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“Mi raccomando di prenotare inviandoci anche nomi e numeri dei documenti di identità: non potremo far entrare persone senza prenotazione, quindi vi prego di non creare assembramenti all’ingresso di piazza Castello – ci tiene a indicare Saverio Sodano – I concerti sono stati pensati per accontentare un po’ tutti. Il quartetto di Giovanni Amato è uno dei migliori nel panorama nazionale e non solo. Giovanni è uno dei massimi trombettisti europei. Il gruppo e composto da musicisti talentuosi e di grande espressività. Il duo minimalista tra Carlo Lomanto ed Emilia Zamuner riporterà in chiave intimista brani di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong che sono dei capolavori immortali. Sarà anche l’occasione per raccogliere firme per il Castello come luogo del cuore FAI. Venite sereni. Nonostante le difficoltà volevamo a tutti i costi dare continuità alla manifestazione”.
La kermesse musicale, dal 2007 cuore pulsante della bella stagione in città, con le raffinatissime performance di artisti italiani e internazionali, si svilupperà su due serate previste per giovedì 10 e sabato 12 settembre. Si parte con Amato-Santaniello quartet, un gruppo che per l’occasione proporrà un repertorio basato su brani di Donald Byrd e Pepper Adams, negli anni ‘60 autori di notevoli pagine del jazz di New York attraverso storiche incisioni, da studio e dal vivo, per la famosa etichetta Blue Note. Giovanni Amato, trombettista salernitano dalla tecnica eccelsa e dall’espressività tipica del miglior hard bop (Freddie Hubbard è il suo modello di riferimento) e compositore di notevole spessore, ottimo arrangiatore, è un musicista completo che ha collaborato con diversi artisti di fama mondiale come Tom Harrell, Lee Konitz, Danilo Pérez e Steve Grossman, tra gli altri. Andrea Santaniello, invece, è un sassofonista avellinese di grande talento che nel settembre 2012 ha ricevuto il premio Nino Rota in occasione del XIII Festival Internazionale di musica ritmo sinfonica di Cava de’ Tirreni e ha collaborato con artisti internazionali della scena jazzistica quali Dado Moroni, Andrea Pozza, Roberto Gatto e Daniele Scannapieco.
Il secondo appuntamento, previsto per sabato 12 settembre, vedrà protagonisti Carlo Lomanto (voce e chitarra) ed Emilia Zamuner (voce), che per l’occasione proporranno “Ella e Louis”, un tributo rivisitato in chiave minimale del repertorio dei dischi che Ella Fitzgerald e Louis Armstrong incisero insieme. La continua ricerca sulle potenzialità espressive della voce e sull’utilizzo della stessa in maniera più prettamente strumentale, ha condotto negli anni Lomanto ad approfondire e a diventare uno dei più ferrati utilizzatori della tecnica dello Scat e a una sua personale ed originale ricerca sull’uso dell’elettronica, attraverso l’utilizzo di apparecchiature che gli permettono di trasformare, armonizzare e registrare la sua voce in diretta. Emilia Zamuner è docente di canto jazz al Conservatorio “Gesualdo Da Venosa” di Potenza e di canto jazz e pop al “Centro della Voce” di Napoli. È probabilmente il miglior talento vocale esistente in Italia dalle doti eccellenti e al di sopra della media.
In piena sinergia con la volontà della suor servente del Palazzo Ducale, Adele Capurro, quella del festival jazz sarà anche una occasione ulteriore per sostenere la sopravvivenza del bene culturale simbolo della città di Marigliano: sarà possibile, con un piccolo ma significativo gesto, contribuire alla tutela e alla salvaguardia dell’amato “castello” votando (sul sito o tramite i moduli cartacei presenti alle serate) l’antica dimora ducale come “Luogo del Cuore” FAI, iniziativa promossa dal Fondo Ambiente Italiano grazie alla quale, in città, è già stato premiato e valorizzato il neonato Santuario Madonna della Speranza (ex convento dei frati minori di San Vito).
Aiutati che la città ti aiuta!
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Eppure il vento soffia ancora.
Non ho ancora capito se la confusione di questo periodo dipende dall’aria di propaganda oppure, più semplicemente, altre logiche stanno prendendo piede soppiantando quelle più semplici. Le iniziative pare non manchino da nessuna parte: muri che si alzano e bombe che si lanciano in mare aperto verso il cattivo operato dell’uno o dell’altro. Resta vivo quel richiamo allo spirito di solidarietà dove addirittura sento di proposte ad una colletta tra aspiranti sindaco.
Ma perché non fare una colletta per scuole? La risposta è anche semplice, non ve ne è il bisogno, visto che di soldi ne sono arrivati per le scuole. Ma a parte le mie considerazioni, mi chiedo: qualcuno avrà pensato di capire quanti bambini vi sono in questo anno scolastico e di quante classi si ha veramente bisogno? Avranno poi pensato di utilizzare i soldi destinati ai nuovi arredi prevedendo pareti divisorie mobili laddove nelle scuole esistono spazi ampi non utilizzati? Sembra invece che tutto sia stato più risolvibile requisendo gli spazi ai disabili e fare nuove opere murarie. Personalmente non capisco perché non si sia partiti dal semplice, potremmo scoprire che in alcune scuole i bambini non sono nemmeno in numero sufficiente per riempire le aule e i soldi di arredo basterebbero addirittura anche a pareti divisorie che potrebbero essere facilmente rimosse dopo il periodo covid.
Infine sfrutterei molto più semplicemente questo spirito di solidarietà che aleggia tra gli aspiranti sindaco, in che modo? Semplicemente facendo loro scegliere una disabilità (scegliendola sono già privilegiati) e vivendola per una sola settimana. Scegliere di bendarsi in modo da non vedere niente o di vivere con tappi ben inseriti nelle orecchie fino a non sentire, sedersi in una sedia a ruote alzandosi solo la sera per andare poi a letto, oppure fare tutte le cose a metà dovendo relegarne l’altra metà ad un altro, dal caffè del mattino all’igiene personale, alle incombenze quotidiane e per 24 ore su 24; solo poi sedersi insieme e discutere dei problemi dei disabili. Questa sì che sarebbe una bella colletta, i disabili pur apprezzando ogni forma di solidarietà apprezzerebbero tantissimo una colletta di ore della loro vita in questo modo, un impegno del loro tempo come persona e come cittadino per capire i reali problemi della città che si propongono di governare e che spesso non solo non li aiuta, ma li danneggia.
Eppure il vento soffia ancora.

