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Come abbiamo già scritto in altri articoli, la Festa di Montevergine è saldamente legata a valori sostanziali della storia di Ottajano, e soprattutto a quella “relazione” con la Montagna che in questa storia è stato sempre centrale, e che oggi, purtroppo, è vistosamente indebolita. E’ dovere di tutti far sì che la  tradizione della Festa non si spenga. I documenti del 1929 ci dicono che in quell’anno non erano stati ancora risolti i problemi creati dall’eruzione del 1906: ed è l’eruzione del giugno 1929 a spingere il podestà a organizzare, a ogni costo, la Festa.

 

La travagliata storia della Festa di Montevergine a Ottajano. Ques’anno la pandemia ha costretto il parroco don Michele Napolitano, il sindaco avv. Luca Capasso e il consigliere Vincenzo Caldarelli, che da sempre promuove il culto della Madonna della Montagna, a “salvare” solo la celebrazione delle messe. In un articolo del 2015 ringraziavo l’assessore alla cultura, la prof.ssa Marilina Perna, che aveva rinnovato la tradizione della Festa di Montevergine, una festa “giovane”, ma saldamente legata ai valori profondi della storia di Ottaviano e alle “relazioni” spirituali e economiche tra gli Ottajanesi e la “nostra” Montagna, “relazioni” che di anno in anno diventano, purtroppo, sempre più deboli. Ma di questo parleremo prossimamente: dico solo che, quando il turbine della pandemia si placherà, il sindaco, l’assessore alla cultura Virginia Nappo e il consigliere Caldarelli avranno il “dovere” di ricucire i fili strappati della “trama” e di rinnovare in tutti i suoi aspetti la tradizione di una Festa che inizia ufficialmente nel 1883, ma le cui radici potrei dimostrare che “scendono” fino alle terribili vicende dell’eruzione del 1631. Nel 1929 il podestà Pasquale Cola incontrò serie difficoltà nell’organizzazione della Festa. Nel giugno di quell’anno c’era stata un’ eruzione del Vesuvio, breve e intensa, che aveva devastato il quartiere “Avini” di Terzigno e distrutto case, vigneti e orti anche alla Zabatta. Gli Ottajanesi avevano fornito “vitto e alloggio a profughi di Terzigno”, e Anna Saviano, proprietaria di un “albergo- osteria”, aveva presentato al Comune una “nota” di lire 280, mentre di lire 142 era quella presentata da Ciro Cutolo. Il Podestà tolse lire 30 alla Saviano e 7 lire al Cutolo (delibera del 25 luglio ’29). Le casse del Comune erano vuote. In quel luglio del’29 il podestà Cola destinò lire 4000 per la “riparazione urgente dei solari di copertura delle aule a mezzogiorno del Real Ginnasio” e affidò i lavori, diretti dall’ ing. Scudieri, alla ditta di Gennaro Visone (verbale del 10 luglio 1929).

Ma a Ottajano erano ancora visibili i segni dell’eruzione del 1906. L’asse viario costituito dalla strada Trecase- Piazza e dall’ alveo Rosario il podestà lo descrive come un operoso cantiere, diretto dall’ing. Luigi Menichini, in cui almeno 40 operai provvedono alla costruzione di una “rete stradale” che sostituisca la “rete soppressa in seguito all’eruzione del 1906”. Il costo dell’opera ammontava a lire 278.832, 24, comprese “lire 19.950 per indennità di espropriazione”, ed era coperto solo in parte dai “sussidi deliberati dal Ministero dei Lavori Pubblici con decreto 21/3/ 1908” (delibera n. 148 del 17-9- 1929). E tuttavia Pasquale Cola, la cui famiglia era legata ai Bifulco del Vaglio che avevano dato inizio al culto ottajanese della Madonna di Montevergine, fece in modo che la Festa dell’8 settembre si celebrasse, per quanto era possibile, nel rispetto della tradizione. Michele Cutolo, Saverio Palma, Domenico La Pietra e Francesco Monterosso vennero incaricati di sistemare “le piante stradali” e il cocchiere Liguoro, che di solito forniva la carrozza per gli spostamenti del podestà, prese a nolo in Sarno tre “calessi di lusso per il corteo”.  Venne destinata per queste spese una parte delle lire 4387,10, incassate dal Comune per “i diritti di occupazione di suolo in occasione della Fiera di San Michele Arcangelo”: erano già state detratte “dall’ammontare” lire 659, 65, “corrisposte come premio ai vigili urbani” e lire 50, versate al “vigile notturno Michele Guardato”. L’11 settembre 1929 i vigili urbani comunicarono al podestà che la Festa si era svolta in assoluta tranquillità e che erano stati controllati, uno per uno, tutti i permessi di movimento dei “vari venditori ai banchi” provenienti da Castellammare, da Pollena, da Sant’ Anastasia. Le carte, almeno quelle trovate da me negli archivi, non ci dicono come si svolse la Festa e cosa era accaduto negli anni precedenti: è certo che ancora nel 1921 la chiesa di Montevergine non era aperta al culto, per gli effetti dell’eruzione del 1906. Sono convinto che Pasquale Cola venne indotto a organizzare la Festa del 1929 per placare in qualche modo gli Ottajanesi, scossi dall’eruzione di giugno.