano (Quartieri al Centro), Giovanni Russo (Riformisti Pomigliano d’Arco) e Lello Russo, sindaco in carica e capolista di Lellorusso per Pomigliano.

Centinaia i sostenitori: Elvira e l’intera coalizione hanno fatto il pieno di entusiasmo e partecipazione. Molti applausi per tutti gli intervenuti e in particolare per Elvira Romano, che ha evidenziato proprio la compattezza della coalizione:  “Siamo un gruppo con tante persone in grado di dare un contributo importante a questa città”.

Poi un passaggio sul lavoro fatto dall’amministrazione in carica (Elvira Romano è il vicesindaco di Pomigliano d’Arco) e sulle prospettive future, con una serie di riferimenti al programma, dalle scuole alle politiche sociali, dalla viabilità alla cultura passando per lo sviluppo economico e la riqualificazione delle periferie.

Infine, l’appello al voto: “Chi mi ha scelto lo sa: io non voglio cristallizzare il passato ma guardare al futuro.  Lo voglio fare con concretezza, senza sogni campati in aria, senza false promesse. Ma lo voglio fare davvero, con i fatti e non con le parole. Lo voglio fare da donna libera quale sono. E, soprattutto, lo voglio fare insieme a voi: la Pomigliano più bella, la Pomigliano più autentica. La Pomigliano che vive Pomigliano e che ama Pomigliano”.

Somma Vesuviana, DEMA, Apetino (Fim Cisl): ” La politica non si giri dall’altra parte preoccupandosi solo di fare campagna elettorale”

“I lavoratori di Dema della provincia di Napoli sono ormai giunti alla disperazione più totale. Sono in sciopero permanente e sono saliti sul tetto della fabbrica per avere certezze sul proprio futuro occupazionale”. È quanto afferma Raffaele Apetino, segretario generale della Fim Cisl Campania. “La vertenza Dema che interessa oltre il sito di Napoli anche il sito di Benevento, investe circa 500 lavoratori oltre l’indotto. È necessario che la politica, sia regionale che nazionale non si giri dall’altra parte preoccupandosi solo di fare campagna elettorale. Le vertenze già da mesi stanno mettendo in ginocchio il tessuto industriale campano e di conseguenza stanno colpendo i lavoratori – prosegue Apetino – Adesso per un contenzioso tra azienda Dema, Inps e Ministero non possiamo permettere che si chiuda un altro stabilimento al sud ed in particolare in Campania”. “Il presidente Inps Tridico, il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli e il ministro del Lavoro Catalfo, sanno bene che per situazioni eccezionali servono soluzioni eccezionali, così come le abbiamo ricercate e trovate in tante vertenze. È necessario ricercarle e normarle anche per la delicata questione Dema in tempi brevi e aprire un tavolo di confronto con i Ministeri competenti, così da poter mettere al sicuro il futuro industriale e occupazionale dei siti campani”, conclude il segretario generale della Fim Cisl Campania.

VinGustandoItalia, le misteriose origini della Parmigiana di melanzane e le diverse possibilità di vino da abbinare….

  “E farai friggere le melanzane e poi le disporrai in una teglia a strato a strato con il formaggio, basilico e brodo di stufato o con salsa di pomodoro e coperte le farai stufare”(Cavalcanti) La parmigiana di melenzane è una delle pietanze più famose e gustose della cucina italiana, ma le sue origini sono molto controverse, tanto che la sua creazione è contesa tra Campania, Emilia Romagna e Sicilia. La melanzana è un ortaggio molto comune sulle nostre tavole, consumato soprattutto in estate o nel primo periodo autunnale. È un alimento con funzioni depurative per l’organismo umano e ideale per le diete dimagranti grazie al basso contenuto calorico e all’alta percentuale di acqua, ma come è arrivata in Italia? La melanzana arrivò in Italia nel XV secolo, quando gli Arabi la fecero arrivare dall’India. Già questo itinerario fa propendere per la “pista” siciliana: secondo questa tesi, la città di Parma non c’entrerebbe nulla, né tanto meno il parmigiano. Il termine deriverebbe invece dalla voce siciliana“parmiciana”, ossia l’insieme dei listelli di legno che formano una persiana, infatti il loro sovrapporsi parzialmente l’uno all’altro ricorderebbe la disposizione delle melanzane fritte nella preparazione di questo straordinario piatto. Non a caso in Sicilia si parla più spesso di “parmigiana di melanzane” che di “melanzane alla parmigiana”. Alcuni sostengono addirittura che “parmigiana” derivi direttamente da “petronciana”, termine di origine persiana con il quale originariamente veniva indicata la melanzana al suo sbarco nell’Europa meridionale, prima di diventare mela insana. A supporto di questa tesi il famoso scrittore e gastronomo Pellegrino Artusia a fine ‘800 la indicava proprio con questo nome. In ogni caso, la primitiva parmigiana siciliana doveva essere un piatto molto simile alla moussaka turca, fatta di melanzane fritte nell’olio e cosparse di pecorino e altri condimenti. Una tesi affascinante e realistica, ma non documentata, anche se in quell’epoca si ha un accenno alla “parmigiana” da parte del poeta e letterato Simone de’ Prodenzani, ma la ricetta non ci è pervenuta. La prima testimonianza storica sulla parmigiana è invece contenuta nel libro di alta cucina ”Cuoco Galante” scritto nel 1733 da Vincenzo Corrado, cuoco pugliese al servizio delle più importanti famiglie aristocratiche della Napoli del ‘700. Corrado, tuttavia, nella sua ricetta utilizza le zucchine anziché le melanzane, fritte nello strutto e poi condite con parmigiano e burro e poi ripassate in forno. Una similitudine molto forte alla ricetta attuale è descritta nel 1839 da Ippolito Cavalcanti nella sua “Cusina casarinola co la lengua napolitana” in cui descrive: “E farai friggere le melanzane e poi le disporrai in una teglia a strato a strato con il formaggio, basilico e brodo di stufato o con salsa di pomodoro e coperte le farai stufare”. Anche se l’’utilizzo del parmigiano, ci richiama alla città di Parma, e farebbe  propendere per un’origine emiliana della parmigiana di melanzane. In realtà, però, le ricette più antiche di questa pietanza, prevedono l’utilizzo del pecorino siciliano, molto utilizzato nelle regioni del sud Italia. Per questo motivo sembrerebbe non esserci alcun legame tra la pietanza e il parmigiano reggiano, formaggio che si è diffuso nel meridione solo nel secondo dopoguerra. Nel 1500, però, il termine “parmigiana” veniva definito come:  “cucinare alla maniera dei parmigiani” ovvero degli abitanti della città di Parma, che vuol dire cucinare vegetali a strati. In seguito, però, il “cucinare alla parmigiana” dei libri di cucina, è diventato sinonimo dell’utilizzo del parmigiano reggiano, nelle ricette. Insomma, un bel rompicapo come un delitto irrisolto, tuttavia, l’attuale diffusione del piatto, la melanzana importata dagli Arabi e tutte le assonanze possibili lasciano propendere per un’origine siciliana, un successivo sbarco a Napoli come naturale conseguenza del dominio partenopeo sull’isola. E forse un’ulteriore connessione con i Borboni, la dinastia di origine spagnola che prima di entrare a Napoli (1734), per un complesso gioco di alleanze dinastiche, governava proprio il Ducato di Parma e Piacenza. Date le origini controverse della parmigiana di melanzane, quindi, non è possibile stabilire quale sia la ricetta originale. Le preparazioni di base nelle diverse regioni sono abbastanza simili e le varianti riguardano principalmente il modo di impanare le melanzane e l’utilizzo di diversi formaggi. Sebbene, inoltre, le melanzane impiegate siano tradizionalmente fritte, non mancano anche varianti originali di parmigiana di melenzane grigliate. Per la preparazione di questo piatto vengono solitamente preferite le melanzane di forma oblunga, ma è possibile ottenere delle fette, spesse non più di mezzo centimetro, anche utilizzando la melanzana tonda.La variante della parmigiana di melanzane siciliana prevede la frittura delle melanzane e l’aggiunta di uova sode e scamorza a fette. Nella parmigiana di melanzane napoletana invece, le melanzane, una volta tagliate a fette, vengono passate prima nella farina e poi nell’uovo, per essere poi fritte in olio bollente. In entrambe le preparazioni, invece, viene preparato il sugo di pomodoro a parte, con il quale condire gli strati di melanzane. Riguardo ai formaggi scelti per la preparazione, a Napoli si preferiscono mozzarella o fiordilatte, mentre in Sicilia il caciocavallo. In Emilia Romagna, invece, si aggiunge alla preparazione abbondante parmigiano grattugiato. Il rompicapo diventa ancora più interessante per decidere quale vino abbinare. L’abbinamento fra vino e melanzane alla parmigiana ci regala tante diverse possibilità, che comprendono sia il vino rosso che il vino bianco, sia un vino fermo che un vino mosso. Classico della stagione estiva e simbolo della tradizione gastronomica italiana, una teglia di melanzane alla parmigiana vuole accanto a sé un vino che ne esalti il gusto caratteristico e si leghi bene con i diversi ingredienti, melanzane, pomodoro e formaggio in primis. Si potrebbe azzardare una bollicina, ma l’unica a convincerci potrebbe essere uno spumante blanc de noirs, oppure un vino bianco abbastanza strutturato che pulisce e dinamizza, rendendo piacevole anche la nota leggermente amara della melanzana; un amore forse estemporaneo, che non piacerà a tutti, che prende di pancia e avvolge senza pensare. Oppure una spremuta di macchia mediterranea che ci catapulta in Sicilia con un rosso della Trinacria che a ogni assaggio regala un nuovo sapore, che regala emozioni forti ma profondamente diverse. Un’unione elegante e profonda, sontuosa e sensuale, che si incammina prendendosi per mano, che cattura prima la testa e poi come una scossa attraversa tutto il corpo e ritorna lì dove tutto era partito. Le scelte sono diverse ma qualsiasi cosa berrete, ricordate le emozioni che una buona bottiglia di vino suscita in voi. (fonte foto:rete internet)